mercoledì 24 agosto 2016

DYLAN DOG: I LETTORI CONTESTANO LA CITAZIONE DEL SIGNORE DEGLI ANELLI! LA RISPOSTA DI R. RECCHIONI!!

Uno degli elementi ricorrenti nelle storie di Dylan Dog sono le citazioni di altre opere, film, libri, cartoni, ecc. Un fatto consueto per gli abituali lettori del noto indagatore dell'incubo londinese, che di recente hanno avuto la risposta a tutte le domande che il rilancio dylaniato aveva lasciato insolute scoprendo Daryl Dark, il nuovo investigatore londinese del soprannaturale pubblicato dalla Cagliostro E-Press. A proposito, qui trovate la mega-recensione del numero 6. Forse qualche nuovo lettore, a fronte dei 25.000 persi negli ultimi tre anni di nuova gestione, si è aggiunta alla truppa e così se 30 anni fa l'ignoranza dei lettori copriva, in un certo qual modo, le continue citazioni di Sclavi, oggi con internet e lo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione, tutte le citazioni vengono a galla. I neo-lettori, che delle citazioni magari se ne fregano, si domandano: tutto qui? Anche l'ultimo numero in edicola, il 360, scritto da Paola Barbato è stato sommerso dalle critiche. Lo scorso anno gli autori dylaniati si sarebbero difesi attaccando i lettori critici definendoli talebani, haters, reazionari, ecc. Oggi non lo fanno più perché la portata delle critiche verso la nuova gestione di Dylan Dog non può più essere liquidata in modo così semplice. Le criticità maggiori sono state segnalate dal forum di Craven Road 7, storica community dylaniata che dal 2013 ha un rapporto non proprio idilliaco con i nuovi autori. Oggi si sente la mancanza di gente del calibro di De Nardo, Gualdoni, Ruju e così l'attenzione si sofferma su quegli aspetti che venti-trenta anni fa erano consueti ed oggi fanno sorridere. Parliamo delle citazioni. Nel numero in edicola se ne ritrova una molto plateale tratta dal film del Signore degli Anelli del 2001. Ad un certo punto, Recchioni dice: per dirla con le parole di Gandalf il Grigio, tu non puoi passare. Per qualche strano motivo, i fan storici di Dylan Dog si sono lamentati come se si trattasse di una novità introdotta da Recchioni! Dimenticano che a concepire il rilancio non è stato Recchioni bensì Sclavi stesso, che ancora oggi, si serve di sistemi che usava 30 anni fa! Ancora con le citazioni? Direbbe lo stufo lettore dylaniato! Meno male che c'è Daryl Dark, che una ventata di novità ha portato e delle citazioni ha fatto un uso modesto. R. Recchioni, che è sempre presente su internet passando intere giornate a postare sui social network (su Facebook con un ritmo di 3-4 post al giorno e relative partecipazioni alle discussioni con i fan) risponde: una parte del pubblico di Dylan su FB si sta molto lamentando del fatto che nell'ultimo albo Dylan citi una frase del Gandalf cinematografico (c'è anche nel libro ma è il film che l'ha resa "un classico"). Dylan dice, "per citare Gandalf il grigio... tu non puoi passare!". Un classico dialogo in cui un personaggio di finzione cita un altro personaggio di finzione. Un trucco tipico di Tarantino e di Leonard ma ancora più tipico del Dylan di Tiziano, che spessissimo faceva parlare il suo personaggio di film e romanzi in modo da farlo apparire più vero e reale. Per questo, all'inizio, non ho capito il perché del fastidio di alcuni lettori. Poi ci ho pensato e ci sono arrivato: il film del Signore degli Anelli è SOLO del 2001. Due cose ci hanno sorpreso nelle parole di Recchioni. In primis, colloca Sclavi in posizione primaria rispetto a Tarantino e Leonard e precisa che il creatore di Dylan lo faceva spesso, ossia faceva parlare il suo personaggio per citazioni! I fan saranno rimasti sbalorditi dalla scoperta. Parliamo di quelli nuovi, visto che i vecchi delle citazioni di Sclavi ne hanno ben contezza. Il secondo aspetto che ci ha sorpreso nelle parole di Recchioni è il seguente: dice di avere capito il fastidio dei lettori, ma forse questi ultimi non si lamentavano della citazione bensì del fatto che tolta la citazione della storia scritta dalla Barbato non resta nulla secondo il giudizio che si legge in rete su social e forum. L'aspetto più critico, secondo noi, è un altro. Caro Recchioni, non ti sembra che a distanza di 30 anni i giochi delle citazioni siano passati di moda? Sappiamo che a concepire il rilancio non sei stato tu bensì Sclavi nel corso di una riunione riservata con te e la Barbato (fonte), ma è mai possibile concepire un rilancio con elementi di 30 anni fa? Non sarebbe il caso di provare qualcosa di nuovo? Nelle storie di Daryl Dark scritte da Franchino e Viola ci sono tanti elementi che, secondo noi, arricchirebbero le storie dell'Indagatore. Perché non tenerne conto.


Leggere i commenti dei suoi fan nei commenti sotto il post è importante. Uno, a cui forse Daryl Dark piace troppo, scrive: secondo me sono infastiditi perché significa che Dylan non guarda solo film dell'orrore, e sempre i soliti. Un altro in modo spiccio afferma roboante: Sì, ma alla gente non va mai bene un cazzo. Un altro scrive in modo critico: Premetto che a me non ha dato fastidio la citazione. Ma preferisco sempre, come era solito fare Sclavi, i riferimenti non esplicitati, quelli che se ci arrivi da solo a coglierli sei bravo, se non ci arrivi amen. Nel caso specifico, avrei solo tolto per citare Gandalf il grigio, o lo avrei sfumato un po'. Dettaglio di minima rilevanza, comunque. Insomma, secondo questo acuto lettore, che secondo noi legge Daryl Dark, Sclavi citava meglio. La Barbato no. Recchioni risponde: Questa non è una citazione, è un dialogo referenziale. C'è differenza tra una citazione e un dialogo referenziale? La sostanza non cambia. Recchioni riprende: Come quando i personaggi di Tarantino parlano di cinema. O di serie televisive. Come quando Dylan parla di cinema o serie televisive. Il lettore non è convinto: Vero. Allora diciamo che in linea di massima preferisco le citazioni ai dialoghi referenziali. Ma ripeto: sono quisquilie. Un altro lo sostiene: un conto è parlare di film in un film, un conto è "citare" così...per me il bello della citazione sta proprio nel non essere esplicita a tutti, nell'essere colta solo da chi conosce; è un pò da stronzi, ma "io la capisco e gli altri no", e questo fondamentalmente che ci piace in una citazione più nascosta. Recchioni: No è che sono proprio cose diverse. Lettore: allora anche io preferisco le citazioni ai dialoghi referenziali. Altri arrivano a difesa di Recchioni per sostenere che anche Sclavi citava in modo diretto e senza fronzoli. Sarà vero? Nota a margine: definire velate o non esplicite le citazioni di Sclavi è, semplicemente, sbagliato. Sono più che dirette, e funzionano per questo. Un altro difensore di Recchioni scrive: La prossima volta fagli citare topolino e vediamo cosa succede. La gggente, prima di criticare il lavoro di qualcuno, dovrebbe praticare quel medesimo lavoro. Un altro attacca Gualdoni e scrive: Il problema è che prima di questo "rinnovamento" c'è stata una lunga buia parentesi della storia di Dylan Dog e quindi, da lettrice old style c'è sempre il terrore, dietro l'angolo, che si possa tornare a quel periodo davvero insulso concedetemelo! Da qui il rifiuto della contemporaneità. Un altro che dice che legge poco Dylan ma scrive: Non leggo Dylan Dog assiduamente, perciò non mi reputo un fan, ma a vedere il tuo profilo Facebook devo dire che i fan di DD sono tra i più difficili da gestire. Non ho mai visto così tanti appassionati lamentarsi. Recchioni: A me fa ridere perché nel numero 1, Dylan cita espressamente una frase del film Ghostbusters e poi va al cinema a vedere Zombi che era ancora recente e attuale. Un altro sostiene che la nuova generazione è merda. Recchioni: è la vecchia il problema. Risposta del lettore: eh mi sa che ho frainteso di brutto il tuo post. Rimane comunque una generazione di merda, quindi il vecchio fan (sia come collezionista che come età) si lamenta del nuovo Dylan perchè si sta staccando e allontanando dal loro mondo? Gelosia generazionale? Un commento strano: La cosa che mi lascia perplesso è la sensazione che alcuni lettori giudichino i fumetti persino più seriamente di chi li fa. A me l'episodio ha divertito, l'ho trovato eccessivo, grottesco, e la cosa mi è piaciuta un sacco. Non aveva nessuna pretesa di realismo, mi piace immaginare Paola Barbato divertirsi come una pazza mentre lo scriveva. Poi arriva la dichiarazione di amore: forse non ho molta voce in capitolo, essendo un ragazzo che convive con tutta questa modernità. Tuttavia credo che il messaggio di questo "nuovo" Dylan, sia quello che non bisogna perdersi nello spettro del passato, ma andare avanti, accettare e vivere quello che il futuro ha in serbo per noi. Capisco che uno si sia abituato ad amare una certa tipologia di personaggio, ma forse è anche questo che con i nuovi albi si vuole raggiungere, ovvero continuare ad apprezzare l'opera che si modernizza per magari coinvolgere anche un pubblico più vasto. D'altronde era stato annunciato nel numero 325 "Una nuova vita". E lo dico da amante incondizionato che si sta rileggendo tutti i numeri dal primo all'ultimo. Mah! Troppo amore, secondo noi.

Altro amore in arrivo: Non capisco come facciano a lamentarsi di storie di un classicismo dilaniano bestiale. Poi arrivano gli attacchi ai vecchi lettori. La cosa strana è che tutti quelli che stanno commentando sembrano giovani! Scrive: Il fastidio alcuni lettori lo hanno dentro. Cercano solo una scusa per far esplodere il calderone sotto pressione. Un altro giovane scrive: L'esempio citato è la dimostrazione lampante di come sia impossibile scalfire le convizioni di chi crede che il vero Dylan è quello del passato, e che mai e poi mai ci può essere un'alternativa contemporanea. Quando non possono attaccare un'ottima storia, notevole per disegni e sceneggiatura, cercano il pelo nell'uovo e amplificano un frase contenuta in un baloon tra una vignetta e l'altra. Non t'invidio Robe. Poi arriva il genio che scrive: inserite qua e là vignette di groucho con lo smartphone e il suo bravo account di fb che percula questa gente, come alternativa alle solite battute. Magari l'account di fb lo fate per davvero. Così, per vedere che succede. Recchioni dice: Dylan è un appassionato di cinema, di B e Z movie, e di film horror e fantascienza in generale. Ma.basta guardare il suo studio. Poi spunta chi gode delle citazioni: mi stai facendo sentire vecchio queste sono le nuove generazioni....io se trovo in un fumetto una qualche citazione (di un'opera che mi piace per giunta) ne godo. Un altro rimprovera a Recchioni: Ma stai ancora a perdere tempo con i casi umani di Craven Road? Poi Recchioni interviene nel maggiore gruppo di Dylan Dog e scrive: Dylan pronuncia una battuta di Ghostbusters nel n.1 (che era un film recentissimo). Che scandalo. Intanto su Craven Road 7 scrivono: Storia di una piattezza quasi disarmante, soprattutto considerando chi ne è autrice. Fino all'ultimo ho sperato in un colpo di scena, in un guizzo che potesse, se non stupire, almeno alzare il livello di quanto letto prima. Si salvano l'abbondante dose di splatter (il cui sdoganamento mi fa ben sperare per il futuro) e i bei disegni di Gerasi, ma siamo comunque lontani dalla sufficienza. Con un soggetto pur non originale come questo, in mano al Chiaverotti dei tempi che furono con l'accelleratore del gore spinto a manetta, ci saremmo divertiti. Invece.. votato mediocre. Ancora: Storia di una piattezza quasi disarmante, soprattutto considerando chi ne è autrice. Fino all'ultimo ho sperato in un colpo di scena, in un guizzo che potesse, se non stupire, almeno alzare il livello di quanto letto prima. Si salvano l'abbondante dose di splatter (il cui sdoganamento mi fa ben sperare per il futuro) e i bei disegni di Gerasi, ma siamo comunque lontani dalla sufficienza. Con un soggetto pur non originale come questo, in mano al Chiaverotti dei tempi che furono con l'accelleratore del gore spinto a manetta, ci saremmo divertiti. Invece.. votato mediocre. Ancora: Paola, Paola, io ti voglio bene, davvero, ma che hai combinato stavolta? Una trama pressapochista, scontata e con il pilota automatico impostato sin dalla prima pagina. Ciliegina sulla torta? Lo splatter fine a se stesso. Mah. Mi lamentavo delle sue storie in continuity ("Mai più, ispettore Bloch" o "La morta non dimentica"), ma gliele perdonavo come compitini per casa dovuti dalla forza delle cose. Qui invece rimango solo mooolto perplesso. Sarà per un'altra volta (il #363, per l'esattezza. Ancora: on c'è male. Della Barbato preferisco di gran lunga questa storia e le sue parenti più prossime (La follia..., Gli abbandonati) alle sue prove recenti più pretenziose come ...e cenere tornerai e L'uomo dei tuoi sogni. Un paio di cose mi hanno fatto storcere il naso ma niente di grave. Anche io avrei preferito non leggere la citazione "incriminata", più che altro perché Dylan in quella vignetta ha una faccia "sono un gran figo" che non si può tollerare... ma nell'ultimo anno abbiamo visto ampiamente di peggio. E concludiamo: Tra le vie dei sortilegi (come nel discreto La follia di Pete Brennan o nel sufficiente Gli abbandonati) e le vie dello splatter (come nell’appena sufficiente La morta non dimentica – tutti giudizi ovviamente personali) questo Remington House si situa all’incrocio ed il risultato è sì tra le prove meno riuscite della Barbato del nuovo corso, ma nemmeno poi così in basso. Per altri versi mi sono piaciuti meno soggetto e soprattutto sceneggiatura di Baba Yaga. Sarà che i lettori pretendono molto, ma quest'albo è parso un passo indietro. Al Plano.

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