lunedì 27 giugno 2016

DYLAN DOG N. 358 CON UNA IDEA ORIGINALE DI MARTIN E ROMERO? LA RISPOSTA DI RECCHIONI ALLE ACCUSE!!!

Tra qualche ora sarà pubblicata sul nostro sito la mega-recensione del numero 358 di Dylan Dog. La prima domanda che noi ci siamo posti è se la storia sarà di ottimo livello come quella dello scorso numero scritta dal bravo Pasquale Ruju o mediocre come il 97% delle storie degli ultimi tre anni. Lo scrittore è Fabrizio Accatino e tornano in mente gli orrori, veri non narrativi, del numero 353, quel Generale Inquisitore che si è meritato un giudizio negativo della quasi totalità delle opinioni della rete e che secondo i recenti dati di vendite diffusi da Alessandro Bottero ha venduto 95.000 copie. Ecco il link. Una storia mediocre, di scarso profilo qualitativo, secondo noi, che non ha certo aiutato gli sforzi disperati della nuova gestione di mantenere le promesse iniziali, ovvero migliorare la situazione delle vendite di una collana che ha proseguito imperterrita nella sua discesa agli inferi. Un continuo calo di lettori determinato, oltre che dalla crisi economica, dalle seguenti cause: assenza di valori morali di rilievo; attacchi continui alla famiglia come società naturale basata sul matrimonio; continui riferimenti al satanismo; continui riferimenti al comunismo e al socialismo; continui riferimenti alla massoneria e ad altre società segrete e gruppi, più o meno occulti, di pressione. Il tutto sullo sfondo, secondo noi, di stori che, da un punto di vista narrativo non avevano alcun motivo di interesse o spunti di riflessione. Una gestione fallimentare anche come strategia di comunicazione se lo stesso curatore in questi tre anni molto spesso si è trovato invischiato in polemiche generate da prese di posizione non proprio condivisibili e attacchi duri ai lettori critici, chiamati in modo dispregiativo come talebani, fake, haters, ecc. Ecco uno dei tanti link. Quello che ci è parso evidente è che la maggior parte dei nuovi autori saliti a bordo con l'approdo di Recchioni come curatore non avesse le qualità e l'esperienza necessaria per misurarsi su un palcoscenico così importante come Dylan Dog. E i fatti, secondo noi, ci hanno dato ragione. La collana ha continuato a perdere lettori e questo significa che l'esposizione social di Recchioni, se è stata uno dei motivi del suo ingaggio, non ha prodotto benefici. Cosa ne pensano i lettori del nuovo numero di Dylan Dog uscito da poco? Andiamo a scoprirlo prendendo le opinioni del forum di Craven Road7, la platea più attenta, da un punto di vista critico, alle storie dell'Indagatore dell'Incubo e che presto saranno deliziati da DARYL DARK, il nuovo investigatore londinese del soprannaturale pubblicato dalla Cagliostro E-Press, che a novembre ritornerà con il secondo volume di storie inedite. Scrive JMZ: una prima lettura mi dichiaro soddisfatto: è un buon numero e mi ha felicemente sorpreso Rinaldi che in passato non apprezzavo granché; dubbioso invece sul ritmo narrativo di Accatino (che apprezzo eccome), partenza e finale col botto ma indagine noiosetta e priva di sorpresa. darò un voto dopo seconda lettura. Oldboy81 ha trovato lo spunto da cui si ispirato Accatino: Io ho votato mediocre perché l'idea di base nella narrazione è sviluppata poco e malamente, ma cosa ancor più grave è copiata di peso da un racconto abbastanza famoso. E, se volevano nascondersi dietro la solita citazione, andava appunto almeno citato nell'horror club o, per evitare spoiler, all'interno della storia. Il racconto è: L'uomo della casa della carne (Meathouse Man, 1976) di George R. R. Martin, pubblicato da noi all'interno della celebre antologia Splatterpunk a cura di Paul M. Sammon (se amate l'horror e avete più di 30 anni, non potete non averla letta negli anni '90). Clarenceseedorf86 assegna un voto negativo: voto accettabile...una buona idea di fondo , ma la sceneggiatura non è un granche....rinaldi mi piace un sacco pero. Drake fa notare l'abitudine di Accatino di ispirarsi ai libri che legge: Se anche qui salta la scopiazzatura da libri poco famosi saremmo a quota tre con Accatino, eh. Su un altro forum han fatto notare per ben due volte, ne "le storie", libri non molto celebri con storie (non trame) identiche. No no, non si fa. Ehi, Drake, appena leggerai il secondo volume di Daryl Dark capirai cos'è il vero horror, non quello annacquato di marxismo di Sclavi o il deficitario di questa nuova gestione, ma il vero horror. Tutto chiaro, Drake? Bravo! Don Cristo aggiunge: Se non sbaglio in un caso si trattava di un film. Comunque mi pare piuttosto grave, qualcuno si immoli e si legga sto libro di Martin. La tesi fin qui sostenuta è che Accatino abbia preso spunto e magari qualcosa in più di un semplice spunto dal libro di Martin o da qualche opera di Romero. A diradare i dubbi arriva Roberto Recchioni che con il suo classico nickname Rrobe scrive: Anche in uno degli ultimi film di Romero c'è un club dove le zombi, private dei denti, vengono usate come prostitute. A dire il vero, c'è anche in Garrett -ucciderò ancora Billy the Kid- una mia graphic novel. Martin non ha copiato Romero. Io non ho copiato Romero o Martin. Accatino non ha copiato me, Romero o Martin. È solo un'idea ovvia se hai una pessima valutazione del genere umano. Recchioni nega che Accatino ha copiato lui, Romero o Martin. Roberto Recchioni si è messo sullo stesso piano di Romero e Martin. Poiché è il curatore di Dylan Dog, la serie a fumetti più venduta d'Italia con 95.000 copie (ma Tex vende 170.000 copie) e al terzo posto c'è Julia con 29.000 copie, ci sembra che questa collocazione sia più che giusta! Voi non concordate? Don Cristo gli risponde: Bene, benissimo. Si poteva, almeno, citare nel redazionale, essendo Martin uno scrittore un attimino celebre. Come dargli torto poi?
 

Jones difende F. Accatino: A difesa di Accatino aggiungo che lo stesso argomento è in parte trattato anche "Nel deserto delle cadillac, con i morti", racconto, molto valido, tra il grottesco ed il pulp di Lansdale. Interviene Rimatt con un commento spiritoso: Anche per me si tratta di un non-problema: le idee originali sono pochissime, e in ogni caso non basta una buona idea per fare un buon albo. Se quest'ultimo Dylan è riuscito, è principalmente per merito della sceneggiatura, dei dialoghi dylaniani, dell'atmosfera, della gestione dei personaggi: tutti elementi che non possono essere copiati. Dai, Rimatt, credi davvero in quello che hai scritto? Suvvia! A novembre esce il secondo volume di Daryl Dark e siamo certi che di delizierai come è accaduto per il precedente. Daryl Dark è il vero horror, quello che ha preso spunto dal genere originale, non come il Dylan Dog di Sclavi, che è un misto di idee e spunti diversi. Poi arriva Granger e rivela a tutti il quarto segreto di Fatima: Il discorso sulla liceità e necessità di esplicitare o meno le fonti è 1) inutile, 2) una rottura di coglioni, in particolar modo su Dylan Dog che cita per definizione implicita da quando è stato concepito. Ovvero, Dylan Dog è un coacervo indistinto di citazioni. Di originale non ha un cazzo. Noi invece pensiamo che Daryl Dark, almeno per quello che abbiamo visto finora, sia una reinterpretazione delle idee pure del genere horror e non una citazione continua di idee, film, libri, ecc. E continua dicendo di Dylan Dog: Il piccolissimo dettaglio di Dylan che scopa legato e bendato (legato e bendato!), con una mezza sconosciuta in un paese appiccicoso e inadeguato e sbagliato, mi ha dato un senso di pericolo imminente che non avete idea. Dylan Dog scopa spesso con le puttane, che spesso o sono vittime o assassini o demoni incarnati. E ora tutti si aspettano che Dylan Dog scopi pure con Rania, mischiando il suo sangue con una musulmana e potrebbe scapparci una paternità: un El Ibrahim Dylan Dog! E ancora arriva Recchioni a difesa di Accatino a dimostrazione del fatto che gli utenti del forum di CR7 hanno fatto centro: Ti ho postato la sinossi per dimostrari che il racconto non ci capa nulla. Probabilmente Accatino nemmeno ne conosce l'esistenza. Le idee circolano. Martin non ha copiato da Romero. Io non ho copiato da Romero o da Martin. Accatino non ha copiato da me, da Martin o da Romero. Abbiamo solo avuto tutti la stessa idea riflettendo sugli zombi. Non c'era nulla da citare. Prima di scrivere questo Recchioni poteva chiamare Accatino e chiedere a lui, ma se ne esce con una ipotesi: Accatino forse non ha nemmeno letto queste opere! E continua a negare che il suo autore ha copiato. Anzi, dice che hanno tutti (cioè, lui, Accatino, Romero e Martin) avuto la stessa idea. Ancora una volta, Recchioni si pone sullo stesso piano di Romero e Martin e stavolta aggiunge anche Accatino. E se in uno dei prossimi episodi Dylan si dovesse trovare in una Selva Oscura? Ok, lasciamo a voi l'onore di formularvi un giudizio in merito. Il simpatico intervento di Altair: Per quanto riguarda il discorso citazione, l'idea si è vista più volte, in tempi più recenti rispetto al racconto di Martin che dubito abbia avuto influenza diretta per Accatino. E c'è almeno un altro racconto con un'idea simile ma non riesco a ricordare in quale antologia ce l'ho. Insomma non è certo un'idea desueta, nè nel cinema nè nella letteratura e in fondo, come fonte diretta d'ispirazione, sono più probabili i film che hanno citato Granger e Rrobe, senza spoilerare troppo (anche se ormai è già stato fatto). Comunque è una cosa che è nel DNA dylaniato, si è sempre fatto e non sempre si sono citate le fonti lasciando magari al lettore il gusto di scoprirsele da sé. In questo ci sarebbe voluto un mero elenco se si voleva esplicitarle. Don Cristo non si accontenta delle parole di Recchioni e insiste: Tre cose: 1) Nel redazionale solitamente citi fonti d'ispirazione e analogie. Qui qualche analogia c'è, comunque. Come col film Zombie strippers citato da Granger. 2) Non sono il tipo ossessionato dall'originalità dello spunto, so bene che citare e rielaborare è cosa tipica del fumetto Bonelli in generale e DYD in particolare. Ma se dedichi uno spazio proprio alla citazione delle fonti, a quel punto che sia completa, se no si usa quello spazio diversamente. Personalmente a me piace che siano dichiarate queste cose perché mi permette di andarmi a cercare le opere che non ho mai letto/visto/ascoltato ma soprattutto in questo caso, e andiamo al punto 3) Accatino, a torto o a ragione, è in passato stato accusato senza mezzi termini di plagio. A me interessa fino ad un certo punto ma c'è stata una polemica molto importante; anche per una questione di prudenza, si poteva essere più completi. Secondo Don Cristo, se Recchioni si è servito dei redazioni per svelare le citazioni della storia, perché non lo ha fatto anche questa volta? Forse per proteggere Accatino da accuse che gli sono piovute addosso anche in passato? Ecco la pronta risposta di Recchioni: Per darti poi modo di dire che non solo il redazione si sbrodolava addosso ma, citando film e racconti dello stesso filone, spoilerava anche la storia? Recchioni giustifica la mancata citazione con il fatto che essa avrebbe spoilerato sulla storia. Ok, ma perché in passato i titoli dei film che citava non erano un gigantesco spoiler sulla storia contenuta nel fumetto? Perché non lo ha fatto anche stavolta, allora? Forse per tutelare Accatino da eventuali accuse che gli sarebbero piovute addosso? A ben pensarci, se Recchioni avesse citato i titoli negli editoriali avrebbe offerto una strada molto comoda ai sostenitori di questa tesi molto estrema.
 
A sostegno di Recchioni intreviene Lord Blendigs, ma la difesa è molla: Quando una storia ti dà costantemente una sensazione di malsano, grazie anche ai disegni, e vi è Groucho che fa il suo mestiere di comprimario smorza tensione e gli stessi Dylan e Bloch non sono dei depressi cronici, beh... cosa votare se non ottimo? Splendida storia. E per quanto riguarda l'avviso citazionistico: la storia tiene la tensione per giungere a un determinato punto narrativo, se viene scritto da dove deriva tale punto narrativo, crolla la tensione e già dal ritrovamento del cadavere privo di testa sai dove si andrà a parare. Il Rrobe ha perfettamente ragione: era giusto non scrivere totalmente nulla. E Altair aggiunge: Premesso che l'editoriale non lo leggo più da mesi per totale mancanza di interesse delle informazioni ivi contenute, ma se lo scrivi è spoiler. Ci si lamentava degli editoriali gualdoniani che raccontavano la rava e la fava, spoilerando mezza storia e oltre, adesso si vorrebbe il contrario. Non è come dire Il cervello di Killex è ispirato a Il silenzio degli innocenti; qui se citi la fonte bruci il finale. Ok, ma com'è che solo adesso tutti si sono accorti che citare i titoli dei film nell'editoriale da parte di Recchioni è uno spoiler? Anche nei prossimi numeri spariranno le citazioni dei film? Oppure tutto questo è stato fatto e voluto per proteggere Accatino e attribuire un alone di originalità alla sua storia oscurandone le fonti nell'editoriale? Oldboy81 è sulla stessa lunghezza d'onda di Don Cristo: La differenza con Sclavi è che Sclavi lo spunto rubato spesso lo rovesciava completamente e, soprattutto, ci aggiungeva sempre molte altre idee narrative, originali e non. In questo albo non solo l'idea di fondo è ricalcata di peso senza nessuna variazione, ma intorno c'è il nulla assoluto in termini di storia e personaggi. Insomma, se carichi tutta l'enfasi sulla "trovata" e basta e poi salta fuori che la trovata non è manco tua, per me l'accusa di mediocrità te la porti a casa. Drake invece afferma che Chiaverotti avrebbe copiato una sua vecchia storia di Dylan intitolata Il Confine nell'ultimo numero di Morgan Lost in edicola. Iunioras non crede al plagio di Accatino e scrive: Dai ragazzi, accusare di plagio Accatino per questa cosa è imbarazzante. E giusto per dire, non mi pare che ogni citazione usata da Sclavi venisse annunciata dal redazionale. E i discorsi del tipo "si ma Sclavi lo faceva in modo diverso e meglio" evitiamoli per favore, che sono solo una giustificazione per i vostri ragionamenti. E Goblin: Le prime 50 pagg , mi hanno ricordato molto "in fondo al male", dylan che gironzola senza far praticamente niente , solo che nell'albo citato era piu' carina la situazione. Dall'entrata in campo dei zombie si capisce finalmente dove si vuole andare a parare , una storia horror , finalmente , anche se ho odiato la censura a pag.48 , pensavo che certe cose fossero superate , invece no... Non si capisce fino a che punto si spingano i clienti , a prima vista paiono solo ballarci , ma visto i tipi non c'era limite. Carina la battuta sul film americano di dylan. Anche secondo me si poteva mostrare qualche scena in piu' di cosa ci facevano i clienti con le zombies , sarebbe stato divertente e molto horrorifico, cosi' solo per divertimento. Invece ho trovato inutilissima la donna del mese di dyd , ha tolto pagine ad appunto scene che magari meritavano. Insomma anche per me occasione sprecata , o cmq il bicchiere e' mezzo pieno. Disegni di rinaldi molto buoni. Sulla copertina mi voglio soffermare un attimo , con stano di solito sono sempre molto positivo , ma stavolta c'e' un po' da arrabbiarsi , a parte il soggetto della copertina che gia' di suo non e' granche' , ma la realizzazione e' davvero pessima , notare le righe delle vetrate sopra o luci che siano fatte a mano , tutte storte e addirittura incomplete , davvero sono molto sconcertato. E passiamo a Comicus, dove le storie di Dylan Dog non vengono lette da un po'! E come dare torto agli ottentotti? Scrive il prode Ankhpaten, tra i più acerrimi contestatori di Daryl DarkIn fondo, con il titolo fondo s'è toccato il fondo e in fondo anche la serie è arrivata al fondo, ma in fondo, con un fondo ne inizia un altro, che magari in fondo e migliore di questa che ha come titolo fondo che potrebbe aver toccato il fondo, ma che in fondo potrebbe essere migliore di un altra che ha toccato veramente il fondo. Poi arriva Rimatt e ripete lo stesso commento postato su CR7: Anche la storia di questo mese mi è piaciuta molto. Non che tutto sia perfetto: ci sono alcune lungaggini (peraltro ben sceneggiate) e almeno un paio di cose che mi hanno lasciato leggermente perplesso, ma questo è uno di quegli albi in cui – per così dire – il risultato finale è superiore alla somma dei singoli addendi (il che valeva anche per l'albo dello scorso mese, a parer mio). E quindi: una storia scritto bene, con dei dialoghi sempre piacevoli, che scorre benissimo e si legge d'un fiato; anche emozionante, specie nelle sue (morbose) pagine conclusive. Un altro centro, insomma; negli ultimi mesi, Dylan sta tornando a darmi soddisfazioni, ed era da un bel po' che non accadeva. Rinaldi non mi è mai piaciuto molto, ma gli riconosco di aver lavorato con cura e di aver saputo realizzare tavole dotate di una buona atmosfera. E i commenti finiscono lì. Le storie di Dylan Dog sono note per le loro citazioni, più o meno chiare, di film, libri e altre opere. Ma dove finisce una citazione e inizia qualcosa di più intenso? E' quello che si domandano gli sconcertati fan dell'Indagatore. Marshall Maters.

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