venerdì 24 giugno 2016

GLI ATTACCHI CONTRO ALESSANDRO BOTTERO DOPO LA RIVELAZIONE DEI DISASTROSI DATI DI VENDITA DI UT!!!

Siamo alle solite, ogni volta che Alessandro Bottero cita dati di vendita le reazioni si dividono in due categorie: da un lato, quella di chi li ignora e nel calderone ci mettiamo gli autori che fanno finta di niente almeno fino a quando non sono citate le serie che li vedono coinvolti in maniera diretta; dall'altro, quella degli utenti dei social che, per ragioni sconosciute, contestano, a volte in termini duri, Bottero, attaccandolo sul piano personale ovvero insultandolo nella migliore delle ipotesi. Uno dei ritornelli più ridicoli che capita di leggere è il seguente: i dati non interessano a nessuno. Perché li diffondi se poi ti insultano? La verità è un'altra. I dati interessano eccome perché, è inutile negarlo, ci sono tanti, ma proprio tanti che fanno il tifo affinché le testate chiudano. Il tifo si può fare pro o contro. Come Marco Travaglio che ha dichiarato che farà il tifo per la Germania perché Conte gli è antipatico! Conte, che è stato un grande giocatore della Juventus, un grande allenatore della medesima, avrà un motivo in più per battere una Germania emblema di quei banchieri di sinistra che stanno affossando l'economia di tutto il continente. Il tifo si fa pro o contro le testate dei fumetti. Prendiamo Dylan Dog. Quanti lettori hanno litigato con Roberto Recchioni sui social e sui forum e hanno ricevuto duri attacchi dal medesimo e dai fanboy scatenati? La reazione è naturale: si fa il tifo affinché Dylan Dog perda lettori e Recchioni sia sostituito come curatore. Stesso discorso per Morgan Lost. Quanti utenti e lettori sono stati attaccati sui social e i gruppi Facebook dai groupies, asslickers, watchdog e mastini da guerra per il solo fatto di avere espresso critiche o riserve verso la serie? Conclusione: Morgan Lost deve chiudere. Arrivano i dati di vendita che danno Morgan Lost in forte calo? E' tutto oro che cola. Si, sarà divertente leggere i piagnistei di autori e disegnatori sulla rete quando la serie chiuderà. Questo è il modo tipico di pensare di coloro che, avendo partecipato a discussioni social, sono stati attaccati da autori e fanboy. Che gusto c'è a fare il tifo affinché una serie chiuda? Nessuno, in particolare, ma dopo che sono stato attaccato, insultato e offeso, mi aspetto come minimo che la collana chiuda e che i suoi autori si facciano una gita in un certo Paese decantato da Alberto Sordi. In fondo, che cazzo me ne frega poi? Leggo altro e ciò che leggo non rischia. Non ho interessi sulla prosperità degli editori o di certe serie e quindi non me ne viene nulla, ma la soddisfazione di vedere la serie chiusa e i suoi autori che mi hanno insultato a spasso non ha prezzo. Allo stesso modo, non ha prezzo vedere i fanboy schiumare rabbia come bestie ferite. Non c'è solo il tifo. I dati di vendita servono per misurare la tracotanza degli autori. Spesso si magnifica ciò che è di bassa lega. Una testata o un autore vengono quasi santificati quando, nella sostanza, non hanno prodotto nulla di eccezionale. I dati di vendita permettono di capire l'esatta dimensione della collana e la sua realtà. E gli editori? Temono che dai dati di vendita si percepisca una immagine di debolezza della struttura aziendale. O almeno lo pensano perché negli altri Paesi, a seconda che ci sia la crisi o meno, i dati di vendita sono pubblici! L'America, a volte richiamata come esempio, è questo: i dati di vendita dei fumetti Marvel e DC sono pubblici! Ai coglioni che pensano che i dati Diamond si riferiscano solo ai volumi di vendita del distributore dei negozi specializzati, i comic shop, si può replicare che in America il 99,99% dei comics è venduto in questi negozi. Le 50 copie in più di Amazing vendute nei supermercati non incidono, che in minima parte. E' successo con Ut. Miniserie Evento? Ma Evento di cosa? 31.000 copie il primo numero e 19.500 copie il secondo. Una serie di chi molti non hanno capito un cazzo. Una serie che non è riuscita a comunicare ai lettori qualcosa di importante. La Bonelli ha commesso un errore nel pubblicare questa miniserie del duo Roi/Barbato. Pochi giorni fa è uscito il numero 4, di cui non abbiamo ancora i dati, ma è sicuro che essi si siano allineati a quelle delle altre miniserie presentate nel contesto della collana Romanzi a Fumetti, che viaggia su una media di 11-12.000 copie. Una miseria. 5 anni fa la Bonelli non avrebbe preso in considerazione una serie con prospettive di vendite così misere. Mentre scriviamo codeste righe, 20.000 copie rappresentano in casa Bonelli la soglia di sicurezza. Se una serie la supera e crolla, si aspetta qualche mese per vedere se ci sono prospettive di recupero, altrimenti si chiude senza pietà. Wow!
 

Le reazioni ai dati di vendita di Ut n. 2 diffusi da Al. Bottero non si sono fatte attendere. In un post uscito qualche ora fa, Bottero dice: In alcuni settori (o per meglio dire in alcune capocce) del mondo del fumetto - principalmente quello che vive solo sui social - è sempre più diffusa l'abitudine di attaccare in modo becero e feroce me, o chiunque riporti i dati di vendita che ogni tanto posto. Detto che la cosa al limite è triste (perché rivela come in fondo in fondo queste persone siano prive della più elementare educazione), la cosa che mi lascia ogni volta di più allibito è che c'è gente davvero convin...ta che dire quanto venda un fumetto sia un atto spinto SOLO dal rancore e dalla cattiveria verso quell'editore. è evidente - o se vogliamo mi sento autorizzato a ritenerlo evidente - che chi pensa questo nella SUA vita si comporti nello stesso modo, altrimenti non mi spiego come facciano a pensare subito questo. Se uno da per scontata la cattiveria negli altri, quasi sempre è perché in situazioni simili sarebbe LUI il cattivo. Quindi dovrei ritenere che chi mi accusa di malizia e secondi fini viva una vita dove o lui stesso agisce spinto sempre da secondi fini, quindi vede lo stesso in me, o subisce la malizia e la cattiveria di altri, e allora mi dispiace per lui. Detto questo......i dati sono dati. So perfettamente che nessuno della Bonelli può esprimersi a proposito di dati, per preciso ordine interno. Ma se i sedicenti giornalisti (tutti migliori di me) che dirigono siti e hanno blog seguitissimi volessero sbugiardarmi perché non fanno anche loro le loro belle ricerchine? le loro belle indagini? si creano i loro bei contattini, così da arrivare ai dati? Siete convinti che IO non abbia alcuna fonte? padroni di crederlo. allora se siete giornalisti seri e volete sbugiardare il cialtrone A. Bottero, cercate voi le fonti. Alzatevi dalla sedia, smettete di scrivere commenti ai post altrui e cercate le notizie, i dati. Così finalmente sapremo se scoprirete cose diverse da quelle che so io. Questo è il link della discussione sopra Facebook. Matteo Laurenzi risponde: Credo che la casa editrice abbia paura di un abbandono della testata da parte dei lettori, nel caso i dati di vendita dovessero essere allarmanti. Davide Mosciaro rincara la dose: la gente non ha niente da fare, e poi non capisco tutto dire per il quale si debba sempre parlare bene degli altri (e il direttore bottero non ha parlato male di altri), ma a prescindere bisogna sempre essere ruffiani di altri, anche se si tratta del colosso della bonelli, che quindi sarebbe esente da critiche per dovere d'ufficio. Nella discussione si è presentato un certo Mario Colli, il cui profilo denota in pubblico un solo amico, Roberto Recchioni e nessun post, benché è presumibile che chi usi tale profilo abbia attivato la privacy. Al di là di questo attacca Bottero e scrive: Ma non è che sei cattivo, Bottero. Semplicemente quando riporti i dati di vendita della Bonelli fai notizia, altrimenti non ti si caga nessuno. Nella sua fantasia Bottero viene dipinto come qualcuno ignorato da tutti! Una persona che cita i dati di vendita della Bonelli per attirare attenzione! E poi aggiunge che Bottero sarebbe stato sbugiardato ovunque. Concluso il dilagare di cotali fantasie, la risposta di Bottero: perché sbugiardato? non ho mai detto che sia stato Claudio Stassi ad avermi dato i dati di vendita. Stassi poi ha detto che Zagor vende attorno a 30.000 e io avevo detto 28.000. dove sta lo "sbugiadamento"? L'unico dato discordante è Dampyr. Per me vende attorno a 20.000 copie, mentre Stassi dice tra le 27.000 e le 32.000. Basta questo a dire "sburgiadato ovungue"? O devi dirlo per fare piacere al tuo amico? Mario Colli sparisce dalla discussione. Alessandro Gottardo scrive: Cribbio, che roba! Alessandro, comunque vada, sembra che tu ti stia inimicando parecchie persone. La sorte della Bonelli mi sta a cuore in quanto fumettista, in quanto amico di fumettisti che lì lavorano, in quanto lettore Bonelli e anche perchè Bonelli rappresenta un patrimonio "storico" per tutto il mondo dei comics e anche per il nostro paese. Mi chiedo cosa si voglia proteggere con la censura sui dati. Secondo me non si fa che stimolare allarmismi sbagliatissimi. La Bonelli sta da tempo cercando di reagire ad una crisi molto grave, che ha tante cause. Lo sta facendo forse un po' in ritardo e con delle modalità forse controverse. Ciononostante si percepisce vitalità, e io sono fiducioso che la linea o le linee editoriali più proficue verranno trovate. troverei più sano concentrarsi sul trovare soluzioni ed essere creativi e produttivi...
 
...piuttosto che pensare a reagire con chi, come te Alessandro, riporta onestamente i dati che che trova. Se non si fa del male a nessuno, trovo sempre utile parlarne, discuterne. Perchè no? Cordialità. Degno di nota è l'intervento di Marco Pellitteri: Alessandro, io credo che riportare dati di vendita per la pura urgenza di divulgarli non renda un buon servizio ai fumetti in generale. In particolare, la massa dei lettori (20mila qui, 100mila lì che leggono chi Dampyr chi Tex ecc.) se ne frega. I lettori della Bonelli e di Topolino se ne fottono altamente anche degli autori e fanno bene. Questi fumetti sono spesso molto belli ma sono come il Giallo Mondadori di mia nonna buonanima: ne leggeva uno alla settimana e non ricordava mai gli scrittori. Perché non le importava. Un po' come gli autori delle Parole crociate. Sono bravi ma che Bartezzaghi crea quelle divertenti e diffcili sulla S.E. lo sa forse il 10% dei lettori della rivista. Figurarsi le tirature e le vendite. Dunque tu questi dati li divulghi per gli "addetti ai lavori" o per i lettori/fan. Nel primo caso, siamo capaci di procurarceli da soli ma non ci intetessa parlarne se non all'interno di analisi costruttive e articolate (vedi Fumettologica, per esempio); nel secondo caso, si alimentano pettegolezzi e giochi al massacro. Insomma... cui prodest? Mi pare che non siano i dati quelli che alcuni ti contestano ma la modalità e l'atteggiamento della divulgazione. Risponde Bottero: posizione interessante su cui rifletterò, ma il punto è che dalla mia esperienza e dalla conoscenza del settore i dati di vendita non li sa nessuno. Fumettologica sa solo quelli che gli dice la Bonelli o le altre case editrici, ossia è come chiedere all'oste se il vino è buono. Io i dati li divulgo perché sono notizie che ritengo degne di essere date. e li contestualizzo. non mi limito mai a dire numeri e basta. sono più che sicuro, da testimonianze personali che autori e addetti ai lavori i dati non li sanno, nemmeno o delle cose che scrivono o disegnano loro. quindi non credo sia vero quello che dici, ossia che gli addetti ai lavori o i critici siano capaci di procurarsi dati certi e non filtrati dall'oste. Te, addetto ai lavori competente e capace di usare i mezzi tecnici, saresti capace di arrivare ai dati di vendita di Diabolik? o di Ratman? o di Walking Dead? non credo, e non per tua colpa, ma percé non hai le vie per farlo. Idem siti o blog che ripetono solo i comunicati degli editori o le parole di un'intervista. CIcero pro domo sua. Replica di Pellitteri: capisco il tuo ragionamento in risposta al mio commento. Ma io intendo dire che la divulgazione di dati di vendita su un profilo Facebook non è una sede ritenibile professionale, se posso essere più esplicito. Per contestualizzazione e analisi articolata io intendo un articolo di approfondimento (su una rivista, online o cartacea che sia) che parli di questioni complesse, generali, correlate fra loro, usando anche i dati di vendita come elemento di corroborazione di una serie di tesi sul mercato del fumetto; per esempio un'analisi che mostri l'eventuale correlazione fra certi stilemi narrativi e grafici sulle testate Bonelli e le vendite delle varie testate; diciamo, tanto per mostrare un possibile percorso, analizzare le eventuali concomitanze fra le vendite di una serie o miniserie e la quantità di testo nelle nuvolette, o l'elaborazione letteraria di tali testi, o ancora il livello di stilizzazione del disegno o il grado di complessità della composizione della tavola e quindi della lettura per i lettori occasionali; o, ancora, la correlazione fra le vendite e il periodo dell'anno in cui la data serie esce. In questo modo, le cifre divulgate hanno, a mio avviso, più senso perché sono finalizzate a spiegare o almeno interpretare dei fenomeni. Pubblicare uno status su Facebook con dati di vendita recenti che mostrano o lo scarso successo di una testata o la contrazione generalizzata delle vendite (e le entità particolari di tali contrazioni testata per testata, sia di quelle della Bonelli sia eventualmente di altre case editrici) è cosa che a me pare fine a sé stessa. Tu dirai: io metto i dati a disposizione, poi ciascuno può usarli come vuole, anche per fare analisi articolate come Pellitteri propone. E no, non è così facile, perché un'analisi si deve basare su dati certi, sennò è tutto un gioco di ipotesi fantasiose, puramente speculative. Non si può scrivere in un articolo – pubblicato magari su una rivista come “Link”, o “Research Policy”, o “The Journal of Italian Cinema and Media Studies” o “Il Mulino” ecc. – che la fonte di questi dati è “Alessandro Bottero, che ha a sua volta un informatore...
 
...anonimo”, non è scientifico. Quindi come ricercatore o critico o analista o anche solo come appassionato di fumetti io devo basarmi su dati verificabili, non su dicerie, anche se provenienti da un amico a cui personalmente posso credere perché so essere persona seria. Molto interessante l'intervento di Marcello Toninelli: 'Sta cosa dei "dati di Bottero" sta diventando uno spasso. Intanto i casi sono due: o si ritiene che Alessandro abbia una fonte attendibile (e non ci vuole Einstein per immaginare quale), e allora lasciamo perdere tutte le menate sui dati certi: gli editori "barano" in tanti modi anche su quelli certificati dall'ADS, perciò alla fine è più attendibile Bottero dei "dati certi"; oppure si pensa che se li inventi a tavolino, e allora smettiamo di leggere i suoi post. Quanto alle "analisi articolate", Alessandro non ha mai preteso di farle, né impedisce a chiunque di farle (ma non si sa come, visto che NESSUN editore fornisce i suoi dati, e quando lo fa NON FORNISCE i tabulati, ma si limita a dare cifre "a fiducia", e i fatti hanno dimostrato che QUELLE SI' sono quasi sempre inesatte, nel senso di gonfiate). Si limita a fornire dei dati per chi è interessato a conoscerli (io, per esempio, in quanto professionista del settore), e quei dati (limitati alle edicole, come correttamente sempre specifica) comunque qualcosa dicono: nel tempo, danno il trend di vendita generale e per testate (in edicola). Informazione parziale? Sicuramente, ma sempre meglio del SILENZIO assordante sulle vendite che proviene dagli editori di fumetti. Per cui, grazie, continua così Alessandro. Per chi non si accontenta ci sono sempre "Il Mulino" e "Research Policy". Replica di Pellitteri: Marcello, non ho detto ad Alessandro che sia sbagliato fornire questi dati. Sono come minimo una materia interessante di dibattito. Ma mi pare che quest'atmosfera da Gola Profonda, da spy story in cui c'è una talpa, una fonte che rimane anonima nel rispetto dei principi del giornalismo (ecc. ecc., tutte cose giuste), forse leda proprio e soltanto l'editore che è la spina dorsale di tutto il mercato italiano. A me piacerebbe sapere quanto vende la 001, quanto vende la Bao, quanto vende la Star Comics, quanto vendono in generale i manga. Mi interessa quanto vendono le case editrici piccole o piccolissime, che fanno fumetti di nicchia, speso anche così-così perfino per gli happy few. Che la Bonelli venda meno di dieci o quindici anni fa lo sappiamo... e metterla così alla berlina, essa sola, senza sapere quanto vendano gli altri fumetti, a me pare quantomeno opinabile... Inoltre, mi piacerebbe fare o leggere analisi più articolate su temi anche più vasti in cui le tirature sono parte del discorso. Per esempio, sapere se, come, quando e quanto vengono pagati gli editor, i redattori, i traduttori, e gli autori. So che ci sono case editrici che assegnano traduzioni importanti di fumetti importanti a traduttori importanti, che si fidano, e poi dopo due anni che lavorano alla traduzione e i primi volumi della grande opera sono usciti, ancora non hanno né un contratto né il pagamento completo dei primi volumi. Ora non voglio spostare il problema, eh, solo ampliarlo, semmai. E Toninelli: Mi pare che Alessandro abbia pubblicato i dati di diversi (praticamente tutti) gli editori da edicola. E se l'agitazione cresce solo in seno alla "area Bonelli", forse è un problema di quell'area. Anche perché non vedo in che modo i dati pubblicati da Bottero "ledano" l'editore. Le vendite calavano anche quando 'sti benedetti dati non venivano pubblicati. O pensi che la gente smetta di comprare Tex o Dylan Dog perché Bottero ha svelato i dati di vendita? Per il resto, anche a me piacerebbe conoscere i dati di vendita di Bao, 001 o Fandango, ma tu sai dove vendono: in libreria, in fumetteria e alle fiere. Se hai delle "fonti" serie almeno per quanto riguarda il canale di distribuzione delle librerie... attivati come ha fatto Alessandro per le edicole, altrimenti... di che stiamo a parlare? Bottero non deve dare i dati delle edicole, ma è una vergogna che non dia quelli delle librerie? La chiosa di Bottero: Ammettiamo pure che io o chiunque altro faccia un'analisi del tipo che indichi, che ovviamente sarebbe molto più interessante. chi le darebbe spazio? ossia, per essere più chiaro: CHI la pubblicherebbe? Quale editore in Italia pubblicherebbe un saggio/libro sull'analisi del venduto dei fumetti in edicola o libreria? parliamo degli editori di fumetti: chi lo farebbe? nessuno, visto che un analisi del genere dovrebbe riguardare anche lei. Pensi che RW Lion pubblicherebbe un libro con i...
 
dati di vendita della GOEN, dove si dice che la GOEN vendeva a volte in edicola qualche centinaia di copie? o la Panini pubblicherebbe un saggio con i dati di vendita dell'uomo ragno? In Italia saggistica a fumetti la fanno NPE, TUnué e poi? chi altri? e se proponessi a questi editori un libro del genere forse non lo pubblicherebbero per non dover discutere con gli editori di cui si parla. Allarghiamo il campo all'editoria di varia. Chi lo farebbe? si tratta di un libro di cui parlerebbero tutti, ma che venderebbe pochissimo. e nessun editore lo pubblicherebbe solo per farmi un favore. Allora dovrei pubblicarlo come Bottero Edizioni. E a questo punto si direbbe "Bottero se la suona e se la canta". Quello che dici è vero. I social e internet non sono il terreno naturale per l'ANALISI. ma possono essere il terreno naturale per la NOTIZIA. ovvio che la notizia va data in modo corretto e chiaro, poi però sta al lettore usare la testa e riflettere sulle notizie che legge. La chiosa di Pellitteri: Ma stai implicando che un libro suo mercato del fumetto dovrebbe per forza essere pubblicato da un editore di fumetti? Perché mai? Una analisi seria e documentata, in forma di libro o di saggio per rivista, può trovare spazio per editori di vario tipo. Gianni Sedioli manifesta dubbi: Alessandro, il problema è che tu pubblichi dati di cui dici di avere "fonti" certe di cui però nessuno sa nulla di preciso..è quello che crea poi le polemiche;) Sono dati veri? accertati? tendenziosi ?chi lo sa? in pubblicità e in economia si usa la tecnica delle "profezie autoavveranti" cioè si mette in giro la voce che un titolo (ma potrebbe essere anche un bar,, un locale, un ristorante o qualsiasi cosa)" non va " e per tanti motivi nessuno ormai se lo fila più...è ovvio che si vuole condizionare il comportamento del pubblico. In altre parole , se si mette in giro la voce che in un certo ristorante ormai non ci va più nessuno, quel ristorante può chiudere tranquillamente nel giro di pochi mesi, non so se mi sono spiegato. Per cui nel mondo fumetto, già cosi piccolo, con numeri ormai cosi striminziti, se ogni mese qualcuno dice che una certa testata non vende più come una volta è chiaro che la polemica tende ad allontanare i lettori... dopodichè non ti stupire se frotte di autori, disegnatori, letteristi appena legge il tuo nome si tocca le palle!;). Poi ci sono gli utenti che, come quello di cui riportiamo il commento, pensano che chi non cita le fonti non sia attendibile e fa falsa informazione. Un assurdo logico, che non fa altro che aumentare il fronte di coloro che considerano simili affermazioni faziose: scrivi tu un bel fumetto che venda, ti attendiamo. Poi, non capisco, perché dobbiamo fidarci di Bottero? La mia fonte dice che il numero 2 di UT ha venduto 25,800 copie. Dunque? Chi ha ragione, o meglio, chi si avvicina alla realtà? Il silenzio assordante fa male, e la Bonelli dovrebbe informare sui suoi dati di vendita, ma fa male anche la "cattiva" informazione. Cattiva intesa come quella che non cita le sue fonti. Troppo comodo dire "non posso citare la mia fonte" e se la tua fonte sbagliasse? Bottero è così sicuro della BUONA FEDE della sua fonte e del fatto che questa conosca la situazione? Poniamoci anche queste domande. Io non discuto Bottero, che nel fumetto avrà la sua competenza e che non mi metto a contestare, non capisco il Bottero "paladino" della diffusione dati. Sfatiamo un mito: non citare le fonti non è falsa informazione. Bottero è anche giornalista e non può citare le sue fonti, se queste chiedono di restare riservate. In conclusione, la Bonelli ha sbagliato: a pubblicare una miniserie non comprensibile; a dare fiducia ad un progetto prive di solide basi; a parlare di Evento quando non esisteva alcun evento. Se una miniserie scritta dalla Barbato è un Evento, allora cosa bisogna dire di una serie scritta da Ruju, che ha al suo attivo 50 storie di Dylan Dog ed è presenza stabile nel team di Tex Willer? Molti attaccano Bottero nella speranza di essere notati dalle case editrice per farsi affidare delle serie! Non è uno scherzo. I social sono pieni di codesti stronzi, che a causa dei loro minorati mezzi, non riescono neppure nella loro elementare funzione di galleggiamento. Se falliscono gli autori noti, come possono pensare di riuscire esseri che, per le loro peculiarità, possono essere ricondotti nella categoria dei leccaculi? A volte qualche autore finisce nella loro trappola. Affida incarichi, investe denaro e per poi scoprirsi con il culo per terra. E' successo e succederà ancora perché il mondo del fumetto è popolato anche da queste strane forme di vita. Dimitri Temnov.

2 commenti:

  1. Indipendentemente dai dati di vendita, io che normalmente apprezzo tantissimo roi, ho comprato il numero 1 di ut e stop. Storia incomprensibile e disegni "stancanti" dopo 20 pagine. Il numero 1 deve prendermi come lettore, non posso aspettare di avere tutta la serie per capirci qlcosa.

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  2. E' il giudizio praticamente unanime della rete. Una storia di cui nessuno ha capito nulla, non solo del numero 1, ma anche dei numeri successivi. Quello che stupisce è come la Bonelli abbia autorizzato la pubblicazione di una storia così mediocre e incomprensibile. Sembra quasi che non siano consapevoli della crisi che attanaglia loro e il settore. Tolti Tex e Dylan Dog, tutte le altre collane vendono da 29.000 copie in giù e pensa che 5 anni fa se una serie non vendeva più di 30.000 copie veniva chiusa. Pensa a quanto hanno dovuto ridurre i costi del loro apparato produttivo per continuare a sopravvivere nel mercato.

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