lunedì 19 settembre 2016

DYLAN DOG: IN ARRIVO UNA NUOVA SERIE AFFIDATA A SCLAVI! DI NUOVO? DOVE SONO GLI AUTORI GIOVANI?!!!

Un recente articolo uscito sul sito di Fumetto d'Autore ha messo in luce un fatto che è sotto gli occhi di molti osservatori. Alla Sergio Bonelli Editore si punta sugli autori vecchi. Parliamo della Bonelli, perché la Bonelli è l'unico editore in Italia che paga. Non parliamo di tutti quegli editori o presunti tali che alle fiere fanno il pieno di premi inutili con nomi sconosciuti e presentando gente sconosciuta come prossimi vincitori del premio Nobel della Letteratura. Il 90% dei fumettisti italiani lavora gratis o il loro vero lavoro è altro. Alcuni sono dipendenti pubblici, altri lavorano nel privato. La Bonelli è l'unico sbocco lavorativo per un autore o un disegnatore, ma se si tratta di un autore giovane il percorso appare più complicato, visto e considerato che alla Sergio Bonelli Editore si punta su un parco-autori di età avanzata. Castelli ha 70 anni, Chiaverotti ne ha 51, il Manfredi addirittura 69. Boselli ne ha 64, ma siccome è il nostro scrittore preferito, allora lo eliminiamo da questo ambito. Recchioni ne ha 42! E dulcis in fundo, c'è anche il Tiziano Sclavi, che di anni ne ha 64. Erano anni che non si vedeva dalle parti del mondo dylaniato. Poi nel 2013 è stato, secondo la versione ufficiale (a cui noi non crediamo), ha scelto Roberto Recchioni come curatore della collana, mentre lui continuava ad apparire come supervisore. Lo stesso Recchioni in più di una intervista ha precisato due cose importanti: le idee tanto contestate e indigeste del rilancio avviato tre anni fa sono di Sclavi, non sue; Sclavi ha deciso di tornare a scrivere Dylan Dog! Sclavi scriverà il numero 362 di ottobre dal titolo Non è successo niente. E ora arriva la notizia che Sclavi, dopo tanti problemi e difficoltà varie di natura personale, torna a scrivere Dylan Dog!
 

Lo farà nel contesto di un nuovo progetto chiamato Le Storie di Dylan Dog, che dovrebbe essere una sorta di appendice alla serie regolare. Alla Sergio Bonelli Editore hanno dichiarato di essersi adoperati a convincerlo a tornare sui suoi passi. Sclavi aveva deciso di non scrivere più. E lui poteva permetterselo grazie alle ricche royalties pagate dalla Bonelli nel periodo in cui la serie vendeva tantissimo. Molti osservatori ritengono che le migliori storie scritte da Sclavi siano quelle relative al suo periodo difficile in cui aveva problemi di depressione e alcolismo con annessi tentativi di suicidio. Perché hanno chiesto a Tiziano Sclavi di tornare? Secondo noi, i motivi sono due: il fallimento del rilancio e la necessità di fare bilancio in un momento in cui l'ultimo esercizio ha fatto registrare voci in decrescita rispetto a quello precedente. Sono decisioni prese dall'autore, che resosi conto, secondo noi, del fatto che il rilancio non è andato bene, per salvare Dylan Dog (la seconda spalla su cui si regge come vendite) si gioca l'ultima carta a disposizione: il ritorno stabile di Tiziano Sclavi. Basterà per salvare Dylan Dog? Noi riteniamo di no e siamo convinti che le grandi vendite degli anni d'oro, figlie di una realtà economica non più realizzabile, non torneranno più. Tre anni fa Dylan Dog vendeva 120.000 copie. Oggi vende ne 95.000. E' stato, quindi, un errore affidare il rilancio a Sclavi e farlo eseguire a R. Recchioni? Alla luce dei dati oggi disponibili, riteniamo di si. E siamo convinti che si continui a sbagliare, perché anziché puntare sui giovani, dopo 30 anni il nome che viene fuori è ancora Sclavi. Non sarebbe meglio, quindi, puntare su autori giovani con idee giovani e innovative anziché sulle vecchie glorie del passato?! Al Plano.

6 commenti:

  1. Non è questione di giovani o meno giovani. Camilleri ha scritto il primo romanzo di Montalbano alla soglia dei 70 anni, Simenon inizia a pubblicare a meno di 16 anni, così come ci sono autori mediocri di 70 anni e di 16 anni. Mancano redattori in grado di intuire le capacità di un autore e le potenzialità di una proposta. I redattori si affidano al web (taroccato) o ad autori "presentati" (di sinistra). Il problema è che l'editoria minore, come voi tratteggiate SPLENDIDAMENTE a inizio articolo, sta ancora peggio. Un' ultima osservazione: la collana Le Storie, per esempio, poteva essere un'ottima possibilità per presentare ai lettori autori (vecchi e nuovi) e progetti, ma, secondo me, il risultato è una mediocrità diffusa, giovani poco talentuosi o vecchi webbisti (autori pompati dal web, ma sgraditi al mercato) che siano gli autori.

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  2. Il problema dell'età è molto importante. Se si parte dal presupposto che Dylan Dog va rilanciato, è necessario farlo su basi moderne, anziché rivolgersi a colui che lo aveva creato 30 anni fa e che ora non fa che riproporre la solita minestra riscaldata dei suoi problemi personali trasportati nel fumetto. Cosa importa ai lettori dei problemi personali di un autore che non è più attivo da quasi un ventennio e che alla stragrande maggioranza dei lettori è del tutto sconosciuto? Alla Bonelli, nonostante gli slogan, si curano poco di passare ad un approccio moderno. Non che sia strettamente impellente. Hanno Tex che fra inediti, ristampe e volumi vende molto bene ed anzi se chiudessero le testate che vendono meno di 25.000 copie il loro bilancio ne trarrebbe un grosso respiro di sollievo. La Bonelli potrebbe andare avanti con Tex, ciò che resta di Dylan Dog e Zagor. Tutto il resto è un inutile fardello portato avanti più per motivi di apparenza che altro. Stanno investendo su Martin Mysterè dopo che per anni lo hanno del tutto ignorato, ma come lo stanno facendo? Con l'introduzione nelle storie di elementi moderni? No, con le ristampe a colori che fanno bilancio ma non portano nuovi lettori. Oggi Martin Mysteré naviga intorno alle 15-16.000 copie e se non ha chiuso ciò lo si deve all'abbassamento delle tirature e dei costi di produzione. Su Orfani hanno sperperato milioni di euro. La testata viaggia sulle 19.000 copie e a scendere. Riguardo alla collana Le Storie, quasi certamente chiuderà con il numero 60 perché non è stato commissionato materiale nuovo. Dylan Dog... beh, abbiamo un dato di vendita fresco... che leggerai tra breve... resta la domanda. Dove sono i giovani? Oggi Dylan Dog è in mano a Sclavi che ha 64 anni e Recchioni che di anni ne ha 42. Lo spettacolo poco decoroso di tutta quella gente che in occasione del trentennale si è vestita da zombie affollando le strade di Milano aveva poco a che fare con la cultura. I passanti si saranno chiesti chi sono quei matti.

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  3. Credo che il punto sia...non ci sono giovani autori di talento. Succede anche con i calciatori. Succede che può nascere una generazione di giocatori di livello basso(con inevitabili conseguenze sulla nazionale). La prova la fornisce (come già detto) la piccola editoria il cui ruolo dovrebbe appunto essere scoprire giovani talenti e Topolino che, in questi anni ha si prodotto giovani autori (perdendo magari per strada autori "vecchi" e bravissimi), ma il livello qualitativo è calato anziché accrescersi (con inevitabile conseguenze sulle vendite). Ad esempio...Sio, secondo voi, è un "giovane di talento"? Personalmente, ripeto personalmente, lo ritengo un modesto dilettante pompato dalla solita "fanfara" del web.

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  4. Su questo non concordiamo. Anzi cogliamo l'occasione per porre il seguente quesito: "siamo sicuri che gli autori, presso i grandi editori e presso i piccoli editori, siano scelti in base al loro talento e non in virtù di elementi che con il talento hanno poco a che fare?". Su Sio, poiché non ci siamo occupati delle sue performance fumettistiche, non esprimiamo valutazioni in merito. Molti editori, che non conoscevano il web, ne sono rimasti scottati. Un caso emblematico ha toccato qualche anno fa la Star Comics e la serie Davvero di Paola Barbato. La scrittrice propose questa serie gratis in rete coinvolgendo molti autori nel progetto. Recchioni la attaccò duramente. Siamo nel 2013. In rete Davvero andò molto bene, quando però passò in edicola si scoprì che solo una piccola parte di lettori comprarono il suo fumetto. Gli editori dovrebbero condurre serie ricerche di mercato, anziché andare avanti con il fiuto. Il problema è dato dal fatto che spesso il costo di queste ricerche di mercato è largamente inferiore ai ricavi assicurati dalla vendita dei fumetti.

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  5. Beh, sì...è possibile che ci siano giovani capaci in giro e che gli editori grandi e piccoli non sappiano discernere i potenziali talenti dalle ciofeche. In tal caso, però...povera editoria a fumetti (italiana)!! Quanto a Davvero...Paola Barbato non è Gerard Lauzier come (ad esempio) Silvia Ziche non è Claire Bretecher (la imita, ma non lo è) e i manager (redattori e dirigenti) del fumetto italiano non sono i manager di Amazon (eh, no...decisamente no). Anche perché, negli States (e non solo), se le vendite calano, finisci a vendere i panini da McDonald's. Qui, resti comunque al tuo posto o, al massimo, passi a un altro editore.

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  6. Hai tracciato in modo perfetto la differenza tra il mondo americano del fumetto e quello italiano. Nel primo va avanti, quasi sempre, chi ha successo. Gli americani sono pratici. Il fumetto è un business e deve portare soldi. Chi non è in grado di fare soldi finisce fuori. In Italia no. Chi colleziona insuccessi viene considerato una leggenda del fumetto e rimane al suo posto. Avanza nelle gerarchie mentre gli editori fanno la conta dei soldi persi. Considera, inoltre, che in Italia perfino McDonald's stenta!

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