venerdì 21 aprile 2017

DATI DI VENDITA DEI FUMETTI IN ITALIA: ECCO SVELATO IL GRANDE SEGRETO PER CUI NON VENGONO RIVELATI!

Mentre i dati di vendita negli altri Paesi del mondo sono pubblici, in Italia sono circondati dal più grande segreto. Sono rari i casi in cui vengono svelati e quasi sempre nei nostri pezzi dobbiamo fare affidamento su dati ufficiosi (che per le fonti a cui attingiamo si possono considerare veritieri). Inoltre, da quando nei nostri articoli trattiamo l'argomento in modo approfondito, gli editori si guardano bene dal parlarne in pubblico. Hanno paura che ne parliamo ed obbligano autori e collaboratori a tenere il becco chiuso, perché altrimenti quei simpaticoni di Comix Archive ci fanno un pezzo sopra e noi non possiamo nemmeno smentire perché altrimenti saremmo costretti a citare i dati reali (cosa che non possiamo fare perché i dati reali coinciderebbero al 99% con quelli diffusi da Comix Archive). Il motivo, però, è un altro. Temono che i loro autori, tramite noi, ne vengano a conoscenza. Cioè, vengano a conoscenza dei dati reali. Effettivi.
 

Gli autori non conoscono i dati di vendita. Quelli che conoscono sono i dati che a loro vengono comunicati dagli editori. Non è proprio la stessa cosa. Prendiamo l'autore che ha creato un personaggio e abbia con l'editore un accordo secondo cui gli spetta una percentuale, diciamo il 5% del prezzo di copertina di ogni albo, venduto. Se moltiplichiamo il 5% per tot mila copie, l'autore-creatore può calcolare il suo guadagno lordo (cioè senza detrarre le tasse). La somma è destinata a crescere se il contratto prevede una percentuale sulle ristampe e le edizioni estere o lo sfruttamento dell'opera su altri canali, come il cinema, i cartoon, i libri, ecc. Se l'autore è fortunato può contare su una piccola fortuna. Ma non capita di creare un Dylan Dog tutti i giorni. Fin qui tutto chiaro, giusto? Questa è la parte che conoscete tutti. Ora viene la parte che non conoscete e che ora vi sveleremo. Gli autori la conoscono ma non possono parlarne. Pena l'esclusione totale.
 
L'autore deve fidarsi dell'editore, di ciò che gli comunica. Se quest'ultimo gli comunica che la sua serie vende 10.000 copie ogni mese, lui deve fidarsi. Non ha mezzi di riscontro. Potrebbe chiedere al distributore, ma questi non gli direbbe nulla. Precise clausole del contratto con l'editore glielo vietano. Potrebbe sapere qualcosa tramite una gola profonda o tramite il nostro sito e presentarsi quindi all'editore chiedendo spiegazioni. Ma l'editore negherebbe o lo manderebbe a cagare. L'autore potrebbe rivolgersi ad un legale o a un esperto di lettura di bilanci per capire se è possibile trarre notizie precise sul venduto della casa editrice e stabilire se l'editore lo sta fregando o meno. Una azione del genere però costerebbe più di quanto l'autore potrebbe sperare di guadagnare e allora non gi resta che accontentarsi di ciò che gli dice e passa l'editore. Che è meglio di niente. Nemmeno l'editore è al riparo da possibili perdite e qui si apre un altro capitolo.
 
Stiamo parlando delle vendite all'estero! I fumetti italiani sono pubblicati in alcuni Paesi del mondo, non molti. I fumetti Bonelli, ad esempio, sono pubblicati in specie nei Paesi della ex-Jugoslavia, in Turchia e in Brasile. Qualche collana è venduta anche in Francia, Spagna, Germania, Svezia e Norvegia. Non vi aspettate miracoli. Si parla di poche migliaia di copie. I nostri amici norvegesi ci riferiscono che Tex vende all'incirca 5.000 copie nel loro Paese. In Germania la media dovrebbe essere di circa 3.000 copie, così come in Francia e in Spagna. Solo in Brasile Tex arriva a vendere circa 30.000 copie al mese. L'editore non sa quanto una serie vende all'estero di preciso. A svelarci l'arcano è stato Gianfranco Manfredi in questa intervista. Le sue parole: l'editore paga in anticipo un minimo garantito che copre un tot di copie stampate, per cui ai fini della Bonelli (e miei, per i diritti) equivale a un venduto, se poi se ne vendono di più, l'editore paga...
 
...le percentuali, o dovrebbe, ma trattandosi in genere di piccoli editori, vai a saperlo quanto vendono. Poi ci sono dei paesi grossi per cui si fanno contratti di cinquemila copie (tipo USA o Francia), altri fissano quantitativi inferiori fino a editori davvero piccoli, come un editore macedone, per dirne uno, che pubblica solo qualche centinaio di copie. In complesso non si tratta di quantità strabilianti, ma facendo la media e calcolando una dozzina almeno di paesi, il risultato ripaga delle flessioni che si subiscono in Italia. E ancora: è una selva oscura e quando il flusso dei soldi è maggiore diventa addirittura impenetrabile. E ancora: scatole cinesi. Una società vende a un'altra società che rivende a un'altra società ancora e alla fine non sai più chi ti deve pagare. Dal marzo 2010 i diritti esteri della Bonelli sono gestiti dalla Panini. A questo punto, viene spontaneo chiederci, alla luce di questi numeri, se sia il caso di cambiare gestore. Al Plano. 

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