martedì 6 settembre 2016

DIABOLIK (ANNO LV) N. 9! MEGA-RECENSIONE! STORIA ARTICOLATA E D'AZIONE! DELUDENTI I TESTI DI CAJELLI!

Il tema del terrorismo è molto attuale nella cronaca di giornali e tv e non passa giorno che non arrivi la notizia di un attentato da qualche parte nel mondo. La casa editrice Astorina non ha timore di occuparsene in una storia a fumetti di Diabolik. Ci accingiamo alla lettura con molto entusiasmo visto che il soggetto è stato concepito dal trio formato da Gomboli, Pasini e Iudica. Siamo curiosi di vedere all'opera Diego Cajelli, che ricordiamo dal flop della serie Long Wei per la Editoriale Aurea per cercare di capire se i suoi testi saranno all'altezza del compito di trasmettere quelle forti emozioni con cui le Giussani sapevano catturare il lettore. La copertina di Matteo Buffagni, che in questi giorni abbiamo visto impegnato sulle pagine di The Amazing Spider-Man per sostituire per breve tempo Giuseppe Camuncoli, è evocativa. Diabolik, di cui si intravede parte del volto, è nascosto dietro del fogliame macchiato di sangue. Una cover spoilerosa che ci comunica due cose: la storia avrà luogo nella jungla e Diabolik sarà fedele al felino da cui ha preso il nome. Nel leggendario numero 5 dell'annata 1968, i lettori, che da tempo chiedevano di avere notizie delle origini di Diabolik, appresero che il giovane che poi diventerà il Re del Terrore di Clerville, entrato nell'ufficio di King, boss dell'isola di criminali in cui era stato allevato dopo il naufragio, vide una pantera imbalsamata chiamata Diabolik perché di notte assaliva il villaggio terrorizzando gli abitanti. Una pantera diabolica che soltanto King era stato in grado di uccidere. Alla fine il giovane uccise King e lasciò l'isola. Assunse quindi il nome di Diabolik, un nuovo Diabolik che King non era riuscito ad uccidere. Il titolo, Come una pantera, evoca questo significato. In questa storia Diabolik sarà feroce e rapido come la pantera di cui porta il nome. Le ultime parole di King furono: mi hai colpito, come la pantera, come Diabolik! La storia si apre con un bellissimo paesaggio dello stato del Roseand dove Diabolik ed Eva sono arrivati per sorvegliare da vicino Bruno e Alice Gerson, i quali, non appena rientrati a Clerville tratteranno l'acquisizione di un grande capitale in pietre preziose. La vita nel resort scorre via tranquilla. Un giorno uno degli animatori del villaggio convince gli ospiti, tra cui i Gerson, a fare un tour alle cascate azzurre, un luogo di incontaminata bellezza. In realtà, avrebbero dovuto fare una tappa al tempio di Jolumel, ma in quel momento è affollato di turisti e non sarebbe cosa gradita. L'indomani mattina la truppa parte a bordo di una jeep alla volta delle cascate. Durante il tragitto vengono rapiti da un gruppo di guerriglieri che si fanno chiamare i Liberatori. Il loro scopo è quello di liberare il loro Paese dall'oppressione dell'occidente. In realtà, sono una banda di predoni che rapisce i turisti e le donne dei villaggi vicini per rivenderli come schiavi a Lutalo, il signore della guerra locale. Giunti al campo base dei terroristi, le donne vengono divise dagli uomini. Le prime saranno vendute. I secondi uccisi senza pietà. Diabolik riesce a salvarsi grazie alle sue abilità e a fuggire nella foresta. Ha colpito con una testata il bandito che stava per freddarlo alla nuca. Gli altri lo inseguono senza sapere di andare incontro ad un destino terribile. Diabolik è infatti esperto di guerriglia. Ha appreso anche quest'arte all'isola di King anni addietro. E ora ne farà uso.


Freddo ed efficiente come la pantera di cui ha preso il nome, Diabolik uccide uno ad uno tutti i banditi che lo inseguono. Per convincere gli altri che è morto. Applica la maschera che aveva usato per insediarsi al resort su uno dei terroristi di cui mostra il corpo da lontano. Credendo di trovarsi di fronte all'occidentale che inseguivano, fanno fuoco senza sapere che stanno sparando ad un morto. Ad uno dei predoni sopravvissuti si fa raccontare delle attività del suo gruppo. Il giorno dopo arriverà al campo un uomo di Lutalo per trattare l'acquisto delle donne rapite. Diabolik lo intercetta lungo il percorso e ne prende il posto. Poiché nessuno dei Liberatori lo conosce, si presenta con il suo nome, Diabolik. Emissario di Lutalo e spietato criminale internazionale. Il suo arrivo al campo dei banditi crea non poco clamore. Eva Kant, che è stata già avvertita di tutto qualche ora prima dal suo compagno tramite il radio-orologio, sa che la libertà è vicina. Mentre si avvicina ad Eva le consegna, senza essere visto, delle piccole bombe esplosive. Con esse farà saltare l'altra parete del tunnel dove sono tenute prigioniere. Diabolik ha già pensato al resto. Imitando la voce dello scagnozzo di Lutato, fa credere a quest'ultimo che i Liberatori vogliono ucciderlo. Lutalo arriva il giorno dopo con le sue forze per vederci chiaro ed è subito scontro. Nella confusione Diabolik ed Eva Kant riescono a fuggire portando in salvo le donne prigioniere. Un conto è ancora aperto. Tornati al resort, Diabolik ed Eva uccidono l'animatore che aveva proposto loro la visita alle cascate azzurre. Era in combutta con Lutalo. Convinceva i turisti ad arrischiarsi in posti pericolosi dove sarebbero stati preda dei banditi. Una storia con molta azione come da titolo, ma la trama è molto leggera. Gli autori cadono in una serie di palesi ingenuità. Quando le donne arrivano al campo dei banditi ed Eva è tra queste, non le viene tolto l'orologio da polso con cui comunicherà con Diabolik. Quest'ultimo si presenterà ai Liberatori con il suo vero nome senza pensare che i banditi, qualora fossero stati a conoscenza della sua esistenza, nota in molte parti del mondo, non avrebbero mai creduto che venisse per conto di Lutalo. I disegni sono migliori di quelli del precedente episodio per merito di Matteo Buffagni, il cui tratto non è eccelso, ma la sostituzione di Cerveglieri si vede eccome. Montorio e Merati continuano a deludere. Deludenti i testi di Cajelli. Non è riuscito, secondo noi, a trasmettere quelle emozioni che la storia esigeva di esprimere. Diabolik parla poco, per frasi fatte. Si preoccupa di farlo apparire come un duro e spietato assassino che il personaggio che tutti conoscono dotato di una precisa componente soggettiva. Cajelli delude nel contesto di una trama ben articolata ma ingenua. Delusione dalle premesse. Nessun accenno al terrorismo. I cattivi della storia sono predoni. Rapiscono le persone. Abbiamo riscontrato molte affinità con il caso di Maria Grazia Cutuli, la giornalista italiana rapita ed uccisa in Afganistan nel 2001. Una storia che avrebbe potuto essere di maggiore impatto se sceneggiata con un altro piglio e articolata diversamente. Da come è stata proposta, è parso che gli autori non abbiano voluto calcare la mano su temi delicati che avrebbero potuto generare diverse polemiche politiche. Kristoffer Barmen.

2 commenti:

  1. Cajelli, secondo me, è un autore modesto che avuto possibilità sproporzionate rispetto alle sue capacità. Opinione personale.

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  2. Una storia di Diabolik nelle sceneggiature deve trasmettere forza, passione, ferocia (a seconda dei casi), sentimenti determinanti che nel testo di Cajelli non abbiamo riscontrato. Per noi, è stata una delusione. Inoltre anche nella articolazione della trama si poteva fare di più, rendendo la vita più difficile a Diabolik, che in questa storia è parso un professionista davanti a dei dilettanti allo sbaraglio.

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