giovedì 2 marzo 2017

NUOVO ATTACCO DI GIANFRANCO MANFREDI AL NOSTRO SITO PER I DATI DI VENDITA E LE ANALISI DI MERCATO!

Gianfranco Manfredi, autore Bonelli, scrive su di noi in un post sulla sua bacheca Facebook il 25 febbraio alle ore 21.46: Fatemi un favore, non mandatemi sul Diario robaccia di Comix Archive, e anche a prescindere da quel blog fascista, non fate discorsi di mercato, di vendite e di strategie aziendali perché: 1. Non ci capite una minchia perchè non avete fatto la Bocconi; 2. Anche se io ci capisco un tantino di più per esperienza professionale, non me ne può fregare di meno. Grazie. Manfredi dice che siamo un blog fascista e che quello che è presente sul nostro sito è robaccia. Invita, quindi, i suoi fan a non postare la nostra robaccia sulla sua bacheca e soprattutto a non parlare di dati di vendita e strategie di mercato. Manfredi giustifica la sua gentile richiesta così: perché non avete fatto la Bocconi! Cosa avrebbe pensato Sergio Bonelli? Nel 1991 pubblicò in un numero di Zagor i dati di vendita delle sue collane, come potete vedere  più sotto.
 

Non è la prima volta che Gianfranco Manfredi ci attacca in modo veemente dalla sua bacheca Facebook. Come vedete sotto nello screenshot, aveva scritto che i dati da noi pubblicati erano falsi! Qualche giorno dopo pubblicammo un pezzo di risposta indicando le fonti dei dati a cui avevamo attinto. Lo potete leggere qui. Nessun dato falso, visto e considerato che alcuni dei dati li avevamo presi da interviste rilasciate dai dirigenti della Bonelli (si trattava di Mauro Marcheselli e Davide Bonelli)! Peraltro, aveva non inteso in modo non corretto il dato di fatto della conclusione di Shangai Devil. Avevamo usato il termine CHIUSO perché quando una serie a fumetti, sia essa a termine, miniserie, maxiserie o altro, arriva all'ultimo numero, significa che quella serie ha CHIUSO. Quale altro termine avremmo dovuto usare? Forse l'espressione serie con inizio e sviluppo finale come scrive lui? Nessuna differenza avrebbe fatto. Shangai chiuse lo stesso.
 

Tre anni fa, Manfredi ci rilasciò perfino una intervista. La potete leggere qui! Ora è il caso di chiarire alcuni concetti espressi da Manfredi nei suoi post contro di noi e spiegare perché sono del tutto errati. Cominciamo con la politica. Manfredi non ha mai nascosto la sua simpatia per l'area politica di sinistra. In questi giorni ha scritto che sta facendo alcune riflessioni sul 1977, anno tragico degli anni di piombo in Italia. Nel 1977 il Manfredi, apprezzato cantautore, con Ricky Gianco faceva uscire un singolo dal titolo Liberiamo in cui chiedeva la liberazione dei prigionieri politici. In quel tempo accadeva che chi veniva arrestato per avere commesso delitti politici, si dichiarava prigioniero politico. Per avere una idea più precisa di quel periodo, c'è un libro di Giovanni Bianconi che ne parla. Noi siamo di destra, cosa ben diversa dal fascismo, un movimento politico fondato dal socialista Benito Mussolini nel post-bellico e turbolentissimo 1919.
 

A sinistra capita spesso di attaccare la destra tacciandola di fascismo! La destra però è esistita anche prima del 1919 ed è esistita dopo il 1945, così come esiste ancora oggi dominando la scena politica mondiale. I principali leader del mondo libero, dagli Usa alla Russia alla Gran Bretagna, sono di destra. Quindi, cosa c'entra la destra con il fascismo? Esprimere idee di destra significa essere fascisti? Ovvio che non è così, ma secondo il G. Manfredi il nostro è un sito fascista! Una opinione che non condividiamo e che si rivela come concetto del tutto errata per i motivi sopra esposti. Il nostro sito persegue: libertà democratica; una sovranità monetaria, politica ed economica; rispetto delle garanzie fondamentali dell'uomo; famiglia naturale basata sul matrimonio; società basata su principi cristiani e rispetto delle idee altrui. Noi non odiamo, ma rispettiamo e confutiamo le idee diverse dalle nostre. Le idee nascono per essere confrontate.
 

E ora passiamo alla questione dati di vendita e strategie di mercato. Secondo il Manfredi solo chi esce dalla Bocconi ne può capire. Lui ne capisce un po', come ha avuto modo di chiarire, solo per l'esperienza nel settore fumetto. Sulla base di questi motivi, ha chiesto ai suoi fan di non parlare dell'argomento sulla sua bacheca social. La prima domanda: come fa Manfredi a sapere che tra i suoi fan non ci sono laureati in economia alla Bocconi? E cosa più importante: dove sta scritto che per parlare di dati di vendita e mercato bisogna essere usciti dalla Bocconi? Il nostro non è un sito economico. Citiamo i dati di vendita che troviamo in rete. Alcuni sono ufficiali, altri ufficiosi e li riportiamo così come sono. Potremmo scrivere articoli di taglio tecnico ma ci asteniamo dal farlo per un motivo: i nostri lettori non ci capirebbero. Se scriviamo che Tex nel 2012 vendeva 210.000 copie e oggi vende 170.000 copie significa che ha perso 40.000 lettori in 4 anni.
 

Il lettore vuole concetti semplici. Non serve essere usciti dalla Bocconi per capire che se una serie in quattro anni vede calare le sue vendite in modo marcato significa che la serie in questione è in caduta libera. I motivi possono essere i più disparati: la serie è in calo. Colpa dell'editore? Colpa degli autori? Di certo, non colpa dei lettori, che se oggi non seguono più quella serie avranno i loro buoni motivi. Le vendite sono sinonimo di qualità? Ovvio. Una serie che non riesce ad intercettare un vasto pubblico è una serie che ha fatto flop per i contenuti. Una serie che lo scrittore non ha saputo scrivere bene e che l'editore non ha saputo lanciare. Nessun economista della Bocconi potrà mai confutare questa conclusione. Il problema quindi è costituito dai dati di vendita. L'Italia è l'unico Paese in cui i dati di vendita dei fumetti non sono pubblici. Usa, Francia, Giappone, per citare i tre mercati più grandi, rivelano i dati tutti i mesi. In Italia esiste il segreto!
 
La verità è che forse i dati di vendita sono osteggiati perché negativi. Non se ne può parlare perché i dati sono negativi. Quando sono positivi se ne può parlare! Nel 1991, su un numero di Zagor, Sergio Bonelli si vantava dei dati di vendita delle sue serie, come vedete sopra. Secondo il suo pensiero, dovremmo dire che Bonelli ha fatto male a citare dati di vendita visto che non è uscito dalla Bocconi, ma è del settore e quindi ne capisce. In Italia c'è la libertà di pensiero, di parola, di critica. I dati sono pubblici ed è giusto che su un tema così importante i lettori si formino delle opinioni. Il problema è che i dati sono negativi. Indicano un calo evidente. Indicano che la gente si è allontanata da fumetti di cui non percepisce più i contenuti. In Italia si fanno troppi fumetti di sinistra e in un momento storico in cui l'Italia e il mondo vanno a destra, dopo avere compreso i disastri della ideologia socialista, è normale che i dati siano negativi. Kristoffer Barmen.

13 commenti:

  1. I dati di vendita sono senza schieramento politico. Sono numeri,punto! Manfredi sara' un po nervoso per la chiusura di adam wild, l ennesimo flop. Solo in Italia i dati di vendita fanno sbarellare gli autori.

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    1. Aggiungiamoci la chiusura di Magico Vento Deluxe (ed. Panini), lo stop di Magico Vento (Magic Wind) negli Usa; le critiche per le sue ultime avventure di Tex (in particolare il sito UBC Fumetti elevò pesanti critiche sulla sua doppia storia dei numeri 654-655). Sorvolando su quello che ha scritto sul nostro conto (che siamo un "blog fascista" e che scriviamo "robaccia"), i dati di vendita creano sempre fibrillazione nel contesto editoriale italiano. Non è sempre stato così. Anni fa Sergio Bonelli se ne faceva pubblico vanto citandoli nell'editoriale di Zagor che vedi sopra. Ora i dati non sono più quelli di una volta e denotano un calo costante, progressivo e inesorbile, come confermato dai vertici della Bonelli in anni recenti. Lo stesso Manfredi ne ha parlato pubblicamente con dichiarazioni raccolte da Comicus (http://www.comicus.it/index.php/mainmenu-news/item/60207-adam-wild-futuro/60207-adam-wild-futuro), Mangaforever (http://www.mangaforever.net/260447/adam-wild-chiude-salvo-inversioni-di-tendenza-nelle-vendite). Egli è convinto che solo chi esce dalla Bocconi o è del settore ne può parlare. Nel nostro pezzo abbiamo spiegato i motivi per cui si sbaglia.

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  2. Cari Amici, finalmente un sito che va controcorrente, in mezzo al dominio culturale di una sisnistra becere che ci sta ammorbando da 70 anni. Bravi per aver sottolineato cosa significa essere di destra distinguendovi dal fascismo che per me resta un movimento storico (peraltro di sinistra!) che ha avuto un inizio e una fine con luci e ombre come tutti i fenomeni storici. Oggi è diventata una sorta di metafora per indicare il male assoluto (parole fi Fini) un dogma indiscutibile e un marchio di infamia buono per tacitare chiunque si dichiari contrario al mainstream corrente, il sigillo che pone fine a qualunque discussione. Leggo Bonelli da 50 anni e francamente condivido con voi le ultime performance molto discutibili attendo solo l'acquisto della Panini per mettere fine a un esborso mensile che ormai è più per collezionismo che per vero interesse, fatta eccezione per Tex e Zagor che ancora reggono (con alti e bassi) ma comunque inferiori per qualità alle storie del passato. Eroi ancoa a tutto tondo con chiara consapevolezza di ciò che è bene e ciò che è male. Per il resto abbiamo una pletora di personaggi che ammiccano alle mode correnti, ma non possiamo critiarli per evitare di essere etichettati come omofobi, islamofobi e, naturalìmente, fascisti. Forse non si rendono conto le menti sublimi del marketing Bonelli che qualche miagliaio di omofobi, islamofobi e fascisti ogni anno abbandona le loro testate, alla fine se la suoneranno se la canteranno da soli, con buona pace di Sergio che avrà completamente consumato la bara a furia di rotolarvisi dentro.
    Con stima
    Mario Grifone

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    1. Le vendite della Bonelli sono in calo da anni. Non è solo colpa delle loro strategie sbagliate, ma anche di un calo generalizzato dell'interesse per la lettura.

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  3. Walt Disney, Steve Jobs, Bill Gates e moltissimi altri non solo non sono usciti dalla Bocconi (o equivalente americano), ma non erano neppure laureati. Mi risulta invece che l'editoria italiana (a scatafascio) pulluli di persone uscite dalla Bocconi.

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    1. L'editoria italiana pullula di incompetenti e arroganti.

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  4. Il denaro è una sciocca misura del successo, ma sfortunatamente è la sola misura universale che abbiamo.
    Charles P. Steinmetz

    E siccome vendite = denaro riportare i dati sulle medesime è l'unico valore concreto che si possa citare. Il resto sono chiacchiere (da web e non solo) e se per vendere bastassero queste, qualsiasi pirla venderebbe milioni di copie.

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  5. [...] Ciò sembra convergere con le posizioni di un altro inglese, stavolta antropologo della London School of Economic, David Graeber. Graeber ha il merito (era ora!) di porre la questione del «Bullshit Jobs», le professioni-stronzata. Nella società britannica altamente privatizzata e finanziaria, Graeber cita come professioni del cavolo «gli esperti di pubbliche relazioni, di risorse umane, avvocati d’affari, consiglieri d’amministrazione, amministratori delegati, manager e consulenti di manager, consulenti legali e consulenti in genere, lobbisti», oltre che l’enorme personale amministrativo che scalda le sedie nelle università e negli ospedali a «gestire» e controllare coloro che fanno il lavoro vero, medici, infermieri, docenti, ricercatori, scienziati [...]

    Bene...io credo che anche quelle di alcuni bocconiani, non molti, ma alcuni, possano, in certi casi, rientrare nelle Bullshit Jobs (professioni-stronzata).

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    1. La cosa più divertente di tutta questa vicenda non è nemmeno la politica, né gli insulti che Manfredi ci ha riversato addosso (scrivendo che siamo un "blog fascista" e che scriviamo "robaccia"). La cosa più divertente è che dietro tutta questa manfrina c'è il fastidio provocato dal fatto che noi citiamo dati (pubblici e riscontrabili su internet!) di vendita e che essi sono negativi. Se fossero stati positivi ci avrebbero fatto i complimenti. Invece, poiché l'argomento è scottante ci attaccano! C'è un fatto curioso nelle parole di Manfredi. Lui sostiene che di dati di vendita ne può capire solo chi esce dalla Bocconi. Anche Monti è uscito dalla Bocconi e ha rovinato l'Italia con le sue politiche mirate. Insomma, gli attacchi che riceviamo dimostrano due cose: 1- stiamo facendo bene il nostro lavoro; 2- la nostra critica politica dimostra, se pure ce ne fosse stato bisogno, che la sinistra ha rovinato il mondo del fumetto in Italia. Un piccolo dato statistico: Fratelli d'Italia-AN dal 4,5% del 2015 è salito al 6,7%. Fra 10 mesi si tornerà a votare. La sinistra (fumettistica e non) trema.

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    2. Precisazione: la sinistra in Italia non ha rovinato il fumetto (e il cinema e la letteratura), ha rovinato TUTTO. Vedi, tra gli altri, il fallimento di Monte dei Paschi. Sono riusciti a far fallire la banca più vecchia del mondo...e tutto il resto!!
      Quanto a Fratelli d'Italia et similia, mi spiace, ma io non vedo partiti veramente alternativi al sistema, né a sinistra né a destra né al centro. Opinione personale.

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  6. Come mai solo in Italia i dati di vendita dei fumetti sono occultati? Non dovrebbero essere pubblici obbligatoriamente per legge, come nelle altre nazioni? Mi sembra che i giornali italiani e le riviste siano obbligati a postare la loro tiratura e le loro vendite. Perchè per i fumetti questo non vale?
    Comunque, dai dati si vede bene che Tex, per quanto le vendite siano calate, resta sempre il primo e ha un notevole distacco sugli altri: infatti è "il personaggio che vince" per eccellenza. Topolino è il più vicino, ma ci sono 60.000 copie di differenza. Poi c'è Dylan Dog, che è sotto le 100.000 e credo calerà sempre di più: i personaggi perdenti tendono alla fine a vendere sempre meno. Dylan Dog era uscito nel contesto giusto, per questo ci fu un'esplosione, ma ormai non vende più: ho provato a vendere gli originali di Dylan Dog dall'1 al 100, ma nessuno, fumettista o privato, era interessato all'acquisto.
    Ma la sinistra questo non lo capisce: odia le persone che vincono. Per questo insiste a postare personaggi che perdono, come Mister No (che aveva cessato le pubblicazioni) o dei criminali come Diabolik. Zagor dovrebbe essere "tra quelli che vincono", e infatti, per un certo periodo, era stato una delle colonne della Bonelli. Ma lo Zagor di adesso è talmente patetico che, oltre a non risolvere nulla (vedi l'ultima avventura sui vampiri), è noiosissimo, pieno di spiegazioni storiche stile documentari delle foche e vuoto di psicologia e coinvolgimento. Non mi meraviglia che sia alla misera quota di 28.000 copie, ho smesso anch'io di comperarlo. Ormai Zagor è morto come personaggio.

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    1. Non avete risposto alla mia domanda. Per legge, i dati delle vendite dei fumetti in Italia sono pubblici obbligatoriamente, o no? E se sì, allora perchè nascondono i dati? Non è una cosa illegale, in questo caso?

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    2. Non esiste alcuna legge che obblighi gli editori al segreto dei dati di vendita. Non li rivelano perché negativi. Non vogliono che il lettore percepisca una immagine di loro diversa da quella di "grandi editori dai grandi numeri". Se, ad esempio, ti dicessimo che una nota serie di supereroi vende 800 copie (non possiamo rivelarti di quale serie si tratta!), cosa penseresti?

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