venerdì 7 ottobre 2016

MEGA-INTERVISTA CON ALESSANDRO BOTTERO! SECONDA PARTE! NUOVE RIVELAZIONI SUL MONDO DEL FUMETTO!

Oggi vi presentiamo la seconda puntata della mega-intervista che il grande Alessandro Bottero ci ha concesso. La prima puntata l'abbiamo pubblicata qui. Ora potrete leggere la seconda, che non ha mancato di riservare sorprese. Le rivelazioni di Bottero hanno valore di testimonianza storica di un'epoca che presenta ancora molti punti oscuri, che oggi cercheremo di chiarire. Come erano regolati i rapporti tra i vari licenziatari che tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta pubblicavano la Marvel Comics, la DC Comics e gli altri editori stranieri in Italia? Oggi A. Bottero fornisce ulteriori e preziosi spunti. Ad esempio, ci ha sorpreso apprendere che le ragioni che hanno impedito in quel periodo una pubblicazione delle storie di Superman in un formato degno della sua importanza fossero di ordine politico. Ma non vogliamo anticiparvi nulla. Nei prossimi giorni seguiranno le altre puntate che arriveranno a comprendere tutto il periodo fino ai giorni nostri. La storia che racconta Bottero, pescando nella sua memoria, è la storia del mondo del fumetto italiano. La storia vera. Buona lettura.

Alessandro Bottero: Prima di ricominciare con le domande, permettimi di ricordare un po' di nomi di quel periodo, perché noto con tristezza che pur essendo passati solo 25 anni da allora molte persone che hanno lavorato in questo campo sono state colpevolmente dimenticate. Ormai i social ci hanno abituati ad avere una memoria a breve termine per cui anche le Effimere sembrano Matusalemme. Se una cosa è successa l’anno scorso praticamente è come se fosse svanita dalla memoria comune. Quando la Star Comics partì con l’Uomo Ragno 1 nel maggio del 1987 creò una figura nuova nel mondo del fumetto italiano, il SUPERVISORE. Prima si e no si conoscevano i nomi di chi realizzava le storie (e nemmeno in tutti i casi). Nessuno però sapeva o si era mai interessato di chi traducesse i fumetti in lingua francese, inglese o spagnola che venivano pubblicati. E nessuno conosceva i nomi di chi realizzasse i programmi editoriali di quelle collane. I Curatori, i supervisori, i Traduttori erano figure del tutto ignorate. I lettori facevano esperienza dei fumetti come se spuntassero già belli e fatti dagli alberi. Un po' come Poldo Sbaffini che in Braccio di Ferro sognava l’Albero dei Panini dove crescevano panini già fatti. C’erano, è vero, alcuni personaggi. Luciano Secchi / Max Bunker, che aveva parlato direttamente con i lettori nelle pagine degli albi Corno, Rinaldo Traini che era il patron della Comic Art, le sorelle Giussani di cui si sapeva che erano due signore della Milano bene che scrivevano storie molto trasgressive (per l’epoca), Oreste del Buono che dirigeva Linus a cui era succeduta Fulvia Serra. Ma che Marcello Marchesi fosse il traduttore di Asterix pubblicato dalla Mondadori e che tutte le invenzioni e magie linguistiche di quelle storie (tra qui la famosa S.P.Q.R: = Sono Pazzi Questi Romani) fossero opera sua non lo sapeva nessuno. E ai lettori non interessava saperlo. Poi alla fine degli anni ’80 successe qualcosa. Salirono alla ribalta le figure editoriali che prendevano il materiale originale e lo “adattavano” per il mercato italiano. Il merito di questa rivoluzione è di Marco Marcello Lupoi. Lupoi - prima con la Labor ma in modo ancora pionieristico – e poi definitivamente con la Star Comics ha creato un modello che dura ancora oggi. Se Negli albi Bonelli, ad esempio, c’è una pagina di note/intro alle storie è una filiazione diretta – sia pure aggiornata per il 2016 – delle Note alle Storie che apparvero per la prima volta in quel periodo. Lupoi una volta che stavamo chiacchierando a una mostra mi disse, scherzando ma non troppo, che se avesse potuto brevettare il format delle Note sarebbe stato ricco sfondato. Comunque con la Star Comics nacque un novo modo di rapportarsi con i lettori. Le note, la pagina della posta non più pensata per dei bambini di 10 anni che pensavano di parlare davvero con i super eroi, ma per lettori appassionati e che andavano trattati con rispetto. Una delle cose che non capì la Play Press all’inizio (prima che arrivassi io) fu questo modo di parlare con i lettori. I primi numeri di Iron Man vedevano la pagina della posta strutturata come fossero fumetti per bambini, con Stark che rispondeva ai lettori. Per fortuna, Ferri capì subito che l’approccio era sbagliato e cambiò le cose. Il primo fu Marco Lupoi. Poi nella Star arrivarono Max Brighel, Andrea Plazzi, Francesco Meo. Nella Play Press agli inizi c’era Luca Scatasta, che poi si separò in modo amichevole e la Play cercò un altro per ricoprire quel ruolo. Provarono a farlo Giuseppe guidi e Riccardo Vinci, che avevano scritto un saggio per Alessandro Disstribuzione sui 30 anni della Marvel Comics. Dopo di loro toccò a Paolo Accolti-Gil, che non si prese con i Ferri. E nel dicembre 1990 arrivammo io e Adam Centerba. A quel punto Luca Scatasta era entrato in Star Comics, e anche Daniele Brolli iniziò a collaborare con loro su Star Magazine e Cyborg. Negli anni successivi e con la nascita della Marvel Italia le varie tribù erano così composte. Play Press: io e Andrea Materia. Adam Centerba aveva lasciato per un problema sorto nell’estate del 1992. Nel parco collaboratori Play Press entrarono più o meno saltuariamente Sandro Rossi, Marco Rufoloni (molto esperto in Marvel Comics), dopo il 1994 Andrea Voglino (che era reduce dall’esperienza del Batman Glenat Rizzoli). Star Comics: Lupoi, Plazzi, Brighel, Scatasta, Meo, Brolli, i Kappa Boys. General Press e poi Magic Press: Francesco Cinquemani, Pasquale Ruggero, Alessio Danesi. Comic Art: Paolo Accolti-Gil, Luca Boschi. Quando nella primavera del 1994 nasce la Marvel Italia il colpo maggiore lo subisce la Star Comics, che deve di punto in bianco ricostituire un gruppo di collaboratori consulenti per la sezione americana. La situazione diventa quindi la seguente: Marvel Italia: Lupoi, Plazzi, Brighel, Scatasta, Meo, e successivamente Giuseppe Guidi, Giorgio Lavagna e altri ancora. Star comics: Ade Capone, Pierpaolo Livorati, Carmine Amoroso, i Kappa Boys. Più o meno nel 1994 questi erano i nomi. Direi che possiamo tornare alle domande.
 

Comix Archive: Dopo che la Play Press ripartì trasformandosi in una sostanziale succursale italiana della DC, come andavano le vendite di Superman e soci?
 
Alessandro Bottero: Le vendite credo che per i primi tempi andassero bene, ma non si generò un effetto valanga. Superman Classic chiuse dopo 43 numeri e l’ultimo anno dobbiamo essere sinceri, credo arrancasse. Le avventure di Batman, serie deliziosa in stile animated, era percepita come una cosa per bambini e da qualche scheda del distributore che ebbi modo di osservare in redazione ne venivano stampate 10.000 copie per la distribuzione in edicola Flash chiuse dopo quasi 40 numeri. Piccola curiosità: tutti gli albi pubblicati in occasione delle uscite dei film di Batman andarono maluccio. Non ci fu mai un successo travolgente di un fumetto legato a un film. È vero che i due quindicinali reggevano il passo, ma il problema era la pochezza delle storie. Adesso, a posteriori e non dovendo cercare di promuovere quello che si vende (atteggiamento tutto sommato corretto da un punto di vista lavorativo. Non ho mai scusato quelli che lavorano su una testata e scrivono nell’introduzione dell’albo “Queste storie fanno schifo“. Se lavori e ti pagano per QUEL prodotto allora devi cercare di abbellire il più possibile cosa proponi al lettore,. La chiamo “etica professionale”. Se non ti piace cosa proponi al lettore allora smetti di proporle e lascia il posto a chi se la sente di farlo) dobbiamo riconoscere che dopo il ciclo della Morte e Ritorno di Superman, ossia dopo i primi 15/20 albi del quindicinale la qualità media della serie era stabile ma non eccezionale. Volendo usare un’immagine da campionato di calcio eravamo ampiamente sopra la zona retrocessione, ma non ancora pienamente nella zona Europa League. Una cosa a metà classifica. E dall’altra parte c’era la Marvel Italia che sparava a palle incatenate con serie sfavillanti e a volte - diciamolo pure senza timore di sembrare cattivo ma solo rilevando il dato della qualità media degli albi super eroi Usa anni ’90 - piene di fuffa magari non molto ben scritta, ma sicuramente ben disegnata. Anche la Star era un concorrente che dava fastidio, perché era riuscita a mettere le mani sulla Image. Insomma Superman e Batman (e anche questo non era poi così sfavillante) erano prodotti solidi, ben gestiti, ben coordinati dalla DC Comics, ma che non sembravano “nuovi”. Non erano fumetti piacioni come quelli Image primo periodo e non erano fumetti sbrilluccicosi e ammalianti come la Marvel. Tutto il resto poi soffriva del solito vecchio problema che la DC Comics ha sempre avuto qui da noi: non erano la Marvel. Erano personaggi percepiti come noiosi. Avevamo la JLA di Grant Morrison. Ma i Vendicatori pubblicati dalla Marvel Italia vendevano di più. Il Flash di Mark Waid non mobilitava le masse. Quando invece Mark Waid andò a scrivere Capitan America o Ka Zar improvvisamente era il nome di punta dell’universomondo. Idem per Morrison. Scriveva la Justice League risultati buonini, passava sugli X-Men diventava dio in terra. Le altre cose andavano benino. La Valiant sarebbe potuta essere una buona risposta, ma Shooter l’aveva pensata come un tutt’unico. O la pubblicavi tutta o non ci si capiva niente. E pubblicarla tutta era follia. Le serie in bianco e nero della Valiant, come Armed and Dangeous erano belle, e curiosamente erano quelle che piacevano di più alla redazione, probabilmente perché non erano di super eroi. Ma furono un flop. L’unico personaggio DC che in qualche modo riuscì a fare breccia nel cuore dei lettori fu Lobo. Lobo era diverso da tutti gli altri. In redazione lo amavano. Secondo me per dei motivi sbagliati, ma lo amavano. Lobo era visto come un fumetto figo. Non era un supereroe, era un coatto e sembrava ggggiovane. E a una redazione - e ad alcuni della casa editrice - che trovava vecchi e noiosi sia Superman che Batman - e viveva quasi come un fastidio doverli pubblicare - Lobo piaceva. Il problema irrisolvibile con Lobo era che in una testata a 72 pagine Lobo ne poteva fornire solo 24. Quindi dovevi trovargli due serie comprimarie. E non ce ne erano. Ossia c’erano molte serie validissime, ma in redazione la richiesta era “Bottero, trovaci altre storie di Lobo” “Non ci sono”, “Ok, allora trova delle serie come Lobo”, “Probabilmente non mi sono spiegato. Non ci sono”. “Beh trovale”. Questo perché per la redazione e il settore grafico vedere serie di super eroi classiche nell’albo di Lobo era una cosa sbagliata. Era un evidente errore fatto da Bottero che non capisce che la gente vuole Lobo e fumetti come Lobo. Che cazzo c’entrano queste serie che hai proposto?. Anche perché poi arrivava UNA lettera di un lettore che si lamentava e allora venivo chiamato e mi dicevano “I lettori si lamentano perché su Lobo ci sta LEGION o Darkstar. Perché ce le abbiamo messe?” “Ve l’ho spiegato.” “I lettori si lamentano. Le devi cambiare”. E così via. Alla fine quando Alessandro Ferri, figlio di Mario, assunse il controllo della sezione fumetti della Play Press decise di cambiare tutto, passare Lobo da 72 pagine a 32 autocopertinate, con solo una storia di Lobo, cambiando anche formato. Da 17 X 26 a 21 X 29.
 
Alessandro era il figlio dell’editore e quindi si fece come voleva. Fu un fiasco talmente colossale che dopo quattro mesi la collana tornò al formato precedente e di quella cosa non se ne parlò più. Comunque Lobo vendeva più o come Superman e Batman. Come si era arrivati ad avere Superman e Batman? Beh, la DC Comics aveva diviso il pacchetto serie secondo alcune linee guida precise. Batman e Superman (e con questo si intendeva Batman, Detective Comics, Action Comics, Adventures of Superman, Superman e tutte le serie pre-1986 quindi the Brave and the Bold, DC Presents, World’s Finest) erano state date alla Glenat Rizzoli. Fulvia Serra non amava i due personaggi. Li riteneva fascisti e vecchi. Ma aveva sentito dire che c’erano dei nuovi fumetti, usciti per la DC dopo il 1986 molto forti e trasgressivi per l’epoca. La Serra convinse la Rizzoli a comprare i diritti di Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Watchmen, V for Vendetta, per poterli usare su Corto Maltese. A quel punto la DC Comics riuscì a convincerla che Superman e Batman erano cambiati dopo il 1986, per cui la Rizzoli si ritrovò in casa i due personaggi senza avere la vera intenzione di usarli come meritavano e senza sapere come usarli. Tipico esempio del proverbio “Chi ha il pane non ha i denti”. Dall’altra parte c’era la Play Press che aveva tutto il resto del mondo DC Comics. Ovviamente agli occhi dei lettori italiani la DC Comics CON Batman e Superman è di base leggermente inferiore alla Marvel. Una DC Comics SENZA Superman e Batman è buona solo per i nerdissimi. La Play all’epoca chiese aiuto a Luca Scatasta che cercò di fare del suo meglio. Elaborò il progetto per Play Saga, dove fu pubblicata prima Crisi sulle Terre Infinite (Play Saga 1-8) e poi nel numero doppio 9/10 la Storia dell’Universo DC, primo albo DC Comics da me tradotto per la Play Press. La Storia dell’universo DC è un gioiello del duo Wolfman e Pérez che dopo Crisi sulle Terre Infinite, in 96 pagine (due albi a 48 ciascuno in originale) raccontavano secondo una linea logica tutta la storia del nuovo universo DC Comics. Se non sbaglio questo volume non è stato mai più ristampato (o almeno così mi pare, potrei sbagliare…). Se così fosse la cosa sarebbe grave. È vero che come storia ormai non ha più alcun legame con l’attuale mondo DC Comics, ma si tratta forse del massimo capolavoro grafico di George Pérez. Luca Scatasta realizzò anche il programma per due serie DC Comics Justice League e Freccia Verde. Erano probabilmente le cose migliori pubblicate in quel momento dalla DC Comics a parte Superman e Batman e le due collane avevano un perché. Purtroppo però come dicevo i fumetti DC in Italia erano e sono sempre visti inferiori a quelli Marvel, per pregiudizio, quindi Lega della Giustizia e Freccia Verde vendevano molto meno di quel che avrebbero dovuto. Prima di andarsene in Star Scatasta progetto una nuova collana per la Play Press, ossia American Heroes, che avrebbe dovuto presentare il meglio del meglio della DC Comics. Scatasta però lasciò la Play prima che fosse pubblicato il primo numero di American Heroes. Io iniziai a lavorare in Play ed ereditai il progetto. Lo trovai ottimo, ma tranne il primo numero modificai il programma, mantenendo l’idea di Scatasta di pubblicare i New Teen Titans di Wolfman e Pérez, ma inserendo quelle che ritenevo le cose migliori all’epoca pubblicate dalla DC Comics in quel periodo. Nei 35 numeri di American Heroes apparvero i New Teen Titans di Wolfman e Pérez, Lobo di Simon Bisley, Martian Manhunter di Mark Badger, Animal Man e Doom Patrol di Grant Morrison, Legione dei Super Eroi e LEGION di Keith Giffen, Justice league International, Justice League Europe, Challenger of the Unknown di Loeb e Sale, e e negli ultimi sei numeri, quando ormai la Play Press aveva ottenuto i diritti di Superman Man of Steel di John Byrne. Credo sinceramente che non sia mai esistita né prima né dopo (e che non esista attualmente) una testata capace di offrire una tale qualità sia come testi che come disegni. Eppure American Heroes arrancava. Vendeva poco. I lettori non la premiavano perché non c’era l’Uomo Ragno, non c’erano i Mutanti, non c’era Batman. La qualità non paga. Tra Play Press e DC Comics era un continuo. Spinti da me e Adam Centerba prima e Andrea Materia poi Ferri ciclicamente chiedeva alla DC di dare alla Play Press anche le licenze di Superman e Batman, visto che la Glenat Rizzoli non usava i personaggi se non come inserti o allegati su Corto MaltesePoi nel settembre del 1992 Fulvia Serra, secondo me su pressioni della casa editrice che le avrà detto “Signora Serra scusi, ma perché abbiamo pagato per avere questi due personaggi se non li usiamo? La DC Comics ha detto che o li pubblichiamo o li da ad altri, quindi la pianti con le sue fissazioni e li usi!” decise di far uscire un quindicinale dedicato a Batman. Superman no, Superman era troppo fascista e quindi la Glenat si limitò ad usarlo in terrificanti allegati a Corto Maltese. Erano degli inserti spillati dentro Corto Maltese su carta schifosa, autocopertinati, dove venivano presentate senza un filo logico storie di Superman.
 
All’inizio fu pubblicata la miniserie Man of Steel, ma siccome l’ultimo numero di Man of Steel aveva 23 pagine in originale e non 22, l’inserto di Corto Maltese non presentava l’ultima pagina. Quando anni dopo la Play Press pubblicò Man of Steel su American Heroes 30-35 i lettori poterono finalmente vedere per la prima volta quest’ultima pagina che era indispensabile per la comprensione piena della miniserie. Questo errore della Glenat, ossia la non pubblicazione dell’ultima pagina di Man Of Steel solo perché sforava con il formato dell’inserto spillato in un’ipotetica classifica degli errori più grandi commessi da editori italiani di fumetti è - secondo me- ai primi posti. Ma ovviamente oggi nessuno se ne ricorda. Gli inserti di Corto Maltese erano schizofrenici. Superman e Adventures of Superman erano pubblicati senza un filo logico. Action Comics era ignorato. Apparivano numeri della miniserie World of Metropolis, senza dire cosa fosse. Insomma si vedeva che la Serra lo faceva solo perché doveva farlo. Batman era diverso. Batman da settembre 1992 aveva un quindicinale e questo aveva stroncato qualsiasi possibilità di avere i diritti del personaggio da parte della Play Press, almeno nell’immediato futuro. Su Batman Glenat esordì Andrea Voglino, che curava la pagina della posta, con l’identità del Joker. La rubrica infatti si chiamava “La posta del Joker”. Voglino era - ed è - bravo, ma a parte lui si vedeva che la Glenat dedicava al quindicinale una cura pari a zero. Lo faceva perché doveva farlo, ma si capiva benissimo che non lo riteneva un fumetto degno di rispetto. La Play Press continuò a insistere per Superman e alla fine nell’estate del 1993 la DC decise che i diritti di Superman, che in America dopo la storia della sua Morte e ritorno era tornato un personaggio di primo piano, non potevano più rimanere in mani che non lo volevano. E così Ferri mi disse che la DC aveva acconsentito. Superman era della Play. A quel punto dovevo inventarmi un programma. L'anno prima la DC Comics aveva pubblicato la minisaga in sei parti La Morte di Superman. Mi parve ovvio iniziare da lì. A novembre del 1993, ossia un anno dopo la pubblicazione originale la Play Press portò a Lucca il volume che raccoglieva i sei episodi de La Morte di Superman, e il primo numero del quindicinale Superman. Avevo tradotto il volume e mi occupavo in toto del quindicinale, traduzioni e articoli. Come sempre qualche buontempone fece le pulci a 168 pagine del volume, vivisezionando vignetta dopo vignetta per poter trovare un errore o una svista. Riccardo Corbò scoprì che avevo tradotto la frase idiomatica “the better part of America” come “la parte migliore dell’America” invece di “la maggior parte” e concentrando la sua attenzione su una vignetta delle centinaia di cui era composto il volume mi ruppe i coglioni per mesi. Vabbé. Ognuno ha bisogno di un passatempo. A proposito di chi fa le pulci non vi ho detto cosa successe con Leonardo Rizzi, che in seguito sarebbe stato adorato dai lettori perché traduttore delle opere di Alan Moore pubblicate dalla Magic. Rizzi era un lettore appassionato di fumetti DC Comics e si propose alla Play Press. Lo conoscevo avendolo incontrato alle mostre. Ferri mi chiese cosa ne pensassi. Io dissi che mi pareva una brava persona e suggerii che venisse messo a lavorare dandogli qualche traduzione e qualche introduzione. Rizzi quindi iniziò a lavorare sulla collana DC Prestige. Bene, dopo qualche tempo nel corso di uno dei nostri colloqui Mario Ferir mi fece vedere una lettera che Rizzi gli aveva spedito. Praticamente Rizzi convinto di poter fare meglio di me, aveva preso una storia della Legion of Super Heroes che io traducevo per American Heroes e aveva fatto una lista di tutti gli errori che a suo dire avevo commesso nella traduzione/adattamento, dicendo che io non valevo e che lui si proponeva per prendere il mio posto. Il punto è che nel 99% dei casi si trattava di scelte di adattamento e non di errori, conclusione a cui arrivò la redazione a cui Ferri chiese un parere. Ferri a questo punto decise che uno che era capace di questi colpi alle spalle forse era meglio se non continuava a lavorare in Play Press. E così Rizzi si propose alla Magic, dove divenne un traduttore affermato. L'albo quindicinale di Superman andava bene. Il personaggio era un personaggio forte, quindi il lavoro in casa Play si basava molto su di lui. Accanto a me era arrivato Andrea Materia, ragazzo più giovane di una decina di anni ma molto preparato e competente. Andrea era un mix di attenzione al nuovo e amore per il fumetto classico. Amava Kirby, adorava la Valiant di Jim Shooter, e soprattutto era ferratissimo nella continuity. L’autunno 1993 e l’inverno 1994 trascorsero nell’incertezza del destino delle serie Marvel in Italia e nel tentativo di cementare il successo iniziale di Superman. Proposi alla Play di far partire una testata per pubblicare il materiale di Superman dalla rinascita con John Byrne nel 1987 fino alla morte . La testata si sarebbe chiamata Superman Classic e nelle intenzione avrebbe dovuto presentare in ordine rigorosamente cronologico tutte le storie delle serie Superman, Action Comics, Adventures of Superman, Superman Man of Steel, da Superman 1 fino a ricongiungersi al quindicinale. Superman Classic resse 43 numeri per poi cedere al calo delle vendite. Uno dei rimpianti maggiori è stato quello di non aver potuto portare a compimento il progetto di ricongiungimento tra Superman Classic e Superman quindicinale, ma come sempre se le edicole ti dicono picche c’è poco da fare. Arrivati alla primavera del 1994 l’assalto alla cittadella Batman aveva finalmente dato i suoi frutti. Fulvia Serra aveva ceduto e la Rizzoli aveva rinunciato ai diritti del personaggio. Non prima di uno sgarbo ala Play che si sapeva l’avrebbe ereditato. Al Plano.

2 commenti:

  1. Molto interessante! Ci sarà anche una terza parte, quindi, visto che ha lasciato in sospeso lo sgarbo fatto alla Play... interessante anche le coltellate nella schiena che arrivano anche nel mondo dei comics!

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  2. Si, copriremo tutto il periodo dal 1994 ai giorni nostri. All'epoca c'era molta rivalità tra le case editrici. Non come oggi dove tutti sono amici di tutti e la concorrenza non esiste più con danno evidente per il lettore. Basti pensare ai primi due editori italiani, Panini e Bonelli, che collaborano!!!

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