giovedì 27 ottobre 2016

LUCCA COMICS: RECCHIONI FIRMERA' SOLO CON DEDICA! FAN DISPERATI! COME FARE? LA NOSTRA SOLUZIONE!!!

Lucca Comics & Games 2016 inizierà tra qualche ora e come avviene di solito una polemica nel mondo del fumetto rischia di avvelenare il clima che precede la manifestazione. Ma cosa è successo di preciso? Da qualche giorno sembra che un piccolo gruppo di autori italiani, amici di Roberto Recchioni, abbiano iniziato a manifestare ostilità all'idea di firmare albi e volumi agli stand che si apriranno a Lucca Comics. Tutto è iniziato quando la Rw Edizioni di Pasquale Saviano ha annunciato che Frank Miller apporrà il suo autografo soltanto sulle 450 copie del volume della serie DC Prestinge che ristampa Il ritorno del Cavaliere Oscuro, la saga che nel 1986 fece rinascere Batman e proiettò Miller nella leggenda. Il volume costa 99,95 euro. Per avere una firma di Miller sul fumetto (firmerà solo quello e nient'altro) occorre essere uno dei 450 fortunati che riuscirà ad avere il volume e spendere 99,95 euro. Il ragionamento di Rw è semplice. Visto che poi chi comprerà il volume con la firma di Miller se lo rivenderà su eBay, ricavandoci almeno 4-5 volte il costo di acquisto, tanto vale che lo venda ad un prezzo alto, così da avere una parte importante di quel lucro che, se avessi imposto un prezzo inferiore, avrei di certo perso. 450 copie a 99,95 euro fanno circa 48.000,00 euro, che Rw incasserà. Li incasserà perché nessuno è così pazzo da perdersi il volume dell'opera magna di F. Miller con la sua firma in occasione della visita in Italia del scrittore autore. Quando mai capiterà più una cosa del genere? Sono eventi rari. Stan Lee venne l'ultima volta in Italia nel 1993 e chi riuscì ad avere la sua firma su un fumetto del tempo in casa oggi si ritrova una miniera d'oro. Ma perché tutto questo dovrebbe riguardare la Bonelli? Semplice, la casa editrice di Tex e Dylan Dog da tre anni circa si è votata alla politica americana delle copertine varianti, olografiche, cofanetti, volumi, ecc. Materiale che se firmato dagli autori ha un certo pregio che gli attenti speculatori attivi su eBay non si lasceranno sfuggire. E la Bonelli di cose da farsi firmare ne porterà a iosa a Lucca.
 

Qualcuno vede in questo cambio di strategia il segno del declino dell'editore italiano che, non riuscendo più ad attirare i lettori con le storie e alle prese con un abbassamento costante dei suoi lettori abituali, deve puntare su altro, su quella mania delle copertine speciali che in America hanno causato la crisi dell'intero sistema. Perché dovrei sforzarmi di produrre una grande storia quando mi basta realizzare una copertina speciale per vendere qualche copia in più? Certo non fidelizzo il lettore, ma intanto sistemo il bilancio in vista della chiusura di esercizio. In tutto questo, gli autori (Recchioni in primis) non ci stanno. Non sappiamo se al momento di rinnovare i contratti con la Bonelli si siano visti imporre remunerazioni inferiori (la crisi c'è ed è palpabile, ridurre i costi, tra cui i soldi dati agli autori, è necessario), ma ora autori e artisti iniziano ad interessarsi ad un settore che prima non prendevano mai in considerazione. Un volume con la loro firma da costo di 5,00 euro può valere molto su eBay o in altri luoghi virtuali di vendite. Gli autori vogliono una fetta della torta. Non è giusto che tu rivenda un albo con la mia firma che ti ho messo gratis ricavandoci un mucchio di soldi, mentre io poi devo stare a guardare. Scrive Recchioni il 22 ottobre 2016 sul suo profilo FB: Piccola nota sulla mia policy per le firme e i disegni a questa Lucca: se quando vi chiederò "a chi lo dedico?" mi risponderete "solo firma", non farò né disegno e né firma. Che poi andare su ebay il giorno dopo una manifestazione è la cosa più deprimente del mondo e mi toglie ogni speranza sulle persone. Perdonatemi ma è così. Quello che Recchioni definisce deprimente è vedere un suo volume o albo venduto su eBay a dieci volte il prezzo di copertina per il solo fatto che esso presenta la sua firma sopra senza che lui ci guadagni nulla. Recchioni ha ragione? La sua firma è un elemento che può incrementare il valore di un oggetto e allora perché lui, che è padrone della sua firma, non ci deve guadagnare nulla? Se ci guadagnerà Miller, perché lui non deve fare la stessa cosa?
 
Così, tutto quello che Recchioni può fare è rifiutarsi di apporre firme o di imporre che la sua firma sia preceduta da una dedica. Perché una dedica? Perché se l'albo è dedicato ad una persona determinata, sarà più difficile venderla su eBay. Un utente gli fa osservare che il suo ragionamento è sbagliato. La replica di Recchioni: Non sto a leggere perché mi deprimo ma, in sintesi: se faccio dediche, le dedico a chi compra il volume. Non faccio solo firma. Se faccio dediche su un volume, tendo a farle sul volume e non su un foglio a parte. Qualsiasi altra attività fuori dal contesto di "sessione di dediche per i lettori" è da ragionare a parte. Se si tratta di un numero di copie limitate firmate e c'è una accordo economico dietro tra me e chi le realizza (che sfrutta commercialmente l'esclusività e la firma), oppure, se realizzo una commision, chi la compra ha il diritto di non chiederla dedicata ma solo con firma e di rivenderla come e quando vuole, ma non di sfruttarla all'interno di un suo libro o come copertina o per qualsiasi altro scopo che non sia il possesso o una vendita a terzi. Insomma, la situazione varia a seconda che ci sia uno sfruttamento commerciale concordato o non concordato della firma o del disegno dell''autore e se l'autore non viene coinvolto coattamente in tale sfruttamento. Nel caso delle dediche allo stand, non esiste nulla di tutto questo: sei tu che compri un volume e hai l'occasione ("occasione", non il diritto) di fartelo dedicare. E io decido come. Se non ti piace, non chiedere la dedica. O non comprare il volume. Il Recchioni pretende che l'eventuale sfruttamento commerciale sia concordato in modo tale che anche lui abbia la sua parte. Come è stato deciso per Miller. La Bonelli però non è la Rw Edizioni. E forse il problema è proprio questo. Alla Rw sono abituati alle politiche all'americana. Alla Bonelli no. Per la Bonelli l'autore firma e basta. Che dopo il lettore ci speculerà rivendendosi il volume con la sua firma, all'autore non deve importare. L'autore firma cose che l'editore ha finanziato. Lui non ci ha messo soldi.
 
Lui è stato già pagato. Quindi, l'autore firma e basta perché magari il contratto prevede che lui deve firmare e basta, con o senza dedica. Il lettore si arricchirà rivendendosi il volume. Non sono cazzi suoi. Tre giorni dopo, Recchioni torna sull'argomento e sul suo profilo FB scrive: Mai mi sarei aspettato di vedere tante polemiche attorno a quella che, per me, è una scelta personale e non certo un'indicazione di come gli altri autori si dovrebbe comportare. Parlo delle dediche e delle firme. Comunque, sia, ci torno e amplio un poco il discorso. Prima di tutto, definiamo il contesto. Stiamo parlando del firmacopie? Il firmacopie è un momento in cui un autore incontra il pubblico che ha comprato delle copie della sua opera e se le vuole fare autografare o dedicare. Sono momenti di promozione (sempre) e di guadagno (nel caso si venda un'opera autoprodotta, o si prendano delle royalties sulle copie vendute, o si prenda un gettone per partecipare). Ora, la mia politica in questo contesto è che faccio solo disegni molto rapidi di personaggi miei, meglio se presenti nel volume che mi si è portato a firmare, meglio ancora se facenti parte di un volume venduto dallo stand dell'editore presso cui si è fatta la fila (per correttezza verso l'editore stesso). Non faccio "solo firma" ma dedico quel volume alla persona che si è fatta una fila noiosa per averlo firmato da me e per lui. Questo perché non mi piace l'idea che alcuni di quelli che allungano detta fila lo facciano per motivi di speculazione, ovvero rivendere il volume firmato. E' una cosa che mi rattrista vedere i miei libri firmati, rivenduti su ebay o nelle fumetterie a un prezzo maggiorato, subito dopo una manifestazione. Inoltre, non amo essere reso partecipe coattamente di una speculazione economica che non mi lascia alcun diritto (come scegliere il valore della mia firma, ad esempio, cosa che mi crea sempre un certo imbarazzo quando vedo dei prezzi assurdi per dei volumi firmati al volo). Ci sono eccezioni a queste regolette? Certo, ce ne sono sempre. Dipende dagli occhioni di...

...chi chiede il disegno. Oltre al Firmacopie però, ci sono altri contesti. Per esempio: i disegni su commissione. Mi capita di farli? Qualche volta. Metto la dedica? Solo se richiesta da chi ha commissionato il disegno. Perché? Perché quello è uno sfruttamento commerciale del mio lavoro che sto controllando io e che non mi è stato sottratto coattamente da qualcun altro. Chi compra un mio disegno su commissione lo paga e ne ha il diritto di POSSESSO (non di sfruttamento, ovvero: non può stamparlo su un suo libro, per dire) e il diritto di possesso gli permette anche di venderlo a terzi, se vuole. O ancora: un numero di albi, o illustrazioni, o serigrafie, firmate per fumetterie o editori. In questo caso, per esempio, c'è sempre un accordo tra me e chi realizza queste cose (e che sfrutta commercialmente l'esclusività e la firma). Magari è un accordo economico, magari è un accordo contrattuale, magari ho deciso di regalargliele perché è un mio amico o mi è simpatico. Ma l'accordo in tal caso c'è. Se una fumetteria o un editore mi facessero firmare a mia insaputa cento copie di un volume e poi le rivendessero a prezzo maggiorato, non sarei contento. Insomma, la situazione varia a seconda che ci sia uno sfruttamento commerciale concordato o non concordato della firma o del disegno dell''autore e se l'autore non viene coinvolto coattamente in tale sfruttamento. Ma ritornando a bomba sulle dediche allo stand, il discorso è molto semplice: chi compra un volume ha il diritto di possesso del volume e di niente altro. Se l'autore è disponibile a firmarglielo allo stand, quello che ha comprato il volume ha l'occasione ("occasione", non il diritto) di farselo dedicare. E lo decide liberamente l'autore, come. Se questa cosa non ti piace, non chiedere la dedica. O non comprare il volume. Recchioni vuole avere la sua parte della torta. Non gli piace l'idea che qualcuno si arricchisca grazie alla sua firma. Poi si abbandona ad alcune considerazioni giuridiche del tutto errate su quali sono i diritti del lettore che compra le cose che lui ha firmato.

Cerchiamo di illustrare a Roberto Recchioni come stanno le cose. In primis, lui firma albi e volumi di personaggi di cui non detiene i diritti. Questi ultimi sono di proprietà della casa editrice. E se questa organizza una sessione di firme, lui firma. Quello che farà il lettore con la sua copia firmata non gli deve interessare. Quand'anche la rivendesse per un milione di euro, si tratta di qualcosa su cui lui non può intervenire. Il lettore sta rivendendo un albo comprato dalla Sergio Bonelli Editore e non dalla Roberto Recchioni Editore. Chi ha detto che il lettore non ha il diritto di farsi firmare la copia dell'albo? Non conosciamo il contratto che Recchioni ha firmato con la Bonelli, ma sovente questi contratti prevedono delle clausole relative alle sessioni di firma in occasione delle mostre mercato, tipo quella di Lucca. L'autore si obbliga a firmare per la felicità dei lettori le copie degli albi stampati dall'editore. Fa tutto parte di un discorso di promozione della casa editrice di cui l'autore è parte integrante. Parte dipendente e non parte autonoma. E se Recchioni si rifiutasse di firmare cosa accadrebbe? Il lettore piuttosto contrariato potrebbe rivolgersi ai responsabili della casa editrice allo stand e pretendere che il suo volumetto, per il quale ha fatto la fila, sia firmato dall'autore. Altrimenti, chiederà alla casa editrice i soldi che ha investito nell'acquisto di quella copia. Al lettore infuriato si cerca quindi di spiegare che l'autore sarebbe infastidito all'idea che quella copia firmata finisca su eBay. Il lettore infuriato risponde: ho comprato l'albo. Ora il padrone della copia sono io. Sono qui per farmi firmare la copia che ho comprato. Voi avete organizzato la sessione delle firme degli albi che ho comparato. Quindi, l'albo me lo firmate altrimenti mi date i soldi indietro. Perché se volevo un albo senza firma me lo andavo a comprare in edicola sotto casa mia senza stare qui a fare la fila. In breve, Recchioni o qualsiasi altro autore non ha alcun potere di decidere se firmare o meno. Non è quindi come dice lui. La sua ricostruzione dei diritti del lettore è errata.
 
L'autore non decide, firma perché è venuto lì, sulla base di un accordo preciso con l'editore, per firmare albi della casa editrice comprati dai lettori. E' un fatto di promozione, di cui l'autore è anello della catena senza autonomia decisionale. Cosa può fare un autore? Semplice. Compra le copie e se le firma. Poi se le può anche rivendere su eBay o altro mercatino. Può farlo perché agirebbe in veste di mero acquirente di una delle millemila copie distribuite del fumetto. L'autore, quindi, al contrario di quello che pensa Recchioni, non può decidere nulla. Recchioni ha invece ragione sulle alternative che restano al lettore. Lui non firma. Il lettore può decidere di non comprare l'albo. Solo che un albo non comprato per questo motivo sarebbe un danno per la casa editrice che perderebbe non solo il denaro della mancata entrata, ma subirebbe un pregiudizio sotto il profilo dell'immagine agli occhi dei lettori che non uscirebbero contenti dalla sessione di firme senza le copie che pensavano di ottenere. Non esiste dunque alcuno sfruttamento commerciale del suo lavoro per il semplice fatto che sull'albo che deve firmare non c'è solo il suo lavoro. C'è quello dell'editore, dei tipografi, dei semplici addetti, ecc. Inoltre, Recchioni sbaglia quando distingue tra sfruttamento commerciale concordato e non concordato. Non c'è alcuno sfruttamento commerciale. Le sessioni di firme vengono organizzate dalle case editrici come strumento di promozione degli albi. Che poi il lettore si rivenda le copie firmate lucrandoci sopra, è un fatto eventuale che né l'autore né l'editore sono in grado di contrastare. L'editore va a guadagnarci in termini di immagine perché i suoi albi, con la firma dell'autore, che in questo caso riveste carattere accessorio, acquistano un certo valore. Altri autori hanno manifestato ostilità alle session di firme in tale senso. Manfredi, Dell'Edera, Venturi. Gli autori ridiscutere i loro accordi con gli editori. Pretendere una quota di utili dalle vendite aggiuntive alle fiere. Ma anche così i fan rivenderebbero le copie su eBay! Kristoffer Barmen.

2 commenti:

  1. Mi pare che l'ego di Recchioni continui a crescere, tra un po' esploderà... Anche gli scrittori, quando vanno in libreria, firmano un tot di copie senza dedica. Cosa be faccia poi l'acquirente di quelle copie che sono già firmate prima, senza la dedica, non sono affari suoi.
    Questo è anche indicativo del fatto che Lucca non è attendibile come termometro del mercato: si tratta di una fiera in cui tutto è "drogato", e molti comprano copie doppie e triple per rivendere, appunto, quelle con dedica. Il mercato reale è ben lontano dai numeri di Lucca. Altrimenti, se Lucca fosse indicativo delle vendite, i fumetti sarebbero vendutissimi, oltre le centomila copie tutte le serie principali. Ma sappiamo bene che non è così.

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    1. Secondo noi, tutto potrebbe dipendere dal fatto che per avere una firma di Frank Miller sulla sua monumentale opera Dark Knight Returns la Rw ha imposto il pagamento di 99,95 euro, di cui una parte potrebbe finire nelle tasche del grande autore americano.

      E gli altri?

      Nel nostro pezzo abbiamo spiegato come stanno le cose.

      Riepiloghiamo:

      1- dopo avere effettuato l'acquisto, il padrone della copia è il lettore.
      2- l'autore è obbligato a firmare come desidera il lettore-padrone della copia.
      3- se l'autore si rifiuta, il lettore-padrone della copia può chiedere la restituzione del denaro alla casa editrice visto che ha comprato la copia e fatto la fila per avere la firma dell'autore (altrimenti, avrebbe potuto comprare quella copia in qualsiasi edicola).

      Sappi, sig. Sconosciuto, che molti autori considerano vitali le vendite lucchesi. Alcuni vendono solo in quella sede.

      Qualche anno fa c'erano gli editori, piccoli e grandi, che facevano i gradassi sulla rete, sostenendo di avere venduto millemila copie.

      Ora tacciono.

      E poi la cosa più importante: ma davvero davvero credete che una copia di un albo firmata da un autore abbia un mercato così florido su eBay?

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