sabato 27 agosto 2016

DYLAN DOG N. 361: RECCHIONI CHIAMA A RACCOLTA I SUOI COLLEGHI PER SOSTENERLO! I LETTORI PERPLESSI!!!

Alla Bonelli non sanno più cosa fare per salvare il salvabile di una operazione di rilancio avviata a metà del 2013 ed oggi sommersa dalle macerie del terremoto delle critiche e di un riscontro negativo sul fronte delle vendite. Dylan Dog vendeva 120.000 copie nel 2013. Oggi, a distanza di tre anni di polemiche, di critiche infinite e litigi degli autori sulla rete, attacchi privi di senso ai lettori chiamati talebani, haters, reazionari, ecc., Dylan Dog vende 95.000 copie. Hanno provato di tutto. Dalla introduzione massiccia di messaggi comunisti, di assurdi riferimenti al satanismo (vedi, in specie, il numero 341), alla simbologia massonica, oltre a citazioni ossessive e martellanti (addirittura avvisate negli editoriali), fino all'annuncio del ritorno di Sclavi alla sceneggiatura quando lo stesso Sclavi è l'autore delle idee del rilancio e ancora oggi compare nei credits degli albi come supervisore. In tutto questo, la parabola discendente di Roberto Recchioni che, come autore di Dylan Dog si è visto molto poco. Tre storie in tre anni (parliamo dei numeri 337, 341 e 342) e una montagna di polemiche, di cui hanno approfittato gli autori delle storie contestate (Barbato, Simeoni, Accatino, Ratigher, tra gli altri). Si, perché, alla fine, l'unico bersaglio delle critiche era sempre lui, Recchioni, che nonostante ricoprisse l'incarico di curatore, è anche colui che ha approvato quelle storie. Ha dunque la sua parte di responsabilità. Basta leggere in queste ore le montagne di critiche alla storia di Dylan Dog n. 360 che è in edicola da pochi giorni sui principali forum per capire che questo rilancio si è risolto in una disfatta editoriale, mediatica e di vendite. E non solo. Dylan Dog è la seconda testata più venduta in Italia dopo Tex Willer. Ti aspetteresti che l'editore, che ha tanto investito su di lui negli ultimi tre anni, oltre che in testate flop come Orfani, Adam Wild, Lukas e Le Storie, si segnali per risultati positivi, ma dai dati di bilancio 2015 abbiamo appurato il dato poco confortante di una diminuzione della tiratura complessiva delle varie collane di circa 1 milione di copie. Rispetto al 2014, inoltre, le vendite sono calate di 330.000 copie. Questi non sono dati ufficiosi. Non sono nostre ipotesi. Sono dati ufficiali, non contestabili. Una goduria assoluta per chi ritiene che la Bonelli, con le sue politiche editoriali, abbia impedito al mercato italiano del fumetto di crescere ed evolversi come in altri Stati. E ora si giocano la carta più importante, quella del trentennale! Dylan Dog è uscito nel settembre 1986. Tutti si sarebbero aspettati che la storia del trentennale l'avrebbe scritta lui, il creatore, Tiziano Sclavi. No. La scriverà il curatore Roberto Recchioni e sarà il seguito di Mater Morbi, ovvero quel Dylan Dog n. 280, che, secondo la leggenda avrebbe colpito a tal punto Sclavi da proporre qualche anno dopo Recchioni come curatore della collana dell'Indagatore dell'Incubo!
 

La storia del trentennale sarà scritta da Roberto Recchioni e disegnata dal suo amico Gigi Cavenago, che ha lanciato lui su Orfani, altra serie che non è andata molto bene (oggi vende circa 19.000 copie). Quello che ci stupisce è che Recchioni, che è anche disegnatore (celebre il suo personaggio Asso, di cui ha curato testi e disegni nel 2012 per Nicola Pesce Editore). Lo stile artistico di Recchioni è molto vicino allo stile dei fumetti orientali e dei personaggi più celebri di Go Nagai. Alla Bonelli avrebbe potuto offrire i suoi servigi come disegnatore. Niente da fare. Avrebbe potuto disegnare Orfani. E avrebbe potuto disegnare questo numero del trentennale. A maggior ragione perché Mater Dolorosa è il seguito di Mater Morbi del 2009! Certo è che Recchioni sembra avere meno potere come curatore rispetto a Gualdoni, che in circa 4 anni ha scritto 8 storie. Recchioni appena 3. Recchioni poco poteva fare nel 2013 quando è stato chiamato alla cura della collana. C'erano le storie già pronte dei successivi cinque anni e quindi almeno fino al 2018 vedremo storie che, nella sostanza, sono state concepite sotto la gestione Gualdoni, poi modificate (nei limiti in cui questo è stato possibile) da Recchioni sulla base delle direttive di Sclavi. E' probabile perché che tra qualche mese Recchioni lasci l'incarico alla Bonelli. Il mondo del cinema lo aspetta. Diventerà un grande regista? Una sua sceneggiatura vincerà un Oscar? In queste ore frenetiche Recchioni sta compiendo l'ultimo sforzo per lasciare un segno tangibile nella storia di Dylan Dog. Dylan Dog n. 361 uscirà tra un mese, ma lui sta inviando l'albo in anteprima ai suoi amici nel mondo del fumetto, autori, disegnatori, semplici addetti. Ecco il mio lavoro. Sapete, torno sui testi di Dylan Dog dopo quasi due anni e scriverò la storia del trentennale! Cazzo, se questo è un grande risultato! E dopo i destinatari ricambiano con inviti sui loro profili Facebook a comprare l'albo scritto da Recchioni. Di chi parliamo? Keison Bevilacqua, Michele Garofoli, Luca Bertelè, Lorenzo Fantoni, Claudio Di Biagio, Fabio Guaglione, Leo Ortolani, Barbara Baraldi e Francesco Artibani. Basterà per fare di Dylan Dog n. 361 un successo di vendite? Noi pensiamo di no, perché l'albo del trentennale doveva essere scritto da Sclavi. Un errore dunque della Bonelli, che dopo tanti momenti è ancora più che disposta a dare fiducia a Recchioni. Forse sarà per l'ultima volta perché o la situazione migliora o sarà necessario attuare cambiamenti drastici. Molti si sono lamentati di questa mossa, che ai più è parsa disperata. Qualche giorno fa Recchioni ha scritto in un commento sul suo profilo che la vecchia generazione di lettori di Dylan (cioè, il 90% dei lettori di Dylan) sono un problema. Nello scrivere questo ha ammesso, in sostanza, di avere fallito nel compito affidatogli: rialzare le vendite di Dylan Dog dopo il disastro.
 

Non ci è riuscito perché, secondo noi, ha sbagliato approccio. Litigare a destra e a sinistra farà aumentare i lettori del suo profilo, oggi più di ventimila, ma non farà bene alle vendite. Chi mette like non compra o almeno non lo fa sempre. Appoggiare quello che dice Recchioni è un conto, spendere 3,20 euro per leggere un albo da lui curato è un altro. E' il prezzo di essere famosi solo sulla rete. Quando spegni il PC, tutto tace. Questo ultimo atto di Recchioni ha dimostrato a tutti non forza, ma immensa debolezza. Recchioni chiede ai suoi amici di sostenerlo perché, secondo noi, sa che i lettori o almeno i nuovi lettori (che non hanno mai letto nulla di Sclavi) non lo sostengono più. Da qualche tempo, ormai, Recchioni ha abbassato i toni. Non litiga più con i suoi colleghi, alcuni della stessa Bonelli come Manfredi e Frisenda. Non parla più dei lettori critici come talebani, haters, reazionari, ecc., non scrive più editoriali dove parla di pellicole seminali, alle critiche risponde garbato, non invita più i lettori che non gradiscono a non comprare più Dylan Dog. Non perché, secondo noi, sia cambiato il Recchioni, ma perché forse è l'editore che gli ha chiesto di farlo. Recchioni lavora per la Bonelli e ne deve seguire le sue direttive. La gente lo ha capito. Recchioni chiede aiuto ai suoi colleghi. Vi prego di sostenere questo mio sforzo per la Sergio Bonelli. Se potete, parlatene bene. Perché se sei amico di qualcuno ne parli bene, specie su FB. Altrimenti che amico sei. Si tratta, secondo noi, dell'ennesimo errore di Recchioni. Chiedendo il sostegno altrui ha fatto ora capire che la sua posizione si è molto indebolita e non poteva essere altrimenti alla luce dei deludenti risultati degli ultimi tre anni. Sostenendo Recchioni molti si stanno esponendo ad un rischio elevato. Tutti hanno dichiarato che si sono emozionati molto nel leggere una storia, a loro dire, bellissima. Cosa succederà se invece la reazione della maggioranza dei fan sarà negativa? Qualcuno si ricorderà di questi autori e inizierà a pensare che certi giudizi sulla rete altro non sono che sostegni di qualcosa che in un altro contesto non avrebbero gradito. Ortolani ha scritto: E io vorrei davvero il DYLAN DOG di Roberto Recchioni. Vorrei davvero che costruisse serie di archi narrativi, tipo ORFANI. Queste parole di Ortolani suscitano perplessità. Dice che vorrebbe avere il Dylan Dog di Recchioni e leggere storie costituite di lunghi archi narrativi tipo Orfani! A parte il fatto che Orfani è stato un grosso flop, ma, ci chiediamo noi, Ortolani sa che i lunghi archi narrativi su Dylan Dog e le altre serie tradizionali della Bonelli non ci sono mai stati? E' la prima volta che Recchioni compie un gesto simile. Prima non l'aveva mai fatto. Non ne ha mai avuto bisogno. E sta coinvolgendo tutti gli altri, estendendo su di loro il rischio dell'insuccesso. Ancora hype, ma i fan sono stufi. Sven Blomqvist.

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