mercoledì 7 settembre 2016

RECCHIONI RISPONDE A FUMETTO D'AUTORE ED ELENCA I SUOI PROGETTI FUTURI ALLA SERGIO BONELLI EDITORE

Un articolo apparso di recente su Fumetto d'Autore ha trattato di un argomento che sugli altri siti non verrebbe toccato nemmeno sotto minaccia: il futuro di Roberto Recchioni da intendere come futuro prossimo venturo lontano dalla collana a fumetti di Dylan Dog. Roberto Recchioni è stato nominato curatore della serie dell'Indagatore dell'Incubo a metà del 2013 con la benedizione di Sclavi o così almeno si dice. Il suo compito era rialzare il livello delle storie della collana e migliorare le vendite che erano in caduta libera. Avrebbe dovuto mettere la sua faccia molto popolare sui social e sfruttare le idee di un rilancio concepito dal creatore Tiziano Sclavi. Oggi sappiamo che entrambi gli obiettivi non sono stati raggiunti. Le vendite hanno continuato a calare, passando dalle 120.000 copie del 2013 alle attuali 95.000 copie e il livello delle storie è peggiorato data la montagna di critiche provenienti dalla rete e fuori dalla rete. Dopo tre anni molti si chiedono se la Bonelli continuerà a dare fiducia a Roberto Recchioni come curatore di Dylan Dog o lo silurerà come fatto con G. Gualdoni. Da quando è arrivato Simone Airoldi dalla Panini Comics in qualità di co-direttore generale (l'altro è il Davide Bonelli) molte cose sono cambiate. Recchioni aveva un grande sponsor in Mauro Marcheselli, ma dopo che questi ha lasciato la casa editrice nel novembre del 2015, molti dei progetti di R. Recchioni si sono fermati o rallentati o comunque non se n'è parlato più come prima. L'articolo di Fumetto d'Autore mette il dito nella piaga. Cita il fatto che Tiziano Sclavi non è contento dei risultati della gestione di Recchioni e che molti autori in casa Bonelli abbiano preso le distanze da lui. Asserzioni a cui è difficile non credere. Se Sclavi era scontento di Gualdoni perché le vendite stavano calando molto, come può essere adesso soddisfatto di Recchioni se le vendite della collana continuano a calare e la testata è sommersa dalle critiche? In teoria a Sclavi non dovrebbe importare molto di come va la serie in edicola. In pratica gli importa eccome visto che viene pagato in royalties calcolate su una percentuale delle vendite. Se le vendite calano, si abbassa in proporzione la percentuale che la Bonelli gli paga in quanto creatore del personaggio. Sul difficile rapporto di Recchioni con gli altri autori Bonelli non è difficile ricostruire una rappresentazione vicina alla realtà se solo si pone mente al fatto che nessun altro autore della Bonelli, con la sola eccezione della sua amica Barbara Baraldi, lo ha sostenuto scrivendo una recensione positiva di Mater Dolorosa, ovvero di Dylan Dog n. 361 che uscirà a fine mese. Tanti endorser, ma nessuno di rilievo tale da far lievitare le proiezioni di vendita dell'albo sul piano della realtà. Non sappiamo quali siano i rapporti tra Recchioni e Sclavi, ma sta di fatto che Sclavi non ha diffuso nemmeno una parola su Mater Dolorosa.
 

Forse ci è rimasto male perché l'albo del trentennale non toccherà a lui ma a colui che ha benedetto come curatore della serie nel 2013? E perché a Recchioni è toccato un onore così alto? Recchioni ha scritto tre storie in questi 3 anni in cui è stato curatore. Per il resto, lo si è visto molto su Orfani e come collaboratore di altri editori come Star Comics, Bao e Cosmo, dove ha proposto in ristampa alcuni suoi vecchi lavori. Ha battuto il ferro finché è stato caldo a ben ragione. Prima del 2013 nessuno gli avrebbe mai richiesto di riproporre le sue opere per editori minori. Ora la musica è cambiata perché in quanto curatore di Dylan Dog ha una esposizione maggiore e quindi un potenziale ritorno di utili per gli editori disposti a scommettere su di lui. Si è venduto bene, diciamo così. Come curatore di Dylan Dog si è visto poco, salvo fungere da parafulmine della montagna di critiche che hanno seppellito il rilancio. Ogni volta che usciva un albo toccava a lui prendersi le bordate. Poi si sarà stufato di fare da diaframma e in un post che ha rivelato molte cose, ha dichiarato che le idee del rilancio sono di Sclavi e non sue. Recchioni non ha perso tempo e ha risposto per le rime a Fumetto d'Autore scrivendo il post che vedete sopra nello screenshot. Con questo post Recchioni ha voluto rispondere all'articolo di Fumetto d'Autore che lui è ancora lì. Il problema è un altro. Molti fanboy non ci hanno fatto caso e viste le loro limitate capacità mentali non c'è da stupirsene. Tutti i progetti citati da Recchioni corrispondono a notizie vecchie che lui stesso ha diffuso in pubbliche interviste nei mesi precedenti. Nessuna novità. Nessuna smentita di quanto asserito dal pezzo di Fumetto d'Autore. Cita la fase 3 del rilancio di Dylan Dog. A distanza di tre anni lo chiamano ancora rilancio! Un rilancio infinito. Quando finirà, sarà finito anche Dylan Dog, temiamo. Dice che la Fase 3 si vedrà tra due anni! Qui i fan, anche quelli con poco cervello, saranno caduti dalle sedie. Tra due anni? Dobbiamo aspettare ancora due anni? E quindi per altri due anni leggeremo le storie che oggi proponete? Non è colpa di Recchioni, ma dei tempi biblici di realizzazione della Bonelli. Servono almeno 12 mesi per trasformare una idea in un albo in edicola. Quando è stato nominato curatore di Dylan Dog, c'erano 56 storie già pronte. 56 storie che dovevano essere pubblicate. 56 storie sulle quali Roberto Recchioni non ha potuto incidere più di tanto. In parte perché molte strutture erano già pronte e rifarle avrebbe richiesto parecchio denaro. In parte perché era vincolato alle idee di Sclavi. Chissà cosa ne pensa davvero del pensionamento di Bloch. Nel 2013 erano già prestabilite le storie almeno fino al 2018 e se Recchioni ha prodotto qualcosa di innovativo lo si vedrà solo dopo che il vecchio materiale sarà stato esaurito. Ecco perché le sue storie si vedranno nel 2018.
 

E' probabile che queste dodici storie in continuity che costituiscono la fase 3 si vedranno davvero, ma non è detto che per allora Roberto Recchioni sarà ancora il curatore di Dylan Dog. Il suo successore, che potrebbe essere stato già designato, avrà un problema in più. Dovrà districarsi in un contesto in cu si ritroverà sul groppone le storie concepite da Recchioni o dai suoi uomini. Un problema in più per lui, perché l'altra sarà fare contento Sclavi che non accetterà che la sua collana perda lettori con conseguente e ulteriore abbassamento delle somme di denaro percepite dalla Bonelli a titolo di royalties. E se Sclavi si stufasse e portasse Dylan Dog altrove, magari alla Panini dove una testata come Dylan Dog potrebbe vendere 50.000 copie senza problemi. Oggi almeno. Recchioni poi cita il crossover tra Dampyr e Dylan Dog. Se ne parla da molti mesi. In questo pezzo di C4Comic se ne parlava già un anno e mezzo fa! E oggi Recchioni ne parla come se si trattasse di una rivelazione. Il senso di questo crossover non è chiaro. Dampyr oggi vende circa 20-21.000 copie. E' cioè vicino o prossimo alla zona di pericolo. Se continuerà a calare, la testata rischia di essere chiusa nel giro di tre anni. Dispiace per Boselli, ma la sua collana è in crisi nera da molti anni ormai. E poi parla di 4 Hoods! Qui si potrebbe scrivere fiumi e fiumi di parole. Abbiamo dedicato all'argomento molti pezzi, tra cui questo. Ne cominciò a parlare lo stesso Recchioni nel febbraio 2014 sul sul blog. Ecco il link. Peccato che i pupazzetti colorati somigliassero molto ai protagonisti del videogame Magicka della Paradox. Dunque, se l'idea è venuta fuori nel 2014 e oggi dice che si vedranno alla fine del 2017 significa che ha impiegato circa 4 anni per realizzarlo! E per allora potrebbe non essere più il curatore di Dylan Dog. Un pezzo di Bad Comics dello scorso anno annunciava l'apertura di una linea Young, di cui 4 Hoods avrebbe dovuto essere il portabandiera. Di questa linea non si è saputo più nulla. Nel post Recchioni dice che stanno lavorando tosto per farla uscire alla fine del 2017. Non mettiamo in dubbio che stiano lavorando tosto (post quotidiani su FB permettendo), ma sta di fatto che la pagina Facebook di 4 Hoods non è più aggiornata da un anno! Si vede un post del 18 settembre del 2015 e un paio di post di giugno del 2016. Stop. Pagina morta o quanto meno lavorano così tosto che nessuno si è ricordato di aggiornarla con qualche disegnetto, magari per ricordare a tutti che il progetto esiste ancora e sempre che il nuovo direttore Airoldi decida di mandarlo in esecuzione. Alla Bonelli non sanno che la presenza su Facebook è importante, quanto meno come mezzo di pubblicità? E allora perché non aggiornano la pagina di 4 Hoods? Il fatto che stiano lavorando non obbliga la Bonelli alla pubblicazione. E la linea Young che fine ha fatto?
 
Chanbara è un progetto sui samurai. Sergio Bonelli odiava i samurai. Cosa ne farà Airoldi? Il miracolo di Dragonero, unica serie regolare della Bonelli non a rischio immediato di chiusura, non si ripeterà. Recchioni parla di Orfani. Ne abbiamo parlato abbastanza. Orfani è stato un flop. Come vendite (oggi è a 19.000 copie quando in casa Bonelli la soglia di sicurezza è di 20.000 copie per le serie in bianco e nero e Orfani è una serie a colori), come strumento per portare in casa Bonelli nuovi lettori tra i patiti dei videogiochi. Dice che c'è altro, ma che è ancora presto per parlarne. Recchioni vuole far capire che non lascerà per il momento la Bonelli, ma non è detto che la Bonelli non lasci lui. Il pezzo di Fumetto d'Autore parlava del suo rapporto con Dylan Dog non di quello con la Bonelli. Recchioni può restare alla Bonelli ancora per qualche anno per altri progetti, ma sarà ancora il curatore di Dylan Dog? Infine, il riferimento a Sclavi che forse sarebbe stato meglio lasciar stare. Il pezzo di Fumetto d'Autore sosteneva che Sclavi sarebbe arrabbiato con Recchioni perché, come abbiamo spiegato sopra, con la caduta delle vendite, si saranno abbassate anche le sue royalties. E' da notare che Recchioni non prende posizione su questo punto. Non dice che le vendite stanno andando bene, perché non sarebbe stato vero. Se lo avesse detto, avrebbe dovuto citare anche cifre esatte. E non lo ha fatto. Secondo Recchioni Sclavi è contento. Cioè, è contento che le vendite sono crollate e che le sue royalties molto probabilmente si sono abbassate? Dice che lui si vede spesso con Sclavi. Ovvio, se non si vedesse nemmeno con lui sarebbero guai. E' da notare che quando venne decisa la sostituzione di Gualdoni, questi non venne nemmeno convocato nella riunione segreta insieme alla Barbato. Poi attribuisce a Sclavi una affermazione difficile da credere, secondo noi. Dice che Sclavi è contento dei Dylan attuali. Forse si riferisce al fatto che il Dylan attuale è il Dylan che lui ha rilanciato, ma non certo delle vendite in edicola. C'è però un fatto che Recchioni non può negare perché si tratta di un dato ufficiale. Nei documenti di bilancio 2015, documenti pubblici quindi, è riportato che le vendite rispetto al 2014 sono calate di 330.000 copie e che la tiratura complessiva è stata abbassata di un milione di copie. Anche la liquidità è diminuita. Come può Recchioni sostenere, alla luce di questi dati disastrosi, che Sclavi è contento di come sta andando Dylan Dog? Se la collana vendeva 120.000 copie nel 2013 e oggi ne vende 95.000 copie, come può sostenere che Sclavi è contento se nel periodo Recchioni Dylan vende ogni mese circa 30.000 copie in meno rispetto a tre anni fa? O forse gli è stato fatto capire che se non fosse arrivato Recchioni le perdite sarebbero state molto più alte? In questo caso, si. Avrebbe buoni motivi per essere contento.
 
I commenti che appaiono sotto il post non sono diversi da molti altri in cui verso il curatore viene attribuito il massimo sostegno con annessi attacchi a chi lo ha attaccato. Di Fumetto d'Autore Recchioni scrive le cose che vedete sopra. Dice che è un sitaccio di fumetti con la stessa attendibilità di Libero. Recchioni ha una scarsa opinione di Libero, ma ciò non gli ha impedito di farsi intervistare da loro. Tutte le interviste sono qui. Se si nutre un giudizio così negativo verso un quotidiano, perché farsi intervistare così tante volte? Il post di Recchioni, con cui ha risposto in modo veemente a Fumetto d'Autore, è stato condiviso da alcuni suoi amici come Michele Monteleone, che su Facebook scrive: Visto che c'è gente che parla di apocalisse imminente e chiusura delle testate, sappiate che a parlare è gente che non sa davvero di che sta parlando. Michele Monteleone collabora con Recchioni da un po' in quello che è noto come Lo Studio in Rosso, una sorta di studio creativo con una sede in un immobile situato nella città di Roma. Ne fanno parte altri, i cui nomi compaiono nei credits della serie Orfani e di alcune produzioni minori per Star Comics e Cosmo. Monteleone vuole rassicurare chi legge e dice che chi scrive che le testate stanno per chiudere non sa di cosa parla. Il pezzo di FdA non parla di testate che stanno per chiudere. Se per apocalisse vuole intendere i dati del bilancio 2015 della Bonelli, è cosa nota che molte voci sono in decrescita rispetto al 2014. Le vendite generali della casa editrice si sono ridotte di circa 330.000 copie rispetto all'anno prima. La tiratura è diminuita di 1 milione di copie circa. E tutto scritto qui con la tabella riepilogativa degli ultimi anni. Un altro membro dello Studio in Rosso, Riccardo Torti, scrive su Facebook: Nel caso qualcuno vi dicesse che in Bonelli le cose vanno male sappiate che avete davanti o uno stupido o uno stronzo. Siamo convinti di non rientrare in alcuna delle categorie enunciate da Torti perché sempre secondo l'ultimo bilancio depositato (il 2015), rispetto all'esercizio precedente (2014), il fatturato è sceso di circa 3 milioni di euro. I commenti sotto il post hanno un contenuto offensivo nei confronti di chi, secondo loro, parla male o dice cose non vere sul conto della casa editrice milanese. Prima abbiamo citato lo Studio in Rosso, che è ispirato al primo racconto che Conan Doyle dedicò a Sherlock Holmes, il cui trisnipote, Daryl Dark, è il nuovo investigatore londinese del soprannaturale edito dalla Cagliostro E-Press. Lo Studio in Rosso ha una pagina Facebook. Ecco il link. La pagina non è più aggiornata da tre mesi. L'ultimo post risale al 18 luglio 2016. Poi più niente. Silenzio assoluto. Se come dice Recchioni, come visto nello screenshot sopra, FdA ha la stessa attendibilità di Libero, perché ha sentito il bisogno di rispondere con un post FB così veemente? Al Plano.

6 commenti:

  1. La cosa in cui eccelle Recchioni è sapersi vendere bene. Tutto quello che ho letto di suo era per il resto mediocre, a parte "Mater Morbi", una storia davvero bella. Murphy911 era imbarazzante, così come i pochi albi di Dylan che ha scritto. Non male il primo "Spazio profondo", se non ricordo male.
    Però sa vendersi molto bene, e ha creato questa sua immagine anche polemica che alla lunga potrebbe anche ritorcersi contro di lui.
    Pa re che anche i pupazzetti di 4 hoods siano scopiazzati da un gioco per computer, non so se sia vero.

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  2. Esistono molte "somiglianze" tra 4 Hoods e il gioco Magicka della Paradox.

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  3. È un tale "FLOP" Orfani, che la SBE ha fatto seguire alla prima stagione di 12 albi altre due stagioni di 12 albi cad.. Il masochismo non deve aver limiti se hanno messo in cantiere altre 3 serie per un totale di 24 albi. Averne di FLOP del genere! Esattamente, di cosa state ragionando?

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  4. Se Orfani, come dicono i dati di vendita, vende sulle 20.000 copie, non mi sembra un tale successo. Vende più o meno come Adam Wild, che è stata chiusa.

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    1. 5-6 anni fa una testata che vendeva 30-35.000 copie sarebbe stata chiusa. L'editore si sarà poi adeguato alla nuova realtà del mercato, abbassando tirature e costi di produzione. Infatti, comparando il bilancio 2014 con il bilancio 2015 è emerso che la tiratura della casa editrice milanese è diminuita di circa 1 milione di copie.

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  5. Sono scelte della casa editrice, che è libera di pubblicare alcune serie in perdita se, sulla base di fattori vari, se lo può permettere. Orfani è partita con il primo numero, che ha venduto 49.000 copie circa (quando Recchioni e soci si aspettavano quote ben maggiori per assestarsi sulle 50.000 copie). Il numero 4 era già sceso a 29.000 copie. Questi sono (dati ufficiali (il primo è stato fornito da Recchioni, il secondo fornito dall'allora direttore Marcheselli alla Bonelli). Era il 2014. Oggi, a distanza di due anni, Orfani (dati forniti da Alessandro Bottero, che ha citato una fonte all'interno del sistema produttivo della collana) è sceso a circa 18-19.000 copie. Una soglia ben distante dalle 50.000 copie che sognavano Recchioni e lo stesso Marcheselli quando, nell'ottobre 2013, rilasciarono la famosa intervista al Fatto Quotidiano. In casa Bonelli la soglia delle 20.000 copie oggi costituisce la soglia di attenzione. Se una serie scende sotto questa soglia viene messa sotto osservazione. In genere, ogni casa editrice ha una soglia di tollerabilità per le testate in sofferenza. Il discorso, però, è limitato alle serie regolari. Orfani non è una serie regolare, ma una serie di maxiserie annuali. Poiché, però, è anche una serie a colori, è ipotizzabile che la soglia di attenzione di Orfani sia più alta rispetto alle altre prodotte in b/n. Un altro fattore da considerare è legato al prezzo di Orfani, che è più alto di circa il 30% rispetto alle serie regolari. Il surplus così ottenuto permette di mantenere i costi di produzione, che sono elevati (il colore costa). I motivi per cui Orfani si può considerare Orfani un flop sono i seguenti: 1- doveva fungere da apripista ad altre serie a colori e ciò non è avvenuto; 2- avrebbe dovuto portare alla Bonelli nuovi lettori (pescati soprattutto nell'ambito dei video-giocatori) e ciò non è avvenuto; 3- avrebbe dovuto mantenersi su livelli di vendite ben maggiori delle altre serie regolari (attualmente, la terza serie SBE più venduta è Zagor con circa 29.000 copie) e ciò non è avvenuto. Fin dall'inizio il progetto prevedeva 2 stagioni di 12 episodi cadauna e due altre (possibili, ma quasi certe stagioni) di 12 episodi cadauna per un totale di 48 numeri. Nel frattempo, però, la situazione infrastrutturale della SBE è cambiata rispetto al 2013. Le tirature generali sono state abbassate. I costi di produzione sono stati diminuiti ed è probabile che siano calati anche i compensi per gli autori (ciò riferito a tutte le testate). Spesso i lettori, come nel tuo caso, non hanno una visione completa della situazione legata alla produzione delle pubblicazioni a fumetti e formulano giudizi errati come è avvenuto per il tuo.

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