sabato 21 gennaio 2017

MEGA-INTERVISTA CON ALESSANDRO BOTTERO! QUARTA PUNTATA! DOPO LA FINE DEL RAPPORTO CON LA PLAY!!!

Oggi proponiamo una nuova puntata della lunga intervista/memoriale che il dott. Alessandro Bottero ha concesso al nostro sito. Parliamo degli anni che vanno dal 2000 in poi. Anni importanti in cui il mondo del fumetto italiano subì profondi cambiamenti. Anni in cui iniziò quella crisi che dura tutt'oggi ed attanaglia il settore. Le parole di Alessandro Bottero sono parole preziose perché rappresentano il valore di una testimonianza di storia. Vi lasciamo ad Alessandro Bottero:

È passato abbastanza tempo dall’ultima puntata e per questo ritardo chiedo scusa in primo luogo a chi ospita queste riflessioni e poi a voi lettori. Le cose da fare sono sempre tante, ma lasciare a metà un discorso non è mai una cosa da persone bene educate. In questa lunga cavalcata nei ricordi siamo arrivati più o meno all’inizio del nuovo millennio. Arrivati al 2000 ormai il mio rapporto di collaborazione con la Play Press si era interrotto per sempre. Era arrivato un nuovo modo di pensare e progettare la pubblicazione dei fumetti DC in Italia e io ero stato tagliato fuori, come da quel momento in poi pare sia sempre successo quando qualcuno dopo la Play Press ha rimesso mano su quei fumetti. In quel momento ero fuori dai giochi, fuori da tutto, e senza più editori alle spalle. Era necessario reinventarmi. Di certo, potrei dire che da quel momento in poi non essendo più legato in modo esclusivo con un editore ho avuto modo di lavorare con quasi tutti i nomi del panorama a fumetti, sia quelli che sono attualmente presenti, sia anche nomi ormai scomparsi e dimenticati: Disney, Star Comics, Cagliostro e-Press, NPE, Tunué, 001, Edizioni, Lexy, Dream Colours, Eura, 7Age, Free Books, Mare Nero ed anche altre collaborazioni con editori extra fumetti come l’AVE, Vallardi, Bietti. Iacobelli, SPREA. Da quel momento in poi ho iniziato a scrivere dei saggi, storie a fumetti, racconti, a scrivere di musica, di storia, di altro ancora. È nato Fumetto d‘Autore, e ho iniziato a tenere incontri in tutte le più importanti manifestazioni del settore (Lucca, Romics, Napoli, Catania).

Questi sedici anni a livello lavorativo sono stati sicuramente intensi. Sono nate le amicizie profonde come con Giorgio Messina, mentre per altri sono diventato un cialtrone rancoroso che rosica perché non conta più un cazzo e dice bugie pur di sparlare delle persone di valore. Una cosa, se da un lato mi fa sorridere, dall’altra mi rattrista. Quanto in basso è caduto il livello del discorso. E quante potenzialità presenti nelle nuove tecnologie di comunicazione, cioè i social, poi sprecate in discorsi pieni solo di fuffa e adorazione aprioristica per chi fa il bullo e cerca di essere il rospo che gonfia di più il gozzo in tutto lo stagno. Brecht diceva “Triste il paese che ha bisogno di eroi”. Io “Triste il Fumettomondo che ha bisogno dei Mi Piace”. Ma torniamo alle domande.

Comix Archive: Prima di venire a conoscenza dell'esistenza di Venturi e Down Comix, lei avrebbe mai immaginato che Ferri si sarebbe rivolto a loro?

Alessandro Bottero: Walter Venturi lo conoscevo da prima che lavorasse come service editoriale esterno con la sua Down Comix, gestendo il parco testate a fumetti della Play Press. Dopo che fui sbattuto via dalla Play Press, come detto nella puntata scorsa, la Down Comix ebbe in appalto la gestione editoriale delle testate. In pratica pensavano ai programmi delle serie già esistenti, proponevano cose nuove tra il materiale pubblicato negli USA, affidavano la traduzione dei fumetti originali, facevano il lettering, impaginavano… insomma tutto il lavoro da fare prima di dare al tipografo gli impianti per la stampa. A supervisionare i testi delle traduzioni c’era Lorenzo Bartoli, che più di una volta vidi nello studio della Down Comix e che rileggeva le traduzioni e le adattava per il lettering. Conoscevo Walter Venturi solo come autore di Capitan Italia, e come editore in proprio della sua autoproduzione. Non sapevo che facesse service editoriali per altri, anche se la cosa ha perfettamente senso. Se io ho una competenza cerco di usarla anche per espandere il mio lavoro ad altri clienti. Oggi molti editori fanno ricorso ad appalti esterni per realizzare i fumetti che poi pubblicano a loro nome. Ci sono editori di fumetti che fanno service editoriale per ALTRI editori di fumetti, di norma più grandi e più danarosi, che volendo mantenere una redazione minimale (o addirittura nulla) affidano il lavoro di realizzazione concreta dei fumetti targati “Editore X” all’editore Y, più piccolo che è ben felice di incassare i soldi di X. Oggi è cosa normale. All’epoca era una novità.


Non avrei mai pensato che Alessandro Ferri affidasse la realizzazione dei fumetti ad un service esterno, ma in un certo senso la cosa aveva una sua logica. Alla fine degli anni ’90 era esploso il fenomeno delle riviste di videogiochi. Se hai una rivista come Play Station Magazine che inizia a venderti 10.000… 20.000… 30.000… 40.000… 50.000 copie a numero ogni mese e poi lanci altre riviste e ti vanno bene con numeri non troppo lontani… e dall’altra parte hai i fumetti di super eroi che invece arrancano e vendono cifre di molto inferiori la scelta è semplice. La redazione la blindi sulle riviste che ti vendono un fracco di copie, e i fumetti, che sono diventati RESIDUALI rispetto al fatturato della casa editrici li affidi in appalto esterno con costi molto inferiori, perché – ad esempio – non devi pagare stipendi o contributi a chi te li fa. Ti accordi per un budget e paghi quando ti pare (non sto dicendo che la Play Press non rispettasse i pagamenti. Dico che in questi anni mi è capitato in più di una occasione di sentire amici e conoscenti dire “Tizio paga, ma sempre con po’ di ritardo”, oppure “Tizio paga, ma devo ricordarglielo un po’ di volte”: O anche “Tizio non paga e ci sono rimasto fregato”. Quindi la risposta è No, non avrei mai pensato che Alessandro Ferri si sarebbe rivolto alla Down Comix perché all’epoca la pratica di appaltare all’esterno la realizzazione dei fumetti era una cosa del tutto nuova.

A questo punto vorrei rispondere a Emiliano Berdini che in un commento a una di queste puntate scrive quanto segue: Sono contento che Alessandro Bottero abbia citato Capone, che viene ricordato solo per Lazarus Ledd ma in realtà scriveva su Star Magazine e su altre testate Star dell'epoca. - E a questo proposito ricordo che al momento dell'arrivo della Marvel Italia, non solo ci fu un ampliamento del parco testate Image, ma anche l'arrivo di mensili Ultraverse, Bravura, Valiant e Dark Horse ( con X, Barb Wire ecc). - Ultima cosa: a proposito della mossa "poco corretta" di Knightfall della Glènat-Rizzoli, ricordo che Lupoi/Scatasta si lamentarono su Wolverine del fatto che la Play fermò il mensile un mese prima, costringendoli ad iniziare con la seconda metà di una saga. Ricordo male?

Alessandro Bottero: Ade Capone iniziò come sceneggiatore, e seppe cogliere la fame di “personaggi” che all’inizio degli anni ’90 aveva il nuovo pubblico che tornava a leggere super eroi o iniziava per la prima volta. Ade era un appassionato di fumetto super eroistico e resta famosa una sua foto su Star Magazine (credo) che lo ritrae al San Diego Comicon con una cosplayer che interpretava una delle eroine del cosmo Ultraverse. Ade fu il primo a inserire rimandi espliciti alla politica e alla storia quotidiana nei fumetti che scriveva, spezzando il cliché Bonelliano classico per cui “Ai lettori la politica annoia e non dobbiamo affrontare certi argomenti perchè sennò disturbiamo i lettori”. In Lazarus Ledd Ade riversò tutto se stesso e la cosa significò anche - ogni tanto – dire cose controcorrente. Se si legge con attenzione Lazarus Ledd si vede che Ade aveva colto il problema del Terrorismo dei fondamentalisti islamici, e che aveva una profonda simpatia per gli USA e anche se condannava gli eccessi del governo non condannava lo stato di Israele in sé e per sé. Ade , come mi sembra ho già detto e sennò lo ripeto, nel 1994 fondo un circolo di Forza Italia nella città dove viveva ed aveva le sue idee politiche. A proteggerlo dall’ostracismo fu il “buon nome” della Star e la qualità di Lazarus Ledd, fumetto oggi dimenticato dai più ma che andrebbe riscoperto e finalmente analizzato criticamente. Invece ormai oggi di Lazarus Ledd non si parla più. Quando Nacque la Marvel Italia fu Ade a prendere sulle spalle il compito di reggere la struttura, aiutato da Paolo Livorati...

...Carmine Amoroso e altri. Ma il volto della Star in quegli anni erano i Kappa Boys per il settore giapponese e Ade Capone per il resto (italiano e americano). Ovvio che non fosse un santo o un angioletto tutto bacini e zuccherini, aveva le sue idee e oltretutto diciamocelo, per sopravvivere nell’arena pubblica del mondo del fumetto non puoi essere troppo accomodante, ma era un autore capace, che dopo la sua morte, come spesso capita, è stato sostanzialmente dimenticato, probabilmente anche perché era passato a lavorare in TV con molta più soddisfazione economica di quella che gli poteva ormai dare il fumetto, e le ultimissime generazioni lo ricordano solo come “Ah sì, Capone, quello della miniserie che la Star non ha finito”. Sulle lamentele di Lupoi/Scatasta non le ricordo, ma anche se fossero lamentati francamente della cosa un po’ me ne frego. Lupoi volendo scherzare un poco come ho scritto in occasione degli ultimi mesi della gestione delle testate Marvel da parte della Play Press giocò abilmente le sue carte, convincendomi a cedergli una storia di X- Factor, in occasione del crossover Inferno, con la promessa che in futuro la Star avrebbe ricambiato il favore. Pochi mesi dopo la Star non aveva più le testate Marvel e quindi io rimasi fregato. Lupoi era riuscito a farsi dare quello che voleva senza dare nulla in cambio e io ci avevo fatto una figura da coglione con Mario Ferri. Per cui se ebbero dei problemi con l’avvio del loro Wolverine posso solo dire “Hai voluto la bicicletta? Ora pedala”.

Comix Archive: Da allora la Play si resse sulle energie di Andrea Materia, ma non tornò più ai fasti di un tempo e dovette mollare la DC alla Planeta DeAgostini.

Alessandro Bottero: In effetti come dicevo sopra parlando della Down comics più che Andrea Materia, che stava iniziando a sganciarsi dal mondo del fumetto per iniziare a lavorare nel campo della TV e del multimediale, a gestire le cose erano Walter Venturi come service, con l’aiuto di Lorenzo Bartoli come revisore testi. In seguito arrivò Andrea Alfano – che poi è passato alla RW Lion e ora lavora per delle testate giornalistiche sportive online – a lavorare in redazione. Tra chi lavorò alla Play Press in quel periodo scuramente ci furono Francesco Vanagolli, Francesco Argento, Marco Farinelli e altri. Volendo essere un po’ cattivelli si potrebbe dire che dava l’idea: “Ao’ famo lavorà chi capita, purché nun sia Bottero”. La Play Press inebriata dalle riviste di videogiochi abbandonò le edicole con i fumetti (scelta suicida, a mio modo di vedere) , si dedicò solo alle fumetterie, poi tornò nelle edicole. Insomma volendo esprimere una opinione rispettosa del lavoro altrui ma che credo sia evidente a chi osservi le cose con un minimo di freddezza, alla Play Press mancava un progetto editoriale elaborato...

...da persone che CONOSCESSERO e AMASSERO i fumetti che pubblicavano. E mi riferisco alla casa editrice, non ai collaboratori. Come dissi una volta a una persona “Mia cara, il tuo errore è che pensi che alla base ci sia un progetto”. LA cosa che occupava mente e energie della Play Press erano le riviste di Videogiochi. Alessandro Ferri fu molto fortunato e nel 1997 pescò l’asso con l’acquisizione della licenza di PSM (Play Station Magazine) rivista ufficiale della Play Station, proprio quando stava scoppiando la frenesia dei video giochi. PSM vendeva decine e decine di migliaia di copie. Cifre impensabili per i fumetti. Iniziò a pubblicare delle riviste su riviste. E la cosa basilare era che mentre i fumetti erano tollerati Alessandro Ferri e la redazione AMAVANO i videogiochi. I Videogiochi erano gggiovani, erano fighi, e soprattutto le riviste di videogiochi vendevano. Progressivamente la linea di riviste si espanse e lo spazio dei fumetti diminuì. La Play Press Publishing diventò una casa editrice di riviste con una sezione di fumetti.

Comix Archive: Come si concluse il rapporto tra Play Press e DC Comics in quel turbolento 2006?

Alessandro Bottero: Come dicevo la play Press abbandonò le edicole. Passò tutta la produzione in fumetteria. Questo ovviamente significò eliminare i prodotti a basso costo e tiratura alta, e concentrarsi solo su volumi. Dall’altra parte avevamo la Star che ormai aveva scelto di dismettere il settore USA e concentrarsi solo su Manga e sporadici tentativi italiani, e la Panini Comics, erede della Marvel Italia, che grazie a capacità promozionali maggiori e a un appeal maggiore del nome e dei personaggi Marvel sul pubblico italiano vinceva il confronto a mani basse. Eppure i prodotti di valore in casa DC Comics anche in quel periodo c’erano. Il problema era che mentre la Panini Comics faceva sì che qualsiasi cosa proponesse venisse percepita dai suoi lettori come un evento epocale anche prima di vederlo, la Play Press questo era incapace di farlo. Quindi restava lo zoccolo di appassionati duri e puri, nei secoli fedeli, ma poco più. E nulla mi toglie dalla mente che la scarsa considerazione die prodotti pubblicati, nascesse dalla testa, ossia da chi in un certo senso si “ritrovava tra le mani” i diritti e cercava di sfruttarli. Ma se avesse avuto in mano i diritti delle mozzarelle di Capua sarebbe stato lo stesso. Un bene da sfruttare. Non un qualcosa che conosco, amo e voglio presentare al meglio perché ne conosco io per primo il valore. Nella Panini comics invece questa passione (parola che forse sintetizza cosa intendo)...

...si percepiva, pur essendo a livello commerciale e promozionale estremamente freddi, lucidi e calcolatori. E arriviamo alla fine del rapporto tra DC Comics e Play Press. Si avvicinava la fine del contratto quinquennale. La Marvel Italia che già pubblicava la DC in Francia si propose per prenderli in Italia. La Planeta De Agostini che aveva il dente avvelenato con la Panini entrò nell’asta. La DC Comics che voleva , quando era possibile, non essere gestita dallo stesso editore della Marvel nei paesi in cui licenziava i suoi fumetti, si accordò con la Planeta. E per la Play Press calò il sipario. La fine fu quasi tragicomica. Devi sapere che in questi casi il vecchio licenziatario può sfruttare il sell out, ossia ha un tot di tempo per vendere le copie che si ritrova in magazzino, di solito sei mesi dalla data in cui si chiude il contratto. Nella Lucca dell’anno in cui aveva perso i diritti - e quando ancora la notizia non era ufficiale - la Play Press aveva un grosso stand a Piazza Napoleone. L’ultimo giorno della manifestazione i volumi Play Press furono messi in svendita a prezzi ridicoli, pur di fare cassa e non riportare a casa blocchi di carta che da lì a due mesi sarebbero dovuti finire al macero. Fu una cosa ridicola, e suscitò la giusta furia dei negozianti, che videro in pratica crollare il valore dei volumi che avevano acquistato a prezzo pieno dall’editore. Fu un esempio di quel dice il poeta T.S.Eliot: “Il mondo non finisce con un grido, ma con un gemito” Gemito farsesco verrebbe da dire.

Comix Archive: Di cosa si è occupato tra il 1998 e il 2006?

Alessandro Bottero: Molte cose, tutte interessanti, in un modo o nell'altro deliranti. Ma ne parliamo la prossima volta.

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