domenica 12 marzo 2017

L'UOMO RAGNO N. 669! MEGA-RECENSIONE! ANCHE HARRY OSBORN E' GAY! RETCON DI SINISTRA SENZA PIETA'!!!

Anche Harry Osborn è gay? La domanda sorge spontanea dopo avere letto questo numero 669 del quindicinale dell'Uomo Ragno. A pagina 5 c'è uno scambio di battute tra Peter e Harry. Harry sta osservando le gesta di Augustus Roman, alias il Reggente. Peter conosce quello sguardo. E' quello con cui Harry ammirava Flash Thompson quando segnava un touchdown. Peter gli dice: hai una cotta per lui? Harry: non è vero. La storia di Dan Slott non regala altre emozioni. Molte battute con cui cerca di coprire le vistose lacune del suo operato e poco altro ancora. Peter e Tony Stark che litigano come due bambocci fa passare la voglia di leggere il resto della storia. Il motivo del litigio è futile. Tony fa presente all'Uomo Ragno (ignorando che sotto la maschera c'è Peter Parker) che il suo datore di lavoro, cioè Peter Parker, non è così brillante come scienziato e come imprenditore fa pena. A Peter saltano i nervi e gli molla un pugno sul muso. Ne nasce una zuffa al cospetto di Miles Morales che li giudica per quello che sono: due stronzi. Poco dopo, Miles cadrà nelle mani del Reggente. Ritorna in scena Betty Brant che confida a Harry e Mary Jane che pensa che Roman sia il Reggente. Nell'ultima pagina, con la scusa di una intervista, glielo chiede di punto in bianco. Se questa storia fosse destinata ad un ragazzino di 10-12 anni potrebbe apparire di un certo spessore. Oggi i ragazzi di 10-12 anni non leggono fumetti. Sono incollati ai social network. La seconda storia è tratta dall'episodio conclusivo della mini dell'Uomo Ragno dedicata a Civil War II. E anche qui poche cosa da segnalare.
 

La questione con Clash viene chiusa come era nelle previsioni. Clash sceglie di tornare sulla strada del crimine per mettersi a capo di una banda di bastardi. Ha rubato denaro dalla Roxxon da un conto in nero. Quelli della Roxxon non possono denunciare il furto. Capito che cervellone? Quanto meno i testi di Christos Gage sono un pochino migliori dei pessimi di Slott. Nell'ultima pagina Peter assicura a Carol Danvers che sarà dalla sua parte se dovessero porsi le basi per una nuova guerra civile tra i supereroi. Stendiamo un velo pietoso sulla storia dei Web Warriors. Battute al vetriolo giocate sui luoghi comuni e una battaglia tra il team dei Warriors e un papero di latta simile a Daffy Duck chiamato Ducktor Doom! Chiusa parentesi. Passiamo alla storia dell'Uomo Ragno 2099. Peter David ci aveva impressionato nei numeri precedenti con molti ritorni di classici personaggi del 2099 degli anni novanta. Qui rovina tutto annodando i fili delle varie trame come un principiante. Il livello di qualità della storia va a picco insieme alle nostre speranze di leggere un finale degno delle buone premesse. Poi David si fa perdonare con il finale ad effetto: l'uomo dietro tutti i guai attuali di Miguel O'Hara è J. Jonah Jameson! E' lui a capo della Alchemax! Nella pagina della posta un lettore fa notare una vecchia battuta di Kevin Smith contro Donald Trump. Il curatore del quindicinale, Max Brighel, gli fa notare che adesso che D. Trump è il nuovo presidente nazionale repubblicano degli Usa battute come quella di Smith se le può scordare. Applausi. Bravissimo Max Brighel. Dimitri Temnov.

2 commenti:

  1. Evviva! Anche Norman Osborn è gay! Non importa se un tempo era il ragazzo di MJ, si è convertito... Forse alla Marvel vogliono convertire tutti gli eterosessuali in omosessuali? Tra un po' la normalità sarà la vera trasgressione. Questa concezione di sinistra nega l'evidenza, nega la natura. Secondo me è aberrante dire che due omosessuali hanno il diritto di avere un figlio, ad esempio. Come si fa ad avere diritto a una cosa che non esiste in natura? Senza contare che ai diritti dei bambini, di crescere in una famiglia con una mamma e un papà nessuno pensa. Mah... purtroppo queste cose ovvie non si possono dire, perché vieni subito tacciato come omofobo. La sinistra concepisce la libertà in un modo particolare: sei libero di dire quello che pensi, ma solo se quello che pensi è quello che pensano anche loro.

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