domenica 23 aprile 2017

MARCHESELLI E IL SUO GIUDIZIO SULLA GESTIONE RECCHIONI: LITIGARE CON TUTTI E' LA STRATEGIA VINCENTE?

Mauro Marcheselli è stato fino al 2015 direttore editoriale (cioè, numero 2) di Sergio Bonelli Editore. Il suo successore è stato Michele Masiero (che all'epoca era il numero 3), un ex-collaboratore di Marco Marcello Lupoi (attuale direttore publisher di Panini Comics) alla Star Comics nei primi anni novanta. Cinque mesi dopo a Davide Bonelli è stato affiancato come co-direttore generale Simone Airoldi, fino al giorno prima era il direttore del mercato di Panini Comics. Se a ciò aggiungiamo che dal marzo 2010 la Panini Comics gestisce i diritti della Bonelli nei mercati esteri, abbiamo un quadro chiaro di una situazione in cui i due principali protagonisti del settore (Bonelli e Panini) che controllano il 95% del mercato sono grandissimi alleati. E dietro la Panini Comics c'è la Disney/Marvel!
 

Mauro Marcheselli è stato il curatore editoriale di Dylan Dog dal 1993 al 2009. Durante la sua gestione le vendite della collana sono scese da 530.000 a meno di 200.000 copie. Non lo diciamo noi e non si tratta di un dato ufficioso. Lo ha detto lo stesso Marcheselli. Ne abbiamo parlato qui. E la fonte da cui abbiamo tratto le sue dichiarazioni è questa intervista concessa a Bad Comics nell'ottobre 2016. Il dato è quindi ufficiale. Nella gestione di Marcheselli le vendite di Dylan Dog sono calate del 62%. Non certo un dato confortante né positivo. Né un dato che avrà fatto piacere al creatore  Tiziano Sclavi, che viene pagato anche in funzione delle royalties della vendite. Dopo Marcheselli è arrivato Giovanni Gualdoni, che ha retto la collana dal gennaio 2010 all'agosto 2013. Il calo è seguitato ancora.
 

Sclavi non sarà stato contento nel vedere i suoi guadagni continuare a scendere in proporzione al calo delle vendite. Dalle 200.000 copie del 2010 le vendite di Dylan Dog sono scese a 120.000 copie. Un ulteriore crollo del 40%. A dirci che nel 2013 Dylan Dog vendeva 120.000 copie è stato Recchioni in questo articolo di Comicsblog. Altro dato ufficiale. Nel giugno 2014 Mauro Marcheselli e Davide Bonelli concessero una intervista a Fumettologica, dichiarando che Dylan Dog vendeva 112.000 copie. Anche in questo caso il dato è ufficiale. In un anno Dylan Dog, nel pieno della gestione di Recchioni, ha perso ulteriori 8.000 lettori pari al 6,6%. Un disastro continuo. Si narra che Sclavi non fosse contento di come stessero andando le cose. Ovvio. Minori vendite equivalevano a meno soldi per lui.
 
Sulle vicende che hanno portato Recchioni alla guida di Dylan Dog abbiamo parlato qui. Oggi Mauro Marcheselli ci dice che la missione affidata a Recchioni era impossibile. Che se lui è uno che viene considerato per avere fatto le cose buone e le vendite nella sua gestione sono calate, Recchioni non poteva fare di meglio. Lo screenshot sopra esprime questo pensiero in modo chiaro. In questi giorni Marcheselli è tornato a parlare del suo rapporto con Roberto Recchioni. Lo sappiamo perché Recchioni ha postato sul suo profilo alcune dichiarazioni rese da Marcheselli nel contesto di un libro che lo riguarda. In parte afferma cose e fatti già noti. Ecco il link. Sul suo primo incontro con Recchioni: Non vorrei sbagliarmi, ma credo che fu Tito Faraci a presentare Roberto a me e a Sergio.

Ne deduciamo che Tito Faraci, scrittore di Tex, Diabolik e Topolino e secondo noi migliore autore italiano dopo Mauro Boselli, conosceva Recchioni. Riguardo al rapporto con la Bonelli: lui non chiese mai di scrivere per noi e noi non gli offrimmo di farlo, con soddisfazione reciproca. Sapevo però che era un fan della prima ora dell'Indagatore dell'Incubo (come io e Sergio lo eravamo del "John Doe" suo e di Lorenzo Bartoli). Sergio Bonelli era un fan di John Doe dell'allora Eura (oggi Aurea)? Questa proprio non la sapevamo. Ancora: quando misi in cantiere i primi numeri del Dylan Dog Color Fest, che prevedevano la collaborazione di autori estranei alla squadra ufficiale, sapendo tra l'altro che Roberto era molto amico di Massimo Carnevale (che io adoravo) pensai di poter ottenere i classici...

... due piccioni con una fava e gli chiesi una storia. Il risultato, "Fuori tempo massimo", fu un piccolo ioiello. E, cosa ancora più eccezionale, la sceneggiatura di Roberto, pur essendo la prima volta che la Rockstar si approcciava al personaggio, non aveva avuto bisogno di editing. Anche i dialoghi erano praticamente perfetti. Si decise dunque di proseguire la collaborazione. E lui scrisse "Mater Morbi". Poi dice che Mater Morbi piacque così tanto a Tiziano Sclavi, che questi manifestò il desiderio di conoscere Recchioni e Marcheselli glielo portò a casa sua: così i due si conobbero e fu un vero colpo di fulmine. Scoprirono di avere molte cose in comune. Per esempio il fatto che sia lui che Sclavi sono rimasti bambini, anzi bambinoni, dentro. Marcheselli prosegue raccontando di Recchioni.

E dice: oggi si è alquanto ripulito e gioca a fare il dandy, ma ai tempi pareva un coatto. E forse lo era anche, però un coatto che aveva studiato. Beh, non a scuola (dove molto probabilmente faceva il bullo, con un cognome così non aveva alternativa), ma si capiva che aveva letto e visto le cose giuste, quelle che ti servono se vuoi fare lo sceneggiatore di fumetti. Vorremmo capire quali sono queste cose, ma Marcheselli non entra nel dettaglio. L'ascesa di Recchioni nel mondo di Dylan Dog doveva essere inevitabile, ma qualcosa si inceppò. E qui viene il bello: le storie di Roberto per Dylan Dog diminuirono, fino a sparire. Purtroppo, a causa di incomprensioni di vario genere tra Recchioni e il curatore della serie, c'era stata una rottura e Roberto aveva praticamente smesso di scrivere...

...sceneggiature per l'Indagatore dell'Incubo. Il curatore dell'epoca era Giovanni Gualdoni. Si è sempre parlato di rapporti non felici tra Recchioni e Gualdoni, con il secondo che bocciava le storie scritte dal primo. Recchioni poteva stare simpatico a Sclavi, ma era Gualdoni che deteneva il potere di decidere le storie di chi dovevano essere pubblicate. Era il periodo in cui Paola Barbato si vedeva poco e niente sulla collana con appena tre storie in quattro anni. Gualdoni non doveva apprezzare bene le storie della Barbato. Infatti, Marcheselli precisa: e per le stesse ragioni anche Paola Barbato (altra autrice molto apprezzata da Sclavi) appariva ormai raramente sulle pagine dylaniate. Gualdoni aveva ragione visto il numero di critiche che oggi raccolgono le storie della Barbato e di Recchioni.

Se leggete il nostro pezzo sull'argomento avrete il quadro completo. Aggiunge Marcheselli: un giorno fui convocato nelle mie vesti di Direttore editoriale a casa Sclavi e il creatore di Dylan Dog mi espresse il suo malcontento per la situazione venutasi a creare e per la gestione in generale della serie. Quale situazione? Marcheselli si riferisce al rapporto tra Gualdoni e Recchioni? Recchioni si era lamentato con Sclavi per il fatto che Gualdoni gli stesse bocciando dei soggetti e così anche per la sua amica Paola Barbato? Recchioni poteva farlo perché, se come dice Marcheselli, il rapporto tra Sclavi e Recchioni era molto forte, si può sostenere che Recchioni si sia avvalso di esso per indurre Sclavi a prendere posizione contro Gualdoni? D'altra parte, Dylan Dog era in calo da anni.

Perché ora Sclavi si agitava? Marcheselli dice: Dylan Dog stava perdendo copie, ma si sapeva che si trattava di un'erosione endemica e incontrovertibile che riguardava peraltro tutte le testate della Casa editrice. Ma la flessione di Dylan era in percentuale tra le più alte. Quello che ci stupisce è perché Sclavi non si sia lamentato (o magari lo ha fatto in privato) con Marcheselli del fatto che durante la sua gestione le vendite erano calate del 62%. Durante la gestione Gualdoni, il calo di Dylan era meno marcato di quello della gestione Marcheselli (40%). Perché avvedersene solo adesso? Aggiunge: Sclavi si prendeva la sua parte di responsabilità per aver fatto mancare il suo supporto autoriale (e autorevole) allo stesso tempo mi chiedeva ufficialmente un'inversione di rotta, dicendosi...

...disponibile a rimettersi al lavoro per dare una mano ai nuovi curatori della serie che, secondo lui, avrebbero dovuto essere Recchioni e la Barbato. Un attimo: Dylan perdeva lettori. Non era un segreto. Perché il nuovo curatore doveva essere Recchioni, le cui storie nella gestione di Gualdoni non apparivano? Si può sostenere che per il solo fatto di avere scritto una storia sola (Mater Morbi), Sclavi si fosse così avviluppato per Recchioni da affidargli addirittura la gestione della collana? E cosa c'entrava la Barbato se, come Recchioni, nella gestione Gualdoni non si vedeva mai? Cosa aveva convinto Sclavi dal pensare che la Barbato avrebbe potuto fare meglio di Gualdoni? Marcheselli poi spiega che il ruolo della Barbato sarebbe stato ridimensionato. Infatti: Paola Barbato in quel periodo...

...era incinta di sei mesi o giù di lì e aveva già due figlie piccole da tirar su, e quindi la si coinvolse poi soltanto chiedendole più storie per la serie e un aiuto nella super revisione delle storie in giacenza. Tiziano fu accontentato, fin dove possibile, e Recchioni divenne il nuovo curatore di Dylan Dog. Era il maggio del 2013. Marcheselli omette un fatto importante: per fare spazio a Recchioni, si doveva silurare Gualdoni. Se leggete il nostro pezzo, si parla di una riunione segreta tenutasi a casa di Sclavi, dove abbiamo inteso che Recchioni era bene accetto. Recchioni ha smentito il fatto, ma a questo punto, viste le parole di Marcheselli si può pensare che incontri tra Sclavi e Recchioni per parlare del nuovo corso ci siano stati. Incontri dove, per ovvi motivi, Gualdoni non poteva essere presente.

E chissà cosa avrà pensato Gualdoni quando ha capito quello che stava per accadere e cioè che la sua gestione di Dylan Dog sarebbe finita perché Sclavi non era contento del suo lavoro e aveva deciso di preferirgli proprio Recchioni con cui lui, cioè Gualdoni, non andava d'accordo! Marcheselli non fu d'accordo con la scelta di Sclavi: Io però non ero completamente in sintonia con Tiziano in quanto ritengo, anche per esperienza diretta, che il lavoro di curatore mal si concilia con quello di sceneggiatore (ma ci sono eccezioni, vedi Boselli, tanto per fare un nome). Marcheselli parla della sua esperienza di curatore di Dylan Dog. Ma ci sono eccezioni, perché Boselli scrive e cura Tex. Ma Boselli è Boselli. E' il migliore fumettista che esiste in Italia e quindi non ci meravigliamo di questo giudizio.

Oggi possiamo dire che i timori di Marcheselli sulla scelta di Recchioni come curatore si sono rivelati fondati. E chissà cosa farebbe Sclavi se potesse tornare indietro visto il calo continuo di lettori. Nella gestione Recchioni, infatti, le vendite di Dylan Dog sono passate da 120.000 a meno di 90.000 copie! Marcheselli aggiunge: dissi a Tiziano che se voleva che Robbè incidesse significativamente come autore nel nuovo corso dylaniano forse sarebbe stato meglio non caricarlo anche della gravosa responsabilità della gestione della serie avendo altri mille impegni di vario genere da portare avanti e nessuna intenzione di mollarli. Poi fa i complimenti (dovuti, secondo noi più che altro per ragioni di buon vicinato) alla gestione di Recchioni e francamente restiamo decisamente perplessi.

Marcheselli è contento della gestione di Recchioni? Come fa ad essere contento se le vendite della collana sono calate ancora? Gualdoni non era stato silurato perché le vendite erano in netto calo? E della sua gestione in cui le vendite, per sua stessa ammissione, erano passate da 530.000 a meno di 200.000 copie? Marcheselli è felice perché Recchioni ha riportato Dylan Dog sotto l'attenzione dei media. Di quali media parla tolti i soliti siti amici che tessono lodi sperticate della Bonelli e magnificano ogni cosa che produce (quindi, non si deve parlare più di critica ma di sponsorizzazione vera e propria)? Poi Marcheselli comincia a martellare Recchioni con parole molto dure, secondo noi, soffermandosi sul suo carattere particolare e l'approccio costantemente litigioso con i fan sulla rete.

Marcheselli: da non praticante, però, mi chiedo se litigare con il mondo intero, senza fare prigionieri, sia una strategia giusta e premiante. E ce lo chiediamo anche noi. Le novità apportate da Recchioni (che però sostiene che esse sono state partorite da Sclavi!) hanno generato un putiferio sulla rete e le vendite della collana non ne hanno beneficiato. L'editore, quindi, non può essere contento e nemmeno lo stesso Sclavi, che negli ultimi tre anni di gestione Recchioni avrà visto calare ancora i suoi ricavi (se calano le vendite calano anche le royalties per il creatore). Recchioni ha generato un muro di antipatia nella rete. Lui dice che la rete conta poco rapportata al mondo reale. Ma se leggiamo i suoi editoriali e i costanti attacchi ai fan, le frecciate più o meno provocatorie, forse no.

A questo punto, è facile concludere che se un curatore, dalla colonna dell'editoriale mensile, attacca tutti, critica, graffia, provoca, ecc., non si può pensare che la gente lo ami. Anzi, inizierà a sperare che fallisca, che la collana perda lettori, ecc. E' proprio questo il problema di Dylan oggi. Un problema che ha allontanato molti lettori già delusi dalla gestione precedente. Marcheselli offre una prova del fatto che attaccare/insultare/aggredire/provocare tutto e tutti non porti benefici alla collana e alla casa editrice: a sostegno di quanto appena da me affermato, vi propongo un recente post del Secco, tratto da Twitter, che potrebbe essere considerato il suo manifesto programmatico su come farsi amare dal Web. Diciamo che Marcheselli ha scelto uno dei post più infelici di Recchioni.

Il post è il seguente: Ho insultato i morti, i malati, i ciccioni, quelli che amano il Piccolo Principe, i diversi, gli uguali, quelli che parlano strano, i brutti, i deboli, i presunti forti, quelli che non mi stavano simpatici tanto per, quelli con un taglio di capelli sbagliato, quelli vestiti male, i moralisti, gli ipocriti, quelli che non conoscono l'italiano, quelli che amano il Piccolo Principe, i grillini, i radical chic, i tassisti, i furbetti, gli stupidi, i fasci veri, i femministi per figa, i cuccioli di Casabau, i salviniani, i calvi, i capelloni, i nostalgici, i nostalgici di Bimbumbam, quelli dell'Atac, Allevi, quelli dei collettivi che non sono comunisti così ma sono comunisti così, i fan talebani, i talebani veri, i veterocomunisti, i vegani, i nazimalisti, le nazifemministe, quelli che amano il Piccolo Principe, gli otaku...

... i nerd in genere, i putiniani e mille altre categorie. Insomma, Recchioni ammette di avere insultato tutti e tutte le categorie possibili e immaginabili e quindi comprendiamo le critiche di Marcheselli e i suoi dubbi sulla decisione di Sclavi di affidare proprio a lui la gestione di Dylan Dog. Chissà cosa penserebbe oggi Sergio Bonelli di questo post. Non possiamo saperlo perché Sergio Bonelli non è più con noi, ma forse dopo il post di cui sopra e tante altre cose che hanno visto protagonista Recchioni, oggi Dylan Dog avrebbe un altro curatore. Sergio Bonelli non avrebbe mai accettato da parte di un suo autore/collaboratore posizioni così estreme e di attacco verso possibili acquirenti dei suoi fumetti. Marcheselli lo immagina e lo ha immaginato in quel momento quando parlò con Sclavi?

La parentesi di Recchioni alla Bonelli non è stata una delle più felici nemmeno come autore extra-Dylan. Orfani, la serie a colori che è costata milioni di euro, chiude dopo tre anni per basse vendite. L'editore infatti non ha ritenuto più opportuno investire in nuove stagioni. E come può oggi Bonelli investire in una collana che oggi non vende nemmeno 18.000 copie? Recchioni ha dichiarato di recente che Orfani proseguirà come speciali semestrali, ma è pur vero che nel 2013 sognava di riempire lo stadio San Paolo con le sue vendite! Si dice che Recchioni stia lavorando ad un nuovo progetto per la Bonelli: 4 Hoods. Ma anche qui non vediamo margini di possibile successo. La Bonelli, come ogni altro editore, ha bisogno di chi gli faccia vendere i suoi fumetti. Non di provocazione.

Fino a qui Marcheselli è stato critico verso Recchioni per il suo approccio. Poi lo difende dalla petizione che è stata aperta nella rete contro di lui. Ne abbiamo parlato qui. Molti corsero in aiuto di Recchioni. Perfino Marco Lupoi! Non è servito. Finora hanno firmato la petizione 4.011 persone. Quattromila persone che vogliono che Recchioni sia estromesso dai suoi incarichi alla Sergio Bonelli Editore. Anche qui nulla di cui stupirsi. Se ti rendi antipatico e ti fai odiare da molti, avrai pochi disposti a stare dalla tua parte. E pochi disposti a comprare i tuoi prodotti. Marcheselli aggiunge: Guarda il caso, nel mese di gennaio è comparsa su internet un'anonima quanto ridicola "Petizione per rimuovere Roberto Recchioni dall'incarico di curatore di Dylan Dog (per le sue inaccettabili posizioni...

...politiche e sociali) e più di tremila persone l'hanno firmata. Compreso Recchioni. Devo dire a sua difesa che il Nostro è stato ricambiato da tutte le categorie e affini sopra citate (e anche da quelli che amano il Piccolo Principe) e ingiustamente accusato di ogni nefandezza, tra cui quella di esserci lui dietro il mio pensionamento. Ma vi pare possibile? Secondo Marcheselli la petizione sarebbe ridicola. Ma noi invece pensiamo che sia ridicolo sperare che le vendite di un fumetto aumentino con un tipo di strategia come quello messo in campo finora. Strategia che non ha prodotto risultati. Cosa farsene del fatto che Dylan Dog è al centro dell'attenzione dei media se poi le vendite continuano a calare? Marcheselli forse non lo sa, ma Recchioni ha definito la Russia uno stato criminale.

Un giudizio ancora più duro è toccato alla Turchia, paese dove vengono venduti molti fumetti Bonelli. Un altro aspetto criticato della gestione Recchioni sono i disegni. Gli artisti impegnati hanno manifestato uno stile molto lontano dal canone del realismo bonelliano. L'apice è stato toccato con il numero 342 disegnato da Dall'Agnol. Aggiunge Marcheselli: ecco tra l'altro spiegata la funzione di certi disegnatori apparsi sulle pagine di Dylan Dog gestione Robbè: dimostrare che anche chi non ha il "dono" ha il diritto di disegnare ed essere pubblicato. Cioè, se abbiamo capito bene, chi non ha il dono, quindi non sa disegnare bene, ha il diritto di essere pubblicato??? Queste sono le idee di Marcheselli e le rispettiamo. Ma a questo punto, sarebbe proprio il caso di cambiare strada. Al Plano.

1 commento:

  1. Molte considerazioni le condivido e non aggiungo altro. Però un sassolino dalla scarpa me lo voglio togliere, che fine ha fatto Dall'Agnol? Con Mr Recchioni ho avuto un interessante scambio di vedute, nelle quali io non dovevo definire il lavoro del disegnatore brutto, lui è un artista, ha fatto una scelta stlistica ben precisa; noto con un certo compiacimento che questa scelta stilistica lo sta tenendo lontano da DD da due anni. Il Mr rockstar difende l'indifendibile, ho passato ad attenta revisione il n. 342 e definire il disegno solo brutto è un complimento. Per concludere ho provato a fare un rapido sondaggio fra amici lettori riguardo al DD in oggetto, Dall'Agnol è stato bocciato all'unanimità e non sto parlando di 3 o 4 lettori, ma decine. Grazie per l'attenzione.

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