giovedì 6 ottobre 2016

ROBERTO RECCHIONI: IL MIO PUBBLICO RISPETTO A QUELLO DI SCLAVI E' PIU' ABITUATO ALLE PROVOCAZIONI!

Fin dall'inizio è stato chiaro che le nuove avventure di Dylan Dog, pubblicate dal rilancio in poi del 2013, presentassero un contenuto basato sulla provocazione continua. Un sistema che, nell'epoca della comunicazione globale e soprattutto dei social network, viene rappresentato come la scorciatoia più comoda per porre un prodotto sotto la luce dei riflettori. Così ne parlano tutti! La provocazione però deve essere un biglietto da visita che annunciare grandi storie. Nel caso di Dylan Dog, tuttavia, ciò non è avvenuto. Dietro le trovate provocatorie (gli accenni al comunismo, al satanismo, all'esoterismo massonico, il pensionamento di Bloch, l'introduzione di poliziotti neri e musulmani, ecc.) non c'era una storia che giustificasse questi discutibili apporti. La stessa scelta di Roberto Recchioni come curatore della testata potrebbe essere letta in questa chiave alla luce delle prese di posizione generatrici di accentuate polemiche in rete che il fumettista romano è solito proporre. La gente non si interessa più di Dylan Dog? Lo snobbano? Ok, ora lo facciamo a pezzi. Facciamo incazzare tutti e tutti lo compreranno di nuovo. Le cose non sono andate così. Il rilancio fondato su questi elementi non è andato bene e il calo di lettori è proseguito. Rispetto al 2013 in cui Dylan Dog vendeva 120.000 copie, oggi la collana è scesa (e forse continua a scendere) a 90.000 copie. Un crollo inarrestabile che ha indotto l'editore a correre ai ripari convincendo il creatore Sclavi a tornare a scrivere storie. Servirà a salvare Dylan Dog dal suo declino? Noi riteniamo di no. Nel frattempo, Roberto Recchioni ha concesso una intervista a Gioia, dichiarando: I miei personaggi, quelli creati da me, hanno un pubblico molto più circoscritto, fatto di lettori generalmente un pelo più giovani e maggiormente abituato alle provocazioni. Si riferisce alla differenza rispetto ai lettori che costituiscono il pubblico di Tiziano Sclavi.
 

L'intervista, anzi la mini-intervista perché si è risolta in quattro domande conferma quindi la rilevanza attribuita alle provocazioni nelle nuove storie. Recchioni precisa che il suo pubblico è diverso da quello di Sclavi. Il suo, cioè il pubblico di Recchioni, è più abituato alle provocazioni. La risposta è chiara e non ammette dubbi. L'intervistatore gli aveva chiesto quale fosse il suo lettore tipo e Recchioni ha risposto, precisando la differenza rispetto al pubblico abituale di Sclavi. Egli sostiene che Dylan è un personaggio trasversale, ma cosa significa una cosa del genere? Ci sono personaggi che non sono trasversali? Che non interessano fette diverse di pubblico? Perciò, se il pubblico di Recchioni, come lui stesso afferma, è abituato alle provocazioni, possiamo pensare che di questo non fossero consapevoli i vertici della Bonelli che lo scelsero come curatore nel 2013 silurando Giovanni Gualdoni? Forse pensavano davvero, in questo modo, di fermare il calo di lettori della collana, che però è proseguito con un ritmo di 10.000 lettori persi ogni anno? Rispetto a tre anni fa, però, i vertici Bonelli sono cambiati. E' arrivato Simone Airoldi dalla Panini Comics, affiancando Davide Bonelli in qualità di direttore generale e forse le priorità dell'editore sono cambiate. La Bonelli vuole ancora investire su Roberto Recchioni? Simone Airoldi è convinto che puntando su storie create sulla base delle idee di uno scrittore con un pubblico abituato alle provocazioni, Dylan Dog avrà beneficio? O forse, dopo il flop del rilancio, è opportuno prendere decisioni diverse e investire da subito su un nuovo curatore? E' probabile che storie più tradizionali convincano i vecchi lettori a tornare. O forse Dylan Dog è avviato al declino? Recchioni ha affermato che la fase 3 del rilancio partirà nel 2018! Ma se la collana continuerà a perdere lettori, tra due anni le vendite saranno calate a circa 65-70.000 copie. Gunnar Andersen.

2 commenti:

  1. Come risaputo la crisi del fumetto non è storia di questi giorni ma ha origini remote sia in un progressivo scollamento tra il medium e una sensibilità culturale profondamente mutata rispetto agli anni'80-'90, sia in una fisiologica ed inevitabile obsolescenza di personaggi e schemi narrativi. L'emorragia di DYD ne rappresenta forse l'esempio più paradigmatico in un panorama fumettistico affetto da pandemica mancanza di originalità e lungimiranza anche quando sembra voler innovare all'insegna di quello che agli effetti è uno stanco manierismo riverniciato da post-modernismo e sperimentazione. La serialità ha sepolto Dylan sotto tonnellate di conformismo già molti anni fa. Quelle che Recchioni chiama provocazioni sono solo variazioni di uno stesso conformismo.
    Quando Dylan sparirà dalle edicole tra pochi anni sarà un bene per tutti, perchè lo ricorderemo solo per storie come "La bellezza del demonio", "La zona del crepuscolo", "Golconda" e "Memorie dall'invisibile". Il resto è polvere.

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  2. Se è per questo, anche ora Dylan Dog viene ricordato per le storie scolpite nella memoria dei lettori tra quelle memorabili. Oggi Dylan Dog è un fumetto in pieno declino (nonostante sia strombazzato in questi giorni su molti giornali). I dati di vendita (ufficiosi) condannano senza appello una gestione che non è riuscita a fermare la fuga dei lettori. Dylan Dog, dunque, si avvia verso il destino di Mister No.

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