domenica 28 agosto 2016

DYLAN DOG N. 361 E SOCIAL ENDORSMENT: SUL NOTO FORUM DI COMICUS E' VIETATO PARLARE DELL'ARGOMENTO

L'iniziativa di Roberto Recchioni, curatore della serie di Dylan Dog dal settembre 2013, di inviare in anteprima la storia del trentennale che uscirà sul numero 361 dell'Indagatore dell'Incubo, sta generando una serie di polemiche accentuate. La ragione: l'autore dei testi è lui, Roberto Recchioni, che torna come autore dylaniato dopo una pausa durata 17 mesi (circa due anni) dal contestato numero 342, quel Cuore degli Uomini, disegnato in maniera molto negativa (secondo noi e molti altri) da Piero Dall'Agnol e che fece infuriare tutti. Da allora non si sono più visti dai lidi dylaniati sia Dall'Agnol, che lo stesso Recchioni, almeno fino ad ora perché fra quattro settimane esce in edicola il numero 361 intitolato Mater Dolorosa, seguito ufficiale di Mater Morbi, storia ospitata su Dylan Dog n. 280 del dicembre 2009 per i disegni di Massimo Carnevale. Temendo forse che l'albo sarà accolto con molte critiche o addirittura (e forse proprio questo è il suo timore maggiore) con scarsa attenzione da parte del pubblico, Recchioni ha deciso di inviare a molti autori e addetti ai lavori l'anteprima di questa storia. Siamo lontani dai livelli di clamore di Spazio Profondo del settembre 2014, che riuscì a vendere un paio di decine di migliaia di copie in più del solito. Tutto normale. Recchioni ha amici nel mondo del fumetto e si aspetta o almeno spera che, letto in anteprima il suo lavoro più importante, ne parlino bene. Tutto logico, tranne che per il mondo dylaniato del fumetto, che non lo ha mai amato. Laddove intendiamo quella grande parte di lettori tradizionali che non hanno mai accettato il nuovo Dylan Dog che Sclavi ha imposto. Le polemiche sono nate dal fatto che se uno invia qualcosa ad un suo amico, il giudizio non può che essere positivo. E allora è questo il problema: non è che Recchioni sta commettendo l'ennesimo passo falso? Se Mater Dolorosa è una storia così bella come dice lui (ovvio, l'ha scritta lui), che bisogno c'è di inviarla in anteprima a tante persone? La tua opera non parla già per te? Recchioni non è il creatore di Dylan Dog. Non basta il suo nome per attirare i lettori. E in questi tre anni ha scritto appena tre storie: oltre al citato numero 342, è stato autore dei testi dei numeri 337 e 340). Troppo poco per essere ricordato da lettori che, in larga maggioranza, hanno bocciato la sua gestione. Il nuovo Dylan Dog rilanciato da Sclavi non è piaciuto e ha continuato a perdere lettori (siamo a 95.000. Tre anni fa erano 120.000). Recchioni non ha fatto nulla di male (anche se a noi di Comix Archive una copia non l'ha inviata!), ma forse facendo così ha dimostrato due cose: da un lato, che la sua gestione scricchiola; dall'altro, che quello che è stato visto finora non è piaciuto, altrimenti non ci sarebbe bisogno di tutto questo sforzo promozionale. Tra gli endorsman, cioè tra i sostenitori di questa Mater Dolorosa (che rischia di trasformarsi in Dolores de Panza se le cose non dovessero andare bene) non ci sono, però, autori e disegnatori Bonelli di spicco, cioè quelli che ora sono sulla cresta dell'onda. Solo Barbara Baraldi, amica di Recchioni, è intervenuta. Ma la Baraldi ha scritto solo una storia di Dylan Dog, la contestata avventura ospitata sul numero 348 dell'agosto 2015 in cui le protagoniste erano due lesbiche! Recchioni si difende è scrive sul suo profilo: nel mondo del cinema, della musica, della letteratura, dell'arte, dei videogiochi, anteprime e premiere sono la regola. Si organizzano eventi, si invitano critici, giornalisti, persone che hanno competenza e seguito e vip. Li si invita a vedere una mostra prima che apra, a leggere un libro prima che esca, a giocare a un gioco prima che sia rilasciato, a vedere un film prima che arrivi nelle sale, ad ascoltare un disco quando ancora non è arrivato nei negozi. È il normale lavoro di un bravo ufficio stampa. Succede anche nei fumetti. Per dire, l'ultimo libro di Gipi (quello scorso) Gipi me lo ha inviato in amicizia e ne abbiamo discusso in privato, poi l'ufficio stampa di Coconino e XL cartaceo hanno visto l'opportunità di darmi modo di fare una recensione in esclusiva sulle pagine del giornale. Oppure succede tutti i mesi con i siti e Dylan Dog e Orfani, i cui .pdf vengono spediti pochi giorni prima dell'uscita alle varie testate web. Leggere sulle bacheche di alcuni fumettisti tutto il fastdio e la diffidenza per la comunicazione avvenuta ieri su Mater Dolorosa è il perfetto indice della mentalità provinciale che ancora aleggia nel nostro settore. E per la cronaca: inviare un'opera a qualcuno è una cortesia che non prevede sia obbligatoria una reazione, tantomeno positiva. Ma che ne sapete voi che manco su Facebook riuscite a far girare le vostre cose. Recchioni si difende e dice che è normale nel suo settore invitare gli altri a parlare del proprio lavoro (e di parlarne bene, se è possibile). Però, prima d'ora, non l'aveva mai fatto o almeno non con questa intensità. E poi ammette che tutti i mesi i pdf di Dylan Dog e Orfani vengono girati su alcuni siti pochi giorni prima dell'uscita, ma noi di Comix Archive non è mai arrivato niente. Poi si lamenta che sui siti di alcuni fumettisti, senza farne i nomi, sono apparsi commenti poco positivi sulla sua iniziativa. La sua risposta è stata: ma che ne sapete che manco su Facebook riuscite a far girare le vostre cose! Secondo lui nel mondo del fumetto c'è una mentalità provinciale. Affermazioni infelice in un momento in cui Renzi vuole abolire le province!
 

I suoi fan lo difendono e se lo coccolano. Uno scrive: Magari hai fatto invidia a chi paga per avere tutte queste recensioni. E Recchioni: Non si paga per avere recensioni. Poi però, rispondendo ad un altro confessa: Guarda, non è proprio così. Il marcio esiste, ma di solito è di scambio. Pagine pubblicitarie a pagamento in cambio di buona stampa. Ma è comunque molto, molto, molto, meno diffuso di quello che la gente crede. Un altro che è stato sul famoso monte Stocazzo scrive: Sembra quasi che fare pubblicità intacchi quell'aura di sacralità che hanno molti fumettisti come se il loro fare fumetti derivasse da una apparizione in cima al monte Stocazzo. Recchioni risponde: Non è nemmeno pubblicità. La pubblicità la paghi ed è smaccatamente promozionale. Qui ognuno è libero di dire se una cosa gli è piaciuta o meno, o anche non dire niente. È comunicazione, una cosa del tutto diversa. A uno che aveva attribuito la responsabilità di tutto ai lettori, Recchioni risponde: Il problema non sono i lettori. Il problema sono "i professionisti" scesi dalla montagna del sapone. Interviene Raul Cestaro (la cui ultima avventura disegnata su Dylan Dog è stato il numero 346 del luglio 2015) il quale scrive: È uno squallore. E se solo ti azzardi a dire che poi la storia ti é piaciuta, e la fine. Sei accusato di partigianeria e leccaculismo. Siamo alla follia. Qualche ora prima Recchioni aveva scritto su FB: Mi fa sempre ridere quando il mondo del fumetto entra in contatto con un concetto comune in altri contesti ma inedito nel suo. Oggi abbiamo imparato le parole: reaction, anteprime, endorsement, interazioni spontanee, influencer. Nessuna di queste è una parolaccia o una cosa brutta. Cosa hanno detto gli altri che, avendo parlato bene di Mater Dolorosa, sono stati accusati di partigianeria? Andrea Fornasiero scrive: Mater Dolorosa di Recchioni e Cavenago è puro godimento per lo sguardo. Poco importa che la storia sia in realtà meno dolorosa del suo precursore Mater Morbi, lo sviluppo grafico del racconto vince ogni resistenza. E Francesco Artibani: Parlo bene di un bel fumetto che ho avuto il piacere di leggere in anteprima (Dylan Dog 361) e vengo accusato di partigianeria e opportunismo. Rilassatevi e provate a guardare le cose da una prospettiva più ampia: il fatto che qualcuno di voi sia un poveraccio non significa che tutti siano dei poveracci. Ci saremmo aspettati da Artibani una risposta più costruttiva, che spiegasse le ragioni secondo cui chi appoggia un suo collega, che lavora per una casa formalmente concorrente, non dovrebbe essere considerato partigiano. No. Chi pensa una cosa del genere è solo un poveraccio. Una cosa però conviene ricordare, anche ad Artibani, visto che lui scrive per la Disney. In Italia la Disney è pubblicata dalla Panini, che si occupa, tra le altre cose, della gestione dei diritti Bonelli all'estero! Quindi, Panini, Disney e Bonelli non sono cose tanto lontane, ma di sicuro non sono case editrici concorrenti. Uno ricorda ad Artibani: Ti sei dimenticato l'ultimo grande complotto: la Panini cura parte della distribuzione all'estero della Bonelli, quindi Panini e Bonelli una cosa sono. SVEGLIA. E Artibani risponde: Leggo cose su una pagina curata da un personaggio dalla personalità multipla. I lettori vedono complotti ovunque. Nel caso della Panini non c'è alcun complotto. E' tutto alla luce del sole. Panini controlla i diritti Disney in Italia e i diritti Bonelli all'estero. Chi vede trame oscure in questa cosa non sa di cosa parla. Ok, non c'è più concorrenza, ma complotti non ce ne sono. Artibani continua: Ed è una cosa che faccio regolarmente: un fumetto, un libro, un autore - se una cosa mi piace non vedo quale sia il problema condividere un pensiero. Qualcuno campa male e deve vedere il marcio e l'intrigo ovunque: sono quelli che pensano che Topolino prenda soldi dalle celebrità per avere storie a fumetti con i cosiddetti vip, quelli che pensano che un editore lucri perfidamente sulla pelle del povero collezionista e quelli - i peggiori - che pensano che non si possa fare niente per niente. E ancora: Topolino non prende soldi da nessuno, te lo posso confermare. Il dettaglio a cui magari non badi è che Topolino è un settimanale popolare e dunque per una persona a cui non piace la Pausini - legittimamente - ci sono 100 fan della cantante. Il discorso vale per i campioni dello sport, i personaggi dello spettacolo e via dicendo. È una pratica che funziona da sempre - guardati lo speciale anni Sessanta di Romano Scarpa dedicato a Topolino allo Zecchino d'Oro. Queste piccole apparizioni non vanno a intaccare la natura del giornale e credo che drammatizzare sia eccessivo. Nessuno pensa di raccontare l'Italia con Carlo Conti ma questa Italia del 2016 è anche l'Italia di Carlo Conti e un settimanale popolare non può ignorarlo. Raul Cestaro interviene nella discussione sotto il succitato post di Artibani e scrive: Francesco, sfondi una porta aperta: la cosa più brutta é quando sei accusato di queste cose non dal pubblico, non da qualche lettore col cervello obnubilato , ma da qualche collega col cervello obnubilato: cioè da chi dovrebbe discernere magari un pochino meglio certe questioni o dinamiche. Tempo fa in occasione...
 
...di una preview pubblicata da Recchioni, di una tavola di un futuro albo di Dylan Dog disegnato da Dall'agnol, tanti lettori espressero la loro opinione negativa sui disegni andando oltre il limite, insultando palesemente il bravo disegnatore veneto. Io mi sentii di intervenire con un mio post in difesa dell'autore, contro questo bieco e squallido modo di alcuni "lettori"di usare pesanti insulti che andavano anche sul personale. Beh, morale della favola, sono stato accusato da un nostro stimato e apprezzatissimo collega di essere un SERVO e un leccac... di Recchioni. Per aver voluto difendere Dall'agnol. Secondo lui il mio difendere Dall'agnol dagli insulti era segnale di bieca partigianeria verso Recchioni. Ciòe a volte la gente non sta bene. Che siano lettori o addetti ai lavori. Da segnalare che io e Recchioni non siamo nemmeno amici in senso stretto. E tra l'altro nemmeno su facebook. La follia, insomma. Artibani risponde: C'è un disagio sottile che si unisce all'incapacità di sapersi collocare nel mondo, porsi degli obiettivi e darsi dei limiti. Insomma, alla fine, chi critica o non è d'accordo o è in mala fede o ha problemi di comprensione della realtà o è un frustrato. Ci sembra un po' limitativa come risposta. Luca Bertelè scrive sul suo profilo FB di Mater Dolorosa: è la morte di Dylan Dog. Dylan riconosce e ammette le sue colpe. Dylan muore e rinasce. In una storia che si incastra alla perfezione nei meccanismi ideati da Sclavi, ne usa e approfondisce gli elementi e ne aggiunge di nuovi. Le pagine di Mater Dolorosa fanno male. In maniera diversa dal precedente Mater Morbi. È meno viscerale, forse. Più diretto, sicuramente. Fanno male, nei testi di Recchioni, le parole di tutti i protagonisti, che ci fanno rivivere la storia di Dylan, e ci mettono davanti alla nostra. E ancora una volta ci tocca ammettere che siamo noi a essere cambiati. Fanno male, nei disegni di Cavenago, che cambia, muta, si trasforma e si declina in mille modi per rappresentare appieno tutte le sfumature del dolore presenti in questa storia. Talvolta piccoli graffi, altre tagli, altre ancora squarci grondanti sangue, che percorrono tutta la storia. In un albo che, nonostante il dolore, non vorresti mai chiudere, che vorresti non finisse mai. I vecchi, seduti nelle taverne, dicono che il veliero non può reggere oltre. Le vele sono ormai logore, strappate dal vento. La chiglia è piegata dal peso degli anni. Lo scafo è graffiato dagli scogli. La nave è vecchia. È vero, a volte sembra affondare. Alcuni, che si definiscono marinai, ma che il mare non lo hanno mai preso, guardandola dal porto, dicono che stia già andato a picco. Dicono che il capitano non ha una rotta e che, al meglio, la nave è destinata ad andare alla deriva. Ma bisogna restare a bordo fino all'ultimo. Perché il destino non è quello che ci augurano gli altri. Il destino, se ci crediamo, lo scegliamo noi. E Dylan sceglie di ripartire. A voi la scelta se restare a bordo o meno. Per quanto mi riguarda, se questo è l'inizio di un nuovo viaggio, voglio esserci. Leo Ortolani precisa sul suo profilo: Non faccio marchette a nessuno. Che senso avrebbe? Ma questa storia a me non è solo piaciuta, mi ha davvero emozionato. Non mi capita spesso. E proprio di questo sto parlando: di lasciare libero Roberto Recchioni di sviluppare il suo DYLAN DOG. Un lettore precisa: Non è triste che tu lo lodi, ci mancherebbe altro, siete colleghi e amici, è normale, quello che mi deprime è la mera mossa mediatica di bullarsi delle recensioni positive di quelli a cui è stata mandata la storia in anteprima. Cosa si aspettava? Che gli diceste che fa cagare? È ovvio che siete contenti del fatto che abbia pensato a voi e che quindi come gesto di riconoscenza ne parliate bene. Nonostante io ti stimi (e molto) sia umanamente che professionalmente, mi spiace che tu stia in mezzo a questa marchetta mediatica. Chi sa come si scrivono i fumetti, sa chi li sa veramente scrivere e chi vive di hype. E poteva mancare all'appello delle sedi in cui il fatto è stato trattato il famoso forum di Comicus? Un po' di verità traspare, ma forse è stato proprio questo il motivo per cui, dopo pochi post, l'admin è intervenuto a bloccare le discussione! Su Comicus è necessaria una premessa. Il suo fondatore, Marco Rizzo, si occupa della supervisione delle serie mutanti per la Panini Comics, i cui legami con la Bonelli sopra abbiamo precisato. Wolvie66 scrive: Non è triste che tu lo lodi, ci mancherebbe altro, siete colleghi e amici, è normale, quello che mi deprime è la mera mossa mediatica di bullarsi delle recensioni positive di quelli a cui è stata mandata la storia in anteprima. Cosa si aspettava? Che gli diceste che fa cagare? È ovvio che siete contenti del fatto che abbia pensato a voi e che quindi come gesto di riconoscenza ne parliate bene. Nonostante io ti stimi (e molto) sia umanamente che professionalmente, mi spiace che tu stia in mezzo a questa marchetta mediatica. Chi sa come si scrivono i fumetti, sa chi li sa veramente scrivere e chi vive di hype. Wolvie66 ha messo il dito nella piaga. Se siamo amici e mi mandi del materiale da valutare e siccome siamo sulla stessa barca perché in Italia non esiste la concorrenza nel mercato dei fumetti, io ne parlo bene e tu parlerai bene delle mie cose domani.
 
Hieronimus scrive: Se si esclude la baraldi, gli interventi sono di persone che non lavorano per Dyd tra cui Ortolani e Artibani, o di registi e giornalisti.... Certo c'è sicuramente cortesia da addetti ai lavori, ma se la storia fosse stata atroce credo che alcuni non ne avrebbero proprio parlato.... Questo aumenta l'attesa, speriamo che l'entusiasmo sua confermato dalla qualità dell'albo. La saggezza di Kowalski: Quindi, è evidente che la Barbato, Ambrosini, Simeoni, Ratigher, Accattino e Cavaletto e tutti gli altri autori che non si sono espressi su Mater Dolorosa sono prossimi al licenziamento. E sapete chi non si è espresso? Sclavi, è per questo che non hanno fatto la copertina. Poi arriva l'admin Murdock che blocca la discussione sul più bello e si inventa: Direi che questa discussione non ha molto senso di esistere. Discutete pure dell'albo nella stanza preview e poi quando sarà uscito se volete aprite una stanza qua, ma discutere dei post dello scrittore dell'albo sulla sua pagina FB anche no. Secondo Murdock non si può discutere sul forum di Comicus dei contenuti di un post di FB di Recchioni che parla di fumetti! Ma che regola è? Magari perché gli utenti stavano mettendo il dito nella piaga e che cioè se uno manda in anteprima una storia ad un suo amico è naturale che ne parli bene? Certo, se Recchioni postasse qualche commento negativo sul suo profilo renderebbe la cosa più concreta, ma anche se a qualcuno Mater Dolorosa non è piaciuta, che senso ha mettersi contro il curatore di Dylan Dog che domani potrebbe chiamarti a scrivere o disegnare sulla serie di Tiziano Sclavi? Nessuno sano di mente farebbe una cosa del genere: ovvero, mi hai chiesto un parere. E io ti dico che la storia non mi è piaciuta. Punto. Da oggi mi odierai? Cazzi tuoi. E passiamo al forum di Craven Road 7, dove un utente scrive a proposito del commento di Ortolani su FB: Mi dispiace che anche Ortolani cada nella solita banalità trita e ritrita che se il nuovo Dylan Dog non piace è perché é nuovo, anche se purtroppo non sono sorpreso. Immagino che sia un rigurgito della sua annosa battaglia contro i fan di Ratman che preferivano le "care vecchie storie divertenti" degli inizi. Che dire, mah. E un altro: Recensioni (poco obbiettive imho) che creano molte molte aspettative e, per esperienza, non è mai una buona cosa, perché spesso le aspettative vengono deluse (mi è successo anche con Spazio Profondo). Al contrario di quando non ci aspetta nulla, spesso rimango piacevolmente sorpreso. Per questo cerco (anche se è difficile) di non crearmi troppe aspettative sull'albo di Sclavi. E per chiudere ecco un altro po' di commenti di fan di Recchioni sul suo profilo FB: Quando scrivi questi stati, rimango sempre basito. Non riesco a credere esistano ancora certe persone, ma soprattutto rispetto al lavoro grandioso che stai facendo intorno a Dyd, che per anni era un morto che cammina, era davvero diventato monotono. Lo hai resuscitato e ti ringrazio, ora potresti anche farlo diventare biondo ti vorrei bene lo stesso. E ancora: Io ci sono solo rimasta malissimo che a me non l'hai mandato è_é° e dire che qualche giorno fa era pure il mio compleanno! Senza contare che è vero che non sarò mai mater, ma a vedermi so tutta un dolorosa. Un altro: Oh, che peccato far girare un fumetto e vedere che tanti ne parlano bene, oh, che brutta cosa vedere che i più influenti fumettisti del momento ne tessono le lodi e MAGARI invogliano all'acquisto chi il fumetto non lo conosce o non lo compra più. Ancora: Sono d'accordo con quasi tutto quello che scrivi a parte - a mio modesto parere - una cosa. Questo problema non è indice di mentalità provinciale, è un problema di contesto: purtroppo nessuno avrebbe avuto niente da dire se non fosse stata una pubblicazione Bonelli. Ma si sa che sparare sulla Bonelli ormai è uno sport nazional-popolare. Ancora: Non nel senso che avete fatto un'anteprima per Mater Dolorosa (ho citato quest'albo per fare un esempio di albo regolare speciale). L'idea sarebbe quella di fare serate a tema in fumetterie o altri locali, con interviste a sceneggiatori e disegnatori, dove si presenta l'albo in uscita, con la possibilità di far autografare gli albi precedenti dagli autori. Delle vere e proprie anteprime. Recchioni e la Bonelli puntano ancora sull'hype, cioè sull'attesa costruita per eventi annunciati come eccezionali. Lo hanno fatto molto spesso in questi tre anni e il risultato è stato sempre deludente. Stavolta hanno sentito il bisogno di farlo e questo, secondo noi, indica che il silenzio è calato di nuovo su Dylan Dog. Lo hanno fatto con il numero 337 scritto da Recchioni e arrivarono critiche. Lo hanno fatto con il numero 341 scritto sempre da Recchioni con l'arrivo di John Ghost e ancora critiche e infine con il numero 342 e qui le critiche furono devastanti. Recchioni torna dunque su Dylan Dog come scrittore dopo 19 mesi di assenza in cui si è segnalato per una massiccia presenza su Facebook con una media di 3-4 post al giorno e per avere lanciato e rilanciato sui vecchi lavori in ristampe per altri editori. Ma come scrittore e disegnatore si è visto poco. Come lo accoglieranno i fan? Saranno clementi o faranno sentire forte il loro dissenso? Sven Blomqvist.

18 commenti:

  1. L'anomalia non sta tanto nell' anteprima, anche perche di recensioni su numeri di d.dog ancora prima che uscissero in edicola ne ho gia lette decine sui vari siti di fumetti ( e questo significa che e' una prassi consolidata inviare gli albi a vari siti prima della pubblicazione) quanto nel fatto che i conoscenti di RR scrivano recensioni sui profili facebook. Va bene sono amici e gli viene mandata l anteprima, ma un amico che la legge ti scriverebbe "bellissima storia,bravi". Qua invece si sperticano in lodi stile recensioni e quindi e' evidente che lo fanno solo per attirare l attenzione di altri utenti dei social.

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  2. Secondo noi, è un segno di difficoltà. Messo alle strette da un rilancio fallito su tutta la linea (le vendite hanno continuato a scendere), Recchioni si è rivolto ai suoi amici per sostenerlo nel momento più importante, quello di autore della storia dylaniata del trentennale. E' il caso di ricordare che Roberto Recchioni è assente come scrittore dalla collana da 19 mesi. Siamo convinti che una buona parte del tempo trascorso sui social potrebbe essere reimpiegato nella realizzazione di storie in stretta continuity tra loro (come anticipato varie volte). Si tratta di decisioni della casa editrice. Se per loro va bene una esposizione social così marcato del loro curatore, no problem. La domanda, tuttavia, resta: quanto tempo viene sottratto (se viene davvero sottratto) all'attività di curatore della collana?

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  3. E intanto quelli del forum di ComicUs mi hanno bannato!
    W la democrazia!!! :-D
    Proprio bravi!
    Wolvie66

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    1. Ci dispiace. Evidentemente hai toccato il tasto che non avresti mai dovuto pigiare.

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  4. Potreste far presente al cosiddetto "sito" ComicUs che bannare persone solo perché la pensano diversamente da loro non è molto democratico? Anzi, io lo trovo un po' fascista. Se riuscite ancora a leggere i miei post, vedrete che non ho mai insultato nessuno, ho solo contestato, anche con ironia, il nuovo trend Marvel del politicamente corretto e di marketing, per cui ci devono essere eroi neri, musulmani, gay, ecc.
    Vi sembra giusto? Perché non dedicate un post anche a questo piccolo "caso"?
    Una preghiera invece per il vostro sito, che mi piace nei contenuti, ma potreste utilizzare un carattere più grande e una formattazione più leggibile?
    wolvie66

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    1. Ci dispiace, ma non abbiamo alcun rapporto con il forum di Comicus. Dovresti però sapere che ogni community ha il suo gruppo di potere e le direttive. Ci sono alcuni argomenti che su quel forum non possono essere toccati. Ad esempio, mai menzionare il nostro sito, mai attaccare certi autori, mai attaccare la politica multiculturale e relativista della Marvel (il gruppo di potere della community è tutto di sinistra) dove se non appartieni ad un genere diverso o ad una minoranza etnica o religiosa non sei nessuno. Naturalmente, questa è la Marvel come voluta da Alonso, che è tutto l'opposto della Marvel tradizionale. Forse ti farà piacere apprendere che in America i lettori hanno bocciato la nuova linea della Marvel e la gestione Alonso. Per ora, però, l'e-i-c resta al suo posto.
      Sul font non ci è possibile intervenire al momento. Puoi aumentare lo zoom del tuo schermo e risolvi il problema.

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  5. Wolvie66: in questo link c'è il motivo per cui sei stato bannato... http://comixarchive.blogspot.it/2015/10/daryl-dark-ancora-attacchi-da-comicus.html

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  6. Credo che alla Bonelli dovrebbero assumere un VERO esperto di marketing così la finiremo con questo modo di propagandare le testate che personalmente definisco un po' "patetico" oltre che del tutto inefficace. Ovviamente, se l'esperto di marketing sarà il solito politically correct sostituiremo probabilmente un marketing infelice con un altro marketing infelice (a proposito...referenze di Recchioni per quel che riguarda il marketing tipo precedenti esperienze o altro? Non so. Chiedo). Permettetemi una semplice osservazione su Airoldi. Mi limito a citare i fatti: hanno preso uno che viene da una casa editrice con 110 milioni di debiti con le banche (così mi dite). NON sto facendo critiche a nessuno, mi limito ai fatti. Poi magari Airoldi era in dissenso con la linea della Panini e se gli avessero dato retta la situazione sarebbe migliore (possibilissimo), poi magari Airoldi raddoppierà le vendite della Bonelli in cinque anni (non lo sto affatto escludendo né sto facendo assolutamente ironia), però resta il "fatto" che potevano prendere CHIUNQUE, ma hanno preso uno che viene da una casa editrice con 110 milioni di debiti. Certo....si dice anche che Airoldi è stato messo alla Bonelli dalla Panini, ma anche in tal caso il "fatto" (sempre e solo il fatto, senza commenti) non cambia. Lo "staremo a vedere" è comunque e correttamente d'obbligo.

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  7. Non pensare che i problemi si risolvano nominando un esperto di marketing. In una azienda sono importanti i collegamenti tra le varie strutture. Alcune scelte recenti della Panini fanno pensare che certe scelte siano state fatte senza avere riguarda alla vendibilità dei prodotti. Ad esempio, il recente caso della chiusura di Magico Vento Deluxe con il numero 25 lo scorso anno! Lo stesso Manfredi raccontò su FB che aveva invano cercato di convincere l'ufficio commerciale della Panini che l'idea di ristampare a colori tutti i 131 numeri di MV era folle. Avrebbe voluto iniziare con un Best Of o una miniserie. Ma non ci fu verso di convincere gli espertoni del commerciale Panini. Risultato: la catastrofe. Stesso discorso con le licenze Valiant acquistate nel 2013 in pompa magna con l'obiettivo dichiarato (sul sito della casa inglese) di diffondere la grande V in tutta Europa! Risultato: dopo un anno di iniziative e formati folli, è arrivata la resa. Chiusura di tutte le serie Valiant. Quando facemmo presente tutto questo sulla pagina FB della Panini per tutta risposta il gestore (anonimo) della stessa si limitò a bannarci! Qualche mese dopo le licenze Valiant passarono alla Star Comics con quali risultati non sappiamo, ma è logico pensare che se non vendevano i volumi Panini perché mai dovrebbero vendere i volumi di una piccola casa editrice come la Star Comics? I 110 milioni di euro di debiti della Panini si riferiscono al Gruppo Panini, di cui fa parte la divisione comics ora diretta da Alex Bertani. Responsabili del marketing sono cinque persone, mentre Lupoi mantiene la carica di direttore editoriale (per intenderci la stessa che aveva Marcheselli fino al novembre 2015 alla Bonelli). Di quei 110 milioni di euro una parte, è logico pensare, sono venuti dalla gestione delle pubblicazioni a fumetti. Il problema qual è allora? Secondo noi risiede nel fatto che chi oggi occupa i vertici di questi grossi editori un tempo passava le giornate a scrivere su fanzine amatoriali. Dov'è l'esperienza nella gestione di una azienda? Il mercato italiano dei comics è fallito per colpa delle gestione folli di questi fanzinari. Sui rapporti tra Bonelli e Panini è facile arrivare alla conclusione che un vero rapporto di concorrenza non esiste più. Non lo affermiamo noi. Lo dicono loro. Si legge nel comunicato che sancì l'arrivo di Airoldi. Dissero che la loro (Bonelli) collaborazione con la Panini sarebbe continuata. Panini e Bonelli sono in pratica società quasi sovrapposte. La Panini gestisce le licenze Bonelli all'estero. Con quali risultati non è dato sapere. Di recente, Tex e soci sono arrivati in America grazie alla Epicenter Comics di Maricic, ma parliamo di volumi che vendono qualche centinaio di copie! In conclusione, il problema è duplice: crisi economica; crisi della cultura. La gente è stufa di leggere. Se poi produci fumetti dove fai politica di sinistra, con riferimenti ossessivi alla integrazione con altre culture e fedi religiosi, con accenni martellanti agli omosessuali, ecc., alla lunga danno fastidio e la gente si allontana dal genere.

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  8. D'accordo...aggiungo solo che non solo i fumetti prodotti rientrano regolarmente nell'ambito di un politically correct di cui penso abbiano le scatole piene anche i lettori...a sinistra (credo proprio di sì), ma, per giunta, noiosi (almeno nell'80% dei casi). Un conto è il politically correct de "Il buio oltre la siepe" o "La calda notte dell'ispettore Tibbs" o magari del "Django" di Tarantino (non proprio entusiasmante, ma sicuramente originale e intrigante dal punto di vista dell'azione), un altro è il politically correct dell'ultimo (...) mettete voi un albo a fumetti politically correct e noioso(cioè la maggior parte della produzione a fumetti italiana e non solo) a vostra scelta. Per inciso, il cinema italiano, quanto a mediocrità e politically correct, non è certo da meno. Il cinema e...tutto il resto.

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  9. "Non si paga per avere recensioni" è un grandissima balla.
    Sapete quanto investono in marketing e uffici stampa le case di produzione cinematografica, gli editori e tutti quelli che lavorano con prodotti artistici? Si pagano anche le recensioni. Con scambi di favori o con soldi. Chiunque abbia una cifra ragguardevole da investire (minimo un milione di euro, parliamo di grosse cifre, ovviamente, non di migliaia di euro) può far vendere qualsiasi prodotto artistico, che sia un film, un libro o un fumetto. Indipendentemente dalla qualità. Quanti film stroncati dalla critica e dal pubblico incassano milioni? Basta pensare, per il cinema, ai film di natale, per i libri, alle sfumature di grigio o alla solitudine dei numeri primi.

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    1. Siamo perfettamente edotti del fatto che le case di produzione, di fumetti ed altro, pagano regolarmente per avere recensioni (in soldi o in altro modo). Il problema è che i lettori se ne sono accorti. Hanno capito che le finte recensioni che gli autori postano in modo ossessivo sui loro profili social non hanno alcuna valenza.

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  10. La gente ha sempre meno soldi da spendere per svago. E i fumetti sono tra le prime cose che si tagliano in tempi di crisi. Anche perché costano parecchio. Una volta i comics in America costavano poco, avevano un prezzo popolare. Per questo qualcuno dice che in tempi di crisi il fumetto va bene. In realtà è una verità che va agganciata al contesto storico. Io posso fare il mio esempio: dovendo tagliare qualcosa, ho smesso di comprare gli albi Marvel spillati e tutta la nuova Marvel post Secret Wars, perché non mi piacevano più le storie e perché questa ossessiva ricerca del politicamente corretto e di personaggi neri, musulmani, ecc. iniziava a infastidirmi. Ho mollato Dylan Dog per lo stesso motivo, perché non mi piacevano più le storie e perché secondo me la poliziotta musulmana è una forzatura dettata solo da ragioni di politicamente corretto. Se pensate che io, all'epoca della prima Star Comics, ero uno di quelli che comprava due copie di ogni albo per sostenere Lupoi e soci... capirete quanto la loro politica editoriale abbia allontanato i fan storici.
    La Bonelli poi sconta una perdita di lettori inevitabile. Gli appassionati di Tex sono in là con gli anni, i giovani non credo che lo amino molto. Le storie sono sempre quelle, anche il "rilancio" di Dylan Dog è miseramente fallito, questo è indubitabile. Orfani è stato un fallimento ancora più clamoroso.
    La Bonelli potrebbe rinascere con storie davvero innovative e diverse dal passato. Qualcosa è stato fatto e si sta facendo, ma molto poco.

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    1. Il problema è che gli editori sono convinti che la crisi delle vendite non abbia legami con la crisi economica! Ovvio che pensino una cosa del genere se mettono fanzinari e forumisti nei posti di comando. Non assumono i professionisti perché non hanno i soldi per pagarli e perché il loro giro d'affari è limitatissimo. Le banche e i gruppi finanziari prestano soldi, ma a condizione che nelle storie siano presenti certi contenuti (alcuni discutibili) che fanno da promozione a gruppi di potere più o meno visibili. I lettori o quei pochi che ancora comprano, dopo avere sfogliato l'albo, lo rimettono sullo scaffale dell'edicola ad ammuffire nella polvere. Per non parlare delle librerie dove il reso ha ucciso ogni prospettiva di utile per gli editori. Vi siete mai chiesti quanto hanno venduto i volumi di Orfani prodotti dalla Bao? Ecco, non chiedetevelo che è meglio.

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  11. La Bonelli non può rinascere perché non è più in grado di creare le condizioni che negli anni d'oro ne hanno concretizzato il successo. Lo dimostra il genere di fumetti che produce e i contenuti, che sembrano guardare al passato e non al presente. Un altro errore è stato quello di affidarsi alle stelline del web, oggetto di trastullo per frustrati che, una volta spento il pc, non comprano gli albi.

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  12. D accordissimo sul discorso stelline d3l web e seguaci vari. Ricordo qualche mese fa addirittura il video con sclavi su facebook per 50000 utenti raggiunti del sito di d.dog. come se quelli fossero tutti lettori veri. Ridicolo. Forse il 20% di quegli utenti legge davvero d.dog.Il web e' una realta'virtuale poi esiste la realta' vera. E nella realta' tex vende piu di centomila copie in edicola pur avendo "solo" 15000 persone che lo seguono su facebook.

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  13. E' la cosa sorprendente è che gli editori non se ne accorgono o fanno finta di niente. Poi arrivano i bilanci (che sono pubblici) e cominciano i dolores de panza. Nel caso della Bonelli, ad esempio, gli utili del 2015 sono diminuiti di un milione e mezzo di euro rispetto al 2014 e le copie distribuite
    di quasi un milione di copie. Anche il fatturato è sceso di circa 3 milioni di euro. E loro continuano in maniera ossessiva a sprecare tempo sui social network. Prendiamo Recchioni, che in questi ultimi giorni sta postando le recensioni di Mater Dolorosa dei suoi colleghi-amici e nel contempo attacca i grillini con post ripetuti contro la Raggi. Domanda: quanti lettori che hanno votato M5S sta perdendo Dylan Dog?

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  14. I dati di raffronti dei bilanci 2014 e 2015 della Bonelli si trovano qui: http://comixarchive.blogspot.it/2016/07/bonelli-bilancio-2015-e-tabella-di.html

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