lunedì 24 ottobre 2016

MEGA-INTERVISTA CON ALESSANDRO BOTTERO! TERZA PUNTATA! LA FINE DEL RAPPORTO CON LA PLAY PRESS!!!

In questi giorni stiamo pubblicando a puntate una mega-intervista/memoriale ad Alessandro Bottero, che ripercorre tutti gli anni della sua carriera dal 1990, anno di esordio come addetto ai lavori alla Play Press ad oggi. Tante sono state le rivelazioni. Alcune sconvolgenti, che oggi assumono il valore di testimonianza storica di eventi che è opportuno approfondire perché la verità sia affermata una volta per tutte. La prima puntata l'abbiamo pubblicata qui. La seconda puntata l'abbiamo pubblicata qui. La terza puntata la pubblichiamo oggi. Parleremo degli anni 1994-2000. Anni fondamentali che coincisero con la nascita della Marvel Comics Italia s.r.l. e con l'attribuzione generale alla Play Press di tutti i diritti della DC Comics, diritti che l'editore romano mantenne per dodici anni fino al 2006 (quando vennero acquistati dalla Planeta DeAgostini, che a sua volta li detenne fino al 2011. Dal 2012 sono gestiti dalla Rw Edizioni di Pasquale Saviano).
 
Alessandro Bottero: Riprendiamo la chiacchierata dal 1994. Ho già detto di come tra gennaio e marzo 1994 si sia deciso il destino della Marvel Comics in Italia. A quel punto la Star Comics si ritrovò praticamente senza redazione e come dicevo nella scorsa puntata arrivarono nuovi personaggi. Paradossalmente la Star si ritrovava in casa i prodotti della casa editrice Image, ossia la cosa più nuova e appetibile che fosse uscita nel mercato Usa da anni. Per avere i diritti della Image Star Comics e Play Press avevano lottato per oltre un anno. L’Image aveva debuttato nell’aprile del 1992 e nel novembre 1993 (quando cioè pare che il progetto della futura Marvel Italia fosse già in essere, sia pure in forma ufficiosissima) esce il numero 1 della collana Image per la Star Comics, curata da Lupoi e Scatasta. Volendo un attimo romanzare le cose potremmo pensare che la cosa rientrasse in una strategia precisa. Facciamo un’ipotesi. Io so che da qui a nove mesi nascerà una nuova casa editrice, la Marvel Italia, che disporrà dei personaggi migliori. So che avrò come rivali la Play Press, che avrà in mano i personaggi della DC Comics e ha una struttura su cui non posso incidere e la Star comics, che si ritroverà senza più redazione, perché me la porterò via. A questo punto cosa mi conviene di più, che i fumetti della Image li abbia la Play che ha una squadra ormai rodata, o la Star che potrebbe non riuscire a trovare un modo di gestirli? Se io fossi stato il futuro fondatore della Marvel Italia forse – e sottolineo forse perché sono solo ipotesi da romanzo - avrei scelto la strategia di far avere la Image alla Star, perché tra lei e Play in teoria era quella che poteva darmi meno fastidi. O forse - altra ipotesi – prima di abbandonare la Star volevo fargli un favore e lasciargli in dote le serie Image. Ma abbandoniamo le ipotesi e arriviamo alla realtà. Nel novembre ’93 esce Image. Nell’aprile ’94 la Star inizia a incrementare il parco testate Image pubblicando Spawn e Savage Dragon. Seguiranno Extreme, curata da Paolo Accolti-Gil che dopo la chiusura delle serie Marvel Comic Art , si era proposto alla Star, WIldC.A.T.S., Wildstorm, Gen13 e altre uscite in sei anni di vita editoriale dal 1993 al 1998 . Oltre a Paolo Livorati, citato nella scorsa puntata, un altro dei redattori Star di questo periodo fu Carmine Amoroso. Carmine era una persona squisita e un po’ mi dispiace che abbia abbandonato il mondo dei fumetti. Ma la Star Comics (sezioni Usa e Italia) praticamente in quel periodo si resse principalmente sulle spalle Ade Capone che si rivelò esperto di fumetti USA e oltre a scrivere e gestire Lazarus Ledd assunse il ruolo di supervisore anche della sezione Usa della casa editrice.
 
 
Torniamo alla Play Press. La seconda parte dell’intervista ha suscitato qualche amichevole discussione circa le mie ipotesi sul perché la Rizzoli non abbia usato come meritavano i personaggi di Superman e Batman. Andrea Voglino dice che la Rizzoli aveva in mente di partire con una collana dedicata a Superman, partendo proprio dalla Morte. Ci sarebbero state prove di copertina, progetti per la collana e tutto il lavoro preparatorio. Poi la Rizzoli (i piani alti) decise di non partire perché le previsioni di vendita sarebbero state troppo basse per gli standard della casa editrice. Rispetto l’opinione di Andrea ma resto della mia, ossia che la Rizzoli si ritrovò in mano dei personaggi che non aveva intenzione di usare. Batman: il ritorno del Cavaliere Oscuro apparve su Corto Maltese nel 1989, e di li a poco anche Superman sarebbe apparso sotto forma di inserti. Ossia tu avevi a disposizione il personaggio almeno dall’inizio del 1989. La storia della Morte di Superman è del 1992 in originale (estate/inizio autunno 1992). Se hai intenzione di fare una collana dedicata a Superman PARTENDO dalla Morte significa che fino a che non è stata pubblicata la sequenza di storie de La Morte di Superman non volevi usarlo. Quindi dal 1989 al 1992 hai tenuto fermo un personaggio (anzi due, Superman e Batman) senza usarli. Perché questo? La mia idea è che non li hai usati come si doveva (perché non potete dirmi che usarli come inserti spillati all’interno di Corto Maltese fosse un modo adeguato ai personaggi, soprattutto QUEL modo di pubblicarli) perché non li VOLEVA usare, perché li si riteneva personaggi non interessanti. Poi, dopo che per anni un altro editore italiano dice alla DC Comics “Perché l’editore che ha i diritti di Batman e Superman non li pubblica, quando in Italia nelle edicole c’è una rinascita del genere? Se la Rizzoli non lo vuole fare noi siamo disposti a farlo”, evidentemente la DC Comics può aver chiesto conto alla Rizzoli di questo fatto. “Scusate, ci sta questo editore romano che ci rompe le scatole quasi ogni mese dicendo che loro sarebbero disposti a pubblicare Superman e Batman anche subito. Come mai voi che avete i diritti dal 1989 non avete ancora pubblicato Superman e Batman nelle edicole del vostro paese, dove ci dicono che i super eroi hanno ricominciato a vendere?” Se io fossi stato la DC Comics forse questa domanda alla Rizzoli l’avrei fatta. E forse avrei anche detto “Se non vi interessa pubblicare Batman e Superman allora ditecelo che li diamo ad altri. Va bene aver pagato i diritti, ma se NON pubblicate i nostri personaggi prima cosa i nostri personaggi NON sono presenti nelle edicole mentre quelli della Marvel si, e seconda cosa...
 
...noi non incassiamo royalties sul venduto. Per cui le chiacchiere stanno a zero. Fate queste collane di Batman e Superman o passano ad altri”. Non sto dicendo che le cose siano andate così. Ma riterrei molto probabile che - se non in questa forma - la sostanza sia stata questa. In sintesi: la Rizzoli aveva i diritti di Superman e Batman perlomeno dal 1989 e fino al 1992 non ha pubblicato nessuna collana dedicata a loro. Nel 1992 lo ha fatto con Batman, e ha aspettato un altro anno prima di pensare a fare qualcosa su Superman. Questo non utilizzo per me è dovuto alla valutazione di Superman e Batman come personaggi (non singole opere, ma i personaggi) vecchi, e tutto sommato destrorsi o se vogliamo troppi americanocentrici. Poi magari mi sbaglio e non è così. E allora mi dovete dare un’altra motivazione del perché la Rizzoli si sia tenuta i personaggi nel cassetto per anni senza mai sfruttarli come titolari di una collana. Comunque, all’incirca tra gennaio e febbraio1995 arrivò la notizia che finalmente la DC Comics aveva dato l’OK a Batman. Il problema come sempre era: da dove partire con nuovo quindicinale? In teoria come per Superman c’era un punto preciso, ossia la saga Knightfall, la Caduta del Cavaliere Oscuro. Cos’è Knightfall? Quando nell’estate del 1992 la DC Comics pubblicò la Morte di Superman si ritrovò tra le mani un successo epocale. I dirigenti dell’epoca - Janette Kahan, Paul Levitz, e Mike Carlin - giurano e spergiurano che la cosa gli esplose tra le mani e che non fu voluto. Se volete crederci liberissimi di farlo. Personalmente io credo che non uccidi un personaggio come Superman senza sapere BENISSIMO cosa fai, perché lo fai, e soprattutto che effetto sei sicuro di ottenere. Poi ovviamente c’è sempre il rischio del floppone, ma che Mike Carlin, all’epoca supervisore capo delle testate di Superman abbia detto “Massi, proviamoci. Ammazziamo Superman e vediamo che succede” è talmente inverosimile che ho qualche difficoltà a crederci. Visto il terrificante successo di vendite stimolato dalla morte del personaggio (e ovviamente anche dal suo ritorno) la DC Comics molto probabilmente si disse “Se ha funzionato con Superman funzionerà anche con Batman”, e quindi progettò una saga molto più lunga (e quindi con più albi da vendere) nel corso della quale Batman sarebbe stato sconfitto, reso paralitico, e distrutto spiritualmente da un nemico nuovo di zecca. Far partire il quindicinale Batman Play Press con questa storia poteva essere ottimo, ma c’era un problema. La Glenat Rizzoli negli ultimi albi del suo quindicinale (precisamente i due numeri doppi 48/49 e 51/52 ultimo della serie)...
 
...aveva presentato i primi otto capitoli di Knightfall. Poi il quindicinale aveva chiuso. Perché l’aveva fatto? Una tesi è che la Glenat volesse in effetti presentare tutto Knightfall e che la chiusura sia stata decretata all’improvviso. Però per presentare integralmente la storia fino all’arrivo del nuovo Batman ossia Jean Paul Valley sarebbero stati necessari almeno altri cinque mesi di programmazione. Per non parlare poi del ciclo completo di storie che avrebbero portato al ritorno di Bruce Wayne nei panni di Batman. Era un programma che avrebbe preso almeno altri 18 numeri del quindicinale, e te non parti con un programma così ambizioso e impegnativo per il futuro se le cose sono traballanti. O almeno questo è quello che credo io. Io ritengo che si sapesse che i diritti sarebbero stati passati alla Play, o meglio che la Glenat avrebbe perso i diritti e ciononostante nel tentativo disperato di rialzare le vendite si sia lanciato Knightfall sperando così di attirare nuovi lettori e scongiurare la chiusura. La cosa non accadde. La Play si ritrovò con i diritti, e con otto capitoli della saga più indicata per far partire il quindicinale già pubblicati. La mia tesi è che si sapesse che i diritti sarebbero stati ceduti ma che lo stesso si decise di iniziare a presentare Knightfall. Sia quel che sia mi ritrovai con un problema. Come dare corso al nuovo quindicinale? Era una tipica situazione alla “Hai voluto la bicicletta? E ora pedala!”. La soluzione venne dalla DC Comics stessa. Nel corso di uno dei periodici reboot che la DC Comics fa del suo universo era arrivato il momento di Ora Zero, un evento ambizioso, interessante, ma anche molto confuso che vedeva la ripartenza del cosmo DC Comics. A distanza di vent’anni da Crisi sulle Terre infinite il problema era la proliferazione di linee temporali alternative che stavano per mandare allegramente in vacca ogni parvenza di coerenza interna al mondo DC Comics. Per questo la dirigenza DC Comics decise di azzerare tutto e ripartire da capo. Ora Zero doveva, negli intenti, essere questa ripartenza. Tutte le serie super eroistiche per un mese si interruppero, e la DC Pubblicò dei numeri Zero in cui le origini dei vari eroi e gruppi venivano rinarrate in modo apparentemente coerente. La cosa accadde anche per Batman. Decisi di proporre a Ferri due albi chiamati Batman: Ora Zero, uno a maggio 1995 e uno a giugno 1995, dove avremmo pubblicato i numeri delle collane batmaniane legate alla miniserie Ora Zero, e in contemporanea un quindicinale che nei primi due numeri (lo Zero e il numero 1) avrebbe presentato questi numeri Zero delle serie originali, che in teoria erano pensati per dei nuovi lettori e quindi...
 
...potevano essere un punto di partenza perfetto. La cosa fu accettata e così un anno e mezzo dopo Superman, anche Batman entrò nel parco testate Play Press. Facciamo il punto. Nella primavera del 1995 mi occupavo di traduzione e apparato redazionale dei due quindicinali Superman e Batman, delle traduzioni e apparato redazionale per il mensile Superman Classic e altre cose non continuative come introduzioni , articoli e traduzioni per altre collane o volumi, oltre a gestire la programmazione di gran parte delle collane, assieme ad Andrea Materia. La questione Knightfall però mi era rimasta sullo stomaco e dopo aver convinto Ferri della necessità di pubblicare la storia, collegandola al quindicinale, ed averlo convinto anche della necessità di ripubblicare gli otto episodi pubblicati dalla Glenat, ebbi il via libera per elaborare una collana. Nell’editoriale del primo numero di Batman dicevo ai lettori che non ci eravamo dimenticati di Knightfall e che a novembre di quell’anno sarebbe partito il progetto per recuperarlo. E infatti nel novembre del 1995 partì Batman Saga, collana progettata per durare 24 numeri che avrebbe presentato la trilogia KnightFall, KnightQuest e KnightsEnd , offrendo così ai lettori la saga della caduta di Batman e del suo ritorno, ricollegandosi poi a Batman Ora Zero 1. Da dopo la chiusura di Batman Rizzoli (primavera 1995) era entrato nel parco collaboratori Play Press Andrea Voglino, a cui fu affidata la collana che poi debuttò a novembre del 1995. Nel giugno del 1996 partì la terza serie Play Press dedicata a Batman ossia Le Leggende di Batman. Ormai si poteva attingere a piene mani nella library DC Comics e questo vide il proliferare di una serie di volumi da fumetteria di ottima qualità. Visto che questa è la mia intervista e questi sono i miei ricordi ne cito alcuni tra quelli che tradussi io: Batman Veleno (novembre 1995), Batman anno uno (ago. 1996), Il ritorno del cavaliere Oscuro (nov. 1996), Batman Tempesta di Sangue (dic. 1996), Batman Arkham Asylum (feb. 1997), Watchmen (maggio 1997).
 
Comix Archive: ci siamo sempre chiesti quanto vendesse la collana mensile di Flash. In quel periodo apparve un servizio del telegiornale italiano che parlava della crisi dei fumetti. Specificò che Flash aveva chiuso nel gennaio 1998 perché era sceso sotto le 5.000 copie.
 
Alessandro Bottero: E' molto probabile che Flash vendesse meno di 5.000 copie. Non lo so con precisione, perché come ho già detto Mario Ferri non mi diceva i dati di vendita e Alessandro Ferri meno che meno. Però la cifra è plausibile. Oggi 5.000 copie di un fumetto di super eroi in edicola sarebbe un buon successo, perché il mercato si è strutturato in modo tale che le vendite nelle edicole quasi sempre rispecchiano quelle delle fumetterie. Nel 1998 no. Se vendevi 5,.000 copie di Flash in edicola forse ne vendevi 1000 in fumetteria se ti andava bene, ma io credo più 700. Quindi era poco. Ma non è che Catwoman & Wonder Woman vendesse di più. Il dato di fatto è che in Italia le serie DC Comics in edicola vendono meno di quelle Marvel. È un dato. E bisogna anche dire che i film della Warner non aiutano. Il film di Lanterna Verde fu un flop colossale (per molti motivi che non sto qui ad esaminare). Ovvio che difficilmente se il film di X fa ridere io mi senta incuriosito al punto di provare i fumetti di X. I film della Marvel invece da Iron Man in poi sono dei film fatti bene, avvincenti, che catturano lo spettatore e gli fanno venire voglia di legger ei fumetti, perché i fumetti Marvel ormai sono studiati per rispecchiare quello che si vede sullo schermo. Non è più “io vado a vedere il film perché conosco il fumetto”, ma ormai è “Speriamo che compri il fumetto perché gli ricorda il film, QUINDI facciamo i fumetti quanto più possibile simili ai film”. Sarebbe interessante chiedere alla Lion SE e QUANTO i film di Nolan su Batman o l’ultimo di Superman e Batman abbiano inciso sulle vendite dei fumetti. Io credo molto poco [NdR: presumiamo che le vendite attuali di Superman e Batman siano molto basse].
 
Comix Archive: Ricordiamo che la decisione di mettere Impulso sul mensile di Flash insieme a Lanterna Verde fu contestata. Nemmeno noi l'approvammo. La serie era disegnata da Ramos e le storie erano per bambini. A volte facevano riflettere, ma su quella serie avremmo visto volentieri Aquaman che era scritto da Peter David! Fu proprio con l'arrivo di impulso dal numero 13 della collana che, secondo noi, iniziò la crisi irreversibile della collana fino alla sua chiusura.
 
Alessandro Bottero: La decisione di mettere la serie Impulso su Flash fu quasi obbligata. Stesso scrittore, lo stesso “mondo”, dato che era un velocista come Flash . All’epoca mi pareva impossibile non mettere Impulso su Flash. Era - e ne sono convinto ancora oggi – una scelta coerente. Ramos aveva uno stile molto particolare, ma che in quel momento era di moda. Era il periodo in cui i manga stavano iniziando a diventare di moda negli USA. Era nata una versione ISA di Newtype, una delle riviste manga più famose, e nelle librerie di varia, dove i fumetti avevano sezioni a loro dedicate con i vari paperback e graphic novel, i manga erano diffusissimi. Tutta una nuova generazione di disegnatori americani si erano ispirati al segno manga. Il più famoso di tutti di questa tendenza è stato Madureira con la serie Battle Chaser, pubblicata in Italia dalla Magic Press. Ma in quel periodo i disegnatori più cool erano quelli che mettevano da parte la lezione di Kirbty, Romita sernoir o Buscema e ibridavano il loro tratto col manga. Madureira, Wieringo, ma anche Campbell e Adam Warren. Ramos era un tipico esponente di quello stile. È vero come dici te che le storie di Impulso erano mirate a un pubblico più giovane di quelle di Flash, ma era ovvio essendo il personaggi principale un adolescente ai primi anni della scuola superiore. Anzi, a voler essere precisi Bart Allen (Impulso) ci viene presentato da Waid come un bambino sottoposto a una crescita forzata, per cui ha un corpo di 13enne e una mente ancora da bambino di 7/8 anni. Oltretutto essendo cresciuto in una realtà virtuale dove tutto era resettabile per lui il mondo era un immenso videogioco. La storia aveva potenzialità molto interessanti. Altra cosa è che con Impulso e poi Young Justice la DC Comics tentava di intercettare un pubblico nuovo, ossia quello dei preadolescenti/primi adolescenti, e quindi ovviamente le storie erano molto più leggere delle serie più mature. Mi fa sorridere che tu citi la serie di Aquaman, serie molto bella di quel periodo ma che purtroppo rimase eternamente in panchina. Io avrei volentieri messo Aquaman come comprimario di una testata, ma come si dice… dopo tanti anni di frequentazione ormai conoscevo i miei polli. Una serie come Aquaman partiva svantaggiata. Il nome, diciamocelo, non è il massimo della vita, e per chi tollera i fumetti che pubblica sembra un nome idiota. Per chi NON legge i fumetti che sia scritto da Peter David o da Cippero della Merla è del tutto indifferente. Sono i consulenti che dicono “Guarda che questo autore è bravo…”, ma se per te i fumetti sono di base cose per ragazzini alla fine dei conti il nome non dice nulla. Aquaman...
 
...aveva poi il problema che nelle sue pagine si vedevano poco Superman e Batman, quindi le storie sembravano fini a se stesse. Insomma non lo proposi mai perché temevo che sarebbe stata presa come la solita proposta alla “Bottero, non possiamo pubblicare tutto quello che ti piace. I lettori non lo hanno mai chiesto!”. Però a un certo punto siccome Flash oggettivamente non vendeva molto Mario Ferri, sulla base di qualche lettera che aveva citato Aquaman mi chiese cosa ne pensassi di sostituire Lanterna Verde su Flash, mettendoci Aquaman. Io rimasi un po’ titubante ma gli dissi che si poteva fare. Alla fine però Mario Ferri decise di mantenere Lanterna Verde su Flash con questa motivazione: ormai i lettori erano abituati al comprimario e nessuno garantiva che questo brusco cambiamento portasse più lettori di quanti ne potesse infastidire. Quindi niente Aquaman. In effetti ripensandoci una sostituzione di Lanterna Verde con Aquaman non sarebbe stata una mossa saggia. Quella che sarebbe servita era un’altra testata dedicata ai personaggi DC Comics, con Aquaman e altre due serie. Nella seconda metà degli anni ’90 le vendite calavano e si faticava a tenere in piedi la baracca dell’esistente. Le nuove collane erano improponibili.
 
Comix Archive: Come furono prese tutte quelle decisioni. Una delle migliori cose fatte dalla Play in quegli anni fu la rivista Play Magazine.
 
Alessandro Bottero: La domanda apre il discorso a come nasce una collana, e come si decide il contenuto della stessa. Ovviamente le cose sono molto diverse a seconda della casa editrice di cui si lavorano le serie. Un conto è lavorare con la Marvel, un altro con la Image, altro ancora è lavorare sulle serie Valiant. Con la DC Comics c’erano alcuni dogmi di fede da seguire, in parte comuni a tutti gli editori a fumetti, in parte specifici per la DC Comics. Te li elenco così come me li ricordo Primo: Niente testate dedicate a un gruppo, perché i lettori italiani vogliono un protagonista singolo. I Gruppi non vendono. E questo malgrado X-Men e Vendicatori. Ma visto che la collana Lega della Giustizia era andata male, questo dogma restava valido Secondo: niente collane dedicate a personaggi di colore. I lettori non li vogliono. I personaggi di colore non vendono. Terzo: niente serie dedicate a una donna. Le donne non vendono. E questo malgrado Legs Weaver. Ma il la vita stentata di Wonder Woman/Catwoman rafforzava questa idea. Quarto: sfruttare Batman e Superman all’osso perché sono i soli che vendono. Ecco perché i programmi delle varie collane più varie presentavano il più possibile one shot o miniserie con Batman e Superman. Quinto: i lettori vogliono albi dove ci sia un solo personaggio, niente testate antologiche perché i lettori si confondono e se non gli piace un personaggio non comprano più la testata. Questa convinzione si basava sulla chiusura di American Heroes e sul fatto che “L’Uomo Ragno della Marvel Italia ha solo l’Uomo Ragno, e vende!”. [NdR: i canoni secondo cui gli eroi di colore o femminili non vendono perché i lettori non li vogliono corrispondono ad una verità di fondo che ancora oggi molti addetti ai lavori di sinistra non sono disposti ad accettare ed espongono le case editrici per cui lavorano al disastro. Lo sta dimostrando la Marvel in questi anni. Eroi di colore da ogni angolo, eroi donne, eroi gay, eroi musulmani. I lettori non sono interessati e le vendite crollano, a tutto vantaggio della DC Comics].
 
Certo, bella forza con 45.000 serie mensili e miniserie dedicate all’Uomo Ragno. Solo che uno avrebbe dovuto dire “Veramente gli X-Men non presentano solo il gruppo degli X-Men, e quasi tutte le serie Marvel Italia presentano varie testate”, ma se lo dicevi passavi per un rompicazzi che non capiva che i lettori VOLEVANO un solo personaggio e niente comprimari. “Perché pubblichiamo Superboy e Steel su Superman?” “Perché è un quindicinale e escono quattro storie di Superman al mese, quindi ce ne servono alte due per completare il timone”. “Ma non sono Superman”. “No, in effetti sono Superboy e Steel” “Allora non diamo ai lettori solo storie di Superman…” “Evidentemente non sono stato chiaro. Servono sei storie al mese per coprire due quindicinali. La DC Comics ne pubblica quattro. Ne servono altre due” “Ma i lettori poi si lamentano”. Riscrivete lo stesso dialogo (inventato nella forma, ovvio ma la sostanza era questa) per Batman mettendo al posto di Superboy e Steel Robin e Nighwing. Il punto era “Perché non possiamo avere un quindicinale tutto Batman o Tutto Superman, come fa la Marvel Italia con l’Uomo Ragno?”. La risposta calma, placida, e serena che avrebbe dovuto chiarire definitivamente la cosa sarebbe dovuta essere: “Perché non abbiamo il materiale sufficiente e poi perché i comprimari che presentiamo sono belli e quindi non svalutano il prodotto”, ma quando un editore (o in questo caso il figlio dell’editore, si fissa su un punto è quasi impossibile fargli cambiare idea. E l’idea era – o almeno questo è quello che intuivo nell’aria - che io volessi far pubblicare alla Play Press le cose che piacevano a me, senza pensare alle logiche commerciali. Una precisazione su Lobo, per correggere una cosa che ho detto nella scorsa puntata. Lobo passò al formato a 32 pagine col numero 24 dell’aprile 1996 e ci restò fino al numero 37 del luglio 1997, quindi non solo quattro mesi come avevo detto, a memoria, la scorsa volta. Rimane il fatto che l’esperimento alla media distanza si rivelò fallimentare e Lobo tornò al classico formato di 72 pagine. Una cosa che voglio ricordare è la pubblicazione di The Golden Age, miniserie Elseworld, scritta da James Robinson e disegnata da Paul Smith, apparsa su DC Prestige 8-11 tra luglio-ottobre 1995. Si tratta di una delle storie più belle pubblicate dalla DC Comics negli anni ’90. Appena la vidi in originale me ne innamorai e la proposi a Mario Ferri per DC Prestige. Forse è vero che come impulso badavo prima di tutto a cosa IO ritenevo valido, al di là di meri calcoli commerciali, ma non credo sia qualcosa di cui doversi pentire o scusare. Uno dei compiti dell’editore è ANCHE...
 
...forse il principale – pubblicare cose valide. Non solo e solamente cose che vendano, ma opere che senza di lui non avrebbero trovato spazio e che siano degne di essere lette o ascoltate o viste. Insomma il lavoro dell’editore non può basarsi SOLO sul fatturato, ma deve anche pensare alla qualità di cosa si pubblica. Golden Age forse non ha venduto tanto quanto altri fumetti meno belli ma che sono stati spinti e promossi con maggior forza, ma era e rimane un capolavoro, e trovo triste che sia stato quasi del tutto dimenticato. Ovviamente però il fatto che Golden Age avesse venduto di meno di una storia con Batman o Superman mi venne fatto notare, e rafforzò due convinzioni di fondo: prima che i lettori italiani volessero solo Batman e Superman; seconda che io proponessi le cose che piacevano a me e non sempre quelle più vendibili. A cavallo tra il 1997 e il 1998 c’è un cambio di gestione per la sezione fumetti della Play Press. Mario Ferri lascia la direzione della sezione fumetti della casa editrice ad Alessandro Ferri, suo figlio maggiore. Nel febbraio del 1998 qualcosa inizia a scricchiolare. Superman e Batman passano da quindicinali a mensili. I comprimari vengono eliminati perché l’idea è che “i lettori vogliono un albo tutto Batman e tutto Superman”. Mi adatto e rimodulo i programmi. Le cose procedono più o meno normali per un altro anno e tre mesi, ossia fino a maggio del 1999. Bisogna dire che tra il 1998 e il 2000 il mercato a fumetti dei super eroi era in forte contrazione. La Star dopo aver retto quattro anni basandosi sui fumetti Image decide di uscire di scena e di concentrarsi solo sui manga. I diritti delle serie Wildstorm che pubblicava sarebbero stati presi dalla Magic che per qualche anno si ritrovò in una posizione abbastanza buffa: da un lato era la casa editrice che pubblicava la Vertigo, ossia i fumetti più raffinati e cool del mercato USA. Dall’altro aveva in caso fumetti, quelli Wildstorm, che in un certo senso più della Marvel e della DC Comics erano agli antipodi della Vertigo. Ma eccoci al maggio del 1999, dove molte cose arrivano finalmente al dunque. [NdR: e ora comincia a venire la parte più importante delle parole di Bottero].
 
Comix Archive: Nel 2000 hai lasciato la Play Press dopo quasi un decennio di grandi risultati. Ricordi straordinari. Cosa avvenne di preciso in quella fase?
 
Alessandro Bottero: Come ti dicevo nel maggio del 1999 si decise tutto. Non ho mai detto cosa successe, ma dopo 16 anni forse è arrivato il momento di dirlo. Semplicemente mi cacciarono. Nel 1997 Alessandro Ferri, figlio maggiore di Mario Ferri, entrò in pianta stabile nella casa editrice Play Press e il padre gli affidò la gestione della sezione fumetti. La Play Press aveva molte altre collane oltre ai fumetti, soprattutto per l’infanzia, enigmistica e altro. Alessandro iniziò a lavorare come direttore della sezione fumetti. Io ero il “vecchio” e lui il “nuovo”, per un po’ lavorammo assieme senza problemi. Aveva le sue idee ma era giusto. Era il suo settore e in fin dei conti l’editore era lui. Io proponevo cosa ritenevo fosse meglio, poi spettava a lui decidere. A quel tempo io facevo le seguenti cose: proponevo i programmi per le collane esistenti. Parlavo con Mario Ferri su come andavano le cose e in caso se me lo chiedeva davo un’opinione. Traducevo e scrivevo articoli (note, pagina posta e altro) elaboravo idee e suggerivo proposte. Nel maggio del 1999 un giorno fui chiamato in redazione da Alessandro per una improvvisa riunione di redazione. Eravamo presenti io, lui, Andrea Materia e mi pare anche Walter Venturi in qualità di titolare all’epoca dello studio Down Comix. Alessandro Ferri disse davanti a tutti che da quel momento in poi io avrei solo tradotto. Programmazione, apparato redazionale, note di copertina, articoli, pagine della posta. e tutto il resto sarebbe passato allo studio Down Comix di Walter Venturi. Io non dovevo più scrivere niente. Non ci fu un preavviso o una motivazione. Era così e basta. Il mio riferimento non sarebbe più stato Alessandro Ferri, ma solo Walter Venturi. Anzi, non dovevo proprio più andare negli uffici della Play (all’epoca erano a Viale delle Milizie a Roma). Dovevo solo andare nello studio Down Comix a prendere le commissioni e consegnare i lavori. Non mi fu mai spiegato cosa fosse successo. Non so se il mio lavoro fosse ritenuto insufficiente. Non so nulla, perché né in quel momento né dopo nessuno mi ha mai detto cosa spinse Alessandro Ferri a decidere di silurarmi. Probabilmente ritenne che non dovevo più lavorare con la Play Press. Perché dico questo sarà più chiaro tra poco. In quel momento era chiara una cosa. Io avevo perso qualsiasi ruolo ufficiale all’interno della casa editrice. Se prima ero il consulente per quel che riguardava le varie collane, da quel momento non lo ero più. Perché si arrivò a questo non lo so. Forse semplicemente perché agli occhi di Alessandro Ferri ero considerato un vecchio modo di fare albi a fumetti. E in una visione dove bisogna essere gggggiovani Bottero...
 
...è vecchio quindi un calcio in culo e via. La nuova gestione decide la chiusura delle testate coi numeri doppi di luglio 1999 e la partenza con due testate nuove a novembre 1999. A me fu affidata la traduzione del nuovo quindicinale di Batman e del mensile di Superman, e qualche volume ogni tanto. Questa situazione durò fino a dicembre 1999. Alla fine di dicembre consegnai le traduzioni di Superman 6 e Batman 11 che poi uscirono ad aprile 2000 e furono gli ultimi lavori a mio nome pubblicati dalla Play Press, e chiesi quando dovessi consegnare i numeri successivi. Mi dissero che me l’avrebbero detto loro. Per tutto il mese successivo telefonai alla Down Comix senza ricevere risposte. Alla fine dell’ennesima telefonata lo stesso Walter mi disse di cercare di capire la situazione. Gli dissi che la situazione ormai l’avevo capita benissimo. Venturi aveva ricevuto l’ordine di non darmi più lavoro. Non me lo disse, ma lo capii da solo. Anche qui nessuna spiegazione, nessuna comunicazione da parte della Play Press. Semplicemente l’ordine di eliminarmi del tutto. Di punto in bianco mi ritrovavo cacciato dalla casa editrice per cui avevo lavorato dal gennaio 1991 e a cui in quei nove anni avevo dato tempo, energie, passione e lealtà. Di Mario Ferri conservo un ottimo ricordo e gli sarò per sempre grato per la possibilità che mi diede di entrare in questo mondo. Ma a parte lui stima e rispetto non sono certo le parole che mi vengono in mente quando ripenso a come si comportò la Play Press Publishing nei miei confronti. Questa storia mi ha insegnato che non devi mai pensare che un’azienda sia tua amica. Mai. Alla resa dei conti chi è un collaboratore esterno può essere cacciato in un attimo, anche se sono anni che lavora per te e non ti ha mai creato problemi. Se ti va lo cacci o semplicemente non gli dai più lavoro, dall’oggi al domani. Da quel momento quando qualcuno dice "La grande famiglia del fumetto” mi viene voglia di ridergli in faccia. [NdR: Beh, cosa dire. Alessandro Bottero, che noi consideriamo un gigante del mondo del fumetto italiano, ha tutta la nostra solidarietà. Quello che possiamo dire e i fatti poi ci hanno dato ragione e che quando lui uscì di scena dalla Play, l'editore romano si privò della sua risorsa più importante, quella senza la quale non sarebbe mai cresciuto. Bottero resta un grandissimo]. Kristoffer Barmen.

2 commenti:

  1. Bella intervista. Ricordo con piacere gli editoriali di Bottero. Poi potrà anche non piacere, ma non si può negare la sua competenza e professionalità. Incredibile come sia stato tagliato fuori da certi ambienti del fumetto. E perché poi?

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    1. E infatti dopo che il suo rapporto si chiuse con la Play Press nel 2000, nel giro di 5-6 anni l'editore romano uscì dal giro dei fumetti. A nostro avviso l'idea di Walter Venturi, che oggi collabora per la Bonelli, di lasciare il mercato delle edicole e concentrare il DC Universe esclusivamente in libreria fu una follia. La dirigenza Play di Alessandro Ferri approvò. E oggi conosciamo i risultati.

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