sabato 28 maggio 2016

RECCHIONI SBOTTA CONTRO CHI LO INSULTA SUL SUO PROFILO! I DOLORI DELLA RETE! NON TUTTI SONO FANBOY!

Roberto Recchioni, che dall'estate del 2013 regge la cura editoriale della serie di Dylan Dog con la supervisione di Tiziano Sclavi, manifesta il suo dissenso verso chi fa visita al suo profilo per porgergli insulti. Roberto Recchioni è infastidito da questo atteggiamento che viene rappresentato nei suoi confronti e sul suo profilo pubblico di Facebook scrive: Stavo pensando una cosa. Mai, mai, mai, mi è capitato di andare sul profilo o sulla pagina di un autore o un artista che non mi piace (per carattere, opera, indole politica, atteggiamento) per insultarlo. A dire il vero, non mi è mai capitato nemmeno di andarci per criticarlo ma quello lo riesco a capire di più. E' l'insulto che mi lascia perplesso. Quindi mi chiedo, a voi bestie che venite sul mio profilo su base giornaliera... ma cosa cazzo vi spinge a farlo? Non mi sto lamentando, sia chiaro è che proprio non capisco quale sia il processo mentale che vi spinge a fare una cosa del genere. Che c'è, vi sentite meglio per avermene dette quattro? Guardate che io ci godo a vedervi schiattare, eh? Possibile che non conosciate una maniera migliore per gettare la vostra vita? La droga che l'hanno inventata a fare? Recchioni si lamenta del fatto che qualcuno è andato sul suo profilo per insultarlo. Non specifica chi, né chiarisce il tipo di insulto che ha ricevuto. Afferma che non è mai andato sul profilo di qualche suo collega per criticarlo (e crediamo noi perché, soprattutto, visto l'elevato numero di suoi fan, avrebbe regalato visibilità ad un concorrente). Usa il plurale quando si rivolge a chi lo ha insultato e si serve della parole Bestie. Dunque, secondo Roberto Recchioni chi insulta è una bestia. E fino a qui siamo d'accordo con lui. Ci piace pensare che sia davvero convinto di quello che ha scritto, cioè che chi insulta è una bestia, quindi non un essere umano, bensì un animale. Poi si interroga sul motivo che spinge queste cosiddette bestie a insultarlo. Beh, viste le posizioni, a volte estreme, che Recchioni ha spesso assunto sul web, finendo al centro di polemiche vaste, la sua perplessità ci sorprende non poco. Dice che la cosa non lo infastidisce e non si lamenta, ma vorrebbe capire qual è il processo mentale che spinge la gente a insultarlo. Già il fatto che usi l'espressione processo mentale fa capire che, secondo lui, chi lo insulta ha problemi di carattere psicologico. Un abile mossa mediatica per diminuire di rilevanza le critiche che gli vengono rivolte e da quando ha assunto la guida della collana di Dylan Dog di critiche ne ha ricevute parecchie. Basti pensare che di tutti i numeri di Dylan Dog usciti dall'ottobre 2013 ad oggi, solo tre numeri si sono rivelati di ottimo livello secondo le nostre mega-recensioni. Recchioni conclude con due perle di saggezza: prima dice che lui gode nel vedere schiattare chi lo insulta (ma perché chi lo insulta dovrebbe schiattare e di che cosa poi?), poi consiglia le persone che lo insultano di fare uso degli stupefacenti. Pone cioè sullo stesso livello il fatto di insultarlo e di usare sostanze psicotrope. Ancora una volta egli rappresenta chi lo apostrofa in termini critici come una persona che ha qualche problema a livello psicologico. Chiaro il messaggio: chi loda è sano di mente. Chi lo critica o insulta è un folle. Il Recchioni pensiero, se lo abbiamo interpretato in modo corretto, è questo. Chi lo insulta è pazzo. E lui gode di questo.
 
 
Ma è proprio così come dice lui? Non crediamo che Roberto Recchioni sia, come dice lui, immune agli insulti. Se così fosse, se cioè gli insulti non lo toccassero più di tanto, non avrebbe avuto bisogno di scrivere un post così forte. Su un punto siamo d'accordo con lui. Chi insulta è una bestia. Questo vale anche per i suoi fan, che spesso si sbizzarriscono sul suo profilo con insulti verso altri? Noi pensiamo di no. Se il Recchioni crede in quello che ha scritto, dovrebbe bannare dal suo profilo quelli che insultano personaggi verso i quali lui ha assunto una posizione critica. Poi interviene nei commenti e chiarisce il tipo di insulto.
 

Qualcuno gli avrebbe dato della Troia, poi gioca in modo scherzoso con il termine Troia tenendo fede al principio che sopra aveva espresso. Gli insulti non lo toccano. Nemmeno il termine Troia, sebbene poi specifichi il senso di quel termine secondo il suo punto di vista. Un modo molto abile di respingere insulti o critiche è quello di mettere in dubbio l'equilibrio mentale di chi assume questi atteggiamenti. Il bersaglio si difende e attacca interrogandosi sui motivi di una tale condotta come se fosse qualcosa di non immediatamente intellegibile. In questo scambio di battute, chi insulta è uno che cerca visibilità! Un altro trucco.


Affermare che chi insulta lo fa soltanto per cercare visibilità significa escludere a priori la buona fede dell'autore dell'insulto. E' chiaro il messaggio: non mi ha insultato perché pensava quelle cose di me, ma perché voleva visibilità. Che motivo avrebbe un lettore di avere visibilità insultando un autore di fumetti?


Poteva mancare il riferimento agli haters? Si continua lungo il binario già tracciato. Chi insulta è pazzo. Ha problemi nella vita e pensa di risolverli venendo qui a insultarmi. Oppure, chi insulta è uno che cerca visibilità. Quindi, non lo fa perché davvero pensa quelle cose di me. Lo fa perché vuole visibilità. E ancora: Chi insulta è un haters. Uno che mi odia. Non uno che ha letto quello che ho scritto e non gli è piaciuto. Siccome mi odia, tutto quello che scrivo non gli andrà mai bene. Mi odia e continuerà ad odiarmi. Quindi, tutte le sue critiche sono destituite di fondamento perché non sincere. E' davvero così? Noi crediamo di no.


Questo commento è molto interessante. Nel post aveva scritto che chi insulta è una bestia e su questo siamo d'accordo. Se fosse stato un essere umano con un cervello evoluto, avrebbe avuto argomenti. Una bestia non ha argomenti e può vomitare soltanto insulti. E' cosa buona insultare Matteo Salvini, segretario della Lega Nord? Che fine ha fatto la regola del Chi insulta è una bestia? Non dovrebbe valere anche per chi insulta Matteo Salvini? O forse non ha tutti i torti?


Continua la linea di difesa. Se qualcuno parla male di me sul suo profilo o su una pagina o in un gruppo, va bene. Significa che qualcuno parla di me. Mi regala visibilità. Ma se qualcuno viene a parlare male di me sul mio profilo, le cose non vanno bene. Mi incazzo perché una cosa del genere mi fa perdere la visibilità che ho ottenuto. Sempre se abbiamo interpretato bene il Recchioni pensiero. Ma perché qualcuno dovrebbe fare a pezzi il Roberto Recchioni sul suo sito, blog, forum, social, ecc.? Recchioni merita rispetto e quindi quello che scrive o disegna può essere lodato o criticato, ma non insultato altrove. O forse gli insulti attirano più visibilità di una critica o di una lode? Su questo non c'è dubbio. Si parli male di me ovunque, purché se ne parli. Finché si parla di me, io sarò.


No, Red Ronnie no! Recchioni dichiara di disprezzare Salvini e Red Ronnie, ma Red Ronnie e Matteo Salvini sanno della sua esistenza come autore? Quello che non riusciamo a comprendere è perché Recchioni non riesca a capire il motivo del fatto per cui qualcuno va sul suo profilo per insultarlo. E' la logica perversa dei social network. Quante persone vanno sul profilo di Berlusconi, di Renzi, di Salvini, ecc., al solo scopo di insultarli? Non si tratta di haters, troll o altro, bensì di persone che provano orrore per quello che i vari Berlusconi, Salvini e Renzi dicono. Ciò è fonte dei loro insulti. E se uno vuole insultare Salvini lo va a fare sul profilo di questi, che è visibile a molte persone, non sul suo profilo personale che non conosce nessuno. E non lo fa per cercare visibilità, che non gli serve. No, lo fa perché in questo modo tutti conoscano quello che pensa di Salvini. L'effetto è devastante. Distruggere Salvini. Riempirlo di insulti sul suo profilo. Ciò che, secondo noi, disturba Recchioni. Che si parli male di lui su altri profili, ok. Ma se lo si fa sul suo profilo, è male. Perché ciò oscura la sua visibilità. Un piccolo consiglio che sentiamo di dare è questo. Non rispondere agli insulti. Facebook prevede ottimi strumenti di tutela. Se uno viene sul tuo profilo e malcela intenti offensivi, provocatori o insultanti, lo si blocca e basta. Se crea un altro profilo fake o una pagina. Lo si blocca e basta. Senza preavviso. Senza menzionarlo in seguito in post di avviso per altri. Lo si blocca e basta. Questa è la regola seguita sulla nostra pagina Facebook. Chi viene e posta insulti o provocazioni, viene bloccato e basta. Che poi vada a sfogare la sua rabbia altrove, su altre pagine o gruppi, la cosa non ci riguarda. Avrà trovato modo per sfogare la sua frustrazione giornaliera. La cosa importante è che non potrà più farlo sulla nostra pagina. O qualcuno non aveva ancora capito perché Zuckerberg è un genio? Al Plano.

2 commenti:

  1. Certo che la Bonelli rischia ad avere un curatore così inviso al pubblico. C'è il rischio che la gente molli Dylan per fargli dispetto. Poi è vero a parte Tex i fumetti della Bonelli sono tutti di sinistra. Ma non si può lasciarla fuori la politica?

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  2. In tanti hanno già mollato. Una cospicua parte lo ha fatto dopo l'uscita del numero 350 completando a cifra tonda una collezione pluridecennale. I fumetti della Bonelli sono in gran parte di sinistra perché il PCI e i partiti di sinistra successivi hanno investito miliardi delle vecchie lire nella cultura tentando di conquistare il favore della masse. Oggi il progetto è fallito. La sinistra in Italia resta a circa il 30%. La Bonelli è in crisi perché continua in una strategia che non rispecchia più i gusti dei lettori. Se prendi in considerazione la nuova serie che hanno annunciato per il 2017, Mercurio Loi, capisci che non hanno imparato la lezione. Bilotta è di sinistra e non lo ha mai nascosto. Se ti leggi il numero 356, oltre alla bruttezza della storia in sé, ti potrai rendere conto che ogni vignetta era una promozione di ideali marxisti-leninisti. Come può riuscire una proposta editoriale che si richiama ad idee che la storia ha bocciato e bollato come illiberali? Se poi fai notare agli autori, che sui loro profili fanno politica tutti i giorni per la sinistra e lo dichiarano apertamente, che nei loro fumetti (come è normale che sia) ci sono le loro idee e queste idee sono di sinistra, si irritano dimostrando, tra l'altro, che abbiamo ragione! Fanno politica perché è con il sistema del finanziamento della cultura da parte del PCI-PDS-DS-PD che tanti sono riusciti ad imporsi come autori nei decenni. Vedi i recenti disastri di Manfredi con Adam Wild e Chiaverotti con Morgan Lost. Della serie: se sui profili FB scrivi che sei di sinistra, che credi in certi ideali socialisti e che i tuoi personaggi la pensano come te, come puoi dimostrare che nelle tue opere non fai politica? Noi siamo di DESTRA, orgogliosi di esserlo. Il nostro sito ha spezzato il monopolio di opinioni che tanti siti lecchini hanno sostenuto in questi anni. La DESTRA avrà un ruolo preponderante nella nuova società e nella nuova cultura che stiamo costruendo.

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