martedì 25 ottobre 2016

MEGA-INTERVISTA SHOCK DI SCLAVI: TUTTO QUELLO CHE HO SCRITTO FINO AL 1987 L'HO SCRITTO DA UBRIACO!!

A pochi giorni di distanza dall'uscita di Dylan Dog n. 362 (vero numero del trentennale secondo noi, mentre la storia meta-fumettistica-personale del numero 361 scritta da Recchioni può essere annoverata in una categoria differente), Tiziano Sclavi rilascia una nuova intervista sul quotidiano di sinistra Repubblica del gruppo CIR di Carlo De Benedetti dove parla ancora di Dopo un lungo silenzio, una storia che segna il suo ritorno ai testi di Dylan Dog dopo 9 anni, cioè dal numero 250 del giugno 2007 intitolato Ascensore per l'Inferno. All'epoca il curatore della collana era Mauro Marcheselli. Ci saremmo aspettati un numero a colori, con qualche extra interno condito da interviste schizzi, curiosità e una magnifica cover. E invece, nulla. L'albo sarà il tradizionale bianco e nero, prezzo di copertina normale, zero extra interni, zero curiosità, zero interviste. Domandona cattiva: Sclavi torna su Dylan Dog dopo 9 anni e il numero che accoglie la sua storia, da un punto di vista grafico e contenuti interni, è un albo uguale a tutti gli altri? La Bonelli ha fatto tanto per il numero di Recchioni, il quale l'ha inviato in anteprima a oltre venti persone, che hanno ricambiato parlandone sui social network, ma per T. Sclavi nulla. Il numero 362 non è stato inviato in anteprima a nessuno e come è ovvio, nemmeno a noi, che siamo il sito di critica fumettistica più famoso d'Europa. Va bene, sono scelte della casa editrice. Dopotutto, non stiamo parlando di Orfani, una serie pompatissima sui social network e nelle interviste da parte dei suoi autori, ma rivelatasi un flop clamoroso oggi con una media vendite di 19.000 copie (meno di Morgan Lost che è a 23.000 copie). Così, cerchiamo attraverso le interviste di Sclavi di avere la percezione di quello che possiamo aspettarci da questa storia. In premessa va fatta una osservazione doverosa. Parliamo di Sclavi e quindi dobbiamo aspettarci una storia in cui l'autore trasferisce nel protagonista le sue esperienze personali tragiche. Nel caso di Sclavi esse equivalgono ad alcolismo, depressione e tentativi suicidiari, come egli stesso ne ha parlato in interviste, libri e storie. Domandona cattiva: ai lettori potrebbe piacere una storia tragica, dove il protagonista è un alcolizzato comunista senza speranze? Magari il lettore d'oggi, che è molto diverso da quello del 1986, gradirebbe leggere una storia solare e allora forse Dylan Dog non fa per lui. Sclavi conferma che è stato Recchioni a convincerlo: Nessun litigio, testimoni Mauro e Cristina. Direi un'amabile insistenza. Anzi quasi una seduzione visto che Roberto per convincermi mi ha fatto tanti e tali complimenti da mettermi in imbarazzo. In ogni caso non è stato determinante: si vede che dopo tanto tempo era venuto il momento. Tutto qui. Ma non sono un bastian contrario: se mi viene lo faccio, altrimenti no. Il fatto strano è che R. Recchioni abbia fornito una versione leggermente diversa. In una intervista a Bad Comics del 6 ottobre 2016, alla domanda come avesse convinto Sclavi a tornare a scrivere, Recchioni risponde così: No. È stato lui a dirmi che aveva un’idea. Io mi sono limitato a studiarne la produzione e dare il mio apporto sotto un aspetto che mi viene sempre bene, quello dell’aspetto e il feeling che questa serie avrà. Recchioni nega di avere convinto Sclavi, mentre Sclavi afferma che è stato Recchioni a convincerlo! Il contrasto di opinioni è evidente. Sclavi afferma una situazione. Recchioni ne afferma una totalmente differente e in contrasto con quella fornita da Sclavi.
 


Proseguiamo. La frase di Sclavi secondo cui avrebbe chiesto a Roberto Recchioni di essere curato (da un punto di vista editoriale) è vera. Però Sclavi precisa: La frase è giusta. E la sceneggiatura l'ho mandata contemporaneamente anche a Mauro, chiedendo il suo consiglio. E tutti e due mi hanno curato e grazie ai loro suggerimenti ho riscritto molte tavole, tagliando, ricucendo e aggiungendo. Sclavi conferma che dopo le cosiddette cure, se così le possiamo chiamare di Recchioni e Mauro (che dovrebbe essere Mauro Marcheselli) ha dovuto riscrivere molte tavole, tagliando, riducendo, aggiungendo. Poi continua: Così come lo è stata l'altra storia che adesso sta illustrando Stano. E poi ne avevo iniziato una terza ma dopo venticinque pagine mi sono bloccato: avevo trovato una chiave bellissima, ero molto contento e... poi l'ho persa, svanita, dimenticata. E così sono tornato a fare il pensionato. Quindi, Sclavi non scriverà più? La cosa strana è che qualche giorno fa era stata diffusa la notizia che nel 2018 sarebbe uscita una nuova serie di Dylan Dog scritta da Sclavi. Ecco il link. Quindi, progetto già stoppato? Ecco il link. Sclavi rivela alcuni particolari dei contenuti della storia: I fantasmi sono da sempre la cosa che mi fa più paura, non so perché. Il mio terrore più grande è, come in Io sono Helen Driscoll di Matheson, di svegliarmi di notte e vedere ai piedi del letto una donna vestita di nero, un'ombra nel buio. Ma questa storia è diversa: qui il fantasma non è una presenza più o meno terrificante, ma un'assenza. L'assenza di una persona che il protagonista ha amato e ama ancora. Io, come credo tutte le persone di una certa età, di assenze ne ho tante. E tutte le sere parlo con i miei fantasmi, esseri umani o animali che siano, gli chiedo perdono e molto spesso piango. Sclavi ammette di parlare con i fantasmi la notte prima di addormentarsi a cui chiede perdono. Poi rivela le sue esperienze del soprannaturale di rumori che sentiva di notte: Da bambino vivevo in un paesino dell'Oltrepò Pavese. Nel cortile c'era una grande buca dove si gettava l'immondizia e una volta ogni tanto veniva un uomo con un carretto trainato da un asino e la svuotava. Il cortile era di ciottoli e quindi il carretto produceva un rumore inconfondibile. Una sera ero a letto, era tardi, e ho sentito il carretto giù da basso. Non ci ho fatto molto caso, solo che la sera dopo l'ho sentito di nuovo e così per molte sere. Alla fine io l'ho detto alla mia mamma e lei mi ha detto che era impossibile, che l'uomo che svuotava la buca veniva al massimo una volta alla settimana e non certo a quell'ora di sera. Da allora in poi l'ho sentito tutte le sere e ho avuto paura. Quando ci siamo trasferiti vicino a Pavia ero contento anche perché non l'avrei più sentito. E il cortile era asfaltato. Ma la prima notte che dormivo nella nuova casa eccolo ancora, quel rumore di zoccoli e ruote sui ciottoli. E poi basta, non è più tornato. Era venuto a salutarmi per l'ultima volta. Poi rivela la connessione con il Cicap: È nato tutto più di vent'anni fa, quando ho conosciuto Massimo Polidoro, segretario del Cicap, saggista e narratore. Non ricordo perché ci siamo incontrati, fatto sta che siamo diventati molto amici. E da allora ho letto gran parte delle pubblicazioni del Cicap e di altri editori scettici, e ho scoperto che i misteri sono affascinanti ma le loro spiegazioni scientifiche lo sono forse ancora di più. E riguardo al paranormale sono perfettamente d'accordo col Cicap: va benissimo per storie di fantasia...
 

...ma non bisogna spacciarlo per vero. E comunque essere scettici non vuol dire uccidere la speranza, anzi. Tutti nel Cicap sperano di trovare un giorno un vero soggetto ESP, o di vedere un fantasma, o che un UFO atterri in piazza del Duomo. Finora non è mai successo, ma chissà. Riguardo ai suoi genitori: Non parliamo dei miei genitori che mi hanno messo al mondo col solo scopo di rovinarmi la vita e ci sono riusciti, almeno fino a quando non ho avuto quarant'anni e ho incontrato Cristina. Quanto ai genitori di Dylan, raccontare il suo passato è una cosa che vorrei non aver mai fatto; ci sono tanti personaggi che ho inventato e che adesso detesto, per esempio lord H. G. Wells: non mi piace, lo odio. Il passato di Dylan, i suoi genitori, avrebbero dovuto restare nel mistero, ognuno se li sarebbe dovuti immaginare come voleva. Riguardo alla storia Dopo un lungo silenzio che leggeremo tra qualche giorno rivela: Ce l'avevo in mente da decenni. Sono un alcolista e grazie agli Alcolisti Anonimi non bevo dal 1987, a parte una sciagurata ricaduta (ma gli AA usano il termine 'scivolata') nel 2000, da cui sono uscito grazie a Cristina. In parte ne avevo già parlato nel mio romanzo Non è successo niente, ma ci tenevo a testimoniare ancora, per un pubblico più vasto, il mio amore per gli Alcolisti Anonimi. Non so se l'ho fatto bene: è un tema che avrebbe richiesto molte più pagine di quelle di un albo a fumetti e probabilmente un narratore migliore. Ma ci ho provato. Poi rivela un fatto sconcertante: In pratica tutto quello che ho scritto fino al 1987 l'ho scritto da ubriaco. L'alcolista non può permettersi di bere niente, mai. Io sono scivolato in un periodo in cui stavo molto bene: assaggi due dita di vino dolce, una birra analcolica - sono terribili le birre analcoliche - e senza che te ne rendi conto ci ritorni dentro. Io sono uno che diventa dipendente da tutto, da tutto. Adesso sono dipendente dalla Coca Cola, per non parlare delle sigarette. Sclavi rivela un particolare che è stato spesso oggetto di discussioni, ma mai di esplicite conferme. Quindi, tutto quello che ha scritto fino al 1987 è stato scritto in stato di alterazione provocato dall'alcol? Lo ha detto di lui, quindi è la verità. Ed ancora rivela del vizio del tabagismo: Adesso sono due pacchetti al giorno. In passato sono arrivato a fumarne anche cinque. Ma sa qual è la cosa che mi fa più arrabbiare? Mauro, per esempio, se va a mangiare una pizza e si beve una birra non ha problemi, è capace di dire di no. Se invece lo faccio io, non riesco a fermarmi, ne bevo dieci. Ma perché lui sì e io no? Il problema di tutti gli alcolisti è che all'inizio hanno un periodo buono in cui l'alcol sembra aiutarti apparentemente senza effetti collaterali. Per me è durato tantissimo, qualcosa come quindici, vent'anni considerando che ho incominciato a bere quando ero ancora a scuola. Solo che, prima o poi comunque il periodo buono finisce. E arriva il disastro. Poi esprime un giudizio sui libri che ha scritto: Quanto tutti gli altri, tutti tentativi patetici. Sono contento che siano finiti al macero e che oggi siano introvabili. E dato che di quasi tutti possiedo i diritti impedirò a chiunque di ristamparli. Lo Sclavi conferma la sua volontà, espressa anche in passato, di voler impedire a tutti i costi che i suoi libri siano pubblicati. Perché? Oggi farebbe un mucchio di soldi data la sua popolarità e forse aiuterebbe le vendite di Dylan Dog, che non stanno attraversando un buon momento visto che sono calate a circa 90.000 copie e continuano a scendere.
 

Sulla contestata copertina bianca del numero 362, Sclavi conferma che è stata tutta una idea di Recchioni: È stata un'idea di Recchioni. Prima voleva metterci solo la mia firma ma sono contento che abbia rinunciato, sarebbe stato un po' megalomane. Sclavi inoltre conferma di non avere mai letto nulla di supereroi: No, non ho mai letto niente legato al mondo dei supereroi, il mio mondo era quello del fumetto francese. Ho visto i film di Nolan: il primo mi è piaciuto gli altri due li ho trovati insostenibili. Sottolineiamo questa affermazione perché in questi giorni Roberto Recchioni ha dichiarato che la sua decisione di fare il fumettista risale al 1986 dopo avere letto insieme Dylan Dog e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. In questo pezzo abbiamo dimostrato che non era possibile che Recchioni avesse letto l'opera di Miller nel 1986, visto che in Italia arrivò due anni dopo. Sul nuovo corso di Dylan Dog si dice soddisfatto, ma ci chiediamo se sia informato dei dati di vendita, perché quelli che girano a livello ufficioso o semi-ufficiale dovrebbero preoccuparlo e non poco. Pochi giorni fa in una intervista interessante Mauro Marcheselli ha confermato che Recchioni è stato preso per rallentare la fuga di lettori di Dylan Dog. Hanno cioè preso atto che la collana perdeva lettori e che questa perdita non poteva essere fermata. Quindi, si sono rivolti a Recchioni chiedendogli di rallentare il calo in modo da far durare di più la serie. Marcheselli sostiene che Recchioni ha raggiunto questo obiettivo che si erano prefissati. Ciò significa che è riuscito a rallentare la fuga di lettori. Rallentare non significa fermare, né invertire la tendenza. Significa invece che oggi Dylan Dog continua a perdere lettori. La dichiarazione di Marcheselli la trovate qui. Posto che la fuga di lettori, come dice il Marcheselli, è stata solo rallentata ma non fermata, come può Sclavi essere contento di una cosa del genere? Torniamo però alla dichiarazione incredibile di Sclavi, secondo cui tutto quello che ha scritto fino a tutto il 1987 era sotto l'effetto di stato di alterazione prodotto dalla assunzione di sostanze alcoliche. Scriveva in stato di ubriachezza? Ciò significa che le prime 16 storie di Dylan sono state scritte da Sclavi mentre non era padrone delle sue facoltà. Ma soprattutto le dichiarazioni più incredibile Sclavi le ha rilasciate pochi giorni fa in questa intervista allo Spazio Bianco del 3 ottobre 2016; alla domanda che gli chiedeva cosa lo avesse convinto a tornare a scrivere Dylan Dog, Sclavi risponde: Sono state le amabili insistenze dell’amico Roberto Recchioni, e il fatto che qualche piccola idea l’avevo (niente di straordinario o di particolarmente nuovo, per carità, ma c’erano). È successo in gennaio-febbraio. Ho scritto due storie. Poi ne ho cominciata una terza ma mi sono bloccato un’altra volta, dopo poche tavole, e non ci ho più lavorato, ho ripreso a fare il pensionato. E comunque a marzo già le due storie mi sembravano bruttissime, le avrei buttate nel fuoco, al pari di tutto quello che ho scritto, a fumetti e non. Ma non si poteva, erano già partite. Parole forti. Significano che i lettori leggeranno cose che Sclavi avrebbe buttato nel fuoco. Chissà cosa ne pensano di queste parole i lettori integralisti che gestiscono certi gruppi Facebook come i dittatori dei Paesi delle Banane! Ma forse a loro va bene così. Sclavi denota una personalità complessa e fragile al tempo stesso. E' un grande scrittore e il suo nome oggi è una leggenda, ma Dylan Dog è finito. Al Plano.

4 commenti:

  1. Ottima l osservazione che avete fatto delle anteprime di mater morbi inviate ai vari amici e il silenzio in termini di commenti in anteprima alla storia di Sclavi.

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    1. Due sono le possibili interpretazioni:

      1- Recchioni è più importante di Sclavi (domani diranno che lo ha risollevato in un momento difficile, ma già oggi sappiamo, per bocca di Marcheselli, che Recchioni è stato chiamato per rallentare la fuga di lettori, non certo per portare nuovi lettori;

      2- Sclavi è più importante di Recchioni e non c'è bisogno di inviare i file della sua storia ad addetti di lavoro, che in virtù del vincolo di amicizia, parlano bene dell'opera.

      Questa sera leggerai un articolo incredibile sui contenuti delle nuove storie di Sclavi.

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  2. A forza di leggere "storie solari" sono abbronzato tutto l'anno.
    E comunque quelli della Bonelli sono davvero imperdonabili: come si fa a non inviare un albo in anteprima al blog di critica fumettistica più famoso d'Europa? Anzi, dell'emisfero boreale?

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    1. Per il sole, usa la crema protettiva e risolvi il problema.
      La critica è come un uovo di Pasqua. Non sai cosa c'è dentro. Può uscire un giudizio positivo, oppure negativo. Meglio mandare i file delle storie ad autori e addetti ai lavori amici, che proprio perché sono amici, l'endorsement, per ovvi motivi, non te lo negheranno mai.

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