mercoledì 14 settembre 2016

DYLAN DOG N. 360! MEGA-RECENSIONE! GENTE INTRAPPOLATA IN UNA CASA SATANICA! C'E' UNA META-LETTURA?

Nella sua consueta video-recensione Gianluca RKC Carboni del forum di Craven Road 7 ha giudicato in maniera negativa la storia ospitata in questo numero 360 di Dylan Dog scritto da Paola Barbato. Un giudizio negativo su cui concordiamo nelle grandi linee, anche se con alcune precisazioni doverose come si avrà modo di vedere nel seguito di questo nostro articolo. La storia non ci ha convinti. Per niente. Ad un certo punto, al climax della tensione con momenti horror ben realizzati dall'artista Sergio Gerasi, avevamo sperato che questa avventura dylaniata avesse potuto porsi sullo stesso piano di Dylan Dog n. 357 scritto da Pasquale Ruju. Passata la metà dell'albo ci siamo ricreduti e alla fine tutte le buone speranze che avevamo riposto in Paola Barbato sono andate deluse. I motivi sono i più vari. Il più significativo, a nostro modo di vedere, è dato dal fatto che già verso pagina 50 la storia aveva svelato tutti i suoi assi nella manica, salvo il piccolo colpo di scena finale. Una storia che, secondo noi, Gualdoni, che è stato curatore di Dylan Dog dal 2010 al 2013, avrebbe avuto difficoltà ad approvare. E forse non l'avrebbe approvata, al contrario dell'attuale curatore che, invece, come ormai sappiamo, ha dato la sua definitiva benedizione. Una storia horror dai contenuti triti e ritriti, visti in tanti film e libri, come se questa avventura ne fosse una specie di premessa obbligata. I disegni di Sergio Gerasi, così carichi e intensi di ombre, non ci hanno convinti. Il volto di Dylan Dog in molte tavole è stato reso, secondo noi, in modo irrispettoso dei canoni del personaggio. Molta confusione negli scenari e chine troppo cariche hanno reso complicata la comprensione di alcuni momenti critici della storia. Una maggiore attenzione per i particolari avrebbe giovato soprattutto in quei punti della narrazione in cui le scene horror si sono rivelate comunque particolarmente significative. Abbiamo notato una certa difficoltà dell'artista nel rendere bene le espressioni dei volti. Le emozioni dei personaggi e il vivido terrore che sarebbe dovuto provenire dai testi della Barbato, ma che, invece, non si è visto o almeno non lo abbiamo sentito. Passando alla storia, è d'uopo iniziare con la copertina di Angelo Stano, che ancora una volta denota quella che ci è sembrata una evidente crisi di qualità. Il disegno si è rivelato infatti a tratti impreciso. Dylan, con una figura sbilenca e poco naturale, sembra incollato con qualche applicazione informatica sullo sfondo nero della collina dove si erge la Remington House, la vera protagonista, in negativo, della storia. Il disegno della cover, di primo acchito, non sembra denotare alcun riferimento mistico o nascosto. Ad uno sguardo più attento invece rileva nella forma quella che appare una piramide oscura con al vertice la casa, il centro del male, che si illumina di notte. La casa è formata da tre parti. Quella centrale è più alta delle due laterali. Con un rilevante sforzo di immaginazione si potrebbe pensare alla scena della Crocefissione con Dylan Dog che fugge in senso opposto, come se rifiutasse di accogliere la luce divina. Dylan fugge si, ma non è spaventato. Il suo sguardo è arcigno, come se avesse appena perduto una battaglia importante. L'ispirazione della copertina e della storia sembra provenire dalla Winchester House, una casa situata a San Jose in California con storia non molto lontana da quella narrata dalla Barbato in questa avventura dylaniata. Per di più, il disegno della casa Remington è molto somigliante a quello della casa Winchester. L'editoriale di Roberto Recchioni a pagina 4 è dedicato alla descrizione del DyDay, espressione che scimmiotta il D Day, il giorno dello sbarco anglo-americano in Normandia durante la seconda guerra mondiale. Nella fenomenologia dylaniata indica invece il giorno del trentennale, il 26 settembre, nemmeno si trattasse di una festività religiosa! Le iniziative enunciate rispecchiano la dimensione fantastica del fumetto. Proiezioni di film horror, gare di zombie, incontri con gli autori, dove per entrare bisogna esibire una copia di Dylan Dog. Sembra di stare di nuovo nel 1986. Oggi però c'è internet e il fumetto fatica a restare a galla in un mondo in cui tutte le informazioni sono raccolte in uno smartphone evoluto e sottile che si può tenere in tasca. In rete i giudizi sono stati molto negativi per il logo, che rappresenta un Dylan dimesso, con lo sguardo rivolto verso il basso e ombre scure che coprono occhi ed espressione del volto. L'autore è Gigi Cavenago, che disegnerà il prossimo numero, quello del trentennale. Il primo pensiero che viene in mente è perché è stato scelto Gigi Cavenago, che non ha mai disegnato storie apparse sul mensili inedito dell'Indagatore dell'Incubo e non altri più noti disegnatori. Misteri del mondo dylaniato. Scelte discrezionali della casa editrice. Cavenago si è imposto all'attenzione grazie alla serie Orfani creata dal suo amico Roberto Recchioni, che è anche curatore di Dylan Dog. Orfani, tuttavia, è stato un grosso flop nelle vendite e quindi restano le perplessità intorno a questa scelta. Recchioni sottolinea che il logo campeggerà sulle iniziative dedicate della Sergio Bonelli Editore, approvate dalla redazione e dallo stesso Tiziano Sclavi. Il riferimento al creatore di Dylan Dog non ci è sembrato messo lì a caso. Secondo noi, assolve alla funzione di far capire ai lettori, magari a quelli che si lamenteranno, che sono cose decise da Sclavi e non dal curatore Recchioni. E ora passiamo alla storia scritta da Paola Barbato, che ancora una volta si ispira alle presenze di una casa infestata. Una casa anzi le case che sono state il protagonista assoluto della storia ospitata sul numero 347 intitolata Gli Abbandonati. In quella storia una presenza demoniaca aveva il controllo di un intero quartiere dove la gente veniva intrappolata per tenere compagnia alla presenza. Anche in questo caso, quindi, il protagonista della storia è la casa. Una casa posseduta da una presenza demoniaca. Un grosso spoiler per i lettori più attenti. I giudizi in rete sono stati molto negativi.


Remington House, nella finzione della storia, è una dimora nella quale si è consumata una grande tragedia. Uno degli occupanti, preso da una crisi di follia, ha massacrato i membri della sua famiglia e poi si è dato fuoco. Da allora, l'abitazione si è trasformata in una sorta di attrazione per i malati di mente patiti del turismo dell'orrore. Il padrone di casa, Barnes, ha assunto due guide con il compito di scortare gli esterni nei meandri della casa dove sono avvenuti i terribili omicidi. La crisi devastante lo costringe a dover licenziare una delle guide. La candidata all'esclusione sembra Tara, una giovane ex-venditrice telefonica di cibo per gatti, che ora chiede aiuto a Dylan Dog. Questi infatti è stato uno dei due poliziotti intervenuto anni prima al tempo del massacro. La sua immagine giovanile campeggia nelle foto che le due guide vendono ai turisti del luogo. Tara è convinta che con le informazioni esclusive di Dylan Dog riuscirà a vincere la concorrenza dell'altra guida. Paola Barbato commette subito un errore a pagina 13 dove si vedono Dylan e Tara sull'uscio della casa con una visione deformata. Segno che qualcuno li sta spiando da un occhio magico. Le angolazioni sono molto diverse e questo suggerisce che chi osserva non è una persona, ma la casa stessa. Le pagine 14-20 sono occupate dai flashback. Dylan ricorda il momento in cui entrò nella casa e chiuse le condutture del gas, ma per Isaiah Remington non c'era più nulla da fare. Quindi la scena si sofferma sulla descrizione delle modalità degli omicidi. Una sera, poco dopo avere terminato al cena, Isaiah esce di casa e va nel capanno degli attrezzi. Raccolta una grossa ascia, rientra in casa e uccide il padre sul colpo. Subito dopo uccide il nipote che si era nascosto sotto la culla a coltellate, quindi viene il turno della sorella e poi del fratello in quest'ordine. Alla fine doveva toccare a lui. Ma prima che le fiamme consumassero il suo corpo, Dylan aveva già fatto irruzione. I resoconti delle indagini avevano fatto emergere che l'obiettivo del folle Isaiah era quello di far saltare in aria la casa. E ci sarebbe riuscito senza il provvidenziale intervento di Dylan Dog che riuscì a chiudere il gas prima della esplosione finale. La storia non approfondisce i motivi del folle gesto di Isaiah Remington. Dalle pagine successive la Barbato vuole suggerire che la responsabilità sarebbe da ricercarsi nelle umiliazioni che i suoi parenti gli infliggevano. Una persona debole dal punto di vista mentale resa folle dalle pressioni di una situazione che non era riuscito a gestire. I problemi iniziano a pagina 25. Barnes, Tara e gli ospiti della casa iniziano a comportarsi in modo strano. All'improvviso assumono il ruolo che le vittime avevano poco prima di essere uccise. Dylan Dog capisce tutto. La presenza che domina la casa li ha intrappolati e ora li vorrebbe distruggere. A pagina 26 si nota un paralume che inizia a scintillare. Per come è disegnato, però, sembra un grosso occhio che guarda tutti dall'alto. Non sarà l'ultimo segno di tipo esoterico-massonico che abbiamo riscontrato in questa storia. Dylan Dog capisce le intenzioni della presenza, che vorrebbe uccidere ad uno ad uno le persone nella casa facendo in modo che esse recitino la parte delle prime vittime. A pagina 41 la presenza rivela la sua vera esistenza. Non si tratta di un solo demone, ma di una legione di demoni, dimostrando affinità con la storia della Winchester House in cui molti spiriti malvagi vi albergavano. Questa volta la Barbato ci sorprende in positivo perché fa capire che la fonte del caos non sono i fantasmi dei membri di casa Remington, ma demoni. Poiché i fantasmi non esistono, si può presumere che anche coloro che possiedono i corpi degli ospiti non siano fantasmi, ma demoni che in quanto spiriti molto intelligenti sono in grado di emulare voci e ricordi degli estinti. Gli spiriti dei primi Remington rivelano a Dylan che l'unico modo per liberarsi da quell'incubo è ripetere gli omicidi nell'esatto ordine in cui sono avvenuti la prima volta. Dylan non può permetterlo. Lottare contro gli spiriti malvagi è complicato in una casa piena di fenomeni poltergeist. Dylan non si fa impressionare. Intuisce che lo schema non può essere modificato e lui è parte dello schema. Come in molte altre storie, sono le presenze che possiedono i corpi degli ospiti che gli chiedono di completare l'opera che non ha concluso la prima volta. Non deve chiudere le condutture del gas. Deve lasciare che la casa esploda, ma prima chiede ed ottiene di liberare due delle donne possedute, tra cui Tara. La casa però non esplode. Le fiamme l'hanno però devastata. La storia si chiude così, senza un perché e senza una logica che, tolte le scene horror viste e riviste in tanti film, sia in grado di dare coerenza all'insieme in alcuni tratti confusionario del palcoscenico montato dall'autrice. Non tutto è confuso. Un messaggio emerge chiarissimo da questa storia, secondo noi. Il forte desiderio di liberazione che le vittime prigioniere della casa cercano di soddisfare senza riuscirci. Un desiderio di liberazione che era anche presente nella storia di Dylan Dog n. 347 del luglio 2015. Anche lì alcune persone erano intrappolate nelle case tenute da una malvagia presenza. Cosa ci vuole dire la Barbato in questa storia? Chi si deve liberare da cosa? E soprattutto che cosa rappresenta la casa? L'attenzione rivolta all'ordine in cui gli omicidi devono avvenire sembra alludere ad un rituale satanico. Se mettiamo insieme questi elementi abbiamo il seguente quadro: una presenza ha intrappolato alcune persone privandole della loro libertà di pensare e di agire. Come una sorta di organizzazione satanica che, dopo avere catturato le vite delle persone, non è più disposta a lasciarle andare, ma queste lottano in modo disperato per liberarsi. E' il messaggio che traspare da questa storia. Lo stesso messaggio che, secondo noi, traspariva dalla storia del numero 347. Chi sono le persone che oggi sono prigioniere e non riescono a riguadagnare la libertà dalla casa satanica che le ha intrappolate? Gunnar Andersen.

5 commenti:

  1. Ho comprato questo albo solo perché scritto dalla Barbato, che si solito mi piace, ma devo dire che con questo e con Ut secondo me è scaduta. La simbologia si riferisce al troppo potere che è stato dato a Recchioni, che tiene in scacco tutti gli autori?

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  2. No, Recchioni (per quanto importante) non c'entra niente con la "meta-lettura"! No, il problema è molto più elevato, secondo noi. Ma di questo argomento non si può parlare in pubblico. Anzi, secondo noi, è proprio impossibile parlarne in pubblico.

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  3. Ah, capito, il successore di Sergio non è all'altezza della situazione. Del resto, so per certo che a suo figlio non interessavano i fumetti.

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  4. Non ti sembra un giudizio un po' affrettato? Le gestioni generali si misurano dopo anni. Ora siamo appena all'inizio. Ad aiutare Davide Bonelli è arrivato dalla Panini Comics Simone Airoldi in qualità di co-direttore generale.

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  5. Non è un giudizio, un tentativo di indovinare a chi è rivolta la metafora, siete stati voi a iniziare il gioco... :-)

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