lunedì 30 maggio 2016

LA SCOMPARSA DI BUONANNO E LE REAZIONI NEL FUMETTO! IL POST DI RECCHIONI SCATENA MOLTE POLEMICHE!!

Qualche giorno fa è venuto a mancare in un incidente stradale un esponente della Lega Nord, che in passato aveva fatto parlare molto di sé per dichiarazioni in contrasto con le asserzioni ipocrite della sinistra italiana, vale a dire quella che ha determinato la nascita di Mafia Capitale, lo scandalo Expo, Banca Etruria, la restituzione degli 80 euro, ecc. La perdita di un politico che al Parlamento Europeo ha sempre parlato a favore dei cittadini italiani contro le vessazioni UE, che ha difeso la Famiglia contro le depravazioni delle lobby gay, ha generato effetti nel mondo dylaniato del fumetto. Gli autori italiani sono quasi tutti di sinistra perché negli scorsi decenni il PCI e il partito successore, cioè il PDS-DS-PD hanno investito nella cultura molti dei finanziamenti della ex-Urss generando molte iniziative editoriali e favorendo la nascita di autori che, altrimenti, avrebbero dovuto manifestare un altro orientamento politico per lavorare. Oggi gli autori di fumetti, quasi tutti di sinistra, fanno politica su Facebook e sui fumetti che scrivono, come sottolineiamo spesso nelle nostre mega-recensioni. Fanno politica e se qualcuno glielo fa notare si arrabbiano perché, a loro dire, nei fumetti non fanno politica ma diffondono la verità! Trasformano una opinione, un semplice punto di vista, in una verità oggettiva. Ecco una dichiarazione di Roberto Recchioni sul suo profilo Facebook che ha fatto discutere.
 

Un humor nero, che non è piaciuto ai molti che, in modo più sensibile, hanno ritenuto che chi viene meno merita rispetto. Una pietas per i defunti non nota alla sinistra, dove l'odio e la frustrazione regnano sovrane. Al di là delle considerazioni di carattere etico non bisogna dimenticare che Recchioni è il curatore di Dylan Dog, i cui lettori possono pensarla diversamente da lui. E alcuni potrebbero reagire smettendo di comprare una collana già in forte calo nelle vendite. Magari questo agli autori interessa in modo relativo, poiché non investono risorse personali. L'editore tuttavia potrebbe avere da ridire. Della serie: visto che il tuo nome compare nei credits dei miei albi, non sarebbe cosa buona evitare di inimicarsi quella fetta di lettori che sull'argomento non la pensa come te?
 

Le reazioni sono arrivate quasi subito. Ci domandiamo, come scrive Recchioni, che così conferma che il suo post si riferiva al deputato leghista: è giusto essere contenti della morte di una persona che aveva le sue idee (che, tuttavia, non sono proprio quelle che risultano specificate in questi commenti)? La risposta all'utente che aveva consigliato un silenzio che rendesse tutto molto più dignitoso è stata questa: sei un fascista sensibile. Che bello. E' seguito l'intervento di Alessandro Bottero, che ha scritto questo: la parte sana del fumetto si è espressa a proposito della morte di un leghista, Mi rinfranca il cuore sapere di appartenere alla parte non sana che forse per ipocrisia borghese non trova molto intelligente spanciarsi quando muore qualcuno.
 

La parte sana, di cui il saggio Bottero, si augura di non far parte. E come dargli torto? Come cristiani non possiamo che essere d'accordo con lui. Sul suo profilo Facebook ogni autore può scrivere quello che vuole, ma siccome su Facebook ci vanno tutti, quindi anche i circa 95.000 lettori di Dylan Dog, i quali potrebbero non essere d'accordo con queste affermazioni. Gli editori si difendono sostenendo che non possono controllare la vita privata o pubblica dei loro autori, ma se alcune di queste manifestazioni si riverberassero in modo negativo sulle vendite delle collane? E' solo una nostra ipotesi, ma riteniamo che dopo questa uscita, Dylan Dog abbia perso molti altri lettori. Nella recensione del numero 357 abbiamo indicato la soluzione: PASQUALE RUJU CURATORE SUBITO. Con lui tornerebbero probabilmente autori più esperti che potrebbero far risalire la serie di Dylan Dog dalle secche attuali (in tre anni sono andati perduti 25.000 lettori). Siamo infatti convinti che il principale problema della serie di Dylan Dog e il motivo principale per cui il rilancio è fallito, sia l'affidamento di storie ad autori che prima avevano lavorato per l'editoria medio-piccola e quindi non avvezzi a certi livelli. Come si desume anche dalle loro uscite pubbliche sui social, dove conta più fare polemica, sollevare polveroni, che poi cadono sugli editori, esposti a perdite e cali nelle vendite. Alle parole di Recchioni si sono aggiunti i post del suo collega e amico, Mauro Uzzeo, che collabora alla serie di Orfani per la Sergio Bonelli Editore e noto per essere organizzatore di una manifestazione chiamata ARF. Uzzeo fa capire di essere di sinistra e sulla scomparsa di Bonanno pensa quello che leggete negli screenshot qui sotto riportati:







Spesso si legge che le critiche da parte della destra sono molto veementi, aggressive, mentre a sinistra ci sarebbe pacatezza, termini gentili e quant'altro. Uzzeo in uno di questi post sul povero Buonanno dice: Hai vissuto da stronzo? Sei morto da stronzo... è il minimo che si ironizzi su di te. Noi non siamo d'accordo. Non commentiamo oltremodo e lasciamo ai nostri lettori farsi una idea su queste dichiarazioni. Più che altro, ci domandiamo il perché di tutto questo nervosismo da parte degli autori. Il flop del rilancio di Dylan Dog (25.000 lettori persi in tre anni) e il fallimento di Orfani (che oggi è sceso a 20.000 copie e perde all'incirca 5.000 lettori ogni anno), se possono essere considerati, dal punto di vista logico, secondo noi, causa di queste esternazioni, non costituisce una giustificazione. Al di là delle opinioni giuste o sbagliate e secondo noi le opinioni di Recchioni e Uzzeo sono sbagliate, tutto questo non fa che riflettersi in modo negativo sulle vendite delle collane a fumetti. Quanti, dopo avere letto queste parole e non concordando con esse, avranno preso la decisione di mollare le serie della Bonelli? Quello che stupisce è che Recchioni e Uzzeo parlano di fascisti, etichettano quelli che difendono Buonanno, nessuno dei quali tuttavia ha affermato di sposare le idee del politico, come gli esponenti del disciolto partito fascista! Noi ci chiediamo: ma se il fascismo in Italia è finito e che non ci sono più fascisti dal 1945, come fanno Recchioni e Uzzeo a vedere fascisti nelle dichiarazioni di chi semplicemente chiesto rispetto per chi è venuto meno? Mauro Uzzeo non l'ha presa bene. Cercando di far trasparire più ironia che nervosismo sul suo profilo FB scrive un post che richiama in modo metaforico il post di un suo detrattore.


Il senso del messaggio è evidente, secondo noi. Quello che stupisce non è la battuta geniale di questa immagine, bensì quello che scrive Uzzeo sopra. Parla di un brano dedicato ai fascisti e ai falliti del fumetto italiano. Due categorie che, secondo lui, curiosamente coincidono. Possiamo tranquillizzare il Mauro Uzzeo. Non ci sono più fascisti in Italia dal 1945. Riguardo alla seconda categoria, cioè i falliti del fumetto italiano, che secondo lui sarebbero fascisti, viene da pensare che anche in questo caso si sia sbagliato. Tutti quelli che lavorano nel campo del fumetto italiano sono di sinistra e quindi al massimo si potrebbero definire comunisti! Se poi alcuni di questi comunisti sono anche falliti, questo è un altro paio di maniche. E' il diffondere idee socialiste o che vogliono estendere i diritti dei gay e degli altri soggetti sessualmente deviati che non fa vendere fumetti. I lettori non accettano ideali di questo tipo. Non è solo perché c'è crisi e allora si vendono meno fumetti. La gente non comprerebbe fumetti concepiti con queste idee nemmeno se fosse ricca. Lo sfogo insito in questo post è indice di una insofferenza ad una offerta fumettistica che molti lettori gradirebbero vedere davvero fuori dai coglioni. Parafrasando una espressione di Sauro Pennacchioli, non è che il mondo del fumetto italiano, costruito su ideali socialisti dagli anni cinquanta ad oggi, sta andando o è già andato a puttane?


Uzzeo scrive altri post dove spiega meglio cosa intende per fascisti e falliti del mondo del fumetto. Cita giornalisti di estrema destra con cui ha avuto a che fare. Qualcuno gli fa capire che se si comincia ad assumere posizioni polemiche e si incollano etichette politiche a mo' di insulto, la discussione degenera. Quello che non riusciamo a comprendere è la ragione di tutto questo nervosismo. I recenti dati di vendita diffusi da Bottero qualche settimana fa indicano la serie di Orfani a cui collabora Uzzeo in netto calo. Dal raffronto con i dati del primo numero uscito a fine 2013, oggi la collana vende 20.000 copie che in Bonelli viene considerata la soglia di sicurezza. Non sarebbe meglio evitare di assumere posizioni così plateali? Un clima di maggiore pacatezza contribuirebbe a placare gli animi e pacificare i lettori. Scavare delle trincee di opinioni invece non reca beneficio a nessuno. A sinistra spesso il fenomeno è ricorrente. Ogni qual volta si assumono posizioni in contrasto con le idee socialiste, la reazione è sempre la stessa: sei un fascista! A parte il fatto che il fascismo è finito nel 1945, non ci sono più fascisti in Italia da oltre 70 anni! I nemici immaginari del buon Don Chishiotte erano i noti mulini a vento. Quali sono quindi i mulini a vento del fumetto italiano? Siamo fermamente convinti che il tempo andrebbe occupato meglio nel concepire storie che rispecchino gli ideali della maggioranza dei lettori, che in Italia non sono certo di sinistra. Inutile inneggiare al socialismo in storie che esprimono principi largamente disapprovati. Marshall Mathers.

2 commenti:

  1. Recchioni è da esonerare al più presto. Un curatore dovrebbe comunicare solo con l'account ufficiale della bonelli.

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  2. In generale, non è così. Il curatore di una collana a fumetti può avere un proprio account personale e comunicare con il pubblico. Il problema nasce quando esprime opinioni particolari come nel caso di specie. L'editore ne potrebbe risultare danneggiato se i lettori che non concordano con lui decidessero di non comprare più la collana. Sarebbe opportuno, quindi, che i collaboratori delle case editrici, onde evitare pregiudizi a queste ultime, si astenessero dall'assumere pubblicamente posizioni polemiche o fortemente divisive della platea. In questo caso, Bonelli non ha assunto posizioni, ma questo non significa che in privato non abbia effettuato un richiamo nei confronti di Recchioni.

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