sabato 16 luglio 2016

RECCHIONI: NEI FUMETTI METTIAMO LA STESSA ROBA CHE VI INDIGNA NELLE PAGINE CHE LEGGETE CON GUSTO!!

Fino a che punto l'esposizione sui social network degli autori può essere considerata positiva per le case editrici di fumetti? La domanda sorge quasi spontanea da quando la Bonelli ha deciso di affidare a Roberto Recchioni la cura di Dylan Dog chiamato ad eseguire un progetto di rilancio ideato da Tiziano Sclavi (che ancora oggi compare come supervisore delle storie). Qualche settimana fa, Alessandro Bottero, citando fonti riservate, ha diffuso i dati di vendita della serie dell'Indagatore dell'Incubo e di Orfani permettendo di effettuare una valutazione alla luce dei risultati negativi. Dylan Dog ha perso circa 25.000 lettori negli ultimi tre anni, cioè da quando è stato affidato a Recchioni e Orfani (serie creata dallo stesso curatore dylaniato) è sceso dalle 50.000 copie del numero 1 alle 19.000 copie dei numeri recenti (link). Per dare una idea del disastro, basta ricordare che Recchioni in una intervista al Fatto Quotidiano (link) dichiarò che si sarebbe suicidato se non avesse riempito il San Paolo con le copie vendute di Orfani ogni mese, mentre l'allora direttore editoriale Marcheselli affermò che sognavano di vendere 80.000 copie del numero 1 e di assestarsi sulle 50.000 copie! Cosa abbia fatto pensare a Recchioni e Marcheselli di poter ottenere sul serio risultati così imponenti resta un mistero. Prima di allora e dopo, Recchioni ha continuato ad assumere sui social posizioni che hanno creato discussione. Non solo lui, ma anche autori politici come Zerocalcare, vicino ai centri sociali comunisti e al Gipi, che come il precedente non ha mai nascosto simpatie per l'area della sinistra, hanno continuato lungo una strada che sì ha portato attenzione sulle loro figure pubbliche, ma non ha regalato alle case editrici che su di loro avevano investito quei grandi risultati di vendite che speravano di ottenere. Risultati forse promessi ma mai arrivati. Al di là di riferimenti discutibili come comunismo, satanismo, simbolismo massonico, ecc., che in un giornale per ragazzi non hanno alcun senso e che anzi possono risultare deleteri, ancora oggi Recchioni e gli autori che si richiamano ad una accentuata esposizione sui vari social continuano in quella che sembra una battaglia senza esclusione di colpi contro i mulini a vento. Recchioni ha scritto su Facebook (link): Sto seguendo con interesse l'odio generato dal post su Carlo Giuliani di Zerocalcare. Che fa il paio con alcune reazioni che leggo sulla mia bacheca, sotto alcuni stati. O con le reazioni scomposte davanti a certe affermazioni di Francesco Artibani o Gipi. E' sempre bello vedere come lettori che non si sprecano un minuto a riflettere sui fumetti che leggono, cadano dal pero quando il loro autore dice direttamente come la pensa, senza il filtro della narrazione. E sempre, sempre, sempre, arriva puntuale la frase: "pensa ai fumetti, va...". Ci pensiamo ai fumetti e mettiamo la stessa roba che vi sta indignando nelle pagine che avete letto con tanto gusto. Soltanto che non siete in grado di capirlo. Fascisti, xenophobi, populisti, razzisti, fomentatori d'odio della domenica. Adorabili ingenui. Cerchiamo di capire cosa si cela in questo suo sfogo perché quando si vuole alzare il polverone è facile buttarsi sulla politica, come ci sembra che abbia fatto in queste dichiarazioni. Esordisce dicendosi interessato dall'odio generato da un post di Zerocalcare su Carlo Giuliani. Per chi non lo sapesse, Carlo Giuliani era un ragazzo che, durante i fatti del G8 di Genova 2001, aveva assaltato una camionetta dei carabinieri con un estintore. Quei tumulti erano stati fomentati dai partiti dell'estrema sinistra per mettere in difficoltà il governo Berlusconi sfruttando l'ignoranza e le tendenze delinquenziali di giovani senza senso morale e rispetto delle leggi. Al di là dei giudizi sui fatti e il senso di pietà cristiano che ne può derivare, assaltare con un idrante un presidio delle forze dell'ordine è gesto di ribellione e abitudine a risolvere i problemi con la violenza. Evidente l'intento omicida del giovane che si prefiggeva di causare danni gravissimi a coloro che aveva preso di mira. Non parliamo più di politica, ma di violenza criminale fomentata da furboni di sinistra che si godevano lo spettacolo nei loro salotti e che nella loro pazzia erano davvero convinti che l'indomani Berlusconi si sarebbe dimesso. Che stronzi!


Cosa ha scritto di così grave Zerocalcare per generare tanto odio? Nulla di che, secondo noi. Anzi, forse ha espresso una sorta di rispetto verso il senso della vita che non può essere spezzato per una cosa così futile. Esistono molti modi per manifestare il proprio dissenso in modo pacifico. Ma se prendi un estintore e con il volto camuffato assalti un carabiniere con l'intento di provocargli ferite gravissime o ucciderlo, è difficile giustificare il gesto o il significato che si cela dietro. I commenti generati dal post sono lo specchio di una società divisa. Tra chi ha preso le difese del giovane assalitore e chi lo ha condannato senza mezzi termini. Pochi hanno messo in risulto il nodo maggiore: chi ha sfruttato quel ragazzo ed altri come lui utilizzandoli come carne da cannone? I partiti di sinistra furono i veri colpevoli, quegli stessi partiti che oggi stanno portando questo Paese verso il disastro economico. Ciò premesso, in modo del tutto privo di agganci logici, Roberto Recchioni ha posto sullo stesso piano il post di Zerocalcare con l'odio che viene generato da alcuni suoi post. Quelli in cui assume posizioni discutibili generando infinite discussioni tra fanboy e critici o come si preferisce chiamarli, cioè haters, talebani, reazioni, fascisti, ecc. Menziona le reazioni che definisce scomposte dopo i post di Gipi e Artibani come se una cosa del genere fosse positiva o qualcosa di cui vantarsi. Si può essere fieri di generare odio con le proprie parole o di dividere la platea? Ce lo domandiamo perché poi Recchioni, cambiando del tutto argomento, dice che è bello vedere lettori che non si sprecano a riflettere sui fumetti che leggono quando il loro autore dice come la pensa senza il filtro della narrazione. Chi sono questi lettori che non riflettono sui fumetti che leggono? Quando parla di fumetti allude alle attuali storie di Dylan Dog e Orfani? Se è così è la presa d'atto che ciò che ha prodotto in questi anni per la Bonelli non ha indotto i lettori a riflettere su di esso. Noi siamo convinti che non ci sia alcun filtro nella narrazione o almeno non lo abbiamo trovato in quello che Recchioni ha scritto o curato per la Bonelli. Il suo pensiero politico è emerso sempre. Di lui dice che non è comunista, ma dalle storie che ha supervisionato non sembra. Poi conclude dicendo che nei fumetti lui anzi loro mettono quei contenuti che i fan hanno letto con tanto gusto ma che nei post di Zerocalcare, suoi o di Gipi provocano indignazione. Insomma, i lettori sono così stupidi da non distinguere in ciò che leggono quei contenuti che nei post come quelli di Zerocalcare generano odio? Come se avesse voluto dire: io parlo della stessa roba nelle mie storie, ma voi vi indignate solo se ne parlo in un post! Non siete in grado di capire che nella storia e nel post ho parlato della stessa cosa? E poi chiude il post con questi termini: Fascisti, xenophobi, populisti, razzisti, fomentatori d'odio della domenica. Adorabili ingenui. Si riferisce ai suoi lettori? Ai lettori di Dylan Dog e Orfani, che sarebbero quindi fascisti, xenofobi, populisti, razzisti, fomentatori d'odio e ingenui? Se fosse così, la Bonelli dovrebbe precisare se davvero queste parole di Recchioni corrispondono alla loro linea di pensiero. Perché Recchioni, in questo post che con il fatto di Giuliani non c'entra niente, ha detto cose che, secondo noi, meriterebbero un chiarimento. In un commento sotto il post, scrive: Io adoro quei fan di DYD che poi sulla loro pagina inneggiano al duce e allo sterminio di ogni diverso. Almeno fino a questo momento, si può sostenere che l'elevata esposizione sui social network non genera riflessi positivi sulle vendite. Chi mette like su un post non significa che comprerà il fumetto dell'autore del post. E' solo uno a cui è piaciuto il post e il rapporto potrebbe fermarsi lì. Allo stesso modo, avere millemila fan o commenti sotto i propri post non vuol dire che chi è fan o ha messo like comprerà il fumetto. Non sempre gli editori comprendono la differenza e associano l'esposizione social a prospettive di vendute che spesso si rivelano illusorie. Molti flop di questi ultimi anni lo dimostrano. Poi ci sono autori come Vietti ed Enoch che non saranno molto esposti sui social, ma il loro Dragonero ha fatto meglio di Orfani con 23.000 copie contro 19.000 (secondo i dati diffusi da Alessandro Bottero). Gunnar Andersen.

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