giovedì 16 febbraio 2017

RECCHIONI ANCORA A FAVORE DI RENZI E CONTRO D'ALEMA E GLI SCISSIONISTI DEL PARTITO DEMOCRATICO!!!

Sul suo profilo Recchioni è solito, molto solito, esprimere giudizi e opinioni politiche, ma mai di destra (benché agli inizi della sua carriera, nel 1994, realizzava soggetti per la nascente Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini). Ce ne siamo occupati qui e qui. In un post ha affermato di non essere comunista, ma che lo era Sclavi. Abbiamo cercato di ricostruire il suo pensiero politico nel quadro generale delle sue manifestazioni, diciamo così, social politiche. E finora abbiamo il seguente quadro: Recchioni si è schierato contro Trump (qui); Recchioni si è quindi schierato contro Brexit e in Dylan Dog n. 361 ha sarcasticamente ironizzato su questo evento facendo dire a John Ghost che di lì a poco avrebbe dovuto tenere un discorso sull'uscita del Regno Unito dal pianeta Terra (qui); Recchioni si è schierato a favore della riforma costituzionale di Renzi, che 30 milioni di italiani hanno bocciato con un secco NO (qui e qui); Recchioni ha poi commentato l'omicidio dell'ambasciatore russo Karlov ad Ankara come una vittoria della squadra del bene, giudicando la Russia e la Turchia come Paesi criminali (qui); in un altro post ha dichiarato che avrebbe lasciato i gruppi FB con la seguente giustificazione: perché sono quello che sono e mi esprimo come mi esprimo (qui). Il web è il suo terreno (infatti, è collegato ai social tutti i giorni con una media di almeno 2-3 post al giorno e annessa partecipazione nei commenti). Nessun altro autore Bonelli vanta un simil primato. Recchioni è inoltre collaboratore di altri editori (Bao, Star Comics, Mondadori e Cosmo). Recchioni, quindi, si potrebbe definire anti-populista, se con questo termine è possibile racchiudere nel suo insieme tutte le istanze del popolo contro un sistema tipicamente vessatorio. Sotto ha battibeccato con alcuni fan sul suo profilo, prendendo ovviamente le difese di Renzi contro coloro che sono invece a favore della scissione del PD.
 

La tesi politica sostenuta da Recchioni, curatore di Dylan Dog, è la seguente: gli scissionisti nel PD non hanno peso. Anche se vanno via non recheranno alcun danno al PD come consenso e percentuale di voti. Ma se fosse così non avrebbero senso gli sforzi di Renzi di evitare la scissione. Né l'allarme di una parte della stampa schierata a sinistra avrebbe senso. E', quindi, legittimo dedurre che invece il peso degli scissionisti, a differenza di ciò che crede Recchioni, sia tutt'altro che insignificante. Ciò che forse ignora Recchioni è che dentro il PD c'è il 10% della Margherita da cui proviene Renzi e il 20% dei vecchi DS, da cui arrivano i vari D'Alema, Bersani, Orlando e via discorrendo tutti gli altri comunisti. I DS erano il partito successore del PDS di D'Alema, a sua volta successore del PCI di Occhetto. Se i comunisti o post-comunisti (come qualcuno in modo blando li definisce) vanno via dal PD si portano con loro il 10 o il 15% del consenso. Il PD rischia di vedere diminuito della metà o di un terzo il suo peso elettorale. Ecco, perché Renzi sta lottando come un disperato. Da un lato, per evitare di farsi buttare fuori dal PD; dall'altro di scongiurare una scissione che lo vedrebbe come la principale causa. Per M. Renzi sarebbe la fine della sua avventura politica. L'errore commesso da Renzi come segretario del PD è consistita nella guerra dichiarata alla parte comunista del partito, che adesso lo vede come un nemico del popolo peggio di Berlusconi. Si può, quindi, ritenere che Recchioni sia schierato dalla parte del sistema di potere che vede in Renzi il suo referente politico-economico. Renzi oggi viene considerato come simbolo della Kasta, del mondo delle banche e dei poteri occulti finanziari che stringono il popolo in una morsa. Recchioni inoltre scrive molti post contro la Raggi. Chissà se il sindaco di Roma sa che il curatore di Dylan Dog è tra i suoi più vivaci contestatori! Al Plano.

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