martedì 13 settembre 2016

MEGA-INTERVISTA CON ALESSANDRO BOTTERO: IL PIU' GRANDE SUPERVISORE ITALIANO DI FUMETTI - I PARTE

Dopo le interviste ad Enzo Troiano, Nick Leggeri, Sauro Pennacchioli e Gianfranco Manfredi, oggi abbiamo l'onore di ospitare sul nostro mega-sito colui che può essere considerato uno dei più grandi supervisori italiani. Stiamo parlando di Alessandro Bottero, che molti di voi ricordano per avere curato gli albi della Play Press dal 1990 al 1998 e che oggi continua ancora a calcare la scena fumettistica come editore indipendente, scrittore, autore di libri e tante altre cose. Alessandro Bottero è un grande personaggio, l'unico che spesso e volentieri ha parlato delle vendite delle case editrici citando dati sempre confermati dalla realtà. Da alcuni contestato e da molti amato, Alessandro Bottero può essere apprezzato non solo per la sua professionalità e umanità, ma anche e soprattutto per la sua serietà ed obbiettività. Alessandro Bottero può essere definito come l'editor che ogni casa editrice vorrebbe avere tra le proprie energie. Esperienza e professionalità che fanno la differenza in un settore dove si ritrovano ai vertici delle redazioni forumisti o fanzinari di belle speranze senza alcuna esperienza. E' perciò con grande piacere, amati lettori del nostro Sito Straordinario, che oggi vi presentiamo il dott. Alessandro Bottero, a cui lasciamo volentieri la parola.
 
Comix Archive: Alessandro, cominciamo subito dall'inizio. Hai iniziato ad operare nel campo del fumetto nel 1991 per la casa editrice romana Play Press. Erano i tempi in cui i fumetti di supereroi stavano tornando alla ribalta dopo il fallimento della Corno del 1984. Sull'altra sponda c'era Marco Marcello Lupoi alla Star Comics. Cosa ricordi di quei tempi?
 
Alessandro Bottero: Ho iniziato a lavorare alla Play Press alla fine del 1990. Ricordo che venni a sapere che la Play Press stava cercando persone per le sue serie a fumetti. Mi presentai e mi chiesero così di scrivere al volo il testo per la quarta di copertina per un numero della collana Marvel Cover, che raccoglieva delle copertine di Thor di Walt Simonson. Lo feci e credo che la cosa li colpì. In pratica mi ritrovai da un giorno all'altro a coordinare tutto il parco testate, assieme ad Adam Centerba. Il primo lavoro di traduzione che feci fu un numero di Play Special, Thor Colui che gli Dei Vogliono Distruggere, una graphic novel abbastanza pedestre di Thor. Il secondo fu il secondo Play Book dedicato a Silver Surfer, che fu anche il primo lavoro di traduzione pubblicato a nome mio.

Comix Archive: Com'era lavorare alla Play Press?

Alessandro Bottero: Non era facile. Mi spiego meglio. Il lavoro in sé era facile. Si trattava di redigere i programmi per le serie che curavo io, tradurre le storie, proporre gli articoli, eventualmente scriverne alcuni, e rispettare le consegne. Quello che non era facile era il contesto. La Play Press era una casa editrice molto forte nel campo dell’editoria per bambini, e pur rispettando il lavoro che facevano, bisogna ammettere che non erano addentro al mondo dei fumetti. Si erano ritrovati tra le mani i personaggi Marvel e DC Comics grazie al fiuto di Mario Ferri, ma a parte lui – che conosceva abbastanza il mondo dei fumetti anche grazie al suo passato di edicolante – nel resto non c’era una conoscenza del settore. In un certo senso è anche questo il motivo per cui avevano bisogno di consulenti esterni come me, perché all’interno non avevano esperti. Devi tenere conto che eravamo in un momento molto particolare per il mondo dei fumetti di super eroi in Italia. La chiusura della Corno aveva fatto sì che per sei anni in America si accumulassero centinaia di albi inediti. Per anni alla fiera del libro di Francoforte la Marvel (tramite l’agenzia Dic2 che ne gestiva i diritti in Italia) e la DC Comics avevano cercato un editore che riprendesse a pubblicarne i fumetti in Italia. Ferri mi disse che la DC Comics gli aveva offerto tutto il pacchetto, ma che lui non se l’era sentita, e che alla fine Fulvia Serra di Fumo di china aveva preso Batman ma solo perché il Ritorno del Cavaliere Oscuro, era un titolo la cui fama era arrivata anche da Noi. Fulvia Serra riteneva Superman un fumetto fascista e non intendeva proporlo in Italia. E anche Batman in realtà non gli piaceva. Infatti è abbastanza buffo che di Batman apprezzasse solo una graphic novel estranea alla continuity e non il personaggio in sé. Anzi, volendo essere maliziosi potrei addirittura pensare che Il Ritorno del Cavaliere Oscuro l’aveva colpita perché Batman picchia Superman, visto che a voler essere proprio pignoli pignoli la filosofia di legge e ordine che emerge da Il Ritorno del Cavaliere Oscuro cozzava leggermente con la visione della sinistra milanese che dirigeva Corto Maltese. Mi spiego meglio. Se Superman è fascista, allora che è Batman che torna in campo perché la società si è calata i pantaloni davanti al crimine? Ma al di là delle mie fantasiose ipotesi personali la DC Comics disse alla Rizzoli “O tutti e due o nulla” e quindi la Glenat-Rizzoli si ritrovò in casa un personaggio che in realtà non voleva. Riguardo la Marvel quando Lupoi e Cavallerin convinsero Bovini a prendere dei diritti Marvel da appassionati decisero di partire da dove si era interrotta la Corno. Mario Ferri a questo punto fiutò il successo e decise di prendere anche lui delle licenze Marvel. Ma ancora con la mentalità dei prodotti per bambini si orientò sui Transformer e sui G.I Joe. A quel punto però il fatto è che la Marvel aveva dato delle licenze a un altro editore che non era la Star. Quindi era possibile provare a prendere serie. Qui entra in gioco Luca Scatasta che agli inizi della Play Press faceva il consulente coordinatore. Luca Scatasta suggerì a Ferri di chiedere alla Marvel le serie più recenti, ossia Wolverine, Excalibur, Iron Man, che colpì Ferri perché poteva passare per un robot e fare presa sui bambini e anche altre che la Star non aveva ancora richiesto, come il Thor di Walt Simonson, Silver Surfer e così via. Per essere chiari: all’epoca Luca Scatasta NON lavorava per la Star Comics, lavorava per la Play Press quindi non c’era nessun conflitto di interessi o altre cose poco chiare. Luca esaminò il mercato americano, disse a Ferri di chiederle alla Marvel e la Marvel le diede alla Play Press. Questo fece sì che all’inizio degli anni ’90 il mondo dei fumetti della Marvel in Italia partisse con un problema. C’erano due editori – Star Comics e Play Press – che pubblicavano serie dello stesso universo narrativo, sfalsate di anni. Era una situazione per cui i lettori leggendo le storie pubblicate dalla Play Press potevano trovare eventi successivi di anni a quelli che si svolgevano sulle testate Star Comics. Ossia non c’era una sincronia tra i due editori – tre quando poi si aggiungerà la Comic Art. Un'ultima cosa. Persone che collaborarono sia con Star Comics che Play Press, senza dirlo in giro, e usando pseudonimi ce ne furono. Wainer Fini, nome che appariva sui volumi Play Press in realtà era lo pseudonimo usato da un traduttore che lavorava per la Star Comics, e anche alcuni letteristi lavoravano per tutti e due gli editori, ma senza che la cosa si risapesse in giro. Perché questa circospezione? Perché il clima era –ed è ancora - molto “O con noi, o con loro”, cosa che è una caratteristica del mondo del fumetto italiano, per cui le case editrici di fumetti hanno la strana pretesa per i freelance che lavorino solo con loro e se li beccano a tradurre, scrivere, o fare altro per i concorrenti – specie quelli antipatici - allora sono cazzi.

 
Comix Archive: Che rapporto avevi con il boss Ferri e soprattutto com'erano i vostri rapporti con le altre case licenziatarie che allora pubblicavano materiale della Marvel Comics, cioè Star Comics e Comic Art?

Alessandro Bottero: Con Mario Ferri il rapporto è sempre stato buono. Ne ho un ottimo ricordo e non potrò mai ringraziarlo a sufficienza per l’occasione che mi ha dato. Detto questo devo dire che con il resto della Play Press non è che i rapporti fossero idilliaci. Devi tenere presente che la Play Press era – nel bene e nel male – un’azienda familiare, non una multinazionale come la Panini, ad esempio. E non sempre i rapporti personali erano tranquilli. I rapporti con le altre case editrici passavano attraverso i rapporti con i miei pari grado se vogliamo, quindi Lupoi e gli altri redattori Star Comics, e Accolti-Gil per la Comic Art. La mia prima uscita pubblica fu nell’edizione primaverile del 1991 di Lucca, e parlando con Lupoi durante una pausa mi disse che lui e gli altri della redazione erano convinti che io non esistessi, ma fossi solo uno pseudonimo di qualcuno che non voleva apparire, o al limite un nom de plume della redazione. Perché questa convinzione? Perché all’epoca coloro che lavoravano nel campo venivano tutti dal mondo delle fanzine. Si conoscevano tutti, se non di persona perlomeno di nome. Io invece non ho mai fatto parte del mondo delle fanzine. Ero un lettore passato dall’oggi al domani nel ruolo di traduttore e critico. Non ero uno del giro, e devo dire che all’inizio questa differenza tra me e il giro di quelli giusti l’ho avvertita parecchio. Ero quello sconosciuto che invece di aver partecipato ai dibattiti tra appassionati arriva e di botto parla, scrive, traduce i fumetti Marvel. E perché lo fa lui invece di uno di noi che abbiamo le nostre belle fanzine, che scriviamo tanto e che sognavamo di fare quella stessa cosa che fa adesso questo sconosciuto romano? Soprattutto da parte di alcuni ci fu molto astio nei riguardi mio e della Play Press. Addirittura uno - Domenico Cammarota, all’epoca esponente del fandom di Napoli- arrivò a dire a Ferri che siccome io non valevo niente lui era disposto a tradurre e scrivere le note al posto mio, pur di non vedere maltrattati così orribilmente i fumetti che amava. Giustamente Ferri, e la cosa va a suo merito, gli disse che lui si fidava di me e che quindi la cosa non era possibile. Io lo venni a sapere direttamente da Mario Ferri che me lo disse dopo che era successo. A parte questi episodi il clima era - diciamo - abbastanza cordiale. Eravamo tutti più giovani, entusiasti, e sullo stesso piano. Eravamo tutti traduttori e curatori. Gli editori, i direttori, i dirigenti erano altri. Erano Giovanni Bovini, Mario Ferri, Luigi Bernardi, Rinaldo Traini. Noi eravamo le nuove leve, quelle che Luca Boschi cita in una nota del suo libro del 1997 Frigo, Valvole e Balloons. Alle varie fiere ci si vedeva e si parlava fondamentalmente dei fumetti che ci piacevano. È vero che essendoci una rivalità e una concorrenza molto forte quando ci si vedeva si stava sempre attenti a non svelare troppo dei progetti futuri, perché come si dice “meglio stare abbottonati”. Una parola in più riguardo la Comic Art. Con Rinaldo Traini i rapporti erano e sono rimasti buoni. Un po’ meno con Paolo Accolti-Gil che era abbastanza polemicuccio e soprattutto si divertiva a denunciare errori veri o presunti di traduzioni dei suoi colleghi di altri editori. La cosa non mi è mai sembrata un atteggiamento molto rispettoso del lavoro altrui, ma i suoi lettori gongolavano e quindi capisco perché lo facesse. In un certo senso se hai a disposizione materiale meno interessante a livello di storie devi trovare dei modi per attirare i lettori, e la polemica sempre più forte è uno di questi. Una cosa che ho avvertito subito è che l’Italia è un paese dove tutti i tifosi sono allenatori della nazionale e tutti i lettori di fumetti sono traduttori molto più bravi di te. E soprattutto è un paese dove ci sono persone che passano ore del loro tempo invece che a uscire con la ragazza, a divertirsi con gli amici, a vivere … invece di tutto questo passano il loro tempo a fare le pulci al lavoro altrui con un atteggiamento alla “Adesso trovo un errore e dico a tutti che sei una merda umana”. E siccome chiunque abbia studiato due ore l’inglese alle medie, magari anche chi aveva tre in pagella, è convinto che tradurre fumetti sia una cosa facilissima la cosa più facile del mondo era dare dell’ignorante a quello che lavorava e traduceva fumetti al posto mio che invece sono tanto più bravo di lui e me i fumetti mi piacciono e perché lui si e io no visto che lui è un cazzone che non sa tradurre? E guarda che non esagero poi di tanto. Il clima di certe lettere era questo. Se traducevi “dark” con “buio” invece che con “oscurità” (o l’inverso) puoi stare sicuro che prima o poi qualcuno si stracciava le vesti per reato di lesa maestà traduttrice. Questo soprattutto con noi della Play. Alla Star modificavano i dialoghi magari per non svelare cose che si sarebbero viste nei mesi successivi (Luca Scatasta lo ammise nelle note degli Incredibili X-Men) e nessuno scassava. La Comic Art pubblicava Conan in formato bonellide, tagliando quindi gran parte del testo originale visto che lo spazio dei balloon era minore nella versione italiana, e nessuno scassava. Invece sulla Play Press era permesso sparare a palle incatenate.

Comix Archive: Facciamo un passo indietro e prima parlaci della tua passione per i comics. Com'è nata e qual è stato il primo fumetto che hai letto?

Alessandro Bottero: Uhmmm.............. ricordo di aver imparato a leggere verso i quattro anni, ripetendo le parole che vedevo nei fumetti di Topolino. Dovrebbe essere stato attorno al 1966. In particolare ricordo un episodio. Eravamo in vacanza in Alto Adige, e io passavo il tempo leggendo fumetti. Da quel che mi disse mia madre una signora mi vide ed essendo piccolo, avevo quattro anni appunto, chiese cosa facessi. Mia madre, per cui la cosa era normale, disse che leggevo le storie. La signora chiese quanti anni avessi e saputo che avevo quattro anni disse che era impossibile. Sicuramente ripetevo a pappagallo le parole sentite quando altri mi leggevano le storie. A questo punto mia madre disse “Benissimo, allora le dia lei un fumetto che non ha mai visto prima e vediamo se lo sa leggere”. La signora me ne diede un altro, preso dalla cesta dell’albergo dove eravamo e io le lessi la storia che lei aveva scelto. Ovviamente lessi lentamente e senza un’intonazione alla Gassman, ma lessi tranquillamente quella storia. Ricordo bene la cosa e l’età perché è uno degli episodi più citati nella saga familiare dei Bottero. Ah, a scanso di equivoci visto che c’è sempre chi scassa le scatole con le fonti e magari dice che mi invento tutto perché non cito la fonte di riferimento, la fonte a cui potervi rivolgere per avere conferma è mia sorella, visto che mia madre ormai non è più raggiungibile. Per rispondere alla tua domanda sicuramente Topolino, e poi il Corriere dei Piccoli, che ogni domenica nostra madre ci dava da leggere. Ricordo ancora una storia di Mino Milani in cui esplode una centrale nucleare vicino Milano e i protagonisti devono affrontare un’avventura di fantascienza post apocalisse. Nel 1971 poi iniziai a leggere i fumetti Corno e da lì in poi non ho più smesso.

Comix Archive: Nel 1994 la Marvel Comics decise di pubblicare i fumetti in Italia in prima persona costituendo una propria filiale, la Marvel Comics Italia s.r.l., con sede a Bologna affidando tutto il potere marvelliano supremo a Marco Marcello Lupoi e al suo storico staff, di cui faceva parte anche Luca Scatasta, che aveva collaborato con voi alla Play Press (indimenticabili i suoi articoli editoriali per la prima edizione italiana della saga Crisi sulle Terre Infinite del 1990) e la cui assenza si sente più del dovuto sugli albi mutanti targati Panini Comics. Come è stato accolto questo sviluppo alla Play Press, che fu costretta a chiudere tutte le sue testate Marvel e ripartire con la DC Comics, che comunque già editava e tante serie Indipendenti come le prime della Valiant?

Alessandro Bottero: Che la Marvel volesse affidare tutte le sue serie a un solo editore era nell’aria. Ricordo che nel gennaio del 1994 Mario Ferri una sera mi telefonò a casa e mi chiese se potevo andare in redazione perché mi doveva dire una cosa molto importante. Quando arrivai c’erano lui e la figlia Simona, che all’epoca era il suo braccio destro nella gestione della casa editrice. Mi dissero che la Marvel aveva chiesto alla Play Press un programma per gestire tutte le serie della Marvel. In quel periodo, si è saputo dopo, le trattative tra Lupoi e la Marvel per la creazione della Marvel Italia erano già in essere da tempo, ma probabilmente la Marvel voleva avere un’altra opzione sul tavolo. Dissi a Ferri che era un’occasione da non lasciarsi sfuggire, e mi misi subito al lavoro per elaborare un programma coordinato di tutte le serie. Ricordo poi in particolare di aver elaborato un programma per vedere il riallineamento delle testate X-Marvel (della Play) e Incredibili X-Men (della Star) nel giro di qualche mese. Dopo quell’incontro aspettai di sapere notizie. Qualche settimana dopo Ferri mi disse che la situazione era in bilico. Io credevo, ingenuamente, che la decisione fosse tra Play Press e Star Comics, ossia che la Marvel dovesse decidere a chi dare tutte le serie. Poi a Marzo 1994 ci fu l’annuncio della nascita della Marvel Italia e tutto fu chiaro. Se posso dire una cosa nell’edizione autunnale del 1993 di Lucca, un addetto ai lavori bene addentro alla cosa e che poi entrò in Marvel Italia, parlando mi disse una cosa che sul momento mi parve solo un pettegolezzo. Disse che Lupoi era uno che amava viaggiare. Sei mesi dopo mi fu chiaro dove forse aveva viaggiato. La Play Press reagì abbastanza bene alla cosa, anche perché fortunatamente si era sbloccata la questione relativa a Batman e Superman. Però non mi hai chiesto alcune cose che potrebbero essere interessanti per i lettori, e che forse è il caso di dire, anche per evitare che svaniscano dalla memoria storica. Facciamo così, per completare il panorama degli anni 1991-1994 mi faccio le domande e mi do le risposte. Signor Bottero, ci dica, in una situazione in cui le serie della Marvel Comics erano pubblicate da tre editori diversi, come faceva la casa editrice ad assegnarle ad una o all’altra? Ma è molto semplice, signor Bottero. Il compito dei consulenti era anche quello di esaminare i cataloghi con le proposte di nuove serie, individuare le più interessanti e dare all’editore per cui lavoravano i mezzi per ottenerle. Cerchiamo di essere chiari. Nei primi anni ’90 Marvel e DC Comics producevano ogni anno un voluminoso dossier cartaceo con tutte le proposte di serie, miniserie, eventi speciali, previsti per l’anno successivo, e lo davano ai licenziatari. Di solito veniva dato ai licenziatari nel corso del Comicon di San Diego, o spedito poco dopo. Ecco perché alcuni andavano a San Diego ogni anno: per prendere visione subito delle proposte e cercare di metterci le mani sopra prima degli altri. Ho ancora un paio di esemplari di questi cataloghi nel mio archivio come souvenir di un’epoca passata in cui non esisteva Internet e le anticipazioni venivano affidate alla carta. Erano dei libroni molto voluminosi con tutti i progetti messi in pre-produzione. La cosa interessante che una percentuale di questi progetti poi non sono mai stati realizzati. Erano solo idee. Quanto più la data indicata come uscita era vicina al momento in cui ricevevi il catalogo, tanto più potevi essere ragionevolmente sicuro che quel progetto sarebbe stato pubblicato. Progetti invece con date di uscita a 9-12 mesi erano solo idee. Ci si poteva fare affidamento al 50%. E quindi, signor Bottero, cosa succedeva con questi cataloghi? Succedeva che Mario Ferri mi dava questo catalogo e diceva “Fammi una relazione su cosa c’è di interessante”. A questo punto entrava in gioco quella che possiamo chiamare Legge di derivazione. Marvel e DC Comics ragionavano così:

Se una nuova serie è legata o deriva da una serie già in possesso di un licenziatario, allora questo nuovo progetto va automaticamente a quel licenziatario, a meno che lui non lo rifiuti. Se la rifiuta a questo punto si apriva un’asta tra gli altri interessati. Esempio: Thunderstrike, nuova collana Marvel derivata dalla serie di Thor, era automaticamente nel pacchetto della Play Press. Tutte le serie dei Midnight Son (Darkhold, ecc…) essendo derivate da Ghost Rider, erano nel pacchetto della Comic Art. Silver Sable, essendo una serie derivata dall’Uomo Ragno, era nel pacchetto della Star. Questo faceva sì che nel 90% dei casi uno sapesse già a chi sarebbe andata una nuova serie o miniserie. La cosa diventava interessante quando entrava in gioco un personaggio nuovo, o una nuova versione di un personaggio che non rientrava nei pacchetti diritti dei tre editori italiani. Prendiamo Deathlok. La Marvel fa partire una nuova serie. È una nuova versione del personaggio. Né Star, né Play, né Comic Art hanno serie nel loro pacchetto che diano un vantaggio iniziale. A questo punto se più di un editore è interessato tutto sta nelle capacità dei consulenti di spiegare perché Deathlok dovrebbe andare a me e non agli altri due. In effetti devo essere stato convincente, perché nella primavera del 1991 Deathlok fu dato alla Play Press. Non che fosse una serie epocale, ma dovete tenere presente che gli editori vivevano come un affronto mortale se un altro editore si appropriava di una cosa nuova. L’idea infatti era: “Ai lettori interessano le novità, e le novità le dobbiamo avere noi!”. Questo è interessante perché ad esempio la Comic Art, probabilmente perché Paolo Accolti-Gil seguiva un approccio leggermente più filologico, aveva in casa serie tipo Rom, Difensori, Ghost, di cui all’epoca non c’erano ancora nuove versioni e quindi essendo ritenute vecchie dagli editori erano state lasciate libere per chiunque le volesse. La Comic Art ebbe una fortuna incredibile che poco dopo aver preso i diritti della serie Ghost la Marvel abbia deciso di rilanciare il personaggio con ben sette serie e un sotto universo dedicato ai Midnight Son. La cosa mi avrebbe potuto creare dei problemi relativamente al Dottor Strange, che all’epoca era nel pacchetto diritti della Play Press e che la Marvel aveva inserito nel sotto universo dei Midnight Son, ma prima che si arrivasse a doverne discutere nacque la Marvel Italia e questo tipo di problemi svanì. Ovviamente, questa Legge della Derivazione era soggetta a eccezioni. Perché la Play riuscì ad avere Wolverine, quando il personaggio era uno degli X-Men? Probabilmente perché all’epoca Scatasta riuscì a dare alla Play le motivazioni sufficienti a convincere la Marvel che la serie regolare di Wolverine in quel momento era senza legami con la serie degli X-Men e quindi si trattava di una serie del tutto a se stante. E in effetti per i primi numeri era così. Chris Claremont sceneggiatore dei primi numeri della collana Wolverine e all’epoca anche sceneggiatore della serie Uncanny X-Men aveva esplicitamente detto in più occasioni di voler tenere distinte le due serie. Comunque, per farla breve il lavoro consisteva nello spiegare perché una serie doveva andare all'editore X o all'editore Y. Ma questo succedeva solo con la Marvel, sig. Bottero? No, signor Bottero. La cosa funzionava così anche per la DC Comics. Qualche anno dopo la DC Comics in Italia aveva la seguente divisione: Super eroi alla Play Press, Vertigo alla Magic Press. A un certo punto si pose il problema Watchmen. Io dissi a Ferri di pubblicarlo, perché era un capolavoro e bisognava farlo. Quando Ferri chiese i diritti la DC Comics disse che anche la Magic li aveva chiesti, perché secondo loro era più affine alla Vertigo che al mondo dei Supereroi e quindi spettava a loro. Io volevo con tutte le mie forze tradurre Watchmen per cui decisi di non mollare e scrissi una relazione dicendo che Watchmen era un opera super erotistica, tanto che nel 1987 aveva vinto l’Eagle Award in Inghilterra, proprio come miglior miniserie super eroistica. Alla relazione allegai la pagina dell’albo DC Comics in cui ci si vantava della cosa (credo fosse un numero della serie Omega Men). La mossa si rivelò vincente. Watchmen fu dato alla Play Press, e io lo tradussi. Oggi che io abbia tradotto Watchmen non se lo ricorda nessuno, perché c’è una damnatio memoriae sul lavoro che feci come traduttore perla Play Press, ma vorrei ricordare ai critici e ai lettori che esiste una sola persona in Italia che abbia tradotto, oltre a centinaia di altre storie Marvel, DC Comics, Dark Horse, Image, Crossgen, Topps, le seguenti opere: Il ritorno del Cavaliere Oscuro, The Killing Joke, Arkham Asylum, Watchmen, La morte di Superman, Batman Anno Uno, Gli Archivi di Batman, Gli Archivi di Superman, Lobo l’ultimo Czarniano, Superman Man of Steel, ossia il sottoscritto. Devo dire che vedere come questo sia stato bellamente dimenticato quando si parla della storia della DC Comics in Italia un po’ mi da fastidio.

Comix Archive: Negli anni settanta i fumetti della Marvel e DC Comics vendevano tanto. Picchi oggi non più raggiungibili. In una intervista concessa al sito Glamazonia, Maria Grazia Perini, che si è occupata delle supervisioni degli albi della Ed. Corno fino al 1978, ha affermato che Il Corriere della Paura vendeva 100.000 copie, ma la serie leader era l'Uomo Ragno che ogni quindici giorni vendeva 200.000 copie. Agli inizi degli anni ottanta la situazione era radicalmente cambiata con vendite in forte calo fino al crac del 1984. Quanto vendevano le serie della Play Press durante il periodo 1990-1998?

 Alessandro Bottero: Non ne ho la minima idea. So che serie come American Heroes, che oggi tutti dicono essere stata bellissima, importantissima, epocale, un punto fermo nella storia del fumetto italiano, vendeva poco. O meglio non vendeva tanto quanto avrebbe dovuto. Un giorno ero in ufficio con Mario Ferri che mi fece i calcoli davanti e disse che mancavano “solo” mille copie per andare bene. Oggi mille copie sono una cifra enorme. Venticinque anni fa erano “solo” mille copie. Se posso ipotizzare credo che tra il 1990 e il 1998 le vendite siano calate di molto. Ma questo deriva anche dal fatto che la fame di fumetti piano piano stava passando. Ti faccio un esempio. Il primo volume solo per le fumetterie prodotto dalla Play Press fu La Saga della Torcia Umana Originale, miniserie in quattro episodi scritta da Roy Thomas e disegnata da Rich Buckler. Era una miniserie scritta da Thomas nel suo periodo “nostalgico” ossia quando prendeva personaggi della Seconda Guerra Mondiale e ne scriveva le storie, cercando di uniformare in un insieme coerente tutti i vari pezzettini sparsi in innumerevoli albi pubblicati in passato. Questo volume, obiettivamente di qualità scarsa, fu pubblicato con la dicitura “tiratura limitata per fumetterie”. La tiratura limitata fu di 5.000 (CINQUEMILA) copie. E andò esaurito in poco tempo. Cinquemila copie di un fumetto a voler essere generosi era importante solo da un punto di vista storiografico e che oggi ne venderebbe - credo – a malapena 500. Eppure 5.000 copie erano una “tiratura limitata”, ossia un qualcosa da collezionare. Oggi i prodotti da fumetteria in media vengono stampati in 1.000 al massimo 2.000 copie, a meno di opere di sicuro successo e che sai che venderanno. Nel 1991 c’era fame di fumetti e i lettori compravano di tutto. Oggi no. Oggi scelgono e quindi 5.000 copie della Torcia Umana Originale te le daresti in faccia.

Comix Archive: e quanto vendevano le serie della Star Comics e della Comic Art nello stesso periodo?

Alessandro Bottero: La Star vendeva sicuramente più della Play. Lo sapevamo noi, lo sapevano loro. Ovviamente in pubblico non lo avremmo mai ammesso, ma era così. La Star aveva i personaggi più popolari. Se da una parte hai Uomo Ragno, Fantastici Quattro di Byrne, Devil di Miller, X-Men, e dall’altra hai Iron Man, Wolverine (che era il best seller), Silver Surfer, Thor, Deathlok, Dottor Strange in un periodo dove i Mutanti erano la sezione più forte, importante e di maggior successo della Marvel è ovvio che la lotta non è ad armi pari. Bene che ti va al massimo riesci a strappare un pareggio se Wolverine ti vende particolarmente bene o una rarissima vittoria di misura. La Comic Art era messa peggio, ma aveva avuto una botta di fortuna incredibile con il rilancio di Ghost (che a dare retta ad Accolti-Gil la Marvel decise DOPO che la Comic Art aveva preso i diritti) che gli permetteva di avere una serie, e poi un gruppo di serie, molto moderne. Le pubblicava in modo un po’ strano, visto che la Comic Art non seguiva lo standard classico delle 72 pagine spillate con tre serie ad albo, che con la Star era diventato il formato canonico di quel periodo. L’altra cosa che faceva la Comic Art era realizzare ottimi volumi per collezionisti, con le ristampe delle storie classiche, i Masterwork. La collana i Grandi Eroi Marvel è una delle cose migliori di quel periodo. E infatti poi la Panini, dopo che per anni aveva detto che le ristampe non interessavano a nessuno, ha capito che c’è un pubblico di adulti che preferisce prodotti ben curati che presentino storie classiche, alla produzione più moderna, dove non ci si capisce quasi niente. Mi stavo dimenticando della MBP, ossia la Max Bunker Press. Max Bunker, alias Luciano Secchi, era colui che negli anni ’70 aveva pubblicato centinaia di storie Marvel con la casa editrice Corno. Poi aveva smesso all’inizio degli ’80 perché i super eroi non vendevano più. Ora che il genere era tornato a vendere Luciano Secchi cercò di tornare in pista dicendo che non era giusto che non fosse lui a pubblicare la Marvel. Non so quanto sia vera la storia secondo la quale Secchi si sia rivolto direttamente alla Marvel dicendo che lui era amico di Stan Lee e quindi la Marvel doveva affidare a lui i fumetti per una versione italiana. Non posso pensare che qualcuno sano di mente abbia potuto dire una cosa del genere, ma la voce gira. Comunque Secchi cercò di salire a bordo del carrozzone dei super eroi che sembrava di nuovo produrre soldi e chiese alla Marvel di poter fare qualcosa. La Marvel gli concesse di pubblicare le Graphic Novel che realizzava ma non come volumi, perché quello lo faceva la Play Press nella collana Play Special. L’accordo tra Secchi e la Marvel era che lui avrebbe pubblicato le Graphic Novel a puntate su una rivista che si sarebbe chiamata Super Comics. Ora io dico, ma se tu sei la Marvel e hai venduto a me i diritti per pubblicare un volume, perché vendi anche a lui i diritti per pubblicare lo stesso volume su una rivista, ma a puntate? In pratica mi ammazzi il prodotto perché chi mai si comprerebbe il volume che raccoglie una storia uscita a puntate su una rivista? Solo una minoranza di persone. Secondo me così facendo la Marvel, o l’agenzia Dic2 che ne curava i diritti in Italia, agirono in modo quantomeno dubbio. Nei fatti vendevano due volte la stessa cosa a due editori diversi. Infatti la Play dopo che partì Super Comics chiuse la collana Play Special. Super Comics vivacchiò per circa tre anni. Era costosissima per l’epoca e fu una delle prime vittime della contrazione del mercato a metà amni ‘90. In uno degli ultimi numeri della rivista Secchi annunciò la pubblicazione di un volume (o una serie di volumi) a bassissima tiratura delle strisce dell’Uomo Ragno, ma solo per avesse prenotato il volume pagandolo in anticipo. Una sorta di print on demand o crowfunding ante litteram. Ad oggi non so se quei volumi di strisce siano mai stati prodotti. Fine prima parte. Leggerete la seconda parte della intervista tra qualche giorno con le risposte di Bottero sugli anni successivi al 1995. Kristoffer Barmen.

18 commenti:

  1. La frase del titolo, che Alessandro Bottero sia il più grande supervisore italiano mi sembra un'esagerazione. Comunque era bravo e lo ricordo con piacere. Mi ricordo anche Adam Centerba, che era uno pseudonimo e che credo lavori nel doppiaggio, e un altro bravissimo supervisore: Marco Rufoloni. Che fine ha fatto? Mi sembra che ci sia stato un ostracismo nei confronti di chi lavorava per la Play Press. Nessuno di loro è stato ingaggiato da grossi editori.
    Peccato, secondo me dare tutte le serie alla Panini è stato dannoso sia per il mercato che per i lettori.
    Poi, i retroscena della cessione dei diritti a Marvel Italia, dai pettegolezzi che ho sentito, derivano più da motivi personali che altro, come dice Bottero, Lupoi viaggiava spesso e aveva coltivato amicizie in Marvel. E' vero?

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  2. Non ci è sembrato affatto una esagerazione. Anzi, ben poco. Alessandro Bottero è, secondo noi, il massimo esponente della categoria dei supervisori con un approccio unico, che solo lui era in grado di conferire ad una collana. Bottero ha spiegato che alla Play Press l'attività era complessa. Ma, se ci fai caso, ha anche sottolineato un fatto significativo: già allora c'era un ostracismo da parte della ristretta cricca di autoproclamati esperti di fumetti e loro fanzine, quasi si trattasse di una consorteria. Su Lupoi che viaggiasse è fatto noto. Lui stesso negli editoriali di Star Magazine lo dichiarava. I suoi viaggi in America, i colloqui avuti con i dirigenti della Marvel di allora (parliamo del 1990-91). E' storia.

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  3. Sì, ma i viaggi erano finalizzati a fare lobby?

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  4. Come ben sapete, ci sono lobby molto potenti, anche in Marvel.

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  5. In America le lobby sono legali. Finanziano con la condizione di ottenere provvedimenti legislativi conformi alle loro mire.

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  6. Non tutto ciò che è legale è anche giusto, e viceversa... Intelligenti pauca

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  7. L'eterno conflitto tra legalità e moralità.

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  8. Ho avuto la fortuna di collaborare con la PlayPress e di conoscere personalmente Alessandro Bottero. All'epoca curavo MAGIC THE GATHERING, la rivista che fu tratta dall'omonimo gioco di carte collezionabili. Confermo tutto quanto dice Alessandro sull'atmosfera in casa Play Press: personalmente Mario Ferri l'ho ritenuto una persona seria e per bene. E dell'astio di PAG verso chiunque non fosse lui medesimo non posso che confermarlo: tuttavia ha ragione Alessandro nel chiarire che era una precisa strategia, dettata probabilmente dal minor appeal dei personaggi Comic Art. Ne approfitto per salutare Alessandro. Giancarlo Roberto (alias l'Arcimago di Pendelhaven o il Demonietto Provocatore).

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  9. Ho conosciuto Alessandro Bottero quando per la Play Press curavo la versione italiana del fumetto ispirato al gioco di carte collezionabili più famoso al mondo, Magic. Avevo più pseudonimi, e ho cercato di dare a ciascuno un taglio differente (magia bianca come Arcimago di Pendelhaven, magia nera come il Demonietto provocatore etc.). Fu proprio Mario Ferri a consigliarmi di fare così, e aveva ragione: la gente non doveva sapere che una sola persona facesse tutto il lavoro, dalle traduzioni ai commenti e alle rubriche. Per questo posso confermare quanto Alessandro ha detto: Mario Ferri era davvero una persona per bene, il clima "belligerante" tra le varie case editrici era vero, e qualcuno ha in effetti basato buona parte del suo successo anche personale criticando errori altrui (spesso non guardando o omettendo i propri). Tutto vero, e confermo anche che Alessandro da subito a me, neofita di questo mondo, era sembrato preparato, competente ed esperto. E lo è ancora adesso! Grande Ale!

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  10. Secondo noi, il clima di astio verso Bottero ed altri della Play Press veniva alimentato dal fatto che, a differenza di altri addetti ai lavori, la sua origine non era legata al micromondo della fanzine. Una pletora di individui si è autoproclamata, per ragioni note solo alla loro fantasia, esperti del settore e manager d'azienda, quando in realtà erano semplici lettori dalle opinioni strettamente collegate alla sinistra (emergeva in modo lapalissiano dalle risposte ai lettori nella pagina della posta!). Ancora oggi sono quello che erano in origine, fanzinari e più di recente forumisti. I forumisti dovrebbero fare solo i forumisti. Stesso discorso per i fanzinari. Se il mondo del fumetto in Italia è in crisi lo si deve anche e soprattutto a questa "malvagia consorteria" nata dalla ingenuità degli editori di dare credito ai suoi esponenti.

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  11. Concordo con l'ultimo commento di Comix Archive. Il confusissimo parco testate di RW e Panini. invece di invogliare all'acquisto, scoraggia anche i vecchi fan. Sembra che stiano facendo tutto il possibile per allontanare i lettori. Se sono un fan, Marvel o Dc, di questi tempi non riuscirò mai a comprare tutte le serie e tutti i volumi. E allora cosa faccio? Ne prendo solo una o due o rinuncio del tutto e mi rileggo i vecchi albi. La mia opinione: pochi albi spillati da edicola con i personaggi più noti: Uomo Ragno, Vendicatori, Thor, Iron Man, Capitan America, X-Men, Wolverine e Devil, ad esempio, UN SOLO albo per ogni famiglia di super-eroi e il resto tutto in volumi da fumetteria.

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  12. Ciao Giancarlo. Grazie delle parole affettuose. Il mio ricordo di te come curatore di MAgic è di una persona competente, entusiasta e che metteva passione nel suo lavoro. purtroppo le vendite non premiarono quel tentativo, perché il pubblico dei giochi di carte collezionabili snobbò il fumetto. Sicuramente sei stato una persona sempre corretta. Mi spiace che nessuno si ricordi di quella collana e del tuo lavoro.

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  13. La politica non dovrebbe mai entrare nei fumetti. Ma purtroppo in ambito artistico funziona così, se non sei di sinistra nessuno ti considera.

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  14. Non è proprio così. Gli editori sono di sinistra perché il sistema bancario-finanziario italiano è governato dalla sinistra e gli editori si devono adeguare. Se vuoi i finanziamenti devi proporre cose di sinistra. L'errore della destra è stato quello di non finanziare la cultura, lasciando campo libero ai socialisti, che hanno sfruttato nel migliore dei modi i finanziamenti illeciti provenienti dalla ex-Urss.

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  15. Non so se Alessandro Bottero concorda, ma a mio parere la politica editoriale della Panini è stata perdente. Hanno perso tutti i fan storici.
    Perché? Tanti motivi, secondo me.
    1) La gestione caotica delle varie collane. Troppi spillati e gestiti male. Invece di fare un albo SOLO per i Vendicatori e uno SOLO per gli X-Men, hanno sparpagliato le serie in tre-quattro testate. Negli Usa c'è una serie per personaggio, il lettore italiano è abituato a una lettura organica delle serie. La Corno, per facilitare la lettura, pubblicava, in caso di crossover, una storia dei Vendicatori nell'albo di Devil e viceversa. C'è più confusione adesso con un unico editore che negli anni in cui c'erano tre editori a gestire la Marvel.
    2) Aver assunto come editor solo "amici" o "amici degli amici", ignorando le professionalità di chi non era del loro ristretto gruppo. Conseguenza: scadimento degli editoriali, delle note e delle revisioni, con errori anche di italiano. Un esempio: si dice "riguardo A qualcosa", e non, come si legge in quasi tutti gli albi Panini: "riguardo qualcosa".
    3) Pubblica troppo. Nessuno può permettersi di comprare tutto quello che viene pubblicato, anche solo di Marvel, dalla Panini. E allora uno cosa fa? Segue solo una serie? Molti, me compreso, hanno preferito abbandonare del tutto la Marvel.
    Con questa politica suicida, la Panini ha perso per sempre i fan storici, quelli che, a suo tempo, compravano 2 copie di ogni albo Star per sostenere la casa editrice. Sono pochi? Quanti, qualche migliaio? Sì, saranno pochi, ma sono quelli che avrebbero sostenuto per sempre una casa editrice che pubblicava fumetti Marvel e che ora la Panini ha perso per sempre.

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  16. I tempi sono cambiati. Rispetto a 25 anni fa la realtà socio-economica è molto diversa. Più che la Panini è la Marvel Usa che ha cambiato strategie e il fan italiano, abituato ad un assetto più stabile, non riesce più a raccapezzarsi.

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  17. Domenico Cammarota.. che tipo era... qualcuno sa che fine ha fatto?

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    1. Cammarota ha collaborato negli anni novanta con alcuni editori, tra cui Star Comics. Ha scritto alcuni libri e articoli per riviste e pubblicazioni varie. Degli ultimi anni non abbiamo notizie.

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