mercoledì 27 luglio 2016

COMPARATIVA BILANCIO BONELLI: SUI DATI HA PESATO LA DELUDENTE GESTIONE DI DYLAN DOG DI RECCHIONI

Le strategie editoriali della Bonelli fanno ancora discutere i lettori, rimasti molto delusi dai risultati usciti dal bilancio di esercizio del 2015. Secondo la tabella riepilogativa di alcune voci dei bilanci 2013-2014-2015, rispetto allo scorso anno la Bonelli ha stampato e distribuito circa un milione di copie in meno. Calate anche le vendite. Rispetto al 2014, nel 2015 sono state vendute all'incirca 330.000 copie in meno. Numeri che fanno riflettere e che dicono due cose: le strategie messe in campo nel 2014 non hanno funzionato. Salvo una piccola crescita che si è verificata tra il 2013 e il 2014, la Bonelli vive un ridimensionamento della sua quota di mercato che si è riflessa sugli utili in diminuzione rispetto al precedente esercizio di quasi il 50%. Anche la liquidità è scesa di circa 2 milioni di euro ed è questo il punto che pesa di più. In parole povere, il calo delle vendite (calo che dura da più di un decennio ormai) ha fatto entrare molti meno soldi rispetto a quelli incassati nel 2014. E' vero che tra il 2013 e il 2014 c'è stata una piccola crescita, ma su di essa ha avuto un peso decisivo l'aumento del prezzo di copertina degli albi di 0,30-0,40 euro. Ammettiamo che è stato divertente leggere le opinioni di alcuni autori Bonelli, tra cui quella di Recchioni, curatore di Dylan Dog, il quale è convinto che la crisi non c'è! Scommettiamo che i vertici della Bonelli vorrebbero pensarla come lui, compreso il neo co-direttore generale, che dal mese di marzo ha affiancato il proprietario formale Davide Bonelli. La situazione è quella di un mercato in continua crisi, in progressivo calo e prima o poi le conseguenze si faranno sentire sugli autori. In considerazione della mancata crescita, la Bonelli si troverà costretta ad offrire ad autori e disegnatori contratti a condizioni meno favorevoli. Autori e artisti dovranno accettare. Per loro non ci sono alternative, salvo quella di emigrare in Francia, dove la situazione non è molto diversa da quella italiana. Il flop di Recchioni come curatore di Dylan Dog e autore di Orfani ha pesato molto su questi risultati deludenti. La Bonelli ha scommesso su di lui nel 2013 ed oggi ha capito che forse sarebbe stato meglio investire su altri. Dylan Dog ha continuato a perdere lettori (circa 30.000 in tre anni) e Orfani è stato un disastro. Dalle 50.000 copie che Recchioni e Marcheselli sognavano in questa intervista al Fatto Quotidiano nel 2013, si sono dovuti accontentare delle circa 19.000 copie di oggi. Orfani è costata molti soldi. In una intervista Recchioni dichiarò che solo le prime due stagioni sarebbero costate 3 milioni di euro! Avete sentito bene: 3 milioni di euro. Se io investo 3 milioni di euro mi aspetto come minimo che tornino indietro. La Bonelli ha riguadagnato i soldi investiti in Orfani? Noi pensiamo di no, sia perché la testata è stata un disastro, sia perché tutti i progetti ad essa legati sono andati in fumo. Del famoso motion comic di cui Recchioni ha tanto parlato su Facebook è stata realizzata una sola stagione, che attirò le ire del Moige per le scene violente e i contesti non rispondenti ai valori morali che i giovani dovrebbero vedere espressi in tv. Alla Bonelli avrebbe fatto piacere vedere quei tre milioni investiti al bilancio 2015.
 

Gli investimenti sono fatti così. Sono una gran scommessa. Tutti le analisi del mondo cadono davanti al vero susseguirsi degli eventi. Orfani, peraltro, avrebbe dovuto fare da apripista a tutta una serie di progetti similari, tutti a colori. I fan italiani, che sono molto tradizionalisti, saranno fuggiti a gambe levate una volta capito che l'editore milanese si sarebbe trasformato in una sorta di versione italiana e meno fortunata della Marvel Comics! Ok, forse investire su Recchioni e affidargli la cura editoriale di Dylan Dog è stato un errore, sia perché i contenuti delle storie hanno seguitato a deludere sia perché molti degli autori nuovi, molti dei quali in passato con esperienze artistiche con Recchioni, non sono stati all'altezza. Basta dare uno sguardo alla storia di Accatino sul numero 358 di Dylan Dog per capire che le premesse del rilancio del 2013 non potevano portare a niente di buono. Come in effetti è stato. I continui litigi di R. Recchioni sui social network non hanno migliorato la situazione. Dylan Dog veniva da un periodo nero. Attaccare i lettori, chiamarli talebani, reazionari, haters, ecc. ha solo reso più grave una situazione molto difficile. Dylan Dog, già reso debole dalla gestione Gualdoni, oggi molto rivalutato, è precipitato in un incubo da cui non si è ancora risvegliato. Recchioni non si è limitato ad attaccare i lettori sui social network. Nell'editoriale di Dylan Dog n. 344, ripescò una vecchia frase di T. Sclavi dall'editoriale del numero 93, scrivendo: nun ce rompete. Insomma, non ci rompete il cazzo (o i coglioni) che dir si voglia. Ma come si fa a scrivere in un editoriale di una testata con decine di migliaia di lettori nun ce rompete? Oltre a manifestare arroganza, si tratterebbe di una forma di comunicazione che qualsiasi esperto del settore avrebbe bocciato. La Bonelli ha davvero controllato quel testo prima di mandare in stampa quel numero di Dylan Dog? Recchioni non si limitò al nun ce rompete sclaviano (che poi Scalvi, essendo proprietario del personaggio se lo poteva anche permettere). In quello stesso editoriale definì i lettori dei nostalgici reazionari! Anche in questo caso ci chiediamo: davvero la Bonelli ha autorizzato che in un suo albo ai lettori, cioè a coloro che giustificano la sua esistenza, un appellativo connotato da una evidente nota dispregiativa? Recchioni ha spesso ripetuto sui social network per difendersi che i critici sono una piccola e rumorosa fascia di lettori che lo attaccano per motivi personali! Non crediamo che una cosa del genere sia vera. Perché se lo fosse stato, se cioè a criticare erano poche persone, che bisogno c'era di usare un intero editoriale per rispondere a questa minuscola pletora? Recchioni ha anche litigato in pubblico, cioè sui social, con alcuni suoi colleghi bonelliani e non. Ha attaccato Manfredi, Pennacchioli, Rinaldi, Bottero e Toninelli. Come vedete bene nello screenshot salvato nell'articolo linkato, definì gli ultimi 4 esclusi dal mondo del fumetto per manifesta incapacità! Come sarebbe andata se la cura editoriale di Dylan Dog fosse stata affidata ad altri autori come Ambrosini e Ruju? Non lo sappiamo. E se ora alla cura di Dylan Dog fosse chiamato Ferrandino? Al Plano.

8 commenti:

  1. E se fosse chiamato un manager con du pall così? Manager di quelli veri. Ferrandino!!?? Che idea bizzarra. E su che base. Puoi citarmi qualche successo editoriale di Ferrandino?

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    1. ... da vecchio lettore (52enne) di fumetti Eura/ComicArt/Eternauta e libri mi permetto di segnalare: La foresta di Tenon (3 serie divise in circa 10 anni), Ali, il venditore di sogni (2 serie), una miriade di "liberi" rimasti nella memoria di più di un appassionato; in uno vi era anche un cameo di Ken Parker; poi Sera Torbara, Pericle il nero, Saverio del nord ovest ... La buona nomèa se l'è fatta sul campo. Il buon Bonelli - che era attento alla realtà editoriale - aveva anche intuito ed è così che nacque la collaborazione per DD. Se vuoi approfondire, in rete dovrebbe ancora girare un articolo di Luca Lorenzon.

      Michele

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    2. Anche per questo riteniamo Giuseppe Ferrandino un grande autore che meriterebbe, oggi, di essere il curatore di Dylan Dog.

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  2. A marzo 2016 è arrivato Simone Airoldi dalla Panini Comics (pare in seguito a dissidi con i vertici della casa editrice modenese) per affiancare Davide Bonelli nella direzione dell'azienda per sistemare le cose. Vedremo se riuscirà a sistemare le cose e soprattutto i conti. I contratti con autori, collaboratori e curatori vanno rivisti e ritoccati, secondo noi, alla luce della attuale e difficile congiuntura economica. Il calo delle vendite, irreversibile, implicherà una ridiscussione dei compensi, che dovranno essere abbassati e in modo sensibile. Si dovranno imporre criteri rigidi nelle comunicazioni social. Le estrinsecazioni verbali di Recchioni e i suoi contrasti sulla rete con lettori e altri autori non sono una cosa positiva. Anche se la Bonelli non lo ha pubblicamente richiamato è probabile che richiami interni ci siano stati, ma anche stamani, sulla pagina FB della Cosmo si è verificato l'ennesimo scontro con un lettore (il gestore della pagina della Cosmo ha subito cancellato il battibecco, ma noi abbiamo salvato lo screenshot. Se lo vuoi vedere scrivici a comixarchive@libero.it). Ferrandino? Stai parlando dell'autore di tre tra le migliori storie di sempre di Dylan Dog (parliamo degli episodi visti sui numeri 13, 27 e 39). Forse sei giovane e non conosci chi è Giuseppe Ferrandino, ma se oggi fosse designato curatore di Dylan Dog, la qualità della testata conoscerebbe un innalzamento prodigioso. Se vuoi risanare una testata in difficoltà chiami i più grandi e Ferrandino è tra questi. Ti abbiamo citato solo le comparsate dylaniate di Ferrandino, ma la lista dei suoi successi è molto lunga. Uno dei suoi libri più famosi, Pericle il Nero, è stato trasformato in un film dal regista Stefano Mordini con Scamarcio come protagonista e presentato al festival di Cannes 2016.

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  3. Possibile che non ci sia qualcuno che "ha preso in mano una testata, magari di un editore piccolo o medio, che vendeva 100 e l'ha portata a vendere 130"? Non so, chiedo. Ferrandino è stato promosso all'epoca (non sono giovane, ahimè) dalle fanzine come oggi altri autori vengono promossi dal web. Non voglio assolutamente svalutarlo (giammai), ma lo ritengo un autore più "promozionato" che bravo (perché comunque bravo lo è) come, tanto per fare un esempio (tra i tanti) da web, Faraci che ritengo sicuramente un ottimo professionista, ma non eccelso (opinione mia) e anche qui salta fuori (IMPLACABILE)il discorso: quanto vende o fa vendere in realtà? Tex con il suo arrivo ha aumentato la tiratura? Dite voi che avete i dati. Comunque, ripeto NON sto assolutamente dando un giudizio negativo sia di Ferrandino che di Faraci, tutti e due OTTIMI PROFESSIONISTI, dico solo che "il salvatore del fumetto italiano" non lo vedo in nessuno di loro (né in altri "promozionati" dal web). Per quel che riguarda qualche storia di Ferrandino per Dylan Dog...ben venga! E ben venga anche qualche storia di Faraci. Sarebbero storie in ogni caso superiori alla media delle storie pubblicate negli ultimi anni.

    In genere, non seguo e tantomeno partecipo a dibattiti sui blog, ma il vostro sito è uno dei pochissimi che considero in quanto lo ritengo "concreto", ovvero con l'occhio rivolto più alle vendite che all'aria fritta del web. Però, "appunto"...prima di dire che uno è bravo o adatto per quel ruolo, aspettiamo i dati...di vendita.

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  4. Ti ringraziamo per i complimenti, Alfio200. A differenza di altri siti, cerchiamo di eliminare dal dibattito questo contenuto di promozione che svaluta ogni discorso serio sui prodotti. Ma a parte questo, è chiaro che la realtà avrà sempre il suo spazio. Di una testata possono dire di tutto di più, ma se quella testata chiude, significa che non è piaciuta alla maggioranza dei lettori. Sul discorso di Ferrandino, forse il contesto dovrebbe essere attualizzato. Ancora oggi le sue storie di Dylan Dog sono ricordate tra le migliori in assoluto. Impossibile il confronto con le storie attuali. Faraci è un ottimo sceneggiatore. I suoi testi sono di eccellente qualità. Difetta invece sulla costruzione delle trame, che si rivelano poco articolate. Il migliore in assoluto, secondo noi, è Mauro Boselli. Oggi è difficile fare un discorso dell'autore che vende o fa vendere. Oggi vende soprattutto il prodotto, non l'autore. Tex, anche se in calo costante, continua a vendere bene. Dylan Dog purtroppo no. La gestione Recchioni gli ha dato il colpo di grazia. Non si poteva continuare con Gualdoni, ma oggi Gualdoni è stato rivalutato e molti lo rivorrebbero come curatore dell'Indagatore dell'Incubo. Non è dato sapere se ci saranno storie di Faraci per Dylan Dog. Ti consigliamo la storia del numero 357 scritta da Pasquale Ruju, un vero gioiello. La storia migliore di Dylan dal 2013 ad oggi.

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  5. Di getto, sono d'accordissimo sul fatto che Boselli sia il miglior sceneggiatore in circolazione. D'accordo anche su Ruju che potrebbe secondo me costituire l'esempio (opposto rispetto a quelli citati) di un autore (stranamente) poco promozionato dal web rispetto a quanto è bravo. Grazie comunque per il piacevole e civile scambio di opinioni.

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  6. Pasquale Ruju ha scritto 50 storie di Dylan Dog relativamente al mensile inedito. E' sicuramente un autore completo che di recente ha fatto il suo esordio con il primo romanzo, Un caso come gli altri, per Edizioni e/o.

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