martedì 7 marzo 2017

DIABOLIK (ANNO LVI) N. 3! MEGA-RECENSIONE! UNA STORIA NOIOSA E PRIVA DI MORDENTE! UNA DELUSIONE!!!

Una storia molto noiosa quella di Diabolik di questo mese. Azione zero. Trama labile, testi minimi e disegni appena sufficienti. I credits attribuiscono il soggetto a Mario Gomboli e Licia Ferraresi e la sceneggiatura a Roberto Altariva. I disegni a Jacopo Brandi e Riccardo Nunziati. E' raro trovare storie di Diabolik così mal concepite e realizzate ed eravamo sul punto di non scrivere la mega-recensione tanta è stata la delusione. Una storia quasi tirata via e condotta con poca voglia, che poggia unicamente sul fatto che si tratta di una storia di Diabolik. Fosse dipeso da noi non l'avremmo mai approvata, ma in casa Astorina avranno avuto i loro buoni motivi per farlo. Devono essere stati motivi dannatamente validi perché, ribadiamo, almeno per ciò che ci riguarda, le avventure di Diabolik, quelle vere, sono altro rispetto a questa. Dal Narbistan arriva una esposizione di gioielli antichi del popolo narbita. Tanja Shalova si occupa del progetto e ha in animo di organizzare una grande mostra, che farà da apripista per altri eventi in altri Stati. Non è difficile abbinare a questo Narbistan una delle repubbliche centro-asiatiche oggi sotto l'influenza della Russia di Putin. Come conferma il nome della protagonista, Shalova, che ricorda un passato in cui il suo paese era una delle varie repubbliche dell'Unione Sovietica. La Shalova informa la stampa che per motivi di sicurezza a Clerville arriveranno dei falsi! Ma Diabolik, introdottosi, la notte nel museo per piazzare microcamere, si accorge però che i monili e le statuette sono veri! La lettura si potrebbe interrompere qui. Per due buoni motivi.
 

Il lettore ha già capito che dietro la mostra esiste una sottile manovra per impadronirsi dei preziosi. E che dietro la messinscena ci sia la Shalova, che qualche pagina dopo spiega i motivi del suo gesto. Dopo avere dedicato anni della sua vita allo studio dei gioielli narbiti si è sentita offesa per il fatto che le autorità del suo Paese socialistoide (perché si capisce subito che il Narbistan viene raffigurato come se fosse ancora oggi parte dell'ex-Urss!) l'hanno relegata in un ruolo di secondo piano. Pianifica così la sua vendetta: farà rubare i gioielli quando questi saranno in modo blando sorvegliati in un Paese straniero (nel caso di specie, lo Stato di Clerville) e si godrà il resto della vita con i soldi che gli consegnerà il ricco ricettatore Richards. Diabolik sa già tutto, grazie alle microspie piazzate sulle statue. Perfino Ginko si accorge di tutto quando, dopo il finto colpo, viene reso edotto dai suoi tecnici che la statua che aveva prelevato per le indagini non è un falso! Non sa che Diabolik, grazie alla microspia, ha capito che lui ha capito! Non gli sarà difficile depistarlo, mentre lui attaccherà con il gas la Shalova nell'atto di concludere la ricettazione con Richards! La storia finisce così. Zero azione. Zero scontri. Zero inseguimenti. Ginko che fa la figura del principiante alle prime armi e Diabolik che ruba tutto con una facilità estrema e senza colpo ferire. Noi ci siamo annoiati e tanto. Abbiamo riletto la storia più volte ma ad ogni lettura il giudizio diveniva più severo. Noi ci siamo annoiati e pensiamo anche Diabolik per avere avuto vita troppo facile e mai come stavolta. Werner von Hauser.

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