lunedì 25 luglio 2016

TEX N. 669! MEGA-RECENSIONE! LA GLORIA DI MACKENZIE NELLE GUERRE INDIANE! UN GRANDE MAURO BOSELLI!

La parte migliore dell'editoriale di Graziano Frediani è che si capisce subito che è di sinistra! Non è una battuta. Nel fare promozione dell'albo gigante di Tex e dopo avere omaggiato lo scrittore Tito Faraci, parla di Enrique Breccia con emozione e ne ha un buon motivo: il maestro argentino approda per la prima volta sul texone! Nel citare le sue opere migliori poteva mancare una biografia illustrata del noto terrorista cubano Ernesto Che Guevara? Più sotto, almeno stavolta, lo spazio non viene sacrificato per segnalare ai lettori prodotti minori. La collana di volumi a colori Le Grandi Storie di Tex allegata al quotidiano Repubblica (a proposito, lo sapete che il proprietario di Repubblica, Carlo De Benedetti, nemico di Silvio Berlusconi e sponsor della sinistra italiana, è stato condannato a cinque anni di prigione per l'amianto alla Olivetti di Ivrea?) è andata bene. Anziché concludersi con il numero 30, come annunciato all'inizio, andrà avanti per altri dieci volumi! Poi si vedrà. Se Bonelli può permettersi di chiudere il bilancio in attivo il merito è di Tex e non delle altre collane-zavorra, di cui farebbe bene a liberarsi. Passando alla storia, che, secondo noi, è la migliore scritta da Mauro Boselli negli ultimi anni, riprendiamo la narrazione degli eventi interrotta con il numero 668. Tex è intrappolato nella Lost Valley con i rangers del maggiore Jones. I guerrieri kiowa guidati da Lone Wolf e Maman-Ti li hanno circondati. Il tempestivo arrivo del Quarto Reggimento Cavalleria guidato dal colonnello Ranald Mackenzie, detto Mano Cattiva, li tira fuori dai guai. Era stato Kit Carson, che si era sganciato dall'assedio la notte prima, ad avvisarli. I kiowa subiscono gravi perdite e un terzo delle loro forze resta sul campo. Mackenzie mira ad un obiettivo più ambizioso. Vuole distruggere l'accampamento centrale dei kiowa e privare gli indiani delle risorse per continuare la lotta contro i bianchi. Tex non è molto felice di ascoltare i suoi piani. La sua idea era quella di parlare con Lone Wolf e di convincerlo ad accordarsi con il governo evitando stragi. I kiowa non hanno le risorse e la tecnologia necessaria per contrastare le forze del governo massonico di Washington. Mentre Tex sta tornando indietro si imbatte in uno dei rangers di Jones, Lee, il quale lo informa degli sviluppi. Mackenzie ha attaccato l'accampamento centrale infliggendo una severa sconfitta agli indiani. Lo stesso Maman-Ti cade prigioniero. Ciò che resta dei guerrieri kiowa al comando di Lone Wolf è in fuga lungo le valli della zona senza riserve e con poche speranze di sfuggire all'inseguimento dei soldati. E quell'inverno decide di capitolare consegnandosi nelle mani dei bianchi. Mackenzie resta colpito dal suo gesto e gli garantisce che perorerà la causa kiowa presso i suoi superiori. Anche se duro e arcigno, Mackenzie non è un sanguinario come i vertici dell'esercito americano dell'epoca tutti o quasi razzisti. Qualche giorno dopo arriva l'ordine del generale Sheridan, il quale è rimasto famoso per avere coniato la frase Il solo indiano buono che ho visto è un indiano morto, di deportare in Florida 30 kiowa come esempio onde prevenire future rivolte. Tra i deportati ci sono Lone Wolf e Maman-Ti, che morirà poco tempo dopo in un campo di prigionia. Passano molti anni e Tex riceve una lettera che lo informa che anche Lone Wolf è giunto alla fine della sua avventura terrena. Per questo motivo, il governo ha deciso che gli sia concesso di tornare nelle sue terre e trascorrervi gli ultimi momenti.
 

Ad attenderlo al campo centrale kiowa in Oklahoma c'è Dayte, il suo successore. Nei suoi ultimi istanti, il vecchio capo indiano chiede al nipote di rispettare la sua volontà che è quella di instaurare con il governo degli uomini bianchi una pace duratura. Lone Wolf perisce e viene sepolto sulle montagne dove è più facile entrare in contatto con il grande spirito. Tex è molto preoccupato. Spera che Dayte segua i consigli di suo nonno. Una nuova rivolta kiowa verrebbe infatti repressa nel sangue e Mackenzie sarebbe costretto a fare ciò che ha sempre evitato. Con sorpresa il nuovo capo kiowa decide di seguire la via della pace, ma non tutti la pensano come lui. Un gruppo di trenta guerrieri decide di lasciare il campo e andare verso sud, in Messico, per unirsi alle formazioni di banditi locali che spesso attraversano il confine per scorrerie e stragi ai danni dei coloni. Tex già lo aveva previsto. Sapeva che non tutti i kiowa avrebbero ubbidito al nuovo giovane capo. Dayte gli chiede di riportare in patria i suoi fratelli che si sono fatti corrompere dal seme della vendetta. Tex Willer accetta ma non sa che Mackenzie, informato dell'accaduto, ha ricevuto l'ordine di spostarsi con il suo Quarto Reggimento nella regione del Rio Grande a pochi chilometri dal confine con il Messico. Il problema maggiore che gli si prospetta è la possibilità di incidenti internazionali con il governo messicano qualora egli si trovasse nella necessità di inseguire i banditi oltre il confine. Un emissario del governo messicano, il colonnello Ernesto Falcon, gli garantisce copertura ma non prima che i dirigenti a Città del Messico prendano una decisione definitiva. Mackenzie non può aspettare. Ha ricevuto dai suoi superiori anche l'ordine di entrare nel territorio messicano ma in modo non ufficiale. Se venisse catturato, infatti, il governo Usa lo bollerà come un traditore. Mackenzie è disposto ad affrontare il rischio. Non sa che anche Tex ha avuto la stessa idea. Insieme ai suoi pard, Willer passa il confine messicano travestito da contadini. I loro scopi sono diversi. Mackenzie ha ricevuto l'ordine di uccidere tutti gli indiani traditori. Tex è lì per salvarli e riportarli dal loro capo legittimo, Dayte. Questa storia ci ha sorpresi per lo schema narrativo seguito da Boselli, del tutto diverso dall'episodio del mese scorso. In quel caso, aveva narrato delle strategie di indiani e rangers nella loro battaglia nella Lost Valley, ora si passa da uno scenario all'altro anche a distanza di anni e narrando episodi storici. In questo Boselli è stato avvantaggiato dal fatto che quasi tutti i personaggi menzionati nella storia sono realmente esistiti. A cominciare dal noto Ranald Mackenzie, detto Bad Hand, Mano Cattiva. Ufficiale distintosi nella guerra di secessione, ma soprattutto nelle guerre indiane. Era chiamato anche Perpetual Punisher. Dobbiamo riconoscere che il disegnatore Stefano Biglia è riuscito a renderlo, dal punto di vista grafico, molto somigliante all'originale. Immaginiamo che si sia documentato con foto del vero Mackenzie. A pagina 45 si menziona un fatto realmente accaduto. Mano Cattiva cade da un carro e da quel momento in poi, forse a causa del colpo subito alla testa, inizia a dare segni di squilibrio. Nella storia in qualche caso si menziona di questo suo problema. Di una instabilità caratteriale che prima della caduta non denotava. Ciò avvenne nel 1883 e sei anni dopo morì a soli 49 anni. Fu uno dei primi a comandare un reggimento di Buffalo Soldiers, soldati di colore.

A pagina 109 Tex e Carson parlano di Mackenzie e gli attribuiscono un particolare merito. Quando il governo è in difficoltà con gli indiani, mandano sempre lui, Bad Hand, a sistemare le cose. La ragione per la quale, secondo Tex, dopo tanti anni egli mantiene ancora il grado di colonnello. E' fin troppo prezioso quale comandante sul campo per confinarlo dietro una scrivania in qualche comando. Mackenzie ebbe la promozione a colonnello nel 1867 quale comandante del 41esimo US Infantry, uno dei primi reggimenti di soldati di colore, i Buffalo Soldiers. Si distinse anche nella guerra delle Black Hills che gli valse la promozione nel 1881 a comandante del distretto del Nuovo Messico. Ed è a questo preciso momento storico che si riferiscono gli avvenimenti narrati nella parte finale della storia del numero 669. Mackenzie viene mandato dal generale Sherman sul confine con il Messico e con l'autorizzazione, se del caso, ad inoltrarsi nel territorio messicano per distruggere le bande di criminali che minacciano i coloni della zona. Nel 1882 Mackenzie verrà promosso al grado di brigadiere generale e comperò una fattoria nel Texas, iniziando una relazione con una donna. Qui iniziò il suo declino. La caduta dal carro gli provocò la instabilità mentale che ne affrettò la fine avvenuta nel 1889. Nel 1884 era stato collocato a riposo per demenza. Ancora oggi verso Mackenzie viene mantenuto uno strano ostracismo. Ad avvalorare la tesi che i fatti narrati in questa storia si siano verificati tra il 1879 e il 1881 la circostanza della morte di Lone Wolf, avvenuta proprio nel 1879. Come il duro ufficiale, anche Lone Wolf è realmente esistito. Lupo Solitario o Lone Wolf è stato uno dei gran capi della Nazione Kiowa. Il 18 maggio 1871 guidò l'assalto alla carovana Warren. Poco prima però, su indicazione di Maman-Ti (anche lui realmente esistito) aveva permesso che una carrozza, a bordo della quale viaggiava il famoso generale Sherman, passasse illesa. Quando questi seppe della strage alla Warren, ordinò a Mackenzie di trovare i responsabili. Tra questi vi era Satanta, detto Orso Bianco, che non menzionò tra i partecipanti Lone Wolf. Questi, insieme agli altri capi, venne arrestato e sottoposto a processo sempre su ordine di Sherman. Lone Wolf morì nel 1879 e venne seppellito in un luogo misterioso sulle Wichita Mountains. Un altro fatto realmente accaduto è quello narrato nel numero 668 dello scorso mese: l'assalto avvenuto il 12 luglio 1874 contro i rangers del Texas guidati dal maggiore J. Jones. I fatti però andarono in modo diverso da come li ha narrati Boselli nei numeri 668 e nella prima parte del numero 669 di Tex. I guerrieri kiowa ebbero la meglio e non vi fu alcun intervengo salvifico di Mackenzie. I kiowa ricevettero l'appoggio di forze comanche e apache. I rangers riuscirono a ritirarsi durante la notte profittando le buio. Due di loro rimasero sul campo. Una grande storia scritta da Mauro Boselli che, se è stato agevolato dalla descrizione di fatti realmente accaduti, il suo maggiore apporto si è rivelato nella caratterizzazione dei personaggi e in particolare di Ranald Mackenzie, ma soprattutto di Lone Wolf. Nella storia non si accenna tuttavia ai ruoli avuti dai superiori di Mackenzie, tra cui i generali Sherman e Sheridan, razzisti e spietati. Il mese prossimo si concluderà questo arco narrativo concepito da Boselli e crediamo che Tex Willer ne esca rafforzato anche se i dati ufficiosi delle vendite indicano perdite di fan. Kristoffer Barmen.

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