domenica 6 novembre 2016

BONELLI NEL 1998 DICEVA SUL FUTURO: "CI VORREBBE UNO CHE SI COMPRI L'AZIENDA O UNA COOPERATIVA!!!"

La scomparsa di Sergio Bonelli non è stato un fatto facile da accettare. E' arrivata in un momento di crisi del settore e della stessa casa editrice che, da anni, vive un continuo calo di lettori. La conferma è arrivata dalle parole spese in questi anni da autori e disegnatori che, in occasione di fiere, interviste sui giornali o di post sui social network, ne hanno parlato senza mezzi termini, mettendo tutti davanti ad una realtà difficile da accogliere. Da quando il dibattito fumettistico si è trasferito dalle mitiche pagine della posta alla discussioni sulla rete (prima sui forum e poi sui social network), si è assistiti ad un progressivo imbarbarimento sia dei contenuti che delle forme con cui i lettori, quasi sempre vittime della loro condizione sociale degradata, hanno manifestato un disagio che accompagna quello di un settore in crisi. Il fumetto è in crisi non solo per lo scadente livello di qualità di storie e disegni, quanto per il mancato ricambio generazionale che ha privato gli editori del principale alimento per poter costruire il futuro. Senza lettori o con lettori in progressivo calo, l'editore è esposto al rischio di una fine scontata. La crisi delle vendite di Dylan Dog è lo specchio di questa situazione. Qualche giorno fa, in una intervista sul sito di Bad Comics, Mauro Marcheselli, ex-direttore editoriale della Bonelli, dopo avere precisato che quando ha preso in mano la collana dell'Indagatore dell'Incubo nel 1993 vendeva 530.000 copie e che quando l'ha lasciata nel 2009 vendeva meno di 200.000 copie, ha dichiarato a proposito dell'arrivo di Roberto Recchioni alla cura di Dylan Dog: La sua è una missione impossibile. Nessuno, a mia memoria, è mai riuscito a recuperare i lettori persi; a Roberto è stato chiesto soltanto di cercare di rallentare l’erosione di lettori, obiettivo che è riuscito a raggiungere. Le parole di Marcheselli confermano il quadro di crisi generale del settore, che molti faticano ad accettare.


Consapevoli del fatto che la fuga di lettori non poteva essere fermata, si sono rivolti a Roberto Recchioni con uno scopo preciso: rallentare la fuga, non fermarla né tanto meno guadagnare nuovi lettori. Queste parole confermano che la Bonelli è consapevole del fatto che nel giro dei prossimi anni Dylan chiuderà. Con l'arrivo di Recchioni hanno cercato di far durare il gioco un po' di più, quanto meno per spremere dalla creatura di Sclavi altre risorse. Questa rivelazione, che ha del clamoroso e temiamo sarà difficile da accettare per i fan del fumettista romano, ci porta alla inevitabile considerazione: se alla Bonelli avessero, invece, voluto fermare la fuga di lettori e guadagnarne di nuovi, si sarebbero rivolti ad un altro scrittore? Magari a quel Giuseppe Ferrandino che è considerato ancora oggi lo scrittore, dopo Sclavi, che più di tutti ha realizzato storie straordinarie di Dylan Dog. Di quanto Recchioni ha rallentato la fuga di lettori di Dylan Dog? Nel 2013 quando è arrivato lui la collana vendeva 120.000 copie. Oggi, secondo i dati ufficiosi forniti da Alessandro Bottero, è sceso a 90.000 copie. La collana perde quindi 10.000 lettori ogni anno. Tra cinque anni Dylan venderà la metà di quanto vende oggi o anche meno se la percentuale di lettori persi aumenterà. Cosa avrebbe fatto oggi Sergio Bonelli per cercare di salvare Dylan Dog? Avrebbe puntato, come ha fatto l'attuale dirigenza, sui clamori della rete per attirare nuovi lettori? Forse no. Nel 2013 il direttore editoriale era Marcheselli, oggi al vertice dell'azienda milanese, in qualità di direttore generale, è arrivato Simone Airoldi dalla Panini Comics, che sembra avere idee diverse. Vedremo, pertanto, se il contratto a Roberto Recchioni sarà rinnovato o meno, ma forse Sergio Bonelli non avrebbe puntato sulla rete per salvare Dylan Dog. In una intervista rilasciata nel 1998 al sito di UBC Fumetti, ha rivelato a proposito di ciò che c'è su internet:

Io di Internet non ne capisco niente. E poi: ci ho letto che pubblico solo delle gran cagate. Io mi concedo dei lussi, anche sbagliando: faccio finta che certe cose non esistano. Io non so usare il computer, anzi io non sono arrivato alla macchina da scrivere: la biro è la mia conquista tecnologica più avanzata. Poi i redattori di UBC chiesero del lancio massiccio di nuove collane che in quel periodo l'editore stava proponendo al mercato: Beh, sai, in questa azienda c'è molta casualità, a dire il vero. Siamo anche fortunati, perché le cose ci vanno bene, ma pensiamo anche di essere abbastanza bravi. Però, quel che è certo, abbiamo avuto anche molta fortuna, e questo fa sì che ci sia anche molta approssimazione. E ancora: Non stabiliamo, ad esempio, quest'anno dobbiamo investire X miliardi: andiamo un po' a naso, sull'onda di sensibilità nostre, legati al fatto che disegnatori o sceneggiatori siano in ritardo. Il fatto che ci sia quest'esplosione di testate tutte insieme è dovuta al caso: sono tutte serie in ballo da anni e anni. E noi, un po' per pigrizia, un po' per insicurezza, in molti casi le abbiamo rinviate. In certi casi si va più spediti: Magico Vento è stato messo in cantiere in pochi mesi, tanto è vero che abbiamo poche storie in magazzino, perché la decisione risale all'anno scorso. Mentre di Brendon, un fantasy, mi sembra che se ne parli da tutta una vita. Già all'epoca Sergio Bonelli giudicava fiacco il mercato e infatti: ci troviamo in una situazione in cui bisognerebbe guardare a cosa succede al mercato, che è fiacco, e invece abbiamo tanti nuovi personaggi in ballo. C'è la Julia di Berardi, sembra che ne parliamo da 10 giorni, e invece lui ci sta lavorando sopra da un anno e mezzo. Sembra che la Bonelli sia esplosiva, vivace, invece siamo piuttosto lenti e abbiamo molte insicurezze. Non abbiamo la vocazione a mettere in giro tutte queste cose insieme. Anche perché incoraggiamo progetti estemporanei...

...come Napoleone, che è gestito dall'autore, Ambrosini, e ha pochi disegnatori. Si è preso la briga di non perturbare più di tanto le altre serie e di gestire quei pochi disegnatori che aveva. D'altronde non voglio illudere nuova gente assumendo, che so, trenta nuovi disegnatori quando non so dove stiamo andando a parare: Magico Vento è arrivato al n.8 e ancora non abbiamo capito se sarà un successo che dura 10 anni o se chiuderà dopo 3 anni di vita. Io non voglio dare un lavoro a un giovanotto e poi lasciarlo per strada perché non riesco a vendere. Beh, all'epoca Sergio Bonelli non poteva saperlo, ma Magico Vento del Manfredi sarebbe durato 13 anni, chiudendo nel 2010 per basse vendite, mentre Brendon sarebbe durato 16 anni chiudendo con il numero 100 del dicembre del 2014. Magico Vento e Brendon si possono considerare le ultime due collane connotate da una certa durata, poi, come disse Luigi XIV, è stato il diluvio. Poi accenna al mercato estero: io arrivo dall'Inghilterra e non riuscivo a trovare un fumetto in edicola neanche a pagarlo un miliardo, tranne i manga e gli americani venduti nei negozi specializzati. Fumetto seriale e in bianco e nero, neanche l'ombra. In Francia editano 20-30 pagine di Tex al mese, in formato piccolissimo, quando fino a qualche anno fa quasi tutte le nostre testate avevano un'edizione transalpina. Loro sono stati i primi a dare una svolta storica, qualche anno fa: adesso pubblicano quasi esclusivamente questi cartonati, a colori. Che un tempo erano sinonimo di qualità, ora è solo una formula, non è più il premio che l'editore concede all'autore meritevole. E negli altri Paesi come andava? Sergio Bonelli dice: riuscivamo a vendere i nostri fumetti in Svezia, in Jugoslavia, in Norvegia. In Finlandia qualcosa vendiamo ancora perché è un mercato vecchio e tradizionale: probabilmente vendono solo per abbonamenti, per il freddo non riescono...

...ad andare in edicola, non si sono accorti dei cambiamenti e si passano i Tex di padre in figlio [risatine generali, ndr]. In Brasile è il solo posto dove continuano a vendere, nel Sudamerica. Veramente continua il solo Tex, gli altri (Nathan Never, Dylan, Zagor) hanno provato tutti, ma sono scomparsi. Ora qualcuno capirà del perché non sia così insolito che in Norvegia i nostri vertici leggano il Tex! Bonelli non poteva saperlo, ma in Brasile oggi Zagor, sia pure con difficoltà, esce ancora, come ci fa sapere il nostro amico Mario Soares, che si occupa di dirigere le cose di Comix Archive in quel Paese. E a proposito di Mister No in Brasile: Sì, ma 3 o 4 numeri, quello era un editore ancora più scalcinato, quello è sparito nella giungla amazzonica. Senza pagare, ovviamente. Invece, quello di Tex è un grande editore, lo stesso proprietario di Rete Globo. Tex vende 30-40.000 copie, secondo solo a Mauricio De Sousa, il Disney brasiliano. Sull'arrivo di Dylan Dog negli Usa in quel periodo: Io non me ne occupo in prima persona e non ne so moltissimo, sinceramente. So che si farà questo tentativo che, per ovvi motivi, avrà caratteristiche diverse dalla nostra edizione. Sarà un tentativo che fanno malvolentieri, per il bianco & nero e per il numero delle pagine. E' un mercato su cui non abbiamo mai potuto contare, troppe differenze: là sono contrari alla formula del "continua" e anche solo 100 pagine sono già troppe… E c'è anche tutto un altro modo di narrare. E sulla chiusura di Ken Parker: Ken Parker è una pubblicazione che io ho molto amato. Ho dato via libera agli autori quando si sono presentati qui col progetto, e poi ho lasciato loro molta autonomia perché ho capito che erano bravi. Però soffrivo molto perché non riuscivamo ad affermarla: c'era un successo di tipo qualitativo, capivamo che i lettori erano abbastanza particolari. Avevamo conquistato ai fumetti gli universitari, ad esempio. E quando...

...avevamo raggiunto una tiratura decente, è scoppiata questa illusoria prospettiva di fare delle riviste d'autore e loro hanno preferito uscire dalla serialità, che ovviamente impone certe scelte. Poi si sono messi per conto loro e hanno cominciato a uscire ancora più sporadicamente. Da quando sono tornati con noi, ci sono, purtroppo, due osservazioni da fare: il pubblico dei vecchi lettori è poco (sui 20-25.000) e per le nuove generazioni è una tematica ormai "spuntata" e non ha avuto successo. Inoltre, gli autori stessi hanno un po' esaurito la voglia di raccontare quelle tematiche e un po', proprio, l'interesse per il personaggio. E' interessante notare come nel 1998 erano considerati pochi 20-25.000 lettori per far andare avanti una testata. Oggi in Bonelli la soglia di 20-25.000 copie viene considerato quasi un successo se con questo termine vogliamo riferirci alla possibilità di mantenere una collana in edicola. Poi Sergio Bonelli rivelò i dati di vendita di Mister No in quel 1998. Leggete con attenzione: Beh, se il pubblico, come mi auguro, accetta questo aumento di copertina allora non è certo così fallimentare da essere chiuso. A meno che noi non facciamo una tale autocritica da dire: il personaggio Mister No ha già detto tutto e non vale la pena di continuare. Da un ragionamento simile sono esclusi ovviamente i grandi successi, perché altrimenti Tex avrebbe già detto tutto da un bel pezzo. Se gli autori faranno fatica a trovare nuove ispirazioni, allora chissà… Sapete, noi ci affezioniamo molto ai nostri personaggi: non solo a Mister No, perché l'ho scritto io, ma a tutti. E poi diciamo anche una verità scomoda: oggi arrivare a vendere 37-38.000 copie con un nuovo personaggio non è semplicissimo. Se io chiudo Mister No per lanciare una serie e questa mi vende 15.000 copie, come è capitato ad altre case editrici, io che figura ci faccio?  Capito cosa diceva Bonelli nel 1998?

Già all'epoca lanciare una collana e cercare di racimolare 37-38.000 copie al mese era una impresa! E pensare che Marcheselli nel 2013 sognava di stabilizzarsi sulle 50.000 copie mensili della serie Orfani di Recchioni! Lo ha dichiarato qui. Oggi Orfani vende 19.000 copie secondo Alessandro Bottero. Poi Sergio Bonelli parla di come stavano andando all'epoca Napoleone e Magico Vento: Sì, ma sono sotto osservazione. Voi lettori ci date sempre l'opportunità di una prima uscita. Quando io esco con una nuova serie, l'edicolante vede la pubblicità sugli altri albi, capisce che è un mio prodotto, e gli riserva uno spazio. Il lettore passa, vede un nostra cosa nuova e dice "vediamo com'è", perché sa che grossi bidoni non gliene abbiamo mai dati. Poi magari non gli piace e ci molla al terzo numero. Ma una chance ce la dà sempre. Magico Vento è partito molto in alto, sulle 130.000 copie, ora si è abbassato, bisogna capire qual è la quota su cui si va a stabilizzare. Quindi, Sergio Bonelli ci conferma quindi che Magico Vento n. 1 ha venduto 130.000 copie. Un buon risultato in quel lontano 1998. Oggi un risultato di quel tipo sarebbe impensabile. Orfani n. 1, ad esempio, ha venduto appena 50.000 copie e dopo tre anni circa ha perso il 70% dei lettori di quel primo numero. Negli anni ottanta del secolo scorso, Bonelli e i francesi della Dargaud diedero vita ad un coraggioso esperimento, una cooperazione che avrebbe rilanciato in Italia la rivista Pilot, di cui curatore editoriale fu designato Tiziano Sclavi. Fu un fiasco colossale. Dice Sergio Bonelli: Ahimé, Pilot vendeva 15-17.000 copie. Il rimpianto da tutti Orient Express non è mai arrivato a 20.000 copie. In teoria, gli albi della Dargaud potevano continuare, visto che era materiale straniero e costava poco. Ma addirittura quegli albi vendevano 5-10.000 copie. Era una perdita economica rilevante. Noi non stiamo mai troppo a guardare le cifre, se una serie è in...

...perdita viene compensata dal grande successo di altre. In quel caso, quelle vicende erano legate all'illusione di un mercato che è finito, quello delle riviste d'autore. Anche da noi, Comic Art è tornato in edicola, ma purtroppo temo che non potrà durare. L'intervista si chiude con quello che sarebbe stato il futuro quando Sergio Bonelli avrebbe mollato la presa. Sentite cosa diceva nel 1998 Sergio Bonelli in persona: Oh, quello sarà un cataclisma [ride, ndr]. Purtroppo, questa è un'azienda molto basata sulla mia persona. Un tempo molto più di adesso, visto che ora c'è gente capace che sa far funzionare le cose senza di me. Tu hai citato la pensione, e sarebbe anche giusto. Manca il delfino, perché in altre aziende c'è un erede pronto a continuare il lavoro del padre. Io ho un figlio, che però non è interessato e non proseguirà. L'idea che mi piacerebbe più di tutte sarebbe che ognuno degli autori si portasse avanti la propria pubblicazione. Un'altra idea è fare una cooperativa, ma temo che dopo un anno i vari autori si scannino e non rimanga più nulla. Un'altra ipotesi, ovviamente, è che un signore si compri l'azienda, ma in questo caso ci vorrebbe il consenso degli autori. Questa non è poi una società di calcio e io non sono il presidente. L'ipotesi più seria sarebbe che ogni autore diventasse editore di se stesso, come fa Secchi. Certo verrebbero a mancare quelle che oggi chiamano "le sinergie". Capito? Nel 1998 diceva Sergio Bonelli che il figlio Davide, che oggi è il direttore generale insieme ad Airoldi, non era interessato a proseguire l'attività. Auspica addirittura che ogni autore diventi editore di se stesso, pronosticando lo sgretolamento dell'azienda. Per inciso chiariamo che i diritti di Tex Willer sono della famiglia Bonelli, quelli di Dylan Dog appartengono a Tiziano Sclavi. Quelli di Zagor sono stati acquistati dalla Bonelli nel 2015. Il resto vende da 25.000 copie in giù. Al Plano.

6 commenti:

  1. Che dylan chiuderà è solo una vostra idea... State pur certi che se anche dylan dog dovesse scendere al di sotto di qualche migliaio di copie mensilmente vendute, sicuramente sopravviverà... magari la bonelli cederà i diritti ad un'altra casa, magari saranno realizzati telefilm su Sky, o forse sfonderà nel cinema grazie alla supervisione di recchioni e sclavi... nessuno di noi conosce il destino dell' old boy ma state certi che il personaggio dei fumetti italiano più conosciuto dopo Tex difficilmente morirà in edicola...e di certo nn sarà "comix archive" a decretarne la fine anzi tempore...

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    1. Se continuerà a perdere lettori con questo ritmo (circa 10.000 lettori ogni anno) sarà difficile tenerlo in piedi. I diritti di Dylan Dog non appartengono alla Bonelli bensì a Tiziano Sclavi. Semmai sarà quest'ultimo a decidere di voler cedere ad altri non appena sarà scaduto il contratto di pubblicazione con la casa milanese. Sky non è interessata ad alcun prodotto della Bonelli per realizzare telefilm, ma è in lavorazione il serial tv di Diabolik. Il fumetto italiano più conosciuto dopo Tex è Diabolik non Dylan Dog. Ci attribuisce troppa influenza sig. Ormenese. Comix Archive non ha il potere di chiudere le collane. E' vero però che la Bonelli non può continuare su questa linea. Dopo tre anni disastrosi è necessario voltare pagina, nominare al più presto un nuovo curatore che compatti il diviso fronte dei lettori e varare un progetto nuovo con il ritorno al Dylan classico affidato a scrittori capaci. Secondo noi, Mauro Boselli potrebbe fare da traghettatore con Tito Faraci curatore.

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  2. Dylan dog è molto più conosciuto di diabolik e vende di più. E come dyd perde lettori anche diabolik, topolino e Tex subiscono la stessa sorte... perché il fumetto vende poco... mentre negli anni 80 c'erano poche distrazioni e quelle che c'erano costavano molto di più di un fumetto, oggi tra internet, smartphone e playstation sarebbe impensabile che il fumetto vedesse quanto vendeva negli anni 80. Di certo dylan nn vende meno o è in crisi a causa di recchioni... tutti lo capiscono meno che comix archive... dove al pari di una macchina da scrivere inceppata ad ogni post scrivete sempre e solo: Dylan vendeva 12000 poi 100000 poi 90000 ...ogni anno perde in media 10000 lettori... ma come è possibile che ogni messaggio ripetete sempre e solo la stessa cosa ???? E che palle...

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    1. Che Dylan Dog venda di più di Diabolik non c'è dubbio (parliamo di circa 90.000 copie contro circa 45-50.000 copie), ma che Dylan sia più conosciuto di Diabolik si può obiettare. Quello che dice sulla perdita costante di lettori di molte testate è vero. Purtroppo, oggi il fumetto combatte una guerra persa in partenza verso altri generi di intrattenimento, che lo penalizzano. E forse è magari è vero che il fumetto non è riuscito ad agganciarsi ad un certo modo di fare entertaninment (ma questo è dovuto alle scelte oscurantiste degli editori, che hanno pensato a coltivare il loro allegro orticello anziché evolvere). Dylan era in crisi prima dell'arrivo dell'attuale curatore e lo è anche oggi. Su questo non c'è dubbio. Lo stesso Mauro Marcheselli ha dichiarato pochi giorni fa in una intervista che a Recchioni è stato chiesto solo di rallentare la fuga di lettori e non altro. Sulla precisazione delle cifre che trova nei nostri pezzi... beh, ci piace essere precisi.

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  3. Precisi ma nn ripetitivi fino all'eccesso... si diventa noiosi poi... nn trovate? Se in ogni sacrosanto post ripetete la stessa tiritera...
    Tornando alla crisi del fumetto, bhe gli editori possono poco o nulla... la carta stampata è in crisi. Che speranze ha un fumetto di attirare le nuove generazioni più di Facebook o della playstation ? Nessuna. Nn puo. Semplicemente deve cercare di sopravvivere. Anche se al posto di recchioni ci fosse stan lee e a dirigere la bonelli ci fosse marchionne , siete certi che dyd continuerebbe a perdere lettori...anche se le prossime uscite fossero state le prime cento storie tanto care ai fan della vecchia guardia.
    Dylan dog sopravviverà, questo è sicuro, così come diabolik o Tex...bisognerà vedere in che modo. Forse al cinema, forse in libreria, forse su Sky... nessuno di noi lo sa, ma di certo la bonelli nn ha colpe se dyd ha un calo nelle vendite...

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    1. Sig. Ormenese, eccedere nella precisione è una virtù secondo il nostro punto di vista. La carta stampata è in crisi anche perché gli editori, per far contenti i gruppi finanziari che li controllano, pubblicano prodotti che il pubblico non vuole. Storie di destra e contenuti di destra. Sono questi i contenuti del futuro. Pubblicare ancora cose di sinistra significa fallire. La Marvel negli Usa se ne sta accorgendo. Dylan è un fumetto finito. Punto. Alla Bonelli ne sono ben consapevoli. Per questo motivo hanno chiesto a Recchioni di rallentare la fine. Dylan Dog chiuderà come ha chiuso Mister No. Diabolik, anche se con difficoltà, andrà avanti. Anche Tex chiuderà perché non ci sono nuove generazioni che lo leggono. Al momento, non ci sono progetti legati a Dylan Dog su altre piattaforme. Le colpe della Bonelli nella crisi delle vendite di Dylan Dog? Non aver saputo gestire il boom registratosi tra il 1991 e il 1996. Scelte discutibili e soprattutto la trasformazione di Dylan Dog in un meta-fumetto lo ha stroncato.

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