lunedì 6 febbraio 2017

LA PANINI VICINA AD ACQUISTARE BONELLI ED RW EDIZIONI CON LA REGIA DELLA DISNEY? FAN IN SUBBUGLIO!

E se Bonelli ed Rw Edizioni fossero acquistate dalla Panini? La voce gira da tempo negli ambienti finanziari ma solo negli ultimi mesi ha acquistato consistenza e promette di essere foriera di sviluppi incredibili. Inizieremo con la Rw Edizioni, poi analizzeremo il caso Bonelli e infine parleremo dei motivi che spingono la Panini a fare questi acquisti. Motivi che vi lasceranno sorpresi. Cominciamo con la Rw. La casa editrice di Pasquale Saviano ha ereditato i diritti DC dalla Planeta dopo l'uscita di questa dal mercato nazionale nel dicembre 2011. Prima, tramite la Pegasus/Alastor, fungeva da distributore e da rappresentante della Planeta in Italia. Nella redazione furono arruolati i membri della Double Shot (Lorenzo Corti ed altri) ed alcuni della Magic (Alessio Danesi) che prima si occupavano di traduzione e lettering per le edizioni Planeta come etichette esterne. Quando nel gennaio 2012 la Rw iniziò a presentare gli albi DC con il suo marchio per gli italiani non era cambiato nulla. Stesse persone che traducevano, facevano programmi, ecc., ma alle spalle non avevano più i miliardi della Planeta. Ora c'era un piccolo editore con sede a Novara, ma sostanzialmente napoletano, che ripresentava gli stessi disagi distributivi di prima e offriva i fumetti con una qualità di stampa inferiore. L'effetto novità (un effetto finto perché ai lettori venne fatto credere che la redazione era composta da persone nuove quando in realtà erano sempre gli stessi che traducevano con l'aggiunta di alcuni forumisti di Comicus!) permise di mascherare questi problemi per un annetto circa, ma dalla fine del 2013 è stato un calvario continuo con dei ritardi nelle uscite, volumi spariti, confusione editoriale, ecc., per arrivare ad oggi con una situazione fortemente problematica. A novembre, Saviano ha ceduto il ramo di distribuzione alle fumetterie a Manicomix. Tanti collaboratori se ne sono andati. A resistere (ma non si sa ancora per quanto) è solo Lorenzo Corti ed un paio di altri della vecchia Double Shot. Le sezioni Goen e Lineachiara sono sostanzialmente ferme e della DC esce il minimo indispensabile. Anche se non sono stati chiariti i termini e le ragioni della crisi, non è difficile intuire che i problemi siano economici. La Panini si era già fatta avanti nel 2006 per prendere i diritti DC quando alla Play non interessavano più, ma poi intervenne la Planeta DeA ansiosa di colpire la Panini, che l'anno prima le aveva tolto la Marvel per il mercato spagnolo, assorbendo parte dei loro collaboratori. Da qualche mese la Panini si è rifatta avanti e viste le difficoltà economiche di Rw, starebbe per acquistarla ereditando il loro contratto con la DC Comics. L'incognita sono gli americani. La DC non vede di buon occhio il fatto che a pubblicare i suoi fumetti in un mercato sia lo stesso dei loro concorrenti della Marvel. Fu per questa ragione che nel 2012 tolsero i diritti alla Panini (oltre che per una gestione pessima) nel mercato francese per darli alla Dargaud. La Panini, infatti, oltre ad essere il licenziatario della Marvel, ne gestisce anche i diritti nei mercati esteri. La Panini, quindi, è una sorta di "ufficio" della Marvel e alla DC Comics la cosa non piace per niente. Staremo a vedere.
 

E ora passiamo alla Bonelli. Da quando è scomparso Sergio nel 2011 molte cose sono cambiate. L'attuale proprietà è formata dalla vedova di S. Bonelli per l'80% e dal figlio Davide per il 20%. Si dice che Davide voglia continuare l'attività del padre investendo nel settore, ma il mercato dei fumetti è da tempo entrato in una crisi irreversibile ed anche un piccolo gigante come Bonelli rischia. In una vecchia intervista del 1998, Sergio dichiarò che era in cerca di qualcuno che volesse comprarsi la sua azienda. Del figlio Davide disse: io ho un figlio che non è interessato e che non proseguirà. Ne abbiamo parlato qui. Sergio è scomparso nel settembre 2011, ma già l'anno prima è iniziata la marcia di avvicinamento della Panini ansiosa di fagocitarla. Dietro la Panini c'è la Disney. Prima di proseguire si rende necessaria una piccola premessa per capire taluni passaggi fondamentali. La casa di Topolino ha acquistato nell'agosto 2009 la Marvel Comics per una somma pari a circa 4 miliardi di dollari e in un primo momento sembrava intenzionata a rivedere il folle accordo che nel 1999 i dirigenti di allora della Marvel avevano concluso con la Panini. In seguito alla forte crisi economica che aveva iniziato a devastare la Casa delle Idee a partire dal 1996, la Panini, che avanzava soldi dagli americani, si accordò con loro nei termini che seguono: noi vi gestiamo i diritti nei mercati internazionali come abbiamo fatto finora e in cambio ci permetterete di pubblicare gratis i vostri fumetti all'estero senza pagare un centesimo le licenze. Lo scoop fu di Bleeding Cool. Alla Panini smentirono, ma tutti gli elementi portavano a ritenere che il fatto fosse vero. La Disney voleva togliere alla Panini la gestione delle licenze per l'Italia e affidarla alla sua potente filiale nazionale, la Disney Italia, che già pubblicava Topolino. Arrivò subito la smentita di M. M. Lupoi, che parlò di sorprese che sarebbero arrivate. In effetti, qualcosa era cambiato. La Disney comprese che la situazione del mercato italiano era tutt'altro che florida con vendite in calo, comprese quelle della Panini e di Topolino. Gli americani si resero conto che per loro era più conveniente lasciare la patata bollente ad altri limitandosi ad incassare le royalties. Essi, inoltre, ambivano a dominare il mercato europeo e la Panini faceva al caso loro. Una azienda piena di debiti, comprata con una operazione dai furboni Merloni con una spregiudicata leverage buyout, che condanna una impresa ad incrementare i suoi debiti anziché a ristrutturarli. Il piano di dominio europeo venne azionato subito. Dal settembre 2009 la Panini iniziò ad incrementare il numero delle sue uscite con le spalle ben coperte dalla Disney, che di lì a poco avrebbe varato un massiccio incremento di produzione cinematografiche. La possibilità di disporre di grandi liquidità permise ai modenesi di acquistare li licenze degli editori Indy senza preoccuparsi troppo della vendibilità dei relativi fumetti. L'importante era che altri editori concorrenti nel settore comics non avessero la possibilità di comprarli e potessero fallire senza problemi. Le perdite sarebbero state in parte coperte con i ricchissimi ricavati dei mondiali di calcio 2010 e 2014.
 
La Panini incrementò il suo parco testate ponendosi come uno dei maggiori editori europei nel settore comics, manga, franco-belga ed altri. Nel 2013 acquisì anche le licenze della Disney, iniziando a stampare il settimanale Topolino e le altre serie collegate. Alla Panini conveniva. Con una media di 50-60.000 copie per loro era una manna dal cielo, mentre la Disney Usa avrebbe incassato le royalties senza investire in un settore in recessione. Avere il dominio del mercato dell'entertainment significa gestire un immenso potere di influenza sugli interessi della gente. Il fumetto è uno di questi. Controllarlo significava indirizzare mode e interessi verso fini che alla Disney non sempre si sono rivelati positivi (come i ripetuti riferimenti satanici nei fumetti e nei film Disney). E ora torniamo all'affaire Bonelli. Pochi mesi dopo il matrimonio Disney-Marvel, nel marzo 2010 arrivò un annuncio shock: Bonelli aveva concesso a Panini (un concorrente diretto!) la gestione dei suoi diritti nei mercati esteri! Ne abbiamo parlato qui. Due anni dopo nella ragnatela paninara cadde perfino Diabolik. Nel 2012 Gomboli annunciò che aveva concesso alla Panini la gestione dei diritti esteri del mitico personaggio creato dalle sorelle Giussani! E poiché dietro queste operazioni c'è la regia della Disney si può ritenere che gli americani hanno ormai in mano il controllo di tutto il mercato europeo, realizzando il disegno iniziato con l'acquisto della Marvel nell'agosto 2009. Poi le cose sono cambiate in parte. La crisi del settore ha frenato queste strategie e la stessa Panini ha iniziato a cedere licenze ad altri, come quelle Valiant mollate alla Star Comics, mentre altre serie Image, Dynamite, Dark Horse, IDW, ecc., è stata sospesa l'uscita in attesa di capire cosa fare di licenze che non valgono più nulla e non interessano più a nessuno. Il piano di conquista della Bonelli tuttavia non è mai stato accantonato. Nel 2013 la Panini propone la ristampa a colori di Magico Vento, una serie scritta da Gianfranco Manfredi per la Bonelli dal 1997 al 2010. Il piano prevedeva la ristampa integrale e a colori di tutti i 131 numeri della serie! Una follia che ha bruciato enormi risorse (la colorazione di una serie concepita in bianco e nero costa tanto), ma che nella fantasia degli ex-fanzinari doveva aprire un sontuoso settore del mercato: proporre la Bonelli a colori, oltre ad aprire serie a colori, tipo Orfani di Roberto Recchioni, che in quel periodo venne nominato curatore di Dylan Dog. Una scelta che oggi forse qualcuno, alla luce dei cattivi risultati che ha portato, non rifarebbe più. Magico Vento Deluxe, che nel frattempo venne proposto anche nel mercato americano tramite la Epicenter Comics di Igor Maricic, chiuse con il numero 25 per basse vendite. A darne la notizia lo stesso Manfredi! Lo scrittore milanese si era lamentato del fatto che la Panini, contro ogni logica, aveva dato inizio ad un progetto che non aveva alcuna possibilità di riuscita. Ma contro il settore commerciale della Panini, ogni battaglia è persa in partenza. Parole di Manfredi. Tra il 2014 e il 2015 furono messi a segno altri colpi per facilitare l'operazione di conquista della Sergio Bonelli Editore e in modo indolore.
 
A novembre Mauro Marcheselli lascia l'azienda. Al suo posto, come direttore editoriale, arriva Michele Masiero, antico collaboratore di Lupoi alla Star Comics e tre mesi dopo a Davide Bonelli viene affiancato in qualità co-direttore generale Simone Airoldi, che fino a pochi giorni prima ricopriva il ruolo di direttore del mercato Italia della Panini! Queste mosse avevano la funzione di agevolare un rapido cambio delle strategie Bonelli, la cui politica doveva essere marvelizzata. Operazioni che se Sergio Bonelli fosse stato ancora vivo non avrebbe mai autorizzato. Copertine speciali, gadget, serie più commerciali e a colori e disegnate da artisti con tecniche di minore profilo. Disegni rapidi, pronti per essere consegnati o sostituiti in caso di problemi. Un livellamento della qualità che ha prodotto, negli ultimi cinque anni, un crollo delle vendite tanto da far dire ad alcuni storici scrittori della Bonelli come Antonio Serra e Moreno Burattini cose sul futuro che forse non avrebbero mai detto o rivelato in altre circostanze. La degenerazione della qualità di testi e disegni si può notare ad esempio nella miniserie sulle nuove avventure a colori di Martin Mystere o nel Dylan Dog Color Fest, lasciando allibiti alcuni commentatori sui social. Oltre a ciò, riduzione delle tirature e di altri costi, tra cui le remunerazioni di autori e artisti. Le nuove strategie puntano a diversificare l'attività della Bonelli, spostandola dalle edicole, ormai in recessione totale, nelle librerie, dove la fantasia degli ex-fanzinari intravede ancora la possibilità di combinare buoni affari. Prodotti sempre meno popolari, a costi sempre più elevati con minori tirature. Le vendite colossali di un tempo saranno presto e lo sono già in parte un ricordo. A chi si oppone viene spiegato che non ci sono altre possibilità per evitare il baratro. O si diventa come la Marvel o si fallisce. E tutti devono calare il capo. Forse Sergio Bonelli preferirebbe chiudere piuttosto che vedere stravolti i suoi storici personaggi se fosse ancora qui. Poche settimane fa, in una intervista radiofonica, Marco Lupoi ha parlato delle voci sull'acquisizione di Rw Edizioni e Bonelli. Ecco il link. Anche se ha smentito, modi e forme usate lasciano pensare che si sia trattato di una smentita di circostanza. Parlando della uscita dei nuovi supereroi gay della Marvel (e saranno gli ultimi ora che Trump è arrivato alla Casa Bianca), Lupoi ha dichiarato: Facciamo lavorare ogni editore nel modo che preferisce. E’ bello vivere in un universo multiplo. Non le compriamo? Non penso neanche che siano in vendita. Se fosse vero, risponderei con Stay Tuned ma la verità è che la cosa non è assolutamente nelle nostre carte. La cosa che sorprende di queste parole è la forma. Lupoi dice che loro fanno lavorare ogni editore nel modo che preferisce. Sono le tipiche parole di chi detiene il monopolio del mercato e controlla gli altri operatori, che possono sì lavorare ma solo perché gli viene consentito. Lupoi fa dunque capire che se volessero, potrebbero impedire agli altri di lavorare nel modo che preferiscono. Alla luce del cambio delle strategie della Bonelli questo starebbe già avvenendo, come abbiamo spiegato sopra in modo lapalissiano.
 
L'intervista contiene il file audio e Lupoi risponde alla domanda cruciale con una certa difficoltà. Non una secca smentita, ma cose che non rientrano nelle loro carte. Dove per carte intende operazioni che saranno portate a compimento. A volte le smentite sono di rito, come per l'acquisto di quei calciatori, negato fino al giorno prima e poi annunciato a spron battuto il giorno dopo. Capite, sono cose che non potevamo dire in quel momento. Questa la ricorrente giustificazione. La voce che ci è stata riferita parla di una data possibile, ma per ovvie ragioni non possiamo menzionarla. Come reagiranno i lettori ad una acquisizione di Rw e Bonelli da parte della Panini? I fan della DC saranno contenti. Pur di vedere tolti i diritti di Superman e soci dagli attuali licenziatari farebbero qualsiasi cosa. Se ciò avverrà ci auguriamo quanto meno che Lupoi sposti sulle serie DC targate Panini i suoi redattori e non confermi Corti e gli altri forumisti di Comicus. Sulla questione Bonelli il discorso è diverso. Il 70-80% dei lettori della Bonelli comprano solo Tex e Dylan Dog e la maggior parte nemmeno sa cosa sia la Panini, se non una azienda che quando erano piccoli stampava le figurine dei calciatori. Molti, però, hanno percepito il vibrante calo di qualità delle storie di Tex e Dylan Dog con i due curatori, Recchioni e Boselli, nell'occhio del ciclone. Una Bonelli marvelizzata proporrebbe serie a colori, di contenuto commerciale, a prezzi variabili, gadget a non finire, copertine speciali. Tutte cose che ai vecchi non interessano. I giovani, poi, sono affascinati da altro. I social network, dove possono scrivere cazzate senza problemi e il cellulare sono i primi concorrenti alla lettura. Il giovane di oggi è ignorante, non ha velleità sul futuro e si accontenta di mangiare e defecare a ritmi regolari. Migliorare il profilo culturale e sociale non è importante. In un Paese in cui il ministro della pubblica istruzione ha la terza media non ha senso studiare o leggere. Questo scompagina i piani della Disney, che ha investito grandi risorse in questo progetto. Se nessuno compra i fumetti come faranno a veicolare messaggi e indirizzare gusti e mode? Ecco, quindi, che la soluzione può venire da fumetti con poco testo e molte immagini evocative e perché no accompagnate da flussi subliminali. Il problema della Bonelli oggi è costituito dal calo delle vendite. Gli arrivi di Boselli e Recchioni su Tex e Dylan Dog non ha risolto i problemi. Entrambe le collane perdono 10.000 lettori ogni anno. La Bonelli è stata costretta ad abbassare il punto di pareggio delle sue collane a circa 16.000 copie. Qualche anno fa se una serie scendeva sotto le 30.000 copie chiudeva mentre oggi è considerato un successo editoriale. Tra il 2014 e il 2015 la tiratura complessiva è scesa di circa 1 milione di copie. Il dato è ufficiale e viene dai dati di bilancio della compagnia, che sono pubblici. Ogni giorno chiudono 5 edicole. E senza edicole la Bonelli è finita. A Milano si sono svegliati tardi. Hanno bloccato le strategie e grazie alle vendite di Tex ha costretto molti ad uscire dal mercato mantenendo i prezzi bassi in modo artificiale. Nelle edicole vendeva centinaia di migliaia di copie. Ora la festa è finita. Dimitri Temnov.

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