domenica 20 novembre 2016

DYLAN DOG N. 362! MEGA-RECENSIONE! TORNA SCLAVI IN UNA GRANDE STORIA DELL'INDAGATORE DELL'INCUBO!

L'ultima storia di Sclavi risale a quella ospitata nel numero 250 del giugno 2007 intitolata Ascensore per l'inferno. Da allora sono seguiti dieci anni di mediocrità con vendite in continuo calo. Nel 2007 Dylan Dog vendeva 220.000 copie. Tre anni fa, quando è iniziata la gestione Recchioni, la collana vendeva 120.000 copie. E oggi, a distanza di tre anni, la collana vende 90.000 copie. Sclavi torna ai testi di Dylan nel momento più difficile della collana. La testata perde una media di circa 10.000 lettori ogni anno. La versione ufficiale narra che è stato Sclavi a delineare le basi del rilancio, indicando Roberto Recchioni come il nuovo curatore con il compito di tradurre quelle idee in storie importanti. Di recente, però, T. Sclavi ha fatto capire che le idee delle nuove storie sarebbero farina del sacco di Recchioni. A maggiore sostegno di questa posizione, ha precisato che non legge tutte le storie pubblicate, anche se negli albi viene citato come supervisore. Chi è che dice la verità? Recchioni o Sclavi? In un post su FB, Recchioni ha detto che non bisogna prestare attenzione a quello che dice Sclavi nelle interviste. Ora T. Sclavi torna con una storia che fa capire due cose: che in questi tre anni di gestione recchioniana si poteva fare di più; che Sclavi non doveva stare così lontano dalla sua creatura. Per una occasione così importante ci saremmo aspettati un numero a colori, magari fatto uscire in occasione del trentennale. Un albo ricco di articoli redazionali, stralci della sceneggiatura originale della storia, sketch artistici, ecc. Nulla di tutto questo. Tanto onore per Recchioni con il numero del mese precedente, il famoso Mater Dolorosa (che Recchioni ha fatto vedere in anteprima ad una ventina di autori e addetti suoi amici, i quali hanno ricambiato con un endorsement di prim'ordine sulle loro pagine social), poco o nulla per T. Sclavi. Copertina bianca, editoriali assenti. Una scelta che i lettori non hanno capito e francamente nemmeno noi. Secondo alcuni, la copertina bianca sarebbe un omaggio ad un romanzo scritto da Tiziano Sclavi nel 1998 dal titolo Non è successo niente. La tesi sembra avvalorata dal fatto che il libro viene richiamato alcune volte nella storia. Una ipotesi plausibile, ma qual è il senso di omaggiare un libro che magari oggi non conosce nessuno? Nella classifica dei libri del portale Amazon, Non è successo niente è al 10.880esimo posto. Meglio è andata alla versione speciale di questo albo, che mentre scriviamo queste righe è 349esimo. Meglio di Ya, il titolo con cui Roberto Recchioni ha esordito lo scorso anno come romanziere al 3.686esimo posto. Non riusciamo a capire il motivo per cui sia toccato a Mater Dolorosa di Recchioni uscire in occasione del trentennale e a colori, invece di questa storia intitolata Dopo un lungo silenzio, che ci sembra migliore. Non il massimo che Sclavi ha scritto, ma in grado di spazzare via tutte le storie presentate negli ultimi tre anni mediocri, con la sola eccezione del numero 357 di Pasquale Ruju e in parte del numero 350 di Ambrosini. Il resto è una valle di lacrime continua caratterizzata da una ossessiva scelta di puntare sulle storie della Barbato e l'esordio di alcuni autori come Simeoni, Ratigher e Casali, che secondo noi non hanno brillato. Il motivo per cui la Bonelli non abbia ancora deciso di nominare un nuovo curatore, dopo i 30.000 lettori persi negli ultimi tre anni, lascia perplessi. La storia, come anticipato nelle interviste rilasciate da Sclavi, narra di uno dei maggiori problemi che ha attanagliato lo scrittore nella sua vita, l'alcolismo. Una piaga che più volte lo ha portato vicino al suicidio. In questa storia Sclavi infonde tutto il suo essere, descrive se stesso alla massima potenza con quel suo stile calmo e pacato ma duro come la lama di un pugnale offrendo una immagine in parte innovativa e maggiormente riflessiva della sua anima. Sclavi è ateo, comunista e anticlericale. Non ha fiducia nel prossimo e aspetta solo il momento in cui sarà sollevato dalle sue gravi sofferenze. Queste le caratteristiche che descrivono Owen Travers, il protagonista della storia di questo numero 362, arricchito dalle splendide matite di un Giampiero Casertano, su cui torneremo alla fine del pezzo. Owen somiglia a Sclavi non solo dal punto di vista grafico. Ha perso la moglie due anni prima e ora si sente solo. Un silenzio assordante, un luogo da cui vorrebbe scappare senza riuscirci e in cui crede di avvertire la presenza dello spirito della sua defunta compagna. O così crede.
 

L'unico che può aiutarlo è Dylan Dog. Ha sentito parlare di lui sui giornali e in tv. Owen è ateo, non crede in niente, ma soltanto ciò che vede e sente. E in questo momento, anche se non riesce a sentire la voce di Edith, sua moglie, ne avverte la presenza. Dylan Dog, nel frattempo, frequenta una nuova ragazza, Crystal, che crede di amare. Nel numero 342 Roberto Recchioni gli aveva fatto dire di non avere amato mai alcuna donna, da cui ha desiderato solo i piaceri carnali. Ora Dylan con Sclavi alla cabina di comando, ritorna romanticone e nello scambio di battute con la ragazza alla pagina 10 fa tornare alla memoria delle storie di un periodo migliore. Romantico fino ad un certo punto perché nelle pagine successive non esita a consumare rapporti con Crystal senza essere unito con lei nel sacro vincolo del matrimonio. Un pessimo esempio per i giovani, lontano dalla morale cristiana e molto diseducativo in un contesto attuale di profonda crisi etica. Se Owen è schiavo dell'alcol, Dylan sta per ripiombarci. Uno degli elementi che hanno nociuto alle storie di Dylan è l'assenza di continuity. In questa storia viene presentata una nuova ragazza, ma di lei non sappiamo nulla. Dylan viene descritto come schiavo delle dipendenze, ma finora non era parso. Dylan si presta ad essere veicolo dei problemi autoriali. In Mater Dolorosa era epilettico. In questa storia è un alcolizzato. Owen chiede a Dylan di scoprire perché lo spirito di sua moglie Edith non le parla o non si manifesta pur facendo sentire la sua presenza. Il che ci porta ad una domanda: esistono i fantasmi? Dylan ci crede? Sclavi no. E' vicino alle tesi sostenute dal noto Cicap, il centro di controllo delle affermazioni sul paranormale. Il professor Adam, in una delle sue lezioni all'università, cita perfino un libro di Polidoro. Un attimo: se Sclavi non crede nell'esistenza del soprannaturale, contro cosa combatte Dylan Dog? Illusioni? In realtà, i fantasmi non esistono. Quelli che le squadre dei ghost hunter credono di avvertire con i loro strumenti sono dei demoni che, approfittano della loro stupidità per impossessarsene. Nella storia compaiono foto d'epoca raffiguranti fenomeni paranormali. E' lo stesso professor Adam a ricordare che si tratta di trucchi mediocri. Ad un certo punto, Owen entra in una chiesa. E' il confronto che permette di capire lo stato attuale del rapporto di Sclavi con la Fede. Spento e afflitto chiede al prete se sente la voce di Cristo. Il prete dice di si, ma non spiega che quella che sente non è una vera e propria voce come avviene nei libri di Guareschi, bensì la voce della giusta ispirazione, la vera voce di Cristo che parla ad ognuno di noi, benché qualcuno sceglie di tapparsi le orecchie e non ascoltare. Owen vorrebbe sentire la voce di Cristo, ma non ci riesce o magari non vuole. Cristo gli parla, ma lui non riesce più a sentirlo. Si è allontanato troppo dal giusto cammino. E ancora più oggi per avere creduto allo spiritismo, che rappresenta la dimensione negativa del cristianesimo. Mentre Owen cade sempre di più nei fumi dell'alcol, Dylan si scopre debole. Credeva di essere forte, pensando che la dipendenza non l'avrebbe più sfiorato. Ora che vi è ricaduto accetta di entrare in un centro di alcolisti anonimi. Il confronto finale con l'entità che è presente nella casa di Owen arriva presto. Ovviamente, non si tratta dello spirito della moglie bensì di un demone, che aveva cercato di approfittare della sua debolezza. La storia si conclude con Owen che aspetta la fine della sua vita. La dipendenza dall'alcol gli ha cagionato una malattia grave. Lui è felice. Sa che lo l'anima della moglie lo aspetta. E così dopo un lungo silenzio sentirà di nuovo la sua voce. Una storia toccante, romantica, che fa emergere tutta la sofferenza dell'anima di Sclavi. Una storia in cui forse trapela il suo abbandono dell'ateismo? Dio parla agli uomini di continuo, ma alcuni di loro preferiscono tapparsi le orecchie. Al momento del bisogno però sanno che Dio è sempre lì a lenire le loro sofferenze. Una bella storia di Dylan Dog. La migliore letta negli ultimi tre anni. Buona la prova di Casertano ai disegni. Grande attenzione agli scenari, alle espressioni dei volti, alle inquadrature. Questa è una storia di sofferenza e i visi non potevano che esserne il veicolo esterno. Sarà stato anche un omaggio al libro Non è successo niente, ma una storia così bella meritava una grande copertina di Angelo Stano. Ne siamo matematicamente convinti. Marshall Mathers.

14 commenti:

  1. Bellissima e del tutto condivisibile recensione!

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    1. Grazie. Non lo Sclavi più grande, ma rispetto alle storie presentate dal settembre 2013 ad oggi, con la sola eccezione del numero 357 scritto da Ruju, appare come un gigante. Se ci fossero state più storie di Sclavi Dylan non avrebbe perso così tanti lettori (circa 30.000 in tre anni).

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    2. Personalmente ho collezionato Dylan Dog fino al n. 200 e poi, stanco di storie che mi sembravano ripetitive e senza più la "verve" iniziale, non l'ho più acquistato (salvo qualche rarissimo numero - quelli a colori - dei quali però non hanno particolare ricordo). Proprio il ritorno di Sclavi mi ha indotto all'acquisto di questo n. 362 ed anche - devo confessarlo - il fatto che presentasse una copertina totalmente bianca; la qual cosa, secondo me, può avere anche il suo perché: il silenzio è il tema della storia, confezionata all'interno di una copertina bianca, silenziosa anch'essa, appunto! Tuttavia non ho intenzione di continuare l'acquisto della serie, salvo nel caso di altre sceneggiature di Sclavi. Ciao e complimenti ancora per il blog!

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    3. Infatti, molti hanno già detto che non compreranno il numero 363. Purtroppo, Dylan Dog è caduto in una crisi senza via di uscita. E le scelte della casa editrice di questi ultimi anni non l'hanno aiutato. Disastrosa la gestione Marcheselli. Disastrosa la gestione Gualdoni. Disastrosa la gestione attuale.
      Grazie per i complimenti!

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  2. Ovviamente la perdita di lettori è dovuta a recchioni vero ? Nn alla più generale crisi della carta stampata vero ? Infatti i quotidiani nazionali, le riviste e i restanti fumetti ad eccezione di dyd che ribadiamo perde 10000 lettori all'anno ( sottolineamo qst dato importante perché in qst blog nn è mai stato detto ) nn perdono clienti vero ? Non sono in perdite perenni giusto?
    Si vede che la gestione recchioni è toccata anche alle altre testate...
    Ah giusto per la cronaca, gli ultimi tre anni di storie sono state penose per voi nn per gli altri fortunatamente... mai come prima d'ora gli ultimi anni sono stati così febbrili ed interessanti...come plotter e trovate. Ripeto, attenti al fegato perché a forza di invidiare e rosicare scoppierà prima o poi...

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    1. Il calo delle vendite dei fumetti e di Dylan Dog in particolare è dovuto a varie cause. Per quanto riguarda l'indagatore dell'incubo, ha inciso, tra gli altri fattori, anche la gestione di Roberto Recchioni o quanto meno l'effetto è stato quello di creare rumore in rete, ma fuori dalla rete è stato il silenzio. Altrimenti, perché, secondo te ha sentito il bisogno di mandare i file di Mater Dolorosa in anteprima ad una ventina di suoi amici per cercarne il sostegno?
      Da parte nostra nessuna invidia. Nessuno qui si occupa di fumetto. Siamo solo lettori. Del fumetto, inteso come sistema di produzione, non ce ne può fregare di meno.

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  3. Recchioni vive sul web, l' 80% della sua giornata lo passa al pc o a fare marketing. Nn che sia sbagliato, anzi. Nel mondo attuale magari è la via giusta. Personalmente gli critico una sola cosa, di aver aumentato le uscite in edicola di dyd. Da un lato la scelta strategica e azzeccatissima di caratterizzare ogni singola linea, dall'altro trovo eccessiva fare uscire 4 color fest e 3 maxi ogni anno. Un all'anno era più che sufficiente. Meno storie e più battaglia mediatica avrebbe giovato di più.
    Resto convinto anche che i nuovi media siano il futuro. Marvel al cinema ha sfondato, e con le giuste produzioni e i giusti talenti penso che dyd potrebbe fare il salto di qualità.
    I comics statunitensi sono usciti negli anni 60 più o meno e a livello mondiali sono esplosi grazie al cinema...

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    1. Come fai ad essere sicuro che la scelta di aumentare le uscite di Dylan Dog dipenda da Recchioni?

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  4. Perché è lui il curatore, lui che sceglie le storie e gli autori. Meno storie vorrebbe dire più cura nei dettagli e più possibilità di approfondimento sul web di ogni singolo racconto.
    Senza considerare poi l'aspetto collezionistico... troppe uscite possono alla lunga scoraggiare il collezionista...dv conservare tutte quelle uscite? Meno numero meno spazio più possibilità di collezionare... esistono tanti che hanno la collezione completa di dyd, pochi che hanno quella COMPLETA di Tex, penso 1 su un milione che hanno quella di topolino...cn tutti i 3000 numeri... secondo voi xke ?

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    1. O magari è probabile che a Recchioni sia stato sottoposto un piano avente ad oggetto il potenziamento delle uscite e lui lo ha approvato, ma probabilmente avrebbe fatto meglio ad opporre un rifiuto. Infatti, i collezionisti sono quelli che più di altri si sono lamentati. Tante storie, quasi tutte scadenti. Molti si sono fermati al numero 350 di Ambrosini. Siamo in attesa di conoscere i nuovi dati di vendita aggiornati, ma temiamo che la collana sia già scesa sotto quota 90.000 copie. Avere Tex dal numero 1 significa avere le striscie, oggi molto difficili da trovare.

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  5. Si ma perché i collezionisti di dyd che detengono una collezione completa sono tantissimi rispetto a coloro i quali vantano una completa di Tex? Per nn parlare di quella di topolino? La ragione principale sta proprio nelle uscite... impossibile x un collezionista medio far fronte a tutte le uscite e trovare un modo per sistemarle a casa... di questo passo anche dyd correrà questo rischio

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    1. Forse perché Dylan Dog è più giovane, essendo uscito nel 1986, mentre Tex è uscito nel 1948.

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  6. Costo medio, su E Bay, di un Tex striscia 1° Serie: 250 euro. E' il vero valore o "ci provano"?
    Più incerto il valore del numero 1 di Dylan Dog che è (anche lui) calato parecchio. Possiamo dire che le fortune dei vecchi albi sono legate alle vendite dei nuovi (più vende il prodotto in edicola più è alto il valore dei numeri storici)?

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    1. No ed è anche poco. In altri tempi i costi erano ben maggiori. Sono pezzi molto rari da trovare.

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