venerdì 12 agosto 2016

IL CASO DELLE STRANE VICINANZE GRAFICHE TRA HOLMES DI ALTROVE (2016) E HOLMES DI CAGLIOSTRO (2014)!

Non è la prima volta né sarà l'ultima che leggeremo di episodi in cui un editore riferisce ad un altro editore di avere ripreso, se così possiamo dire, lo studio di un personaggio per realizzare qualcosa di proprio. Qualche giorno fa, l'editore Cagliostro E-Press, noto per avere proposto al grande pubblico nel luglio 2015 quello che si è rivelato il più clamoroso successo mediatico del periodo, ovvero Daryl Dark, ha scritto un post sulla sua pagina Facebook in cui si è lamentato del fatto che lo studio del personaggio di Sherlock Holmes, apparso nella collana Watson & Lovecraft nel 2014, realizzato da Ugo Verdi, sarebbe stato ripreso in una storia che apparirà a settembre 2016 sulla collana Storie da Altrove della Sergio Bonelli Editore. Storie da Altrove è una collana annuale che fa parte dell'universo di Martin Mysteré, che in questo momento non sta vivendo un periodo editoriale felice come vendite. In una intervista (link) concessa al sito Fumettologica nel giugno 2014, Mauro Marcheselli (allora direttore editoriale) e Davide Bonelli (oggi co-direttore generale) svelavano dei dati di vendita dei loro fumetti e Martin Mysteré era terzultimo con 20.000 copie. Posto che nel frattempo le vendite della casa milanese hanno seguitato a scendere (dai dati di bilancio 2015 si apprende che rispetto all'anno precedente, cioè al 2014, il numero di copie stampate e distribuite dall'editore di Tex Willer è diminuito di un milione di unità), oggi si può ritenere che Martin Mysteré venda meno rispetto al 2014. Dopo che il fatto è stato reso noto sulla pagina Facebook di Cagliostro E-Press, è intervenuto Carlo Recagno, il quale ha dichiarato: I due Holmes si assomigliano, certo, e non c’è nulla di strano, visto che si tratta dello stesso personaggio e si tratta in entrambi i casi di una interpretazione di stampo “tradizionale” del detective di Baker Street. Può avere il naso più o meno aquilino, il mento più o meno pronunciato, la fronte più o meno alta o i capelli più o meno radi, ma sempre lì si va a finire, al modello classico che da decenni è entrato nell’immaginario collettivo. A meno che non si voglia fare uno Sherlock Holmes non-convenzionale, come quello di Moffat & Gatiss (Benedict Cumberbatch in “Sherlock”) o quello di Guy Ritchie (Robert Downey jr. al cinema), ma non è stato il nostro caso. Quando abbiamo fatto entrare Sherlock Holmes nel mondo di Martin Mystère abbiamo preso come riferimento Basil Rathbone, che per molti è lo S. Holmes per eccellenza (e lo è anche per me). Dei disegnatori che abbiamo avuto nel corso degli anni su “Storie da Altrove”, alcuni hanno seguito strettamente quel modello, altri vi si sono un po’ allontanati (lo Holmes di Palumbo non è quello di Giardo, e quello di Sforza è ancora diverso), ma ci va benissimo: l’importante è che Holmes resti sempre Holmes. Queste parole di Recagno ci hanno sorpreso. Secondo il nostro punto di vista, tra le versioni di Holmes dei due editori c'è molto di più di una mera somiglianza grafica.
 
 
Recagno nega che tra le due versioni di Holmes vi sia sovrapposizione grafica. Cagliostro E-Press, fa capire, come si legge nei commenti, che ci sarebbe molto di più di una semplice somiglianza e scrive: Peccato che quello NON È Basil Rathbone, NON È lo Sherlock di Sydney Paget. È il nostro Sherlock. Che voi avete copiato. Basil Rathbone è stato un attore britannico famoso per avere interpretato il celebre detective nato dalla fantasia da Arthur Conan Doyle in alcune pellicole. Come osserva in modo corretto Cagliostro, quello che si vede nelle due raffigurazioni non è Basil Rathbone. All'invito di Recagno di leggere con più attenzione le sue parole, Cagliostro risponde: Abbiamo letto e non condividiamo. E ribadiamo: non è Sherlock "nell'immaginario". Quello è il nostro Sherlock, più maturo, lo Sherlock "del villino" (non esplorato dal canone) nella nostra interpretazione grafica e stilistica. Anche documentarsi del lavoro altrui prima di fare il proprio o mentre lo si fa è sempre buona cosa. Cosa meno buona è andare in casa di altri e pretendere pure di dare lezioni etiche e morali. Secondo Cagliostro, la cui posizione ci sentiamo di condividere, la versione di Holmes apparsa nel lavoro di Ugo Verdi del 2014 sarebbe molto originale rispetto ad altre versioni elaborate ad opera di altri. Quindi, non può esserci stato, a nostro modo di vedere, alcun fraintendimento o coincidenze. Secondo il Recagno, infatti, parrebbe che l'artista Bonelli e Ugo Verdi si sarebbero ispirati allo stesso modello, ma non è questo il caso. Piuttosto, parrebbe che sia stato l'artista di Bonelli a trarre ispirazione o qualcosa in più dal lavoro della Cagliostro, che risale a due anni prima dell'uscita della storia annuale di Altrove. Quale sia la posizione che ha ragione lo lasciamo al vostro giudizio, cari lettori. In questi ultimi tempi, fenomeni di somiglianze tra personaggi apparsi sulle storie della Bonelli e quelli di altri editori hanno arricchito le discussioni in rete e fuori dalla rete. Il caso più clamoroso riguarda le vicinanze tra Morgan Lost e il personaggio di Nightwing della DC Comics, come si nota in questo link e in quest'altro link. O casi più antichi come la vicinanza grafica tra Tex prima maniera e Dick Tracy. Se volete leggere la prima avventura di Holmes nella versione offerta dalla Cagliostro E-Press, a questo link potete ammirare in modo gratuito l'intera storia. Come dicevamo sopra, la risposta di Recagno non ci ha convinti e spinge a chiederci cosa ne è stato del progetto di rilancio di Martin Mysteré di cui parlava Castelli nel 2014 intervenendo nei commenti di un nostro pezzo (link). Nel 2015 la svolta. Castelli ancora una volta parlò di un rilancio del suo personaggio, ma parlò anche di un embargo (link), di cui nessuno più ha parlato. Si sa che alla Lucca Comics 2015 il rilancio venne spostato all'anno successivo. Alla Lucca Comics 2016 mancano poche settimane. Ma la Bonelli vuole davvero rilanciare Martin Mysteré? I fan del gruppo BVZM attendono fiduciosi! Edmund Freisler.

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