mercoledì 21 settembre 2016

DYLAN DOG: IL TRENTENNALE! UN GRUPPO ZOMBIE PER LE VIE DI MILANO! IL FUTURO DELLA SERIE DI DYLAN DOG

Nella giornata del trentennale di Dylan Dog alcune strade di Milano sono state invase da una massa informe di persone abbigliate in modo strano. Non proprio una massa enorme, perché parliamo del ristretto gruppo di fan di un giornalino a fumetti, una rivista per ragazzi che riprende alcune ambientazioni horror viste nei film di Dario Argento negli anni settanta-ottanta. Alcuni erano vestiti da zombie e ci è parso piuttosto strano che le forze dell'ordine non si siano mosse per fermarli verificando, tra le altre cose, se quella peculiare manifestazione fosse stata autorizzata. Non capita tutti i giorni vedere passeggiare per le strade persone vestite da cadaveri con vistose parti del corpo simulanti la putrefazione delle salme. Uno spettacolo raccapricciante che avrà, a nostro modo di vedere, prodotto l'effetto inverso rispetto a quello voluto dagli organizzatori: attirare persone sull'evento che, a loro modo, volevano o hanno cercato di festeggiare. Una cosa strana visto che, ormai da parecchi anni, gli zombie non solo non si vedono sulle pagine di Dylan Dog, ma a latitare, tranne qualche raro caso, è l'aspetto horror. Un horror particolare perché, nella visione originaria accreditata dall'opinione degli osservatori, esso doveva essere una metafora della critica sociale e politica operata dall'ideatore del personaggio, Tiziano Sclavi, che non ha mai nascosto la sua vicinanza all'area della estrema sinistra. Non solo la critica politica. Sclavi ha trasfuso nelle storie e in particolare nelle prime 50, i suoi problemi di alcolismo e depressione, che lo hanno portato più volte vicino al suicidio.
 

Chiusa la triste parentesi caratterizzata dalla fase più acuta di questi problemi personali, secondo molti osservatori sarebbe calata la qualità della collana, che, eccettuato l'impazzimento della prima metà degli anni novanta, quando la collana, per motivi endogeni rispetto alle sue storie, è diventata un cult, arrivando a vendere circa 600.000 copie al mese, è coincisa con il lento declino. Negli ultimi anni le vendite sono calate con un ritmo di circa 10.000 copie all'anno. Oggi la collana vende 90.000 copie, secondo i dati diffusi dall'autorevole Alessandro Bottero in un commento in calce ad un post sul suo profilo Facebook (link). Ha scritto di recente il grande Sauro Pennacchioli in un pezzo pubblicato su Giornale Pop, testata di cui è direttore: la forza dei primi episodi di Dylan Dog sta nei dialoghi brillanti, in totale contrasto con l’inquietudine che aleggia nelle pagine. Sembra di essere trascinati in una dimensione indefinita e folle. Non mi capitava da quando ero bambino, di aspettare davanti all’edicola l’uscita del nuovo numero di un fumetto. Poi è finita abbastanza presto perché Tiziano Sclavi, come un ####### qualsiasi, è andato a fare la bella vita lasciando il posto ad altri sceneggiatori che hanno scritto storie horror convenzionali. Qui si avverte anche la grande debolezza di Sclavi come editor, presente sin dai tempi di Mister No, personaggio che ha massacrato e poi ammazzato nella convenzionalità più assoluta (malgrado le storie scritte da lui fossero bellissime e prefiguratrici di Dylan Dog: andrebbero ripresentate in un grosso volume). (link).
 
Secondo Pennacchioli: Tiziano Sclavi, da quando ha posato il bicchiere, è diventato uno sceneggiatore come tanti, non è più il mostro di bravura di un tempo. Una volta, Sclavi aveva chiesto ad Alfredo Castelli di terminargli una sceneggiatura di Dylan Dog di 11 pagine che non riusciva a portare avanti. Castelli la girò a me, io la lessi e gliela restituii perché capivo che sarebbe stato impossibile renderla coerente. Allora Castelli la finì lui in qualche modo. Quelle pagine battute da Sclavi con la macchina per scrivere contenevano più errori che altro, si capiva che erano state scritte in uno di allucinazione. Con questo non voglio dire che l’alterazione mentale porta alla genialità: succederà soltanto in un caso su un milione. Ne posso parlare perché Sclavi ha scritto un libro sulla sua dipendenza dall’alcol. Un caso che richiama alla memoria quello di Gabriele D'Annunzio, uno dei poeti più importanti degli ultimi tre secoli che forse la scarsa cultura dei lettori dylaniati non ha mai avvicinato alla dinamica richiamata da Pennacchioli. Il caso di D'Annunzio era diverso in quanto il popolare letterato assumeva cocaina per vivere momenti di particolare alterazione e creare le sue opere. Qualche che sia lo strumento utilizzato, il fine era lo stesso. Alterazione mentale e creazione intellettuale di rilievo. D'Annunzio faceva anche altre cose poco rispettabili. Conduceva una vita sregolata con annessi rapporti carnali non consentiti dalla morale pubblica. Lo spettacolo poco edificante degli zombie per le strade di Milano è lo specchio del declino in cui vive la serie di Dylan Dog.
 
Il trentennale è stato anche il momento in cui gli organizzatori hanno annunciato che Tiziano Sclavi è al lavoro su una nuova serie di Dylan Dog che si vedrà tra due anni! Gli osservatori si domandano: sarà una serie all'altezza delle prime 50 storie di Dylan o sarà una storia di qualità inferiore come le successive? Oggi, però, Sclavi vale soprattutto come portato di un passato glorioso che ha arricchito le casse della Bonelli negli anni novanta. Il nome di Sclavi è sufficiente per far innalzare, almeno nei primi numeri, le vendite di una serie nuova o vecchia, attraverso il richiamo dei nostalgici di quelle 50 storie. Ma se, come sostiene il Pennacchioli, quelle storie sono state il prodotto, in massima parte, di uno stato di alterazione mentale, c'è poco da aspettarsi. Che Dylan sarà tra due anni? Se oggi vende 90.000 copie si può ipotizzare, stimando una perdita costante di 10.000 lettori all'anno o più, che nel 2018 la serie sarà scesa a 60.000 copie. A quel punto, non sarebbe meglio chiuderla e sostituirla con questa nuova serie di Sclavi, sempre che riuscirà a vendere il necessario per andare avanti? A calare non è solo la serie dell'Indagatore dell'Incubo. Come dimostrano i dati di bilancio pubblicati in questi anni e le pubbliche dichiarazioni di autori e dirigenti, in calo sono tutte le serie Bonelli, Tex compreso. Se oggi la soglia di sicurezza di una serie è di 20.000 copie, tra due anni, essa dovrà essere abbassata a 13-15.000 copie con annesso calo dei costi di produzione e compensi per gli autori. Dove sono i nuovi autori in grado di comunicare con le nuove generazioni? Al Plano.

17 commenti:

  1. L'idea che, per scrivere una buona storia bisogna rimbambirsi bevendo e assumendo porcherie, non mi ha mai convinto. Un tizio che si fa venire le allucinazioni non riesce neanche a distinguere il sopra e il sotto, figurarsi scrivere un capolavoro: in quello stato non riesce neanche a fare la lista della spesa. E alla fine il cervello va in pappa. Sarebbe come dire che Omero, Dante, Virgilio, Manzoni si facevano delle pere per scrivere i loro capolavori. No, la gente d'oggi si prende la droga e si ubriaca perchè non sa il motivo del suo vivere, cosa che invece Omero e soprattutto Dante conoscevano.
    Se Sclavi ha scritto bene quelle storie di Dylan Dog, era perchè si sentiva particolarmente ispirato, non perchè si faceva i trip allucinogeni: anzi, credo siano stati proprio quelli a far peggiorare alla fine la qualità delle storie. Senza contare che, in ogni caso, nelle storie horror si va sempre più giù: sono storie che si sviluppano in un contesto disperante e senza via d'uscita, dove l'uomo è disprezzato in quanto uomo ed è preda di entità maligne, invincibili e onnipotenti. Se l'ironia può funzionare nei primi numeri di Dylan Dog come difesa davanti ad un simile inferno, non dura molto, comunque. Per questo Dylan Dog non poteva durare: è un personaggio che si autoconsuma da solo, visto il contesto in cui vive.
    Riguardo al lavoro di Sclavi su altre collane, Mister No è praticamente la fotocopia di Dylan Dog. E quello che lui ha fatto su Zagor per me è e resta inguardabile: Zagor diventa nelle sue mani un personaggio stereotipato, le storie diventano noiose e a tratti didascaliche, fino ad arrivare all'obbrobrio supremo di Incubi, una delle storie più allucinate, assurde e incoerenti che abbia mai visto. Tanti dicono che è un capolavoro, ma per me è e resta un obbrobrio.

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    1. I casi di Sclavi e D'Annunzio sono molto diversi. Il primo assumeva sostanze alcoliche come dimensione patologica. Non lo faceva di proposito per scrivere meglio. Nel caso di D'Annunzio, no. Assumeva stupefacenti per esplorare stati alterati di percezione, che non hanno giovato alla sua salute. E' opinione di Sclavi che le prime storie fossero il prodotto di uno stato di alterazione che gli portava ad esplorare dimensioni che in condizioni normali non avrebbe visto. Il senso delle parole di Pennacchioli è questo.

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  2. Buongiorno carissimi. L.articolo di Pennacchioli ,mia opinione, mi è sembrato di cattivo gusto. quasi infastidito dal successo o meno di Sclavi nonostante i problemi personali avuti.non so, magari sbaglio.

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    1. Non esiste alcun collegamento tra la descrizione operata dal Pennacchioli della dimensione sclaviana e un presunto fastidio per il successo avuto dal primo, che nel pezzo non si riscontra né si intuisce.

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  3. In linea con il vostro sito (che apprezzo moltissimo come ben sapete)...le chiacchiere stanno a zero. Quando Bottero, Pennacchioli o chiunque altro darà vita ad una casa editrice magari piccola, piccola, piccola, underground o tradizionale in grado di scoprire giovani talenti(o rilanciarne di vecchi)FACENDO CASSA, cioè centrando i gusti dei lettori o di una parte di essi, e (quindi) VENDENDO, nel senso di chiudere i bilanci con un buon attivo (la cosa più RARA nel fumetto al giorno d'oggi), allora si potrà parlare di GRANDI personaggi, fino ad allora...bla,bla,bla,bla,bla...

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  4. I pensieri espressi da Bottero, Pennacchioli ed altri non hanno alcuna attinenza con il "dare vita ad una casa editrice". Se parliamo della Bonelli, saprai certamente che l'editore milanese è nato per iniziativa di G.L. Bonelli nel 1941 in piena epoca fascista. Parliamo di due piani diversi. Né ha molto senso liquidare le critiche dei suddetti con un argomento fuori tema. Un altro aspetto da considerare è che il bilancio 2015 della Bonelli ha fatto registrare pensati cali rispetto al bilancio 2014. Utili dimezzati e ricavi scesi di circa 3 milioni di euro. Nel 2014 la Bonelli chiuse con 3,4 milioni di euro. Nel 2015 ha chiuso con 1,8 milioni di euro. Inoltre, rispetto al 2014 sono state distribuite 1 milione di copie in meno. Non proprio numeri esaltanti che dimostrano che le strategie messe in campo dall'editore tra il gennaio e il dicembre 2015 sono state fallimentari. Questa è la Bonelli. Lo sai che la Panini (intesa come gruppo) ha chiuso il 2015 con un debito (buco) con le banche di 110 milioni di euro?

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  5. La mia non era una critica alle opinioni espresse da Bottero e Pennacchioli in quanto tali. Dico solo che non si può definire qualcuno grande redattore o esperto di fumetti se non sul campo. Non ho nemmeno lontanamente detto che "non credo" che Bottero o Pennacchioli possano dare vita a una casa editrice di successo. Però ci vogliono i fatti. Per quel che riguarda la Bonelli o la Panini, io stesso ho sottolineato più di una volta che dovrebbero cambiare il 90% della dirigenza in blocco.

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  6. Bottero e Pennacchioli sono stati e lo sono tuttora, grandi redattori e grandi esperti di fumetti e lo hanno dimostrato sul campo. La grandezza in questo senso non si dimostra creando case editrici. Confondi l'attività di autore/redattore con quella di imprenditore. Sui fatti, non è chiaro a cosa ti riferisci. Pennacchioli ha espresso il suo giudizio su Sclavi. La questione finisce lì. Oggi Pennacchioli è un apprezzato scrittore e giornalista. Stesso discorso per Bottero, che ha fornito dati di vendita sempre riscontrati dalla realtà. Sui cambiamenti delle dirigenze Bonelli e Panini, il problema non è nel cambiamento. Il limite di questi editori è quello di avvalersi di autori come manager o dirigenti! Ecco, hanno confuso, come nel tuo caso, i piani di autore e di imprenditore. A questo punto, ti starai chiedendo perché alla Panini, con un debito di quella misura, non abbiano buttato tutti fuori a pedate. Misteri della imprenditoria italiana. Se ne vuoi sapere di più sulla Panini, leggiti questo nostro pezzo: http://comixarchive.blogspot.it/2016/04/panini-merloni-esce-dal-gruppo-il-nuovo.html

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  7. Mettetevi in testa che dylan dog non chiuderà mai... amato o odiato oramai è una parte del costume italiano. Chi non conosce oggi dylan dog ? Nei prossimi anni se ne vedranno delle belle...
    Non avete sentito l'intervista? Tra un po c'è la volontà da parte di bonelli di debuttare nel cinema...pensate alla Marvel, e cosa potrebbe realizzare bonelli con i suoi personaggi...
    Mi dispiace per i pochi che lo odiano, ma dylan non morirà mai... attenti a voi vi dico invece, perché a continuare su questa strada rischiate di farvi scoppiare il fegato...


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  8. Dicevano le stesse cose di Mister No, poi ha chiuso dopo 30 anni con il numero 375. Ma a parte questa considerazione, nei nostri articoli è stato mai affermato che Dylan Dog corre il rischio di chiudere a breve-medio termine. Il rischio cui invece la testata va incontro è il forte calo di lettori (circa 10.000 ogni anno, secondo stime ufficiose) che lo indebolisce. Nel 2000 Dylan Dog vendeva 270.000 copie. Oggi è sceso a 90.000 e se mantiene il ritmo suddetto tra due anni, quando inizierà la fase 3 profetizzata da Recchioni, rischia di scendere a quota 60-65.000 copie (che sono sì tante, ma non tantissime). Chi non conosce Dylan Dog? Ottima domanda, ma non è che abbiamo visto 150.000 persone a Milano in occasione per il trentennale. C'era qualche migliaio di persone, con alcune centinaia nelle sale, ma non ci sembrano numeri ragguardevoli. Per quanto riguarda il cinema, forse non sai che Dylan Dog ha già avuto due sfortunati passaggi cinematografici, uno nel 1994 con Rupert Everett e uno pochi anni fa con Brandon Routh (quello di Superman Returns). In entrambi i casi è stato un disastro. C'è stato il film di Tex nel 1985 con Giuliano Gemma, ma anche in quel caso un flop. Cosa può realizzare la Marvel con i suoi personaggi? Non lo sappiamo, ma finora, almeno a livello cinematografico, non ha brillato. In anni recenti, ha tentato con il motion comic di Orfani e anche lì la cosa non ha avuto seguito. Flop! Esistono persone che odiano Dylan Dog? Non ci sembra. Dylan o lo segui o non lo segui. Il problema è che negli ultimi 15 anni Dylan Dog ha persone quasi il 70% dei suoi lettori. A cosa dovremmo fare attenzione, sig. Ormenese? Magari sei tu che dovresti partire dall'ordine di idee che si sta parlando di un personaggio di fantasia come tanti, protagonista di avventure per ragazzi. Una lettura di svago come quella di tanti libri di narrativa seriale, oggi in netto declino. Perché, lo saprai certamente, si può essere parte del costume italiano ma questo non implica avere o riuscire a conservare una presenza in edicola. Anche Mister No è parte del costume italiano, ma ha chiuso lo stesso, come il Grande Blek, il Comandante Mark e tanti altri...

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    1. chi non conosce snoopy o lupo alberto?

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    2. Fatti un giro per le strade di Milano e chiedi alla gente. Vedi cosa ti rispondono.

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    3. era per dire che tutti li conoscono ma le vendite vanno male lo stesso, soprattutto il lupo

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    4. Su questo siamo perfettamente d'accordo. Si può essere parte dell'immaginario popolare, ma da qui a pensare che questo implichi successo in edicola ce ne corre. Spesso Recchioni ha sostenuto che da quando c'è lui, la gente è tornata a parlare di Dylan Dog. Domanda: la gente (intesa come nuova o vecchia) acquista Dylan Dog? Oggi sappiamo invece che le vendite hanno seguitato a scendere. Ogni anno si perdono 10.000 lettori. Tra meno di cinque anni, se questo ritmo sarà mantenuto, Dylan Dog venderà la metà di oggi.

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  9. Errata corrige 1: Con l'espressione "Cosa può realizzare la Marvel con i suoi personaggi?" intendevamo riferirci alla "Bonelli" e ai suoi personaggi.

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  10. Mister no ha chiuso, xke nn ha mai venduto cm dylan dog. Leggo dylan da più di 20 anni, ci sono cresciuto cn lui e nn penso che le nostre trade non si spariranno mai... altri lettori hanno fatto scelte diverse...se dyd vendeva tanto negli anni novanta era xke era diventato in, un brand... molti di quei lettori oggi fanno altro, guardano il gf, i film marvel, ma credo che nn abbiamo smesso di leggere dyd principalmente x la qualità delle storie, ma semplicemente xke nn andava più di moda...nn era più così trand. Gli anni 2000 sono gli anni della playstation, dei cellulari... età inevitabile che dylan così strutturato nn poteva resistere.
    Ma sono certo che se la bonelli intraprenda la strada della Marvel, creando film degni di qst nome sui suoi personaggi... bhe dylan tornerà di nuovo nell'olimpo. ..


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  11. Mister No ha chiuso soprattutto perché è stato massacrato da autori e curatori che ne hanno affrettato la cancellazione. Marvel e DC fanno buoni affari con i film, ma finora le vendite dei fumetti non ne sono state incise. Alla base c'è una disaffezione alla lettura. I giovani oggi non leggono. Non ne hanno bisogno perché nei cellulari hanno tutto. I fumetti non li attirano. Dylan Dog è in caduta libera. Alla Bonelli hanno sbagliato tutto. Anche oggi si è consumato l'ennesimo litigio tra Recchioni e vari lettori sui social network. La prima regola della comunicazione quando proponi al pubblico un prodotto è quella di presentarsi in maniera da accattivare il potenziale consumatori. Quanti lettori sono spariti a causa di questa cattiva comunicazione? Siamo a 10.000 lettori ogni anno. Nel giro di 5 anni a questo ritmo Dylan Dog venderà la metà di oggi e le altre testate minori saranno state spazzate via. Per andare avanti la Bonelli dovrà abbassare i costi di produzione, tra cui le remunerazioni per gli autori. Alternative non ce ne sono. La Bonelli si regge sulle vendite, se queste calano, calano gli utili. Non a caso, gli utili del 2014 sono stati 3,4 milioni. Quelli del 2015 sono stati 1,8 milioni.

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