venerdì 29 luglio 2016

GIPI E LA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO! QUANDO IL SOCIAL NETWORK RITARDA IL LAVORO DEL FUMETTISTA!!!

Quanto tempo Facebook e in generale i social network sottraggono al lavoro di un fumettista? La domanda ci è sorta spontanea dopo avere letto un post di Gipi in cui, a causa della necessità di concludere un libro a cui sta lavorando, ha scritto: La terra dei figli deve essere consegnato alla fine di agosto. Devo ancora fare 60 pagine. Quindi da questo momento sono in totale regime di clausura. Non risponderò a messaggi privati, email, proposte di lavoro o altro. Quindi se avete bisogno di qualcosa aspettate settembre. A settembre torno nel mondo. Ciao a tutti. La prima domanda è: il mondo è il social network? E' tanto indispensabile essere sempre connessi a Facebook, Twitter ed altro per intrattenere relazioni fattive con altri esseri umani? Il post di Gipi ci è sembrato drastico nei toni. Si è autodichiarato in regime di clausura, cioè di chiusura totale con il mondo esterno. Non scriverà più social, non risponderà alla email e nemmeno alle proposte di lavoro! Cioè, se qualche editore gli volesse offrire qualche lavoro lui nemmeno risponderà esponendosi quindi al rischio che l'editore si rivolga ad altri per le collaborazioni? La clausura, per sua stessa affermazione, finirà a settembre quando dovrebbe concludere le 60 pagine che restano del fumetto a cui dichiara di lavorare. A settembre tornerà nel mondo che per lui, secondo quanto ha scritto, significa tornare a scrivere sui social e rispondere alle email e agli editori che vorranno contattarlo. Torniamo indietro nel tempo. Di questo lavoro di Gipi si è cominciato a parlare nel gennaio del 2014! Il sito di Fumettologica gli dedicò questo articolo, in cui dichiarò: Ho una storia che si intitola “La terra dei figli” per le mani. Un progetto in bianco e nero, senza voce narrante, senza ellissi nella narrazione. In sostanza un suicidio artistico, visto che proprio colore e scrittura di voce narrante sono alcune armi mediamente affilate del mio lavoro. Il pezzo non riferiva altro. Passa un anno e si va al marzo 2015. Fumettologica gli dedicò quest'altro pezzo mostrando qualche tavola. Il disegno di Gipi non ci ha mai entusiasmato più di tanto. Il suo stile è lontano dai nostri gusti rispettosi dell'anatomia con poche deroghe ad artisti quali McFarlane, Jim Lee e Rob Liefeld. Lo stile di Gipi ci è sembrato troppo minimale, poco espressivo e troppo poco curato. Gipi non fa per noi. Inoltre, poiché non ha mai nascosto la sua appartenenza all'area politica della sinistra, i suoi testi non ci hanno mai intenerito. Come altri artisti di sinistra, nelle sue opere si possono cogliere quei messaggi critici verso la società fondata sul capitale e un amore viscerale per il socialismo che noi consideriamo incompatibile con i principi fondamentali dell'individuo.
 
 
Un lettore di comics o di Tex difficilmente resterebbe affascinato da uno stile tanto minimale, anche se la Bonelli affidò a Gipi una variant cover di Dylan Dog n. 337 scritto dal suo amico Roberto Recchioni. Due mesi dopo, a maggio 2015, arriva un nuovo pezzo di Fumettologica, in cui viene svelata la trama dell'opera. All'intervistatore che gli chiedeva se il libro sarebbe uscito per novembre 2015, Gipi rispose che non lo credeva possibile. Sempre in quel pezzo leggiamo: Nell’intervista Gipi parla anche e soprattuto del suo rapporto coi social network, dai quali ha preferito prendersi una pausa. Trascorre un altro anno e della Terra dei figli nemmeno l'ombra. E' evidente che già in quel momento, Gipi si era reso conto che stare sui social network sottraeva tempo al suo lavoro di fumettista. E non sbagliava. Il social è uno strumento per chi non ha niente da fare o per chi lo usa per lavoro, avere rapporti con clienti, ecc. Se il social diviene un mezzo per veicolare o condividere contenuti assurdi si trasforma in una perdita di tempo che sottrae tante energie e attenzione al lavoro. Gipi deve averlo compreso. E arriviamo al 2016. Un articolo apparso sul sito di Comicus indica i dieci fumetti da non perdere. Al primo posto c'è 4 Hoods di Roberto Recchioni! Peccato che questo fumetto, già annunciato nel 2014, non sia mai uscito. Recchioni ha precisato che dovrebbe uscire nel 2017. Vedremo. C'è un fumetto del suo amico Zerocalcare e c'è perfino UT di Barbato e Roi, che è stato forse il fumetto più contestato e criticato dell'anno perché quasi nessuno ci ha capito nulla. E si menziona La terra dei figli di Gipi! E arriviamo ad oggi. Gipi scrive il post di cui abbiamo parlato all'inizio. Basta, dice. La terra dei figli deve uscire. Chiudo con il mondo (social) e torno a settembre 2016. Il fumetto deve uscire per novembre. E come se avesse, in via implicita, affermato che l'attività social abbia sottratto tempo al suo lavoro. Ha iniziato a parlare della sua opera nel 2014. Dopo più di due anni, ha affermato che uscirà a novembre. Per rispettare questa scadenza deve chiudere con i social per il prossimo mese. E gli altri autori o addetti ai lavori che passano delle intere giornate sui social, condividendo stupidaggini o litigando/diffamando lettori e loro colleghi? Un problema che spetta agli editori risolvere, pretendendo l'impegno a non svolgere attività social o quanto meno a non inserire in modo pretestuoso il nome dell'editore in battibecchi assurdi. Cosa dovrebbe pensare un editore? Tutto ciò peraltro non aiuta nemmeno le vendite, che continuano a scendere. La gente segue i loro idoli sui social, ma per riderne non certo per informarsi sui fumetti in uscita. Edmund Freisler.

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