venerdì 6 gennaio 2017

APPREZZARE IL NUOVO CICLO DI DYLAN DOG SIGNIFICA ANDARE CONTROTENDENZA? R. RECCHIONI NON CI STA!!!

Il rilancio di Dylan Dog, avviato da Roberto Recchioni nel settembre 2013 su direttive di Tiziano Sclavi, non ha prodotto i frutti che alla Bonelli speravano. In tre anni le vendite sono calate in modo sensibile. Dalle 120.000 copie del 2013 si è passati alle attuali 90.000 copie di media. Il popolo della rete, fatta eccezione per una piccola pletora di fanboy, ha sollevato pesanti critiche sulle nuove storie e i nuovi personaggi introdotti. Ne sono derivate polemiche e scontri veementi tra il curatore e i lettori. Un rigetto consistente che lo stesso Recchioni non ha potuto ignorare, tanto da dedicare l'editoriale di Dylan Dog n. 344 per rispondere ai critici, definendoli nostalgici reazionari. Qualche mese fa scrisse sul suo profilo Facebook: Basta vedere l'odio con cui è stato accolto il nuovo Ghostbusters o quello che è stato riservato alle novità portate su Dylan Dog per volontà del suo creatore. Il link. La tendenza è, dunque, quella di accoglimento negativo verso la sua cura editoriale di Dylan Dog. Il dato di fatto viene citato nelle recensioni delle storie dell'Indagatore dell'Incubo e non solo nei nostri pezzi. Recchioni non ci sta e parla di pagine con fake, cioè con utenti falsi che diffondono critiche in realtà inesistenti. E' una musica che ascoltiamo da tre anni e ritirarla fuori ogni tanto non fa altro che aumentare i dubbi sulla consistenza delle novità introdotte nelle storie. E' sufficiente farsi un giro per i vari forum ed anche sulle pagine Facebook dedicate a Dylan Dog per trovare tantissimi commenti negativi sulle storie. Sono tutti fake? Evidentemente, no. La domanda è un'altra: su quali basi Roberto Recchioni ritiene che i commenti negativi alla sua gestione siano dei fake? Come fa a sostenere una cosa del genere? Cosa sono in fondo i fake?
 

Il dato di fatto è così evidente che ora nelle recensioni viene detto, senza mezzi termini, che la tendenza generale è negativa riguardo l'appezzamento della cura editoriale di Dylan Dog da parte di Roberto Recchioni. Tanto che apprezzare qualche storia significa andare controtendenza! Il concetto è stato precisato nella recensione del numero 364 realizzata dal sito Festival del Nerd. Ecco il link. Il passaggio che si è scontrato con la visione che Recchioni ha dell'accoglimento della sua gestione: Innanzitutto, voglio andare controtendenza; a me piace molto il Dylan dell’era Recchioni (o Rrobe, come preferite). Ha saputo innovare il linguaggio classico ‘bonelliano’ dall’interno, modificando i contenuti, aprendosi a sperimentalismi (basti pensare a cosa succede con il Dylan Dog Color Fest) e con un montaggio visivo adatto alla sua contemporaneità, questa costruita su dei ritmi interni quasi impercettibili all’occhio umano, vista la sua velocità di comunicazione e di diffusione del messaggio. Un’era, questa, quasi totalmente affidata alla multimedialità e la Nona Arte, a mio personale parere, non poteva fare altro che adeguarsi alla ‘velocità’ per non perdersi lungo la via del ‘retrodatato’. Non siamo d'accordo sul fatto che R. Recchioni abbia innovato il linguaggio classico bonelliano, anche perché riteniamo che l'espressione linguaggio classico bonelliano esprima un concetto che non esiste. La recensione, che peraltro è positiva, evidenzia lo stato attuale del riscontro delle novità. Apprezzare questo ciclo narrativo significa andare controtendenza. Recchioni potrà non essere d'accordo. Nei commenti sotto il suo post, che trovate qui, dice che ha riscontri fortissimi secondo cui invece l'accoglimento di Dylan Dog è stato favorevole!
 

Ok, ma quali sono questi riscontri fortissimi a cui allude? Perché non dice chiaro e tondo quanto vende Dylan oggi? Ma quello che vorremmo sapere è: come fa a sostenere che i commenti negativi sulla sua gestione provengono da profili fake? Parla di centomila copie stabili! Ok, ma forse Recchioni non dispone di dati attuali. Dylan vendeva centomila copie nel 2015! E quand'anche fosse come dice lui, è opportuno ricordare che nel 2013, quando è giunto alla cura della collana, Dylan Dog, per sua stessa ammissione, vendeva 120.000 copie! Cosa dobbiamo quindi pensare di questo suo commento? Lo consideriamo come la conferma ufficiale che le vendite della collana sono in calo? Anche la sua serie Orfani è stata un flop. In una intervista dell'ottobre 2013 dichiarò che era loro auspicio assestarsi sulle 50.000 copie! In realtà, solo il primo numero vendette tanto, ma loro si aspettavano addirittura 80.000 copie. E' scritto qui, nero su bianco. Oggi Orfani vende 18.000 copie e riteniamo che per la Bonelli costituisca un grosso sacrificio editare un'altra stagione della serie partendo da soglie tanto basse. E infatti la sesta stagione sarà l'ultima. Lo ha detto lo stesso Recchioni qui. Perché proprio l'ultima? Perché se oggi la serie Orfani vende 18.000 copie, tra un anno venderà ancora meno e in casa Bonelli 20.000 copie pare sia la soglia di sicurezza. Se la serie fosse andata bene o denotato vendite migliori, l'editore avrebbe programmato nuove stagioni. Finito Orfani, ci domandiamo se la Bonelli voglia rinnovare il contratto a Recchioni come curatore di Dylan Dog o impiegarlo in altri progetti. Si parla di 4 Hoods, ma se ne parla da tre anni e la sua pagina FB ha avuto tre update in due anni. Chi sarà il nuovo curatore di Dylan? Al Plano.

2 commenti:

  1. Capisco che ognuno deve assicurarsi la pagnotta e quindi al tempo dei social si usano tutti gli espedienti per promuovere il proprio lavoro, ma qui siamo ai confini della realtà. Questo Rrobe vede "fake" a ogni angolo, al punto che c'è da chiedersi quanto tempo dedichi al suo "mestiere" e quanto a scovare questi malevoli criticoni che rosicano per il successo delle sue serie.
    A me è bastato far notare quanto bassa fosse la qualità di Mater Dolorosa e Cose preziose, numeri che ho davvero comprato e letto, per essere espulso dal forum di Comicus senza nessuna spiegazione, come se fossi il peggiore dei troll. Ho letto anche una recensione degli "Anni selvaggi", che per fortuna non ho comprato, che mi ha fatto cadere le braccia per la demenzialità della trama.
    Faccio presente che nelle edicole della mia zona vedo sempre molte copie invendute di DYD e Orfani, segno che qualcosina non quadra in quel che scrive il Rrobe. DYD è un personaggio ormai decotto che ha retto bene per i primi 50 numeri ma che non è più adatto per interpretare i tempi caotici in cui viviamo. Vedere complotti e persecutori in ogni commento negativo è sintomo di problemi personali oltre che di un'incapacità ad ammettere i propri passi falsi. Se fossi il curatore di una serie come DYD non starei tutti i giorni sulla rete a bollare e bannare come fake tutti quelli che "osano" ammettere che il "re è nudo".

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    1. Quella dei fake è un disco rotto, che Recchioni ogni tanto tira fuori per diminuire di rilevanza le critiche che gli piovono addosso per la sua gestione di Dylan Dog. In realtà, si tratta di un fatto privo di consistenza reale. Gestione fallimentare visti i risultati che arrivano dalle vendite in continuo calo. Riteniamo che finito Orfani e concluso il suo ciclo come curatore dell'Indagatore dell'Incubo (pare che la Bonelli non voglia rinnovargli il contratto), resterà solo 4 Hoods (sempre che sarà effettivamente portato avanti). Questa serie che si ispira ai pupazzi del gioco Magicka della Paradox è in preparazione da quasi 4 anni.

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