martedì 12 luglio 2016

RECCHIONI CONTRO CICCARELLI (SALDAPRESS): "STRAPPO GLI EDITORIALI E BUTTO VIA IL FUMETTO DI TWD!!!"

Il ruolo di curatore di una testata importante come Dylan Dog della Sergio Bonelli Editore implica il possesso di alcuni requisiti che, secondo il nostro punto di vista, dovrebbero sussistere in tutti i momenti della gestione e soprattutto nella comunicazione con il pubblico. Da quando Roberto Recchioni è divenuto curatore verso la metà del 2013 in seguito a circostanze sulle quali esiste ancora un qualche alone di mistero (ne abbiamo parlato qui), quest'ultimo aspetto ci è parso deficitario e la collana ne ha risentito sul piano delle vendite. Con questo non intendiamo affermare che se Dylan Dog ha perso 25.000 lettori in tre anni, passando dalle 120.000 copie del 2013 alle attuali 95.000 copie, la colpa sia dei litigi, degli attacchi e delle posizioni polemiche che Recchioni spesso assume su internet, all'interno di interviste o sul suo profilo Facebook, dove è presente ogni giorno con una media di 3-4 post al dì. Il rilancio di Dylan Dog è fallito a causa di storie blande, privi di spunti di interesse e pregne di elementi negativi come satanismo, comunismo e riferimenti massonici che non costituiscono attrattiva per il mondo dei giovani che, invece, cercano riferimenti positivi e non negativi. Ciò nonostante, Roberto Recchioni continua ad assumere posizioni molto controverse, tenendo un profilo tutt'altro che basso. C'è da chiedersi se la S. Bonelli abbia optato per lui proprio per questo motivo. Se si, è stato un errore. Le polemiche e i litigi attirano attenzione, ma non aumentano le vendite. Né i like sui post generano interesse per i comics. Recchioni è famoso per avere avuto alterchi pubblici con vari suoi colleghi e addetti ai lavori. Il più recente, che ha visto al centro dell'attenzione i sigg.ri Sauro Pennacchioli, Marcello Toninelli, Alessandro Bottero e Pino Rinaldi, è avvenuto qui. Se è per questo, Recchioni ha attaccato anche noi e non poteva essere altrimenti visto che Comix Archive rappresenta il sito più seguito a livello nazionale di fumetto. L'unico sito non legato a doppio filo con editori e autori vari e quindi a sovranità non limitata come non avviene per altri costretti a pubblicare recensioni finte e appoggi verso soggetti, serie e autori che, se potessero, butterebbero giù dalla torre senza mezzi termini. Per la cronaca, Recchioni ci ha attaccato qui. Noi stendiamo un velo pietoso e andiamo avanti. Dopotutto, se Recchioni, come dice lui, si è imposta la regola di non parlare di noi, significa che Comix Archive è così importante e dice cose importanti che è meglio non citarlo. Sforzi inutili visto che il nostro sito ha una media di 800 visualizzazioni al giorno. Famosi si sono rivelati gli attacchi di Recchioni nei confronti di Andrea G. Ciccarelli, il direttore editoriale di Saldapress, su forum e social network. Perché tanta rabbia verso il Cicca, come viene chiamato in modo simpatico il grande capo saldapressino? Non è che Ciccarelli si sia trattenuto, rispondendo per le rime e senza peli sulla lingua. Cominciamo dal lontano 2008. Il blog House of Mystery di Luigi Siviero, che tra breve esordirà come sceneggiatore di un numero della seconda stagione di Daryl Dark per la Cagliostro E-Press, pubblica un pezzo di una recensione del volume Oudeis di Carmine Di Giandomenico pubblicato dalla Saldapress. Il pezzo, pubblicato sul sito di Recchioni, è del 16 marzo 2008: E' davvero difficile parlare di Oudeis, fumetto di Carmine Di Giandomenico pubblicato in due volumi dalla Saldapress. Difficile perché è una storia ambiziosa nelle intenzioni, complessa nella narrazione e esplosiva nel disegno. Partiamo allora dalle cose facili: l'edizione realizzata dalla Saldapress è magnifica. I due volumi sono una gioia tanto visiva quanto tattile. Tutto è curato al meglio, dalla carta degli interni alla verniciatura delle copertine, dal lettering alla resa dei colori. I due volumi di Oudeis non costano poco, sia chiaro, ma valgono quello che costano e non fanno rimpiangere i soldi spesi. Beh, sembra che Recchioni abbia avuto parole dolci per Saldapress e l'opera di Di Giandomenico. Poi comincia il bello e Recchioni scrive: Molti appunti si possono fare alle scelte editoriali della Saldapress (e molti ne ho fatti nel corso degli anni), ma sull'attenzione e sulla qualità di quello che mandano in stampa non si può discutere: è sempre eccellente. Alcuni (tra cui anche il sottoscritto, lo ammetto) pensano che una veste editoriale ricca e curata non sia strettamente necessaria per godere di un buon fumetto, che un buon fumetto resti tale anche se stampato su carta da cesso e che un fumetto cattivo non migliori se stampato in una edizione ultralusso. E ancora verso Di Giandomenico scrive: Dove "Oudeis" fallisce è sul piano narrativo. Una storia c'è ma è raccontata in maniera involuta, inutilmente ermetica e complessa, a tratti pretenziosa e ridondante. Nella sua rilettura del mito di Odisseo, Carmine si perde in un affascinante universo di suggestioni personali ma si scorda di fornire le chiavi di decodifica al lettore, lasciandolo in balia dei capricci di una narrazione sin troppo frammentata e caotica. Per molti versi, l'Oudeis di Carmine Di Giandomenico sembra un figlio non riconosciuto della migliore (e peggiore, sotto il punto di vista narrativo) generazione di autori di "Metal Hurlant", o il cugino ellenico di "Ghost in The Shell" se volete. Carmine, come un novello Icaro fumettista, rischia e punta a un bersaglio altissimo e di questo non posso che rendergli merito. Purtroppo le sue ali di cera finiscono sciolte dal calore del sole. Insomma, il volume pubblicato da Ciccarelli è bello, ma Di Giandomenico ha toppato! Per la cronaca, oggi, a distanza di 8 anni da quel pezzo, Di Giandomenico è entrato a far parte del team di Orfani di Recchioni per la Sergio Bonelli Editore. Disegnerà il primo numero della quarta stagione della collana! Evidentemente, le ali di Icaro sono ricresciute! Il link. La risposta di Di Giandomenico nei commenti all'articolo di Recchioni: Prima di tutto due volte Grazie! Il primo perchè hai investito il tuo tempo per poter analizzare il mio Oudeis, nonostante le le mille cose che hai da fare, l' ho apprezzato tantissimo. E il secondo Grazie è per le splendide parole sincere che hai segnato. Mi ha fatto piacere leggere queste parole piene di analisi e si vede che sei stato lì ad approfondire e a cercare di capire il libro nel minimo dettaglio. Prenderò la parte riguardo la trama/ sceneggiatura e la terrò in mente per le prossime volte che cercherò di sviluppare una trama. Di Giandomenico la prese bene, ma forse Ciccarelli meno.


Passano cinque anni e così arriviamo al 2013. Roberto Recchioni è da poche settimane curatore di Dylan Dog. In un articolo del 18 dicembre scrive: Quello che potete leggere qui sopra è l'editoriale dell'ultimo numero della versione da edicola di The Walking Dead, scritto da Andrea Ciccarelli sotto lo pseudonimo di Zed, presumo visto che un paio di giorni fa ha scritto le stesse cose sul profilo Facebook ed edito dalla casa editrice di Ciccarelli stesso, la SaldaPress. Per contestualizzare, l'edizione da edicola di TWD è una ristampa in bianco e nero e in formato quaderno (o "bonellide") di quattro episodi della serie regolare USA. Adesso, a una prima lettura, ho trovato l'editoriale irritante. Poi ci ho pensato sopra e ne ho riso, perché il livello di mistificazione è tale non può essere altro che uno scherzo. Vi spiego perché: Ciccarelli, nell'edtoriale, mette sullo stesso piano un'operazione editoriale come quella condotta dalla Salda con TWD con gli albi della Sergio Bonelli Editore, glorificandosi della "via nuova al fumetto" da lui aperta. Adesso, giusto per capire la differenza sostanziale che passa tra un albo Bonelli e un albo di TWD della Salda, in termini produttivi, basta ragionare sul fatto che la Bonelli i fumetti li produce, la Salda i fumetti li compra quando sono già stati prodotti da altri. Che significa questo? Che una casa editrice come la Bonelli il prodotto lo crea e lo produce in tutti i suoi aspetti, investe capitali suoi sul suo mercato interno, facendo lavorare un sacco di gente (sceneggiatori, disegnatori, letteristi, redattori, grafici, impaginatori, tipografi, distributori) caricandosi tutti i rischi. Dai prodotti che produce, la Bonelli genera un guadagno che poi reinveste, nella produzione di altri prodotti. Secondo Recchioni gli albi della Bonelli sono superiori per contenuto solo perché la Bonelli crea fumetti mentre la Saldapress stampa in italiano fumetti di cui ha comparto i diritti all'estero! Secondo Recchioni, questa sarebbe una mistificazione. E poi continua con altri argomenti che, secondo noi, sono ovvietà: Che è la stessa cosa che fa la Image con TWD in USA. Cosa fa, invece, la Salda Press e Ciccarelli? Investe i suoi capitali fuori per comprare un fumetto estero, lo stampa in Italia, genera un guadagno dal mercato interno, che poi reinveste sul mercato estero, continuando a dare soldi a chi i fumetti li produce (fuori). In questo processo dà lavoro a un grafico, a un impaginatore (a meno che non sia sempre il grafico), in teoria a una redazione (dico "in teoria" perché la Salda è, praticamente, un desktop publisher), a una tipografia e al distributore. L'investimento della Bonelli per produrre un albo a fumetti è 1000. Quello della Salda per fare un albo di TWD, 10. A essere generosi. I soldi (tanti) la Bonelli li investe sul mercato interno e dal mercato interno ne prende (sempre tanti). I soldi (pochi) la Salda li investe sul mercato estero ma li prende dal mercato interno (e ne prende molti di più di quanti ne investa). E poi continua il suo affondo contro CiccarelliOra, basterebbe questo per trovare grottesco l'editoriale di Ciccarelli. Ma è solo l'inizio. Sì perché Andrea definisce il suo albo un "bonellide". Ecco, non è nemmeno questo. Con il termine "bonellide" in genere si intendono albi prodotti in Italia ma non dalla SBE. Albi come John Doe, David Murphy: 911, Walter Buio, Long Wei, Suore Ninja e tanti, tanti altri. Fumetti che sono stati nel solco della tradizione, alle volte, ma che alle volte hanno pure sperimentato tanto, prendendosi tutti i rischi del caso. Serie e miniserie PRODOTTE da editori che ci hanno messo fatica, impegno, creatività e i soldi per realizzarle (soldi veri, non gli spiccioli che servono per comprare una serie dell'estero). Investendo i loro capitali sul mercato interno, creando ricchezza (in caso di successo), creando lavoro (in ogni caso) e creando personaggi che diventano patrimonio del nostro fumetto. TWD, che è un BELLISSIMO FUMETTO, è un prodotto che Ciccarelli compra dagli USA già fatto, pagandolo molto poco (rispetto a quanto gli costerebbe produrre davvero un fumetto) e che stampa e distribuisce. Se TWD ha dei meriti (e li ha) sono di chi lo scrive, di chi lo disegna e di chi ci mette i soldi per realizzarlo. Ciccarelli e la sua Salda Press non hanno nessun merito nell'esistenza di TWD. Secondo Recchioni, quindi, un albo si può definire bonellide solo se ospita fumetti prodotti in Italia da editori italiani. In realtà, Ciccarelli intendeva riferirsi al formato bonellide! Un formato 16x21 brossurato. Un formato sul quale la Bonelli non ha alcuna esclusiva. E continua l'assalto a Ciccarelli: Vabbè, direte voi, ma Ciccarelli almeno ha avuto l'idea di mandarlo in edicola in quel formato e ha avuto successo. Peccato che l'idea non è di Ciccarelli. Ristampare fumetti USA in formato bonellide era un'idea che vennne a Traini negli anni '80 (Conan) e poi ripresa da Lupoi nel 1990, con la Star Comics (Il Punitore). A Traini le cose andarono bene per qualche tempo. A Lupoi no, perché il mercato era diverso perché, il Punitore (a differenza di Conan) aveva un tipo di linguaggio troppo distante da quello Bonelli e per varie altre ragioni. Ciccarelli ha riproposto la stessa idea e, grazie al momento favorevole, grazie al fatto che il linguaggio di TWD è così ordinato da somigliare parecchio a quello Bonelli, e grazie, sopratutto, alla serie televisiva, ha avuto fortuna. Ma, facciamo a capirsi: di che fortuna e successo parliamo? Perché a giudicare dal redazionale, pare che l'edizione di TWD stia vendendo come le rosette a mezzogiorno e non è così. TWD sta facendo la fortuna della Salda perché a fronte di costi molto contenuti (non è un fumetto prodotto, ricordate?), va bene per una casa editrice che con tutti i suoi altri prodotti faticava a raggiungere le duemila copie di vendita. Ecco, diciamo che, a fronte di un investimento minimo e rispetto agli altri prodotti Salda, TWD è un successo. Ma, per capirsi, con il suo volume di vendita, in Bonelli verrebbe chiuso domani. Vende molto meno di Rat-Man. Vende meno di quanto ha venduto John Doe nei primi tre anni e Orfani (lo cito perché Ciccarelli ha sentito la necessità di tirarlo in ballo) non lo vede nemmeno con il cannocchiale. Quindi, di che si discute? Di un editore che si sta arrogando meriti di linguaggio e artistici che non sono suoi (ma di chi quel fumetto lo ha fatto e prodotto), di un editore che si fa bello di un'idea editoriale che non è sua (ma di Rinaldo Traini e poi di Marco Lupoi), di un editore che parla di un successo che esiste solo...


...se contestualizzato rispetto ai suoi standard. In sostanza, si discute di niente. Vorremmo chiedere a Recchioni, ma lui non risponderà perché ha dichiarato che non parla di noi: cosa c'entra Orfani con TWD? In quel momento, la serie della Saldapress vendeva all'incirca 12.000 copie (oggi però è scesa a 9.000 copie). Recchioni pone sullo stesso piano le serie Bonelli e quelle della Saldapress sostenendo che se una serie della Bonelli vendesse come una della Saldapress, cioè 12.000 copie, avrebbe chiuso! Cosa c'entra questo se prima Recchioni ha affermato che i costi di un albo della Bonelli sono diversi e più alti di un albo della Saldapress e quindi il primo deve vendere di più? Poi cita Orfani, che in quel momento era uscito in edicola con il numero 1 e vendette 50.000 copie. Oggi, dopo tre anni, Orfani vende 19.000 copie ed è un flop. In una intervista al Fatto Quotidiano, R. Recchioni aveva dichiarato che con Orfani intendeva stabilizzarsi a 50.000 copie!!! Oggi, Orfani vende circa il doppio di TWD, ma mentre TWD continua a vendere molto per il contesto in cui opera, Orfani è un flop clamoroso. Una perdita economica se si considerano i milioni impieganti nella sua produzione. Dragonero, tanto per fare un esempio, con meno clamore e senza che i suoi autori litighino di continuo sui social network per attirare attenzione, vende 23.000 copie, molto più di Orfani. Recchioni continua: A margine: la Panini è stata a lungo criticata per il fatto di essere una mera impachettatrice di prodotti altrui e di comportarsi come una specie di parassita per il mercato italiano, a causa del fatto che non produceva nulla e che investiva capitali italiani su prodotti esteri e basta. E questo nonostante la Panini, nella sua storia, ha prodotto numerosi fumetti italiani. La Salda, fino a oggi, ha prodotto due volumi di Oudeis. Fine. Il resto lo ha comprato da fuori e stampato per il mercato italiano. Ah, no... Leo Pulp lo ha comprato dal mercato interno per ristamparlo. Era prodotto dalla Bonelli. Almeno si è ricordato di Oudeis del suo amico Di Giandomenico! In un forum furono riportati altri documenti del litigio tra Recchioni e Ciccarelli. Un utente scrive: Comunque sì, si stanno massacrando per la questione delle introduzioni di Zed sui bonellidi di TWD. Io avevo già scritto anche qui che odio quelle intro, vanno dal vuoto alle considerazioni e paragoni senza senso, tipo mercato editoriale italiano comparato a caso con quello USA. E poi dai, non puoi parlare di Tex e Dylan Dog riferendoci come "quelle robe là" che "certa gente" compra e ormai ne è assuefatta. Come se ci si rivolgesse a degli idioti che non sanno quello che comprano e ormai non sono più in grado di giudicarlo perchè rimbambiti dagli anni di acquisti mensili, ma per fortuna arriva TWD nello stesso formato di "quella roba là" e finalmente i fortunati lettori di TWD apriranno gli occhi. Non esiste. Ste cose puoi scriverle su Facebook, anche Recchioni ha il suo bel caratterino da stronzo, però perlomeno si sfoga su internet, non negli editoriali pubblicati e distribuiti. Quello che Ciccarelli voleva dire era altro e nessuno lo ha capito. Una cosa sono 96 pagine Bonelli in cui ci sono 4 picchi narrativi. Un'altra cosa sono 22 pagine di TWD con un picco narrativo in ogni pagina! Insomma, Ciccarelli sottolinea un dato di fondo: il fumetto autoriale Usa è avanti di millenni rispetto al fumetto italiano rimasto all'età della pietra. L'ultimo grande autore italiano è stato Andrea Pazienza, vale a dire la vera rockstar del fumetto italiano. Kirkman è un genio che ha prodotto qualcosa, TWD, che è venduto e apprezzato in tutto il mondo. La Bonelli è nota solo in Italia e in una decina di Paesi, tra cui le cinque devastate repubbliche della ex-Jugoslavia. Un altro aspetto ci sorprende molto: perché Recchioni si è sentito autorizzato ad accendere una polemica così forte contro Ciccarelli? Quest'ultimo, infatti, aveva espresso il suo pensiero nell'editoriale di TWD. Non ha attaccato Recchioni né Dylan Dog. Ha solo sottolineato come i prodotti della Bonelli siano distanti come qualità da quelli di Kirkman e noi ci sentiamo di dargli ragione. Oggi si può affermare che Ciccarelli avesse ragione in quello che scriveva in quell'editoriale. La Bonelli non è più in grado di lanciare serie regolari sul mercato. L'ultima in ordine di tempo è stata Dragonero. Poi il buio. Solo maxiserie. Perfino Orfani è una serie a termine. Chiuderà tra un paio d'anni, sempre che non chiuda prima per basse vendite. Per il resto, la presenza di Recchioni alla Bonelli come curatore di Dylan Dog è stata molto leggera. Recchioni ha scritto finora tre storie di Dylan Dog. Una all'anno. Ha prodotto Orfani, ma sta di fatto che oggi questa serie venda nell'ordine delle altre serie che stanno per chiudere, cioè meno di 20.000 copie. Una storia per Tex Color e poi più nulla. Nel frattempo, Roberto Recchioni ha intensificato la sua posizione sui social network scrivendo di molti argomenti, arringando la sua folla che lo segue fedele. Ma le grandi vendite che la Sergio Bonelli si aspettava dove sono? La Bonelli non ha mai preso posizione rispetto alle polemiche che sono nate intorno a Recchioni e alle sue opinioni. Si è difesa sostenendo che Recchioni può dire quello che vuole quando non parla di Bonelli. Nel caso del litigio con Ciccarelli, invece, l'oggetto del contendere era proprio la Bonelli e il suo calo di qualità! Inoltre, Ciccarelli non aveva usato termini negativi contro la Bonelli. Invece, Recchioni ha sottolineato la pochezza del prodotto della Saldapress e in via indiretta contestando la qualità dell'opera di Kirkman! Ancora oggi, TWD è il bonellide più venduto in Italia con circa 9.000 copie, che sono tante. Pare, infatti, che con Ken Parker la Mondadori abbia avuto picchi di 8.000 copie vendute, ma che oggi sia in piena recessione con serie interrotte e progetti bloccati. Il mercato è in piena crisi. La stessa Bonelli oggi porta avanti serie con vendite così basse che cinque anni fa ne avrebbe decretato la chiusura. Quanto vende Martin Mysterè? Nel 2014 secondo i dati ufficiali diffusi da Fumettologica, vendeva 20.000 copie. E oggi si suppone che possa essere intorno alle 15-16.000 copie. Perché allora Martin Mysterè non chiude? Perché la Bonelli si è adeguata ad una realtà di mercato molto difficile. E il discorso si potrebbe ripetere alle altre serie della casa milanese. Ciò avrà implicato, secondo noi, un abbassamento dei costi di produzione. Il che significa riduzione dei compensi per gli autori e diminuzione delle tirature. Ad oggi, infatti, solo di Tex e Dylan Dog capita di trovare più di 3-4 copie nelle edicole. Per gli altri personaggi, se e quando si trovano, si rinvengono solo 1-2 copie. Intanto, in America la Image Comics, la casa editrice di TWD, continua a sfornare serie regolari. Qualcosa quindi non funziona nel mercato italiano? Sarà perché forse in America gli autori che lavorano solo autori bravi e non segnalati come quelli italiani? I lettori premiano sempre la qualità di ciò che scelgono. Edmund Freisler.

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