giovedì 8 settembre 2016

DYLAN DOG N. 359: MEGA-RECENSIONE! ESORDIO DI MATTEO CASALI AI TESTI IN UNA STORIA CON POCO NERBO

Uno dei tratti caratterizzanti questo rilancio è il massiccio numero di scrittori esordienti, che mai prima d'ora avevano lambito i lidi dylaniati. Nel numero 359 di Dylan Dog, che oggi passiamo ad esaminare, è toccato a Matteo Casali. Lo scorso anno è stato sotto la luce dei riflettori insieme ad Onofrio Catacchio con cui avrebbe dovuto formare il team di scrittori della nuova serie di Kriminal targata Mondadori Comics. Il progetto alla fine è stato fermato a causa di cambiamenti nelle politiche generali dell'editore milanese. Casali vanta collaborazioni con Saldapress, Coconino Press e in America con Marvel e DC Comics. Un curriculum di tutto rispetto, che, come vedremo in questo articolo, non è riuscito, secondo noi, ad elevare il livello di un rilancio che in questo numero fa un nuovo buco nell'acqua. Da un punto di vista politico, ci è sembrato schierato a sinistra. Per questo numero 359 di Dylan Dog crea una storia che a tratti è parsa interessante con continui colpi di scena e rimescolamenti, spostando le convinzioni del lettore da una pagina all'altra per poi deludere nel finale, dimostrando difficoltà nel sapere in poche pagine costruire una conclusione in cui i vari punti disseminati in precedenza trovassero la giusta collocazione. Una storia che finisce senza un vero perché, una spiegazione logica degli avvenimenti mostrati con un Dylan Dog smarrito e senza alcuna risposta alle molte domande che il protagonista gli aveva suscitato. Non sappiamo se l'intenzione di Casali fosse questa fin dall'inizio o se ha elargito un significato che non siamo riusciti a cogliere. Passando alla storia, la cover realizzata come al solito da A. Stano presenta alcuni aspetti dubbi. Dylan guarda in quello che sembra un bidone puntando una insolita pistola. L'impugnatura pare quella di un'arma automatica, ma la parte superiore denota un tamburo che non dovrebbe essere lì. Lo sguardo di Dylan Dog è sbagliato. L'occhio destro è rivolto davanti, quello sinistro è a sinistra! Un errore di Stano o un messaggio misterioso? Dylan Dog guarda davanti, ma un occhio è a sinistra perché da quella parte può arrivare una minaccia? Poiché Stano è un maestro, non crediamo ad un errore ma ad un fatto voluto. L'occhio è stato disegnato così. Sbagliato per un motivo che ci sfugge. E se anche si fosse trattato di un errore di A. Stano, sarebbe assurdo che il curatore Roberto Recchioni o il supervisore Tiziano Sclavi non se ne siano accorti. Recchioni è anche disegnatore e quindi avrebbe dovuto segnalare a Stano l'errore. Se questo non è avvenuto, allora non è stato un errore. La domanda che ci poniamo è: l'occhio sinistro di Dylan sta forse tenendo sotto osservazione qualcuno al suo fianco mentre l'arma è rivolta a chi davanti a lui lo sta minacciando? Gli editoriali di Roberto Recchioni sembrano alludere alla scarsa accuratezza della memoria, a volte voluta, come forma di difesa della nostra anima. Le parole non sembrano avere senso. E lo stesso Recchioni lo ammette quando dice che ha dimenticato ciò di cui voleva parlare.
 

La storia è disegnata da Marco Nizzoli, qui alla quarta performance su Dylan Dog. Il suo esordio dylaniato è avvenuto sul numero 308 dell'aprile 2012 su testi di Giuseppe De Nardo, un autore di cui si sono perse le tracce da quando la cura editoriale della collana è stata affidata a Roberto Recchioni. Ha in seguito curato i disegni dei numeri 330 e 340, quest'ultimo, scritto da Michele Medda, con la prima avventura di Dylan Dog e l'ex-ispettore Bloch a Wickedford. Un tipo strano di nome Holden si rivolge a Dylan Dog per la risoluzione di un singolare problema. Ricorda ogni istante degli ultimi tre anni con precisione incredibile. Dice che la sua condizione corrisponde ad una patologia chiamata ipertimesia di recente scoperta. Soltanto nel 2006 è stato possibile delinearne eziologia e sintomi. Holden tuttavia non si limita a ricordare avvenimenti del suo passato, poiché è in grado di percepire in modo specifico i ricordi di altre persone e in particolare degli assassini. La storia si apre con la scena che vede Holden guidare Dylan Dog in una casa abbandonata, dove dopo una sinistra ricerca viene rinvenuto il cadavere di una persona appesa alla doccia con del nastro adesivo. Mentre Dylan e Holden passeggiano per la casa abbandonata si notano chiari segni satanici e massonici, facendo capire che quella abitazione è stata usata per celebrare misteriosi rituali. A pagina 8 ad esempio, nella prima vignetta si nota l'immagine sulla parete di una fiamma e sul pavimento i resti di quella che sembra una bambola carbonizzata. Si vuole alludere al fatto che è in quella casa è stato celebrato un rito satanico con tanto di sacrificio umano? Inoltre, si susseguono avvisi di non toccare qualcosa. A pagina 9 la simbologia viene incrementata. Nella prima vignetta sul lato destro si nota un occhio sormontato da un teschio, al centro l'immagine di una strana creatura e a sinistra una mano in segno di fallo. L'occhio compare anche nelle due vignette successive. A pagina 10 compare una creatura che di primo acchito sembra di tipo caricaturale ma sul campo spuntano antenne che sembrano corna. Una volta trovato il corpo, bisogna trovare l'assassino. Holden guida Dylan verso la casa del killer, un tecnico che ha lavorato in vari teatri di Londra chiamato Bill Harper. La frustrazione di non essere riuscito a diventare attore lo porterà con il tempo ad essere un tecnico di palcoscenico. Tutto pur di non lasciare il mondo del teatro. E' interessante come lo scrittore Casali dipinga Harper come un gay, che dopo una delusione amorosa uccide il suo compagno, il cui corpo viene trovato da Dylan e Holden. In verità, il tema del frocio che impazzisce ricorre spesso nelle storie che vedono protagonisti gli omosessuali sostenendo la tesi di alcuni secondo la quale le depravazioni sessuali sono sintomi di follia? Non è facile spiegare l'accaduto a Rania e Carpenter quando arrestano Harper. Holden non può essere l'assassino. Quando l'omicidio è stato commesso lui lavorava a Dubai presso una azienda elettronica.
 
Negli Emirati Arabi Uniti Holden è stato tre anni, prima di allora e dopo il suo ritorno a Londra tutto sembrava normale. Dopo ha iniziato a manifestare i segni della ipertimesia. Dylan sospetta che qualche evento traumatico l'abbia scatenato e pensa ad una donna. Una delusione amorosa potrebbe avere infatti fatto emergere le capacità di eccezionale memoria del ragazzo. Holden parla di una ragazza di nome Danielle che avrebbe voluto sposare senza però riuscirci. Alcuni particolari della sua storia ridestano in Dylan Dog riferimenti chiari a Bree, una ragazza che lui aveva amato anni prima e poi scomparsa in modo tragico. Il rapporto tra Dylan e Holden evolve con risvolti quasi soprannaturali. Holden inizia a percepire i ricordi di Dylan Dog e in particolare di un episodio della sua giovinezza quando insieme ad un amico si divertirono a torturare un bruco in un pozzo. Holden inizia a suonare il clarinetto nella identica posa in cui lo suona Dylan Dog. I ricordi del ragazzo si concentrano poi su un certo Miles Woodward, un folle che ha ucciso, seppellito, diseppellito e riseppellito più volte la stessa donna. Arriva quindi il momento dello scontro finale tra Dylan e Holden. Ad un certo punto il ragazzo si convince che Dylan abbia ucciso una persona nel suo passato. Ma Dylan non è un assassino. E' la follia di Holden che riversa su di lui l'impossibilità di amare la donna di cui era innamorato, Christine. La caduta in un pozzo lo fa sprofondare sul fondo della sua follia. La storia si chiude così, senza una vera fine o un perché. Matteo Casali non spiega l'origine delle capacità di Holden, ma l'accenno alla possibilità che Dylan abbia ucciso qualcuno in passato è interessante. Non è la prima volta. Anche Paola Barbato nel numero 346 del luglio 2015 aveva accennato a questa possibilità. Casali sembra sul punto di conquistare il lettore, ma si perde in un finale affrettato che denota la difficoltà in cui versa, secondo noi, la cura della collana. Una simile défaillance sarebbe stata evitabile attraverso una maggiore attenzione allo sviluppo della avventura. Sarebbe altresì interessante chiedere al disegnatore Marco Nizzoli il motivo delle strane simbologie che si intravedono nelle prime tavole della storia nella casa teatro del primo omicidio scoperto da Holden e Dylan. Nel complesso, il lavoro di Nizzoli è impeccabile. Ottime le raffigurazioni dei visi con le espressioni rese in modo perfetto, salvo una leggera aria di smarrimento che sembra leggersi sui volti di tutti i personaggi, Dylan compreso. Il colpevole della storia sembra l'amore, come lo è stato nel numero 342 scritto da Roberto Recchioni. E' l'amore che ha rovinato Holden? Se non avesse amato si sarebbe salvato? Ed in tal caso, la sua ipertimesia sarebbe uscita comunque? Una storia che solleva domande destinate a restare insolute. Sarebbe interessante che qualche scrittore riprendesse i temi qui descritti per colmare le lacune di questo numero 359. Chi è veramente Holden? E qual è l'origine dei suoi poteri? Gunnar Andersen.

4 commenti:

  1. Si possono inserire immagini nei commenti?

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  2. Non vedo grandi autori ai testi. Non compro più Dylan, salvo eccezioni. Questo meritava l'acquisto, secondo voi?
    Credo che il curatore Recchioni sbagli ad attaccare colleghi i cui personaggi hanno avuto poco successo. Per tanti motivi. 1) Il successo di pubblico non è indice di qualità. 2) Gli insuccessi capitano a chiunque, anche a Recchioni, come si è visto, quindi, meglio non vantarsi tanto, finché non si vendono milioni di copie... 3) A volte anche grandi successi hanno stentato all'inizio (vedi Alan Ford).

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  3. La storia di Casali, almeno all'inizio, non era male. Poi si è persa nella banalità. Un vero peccato. Si poteva fare molto di più.

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