domenica 2 aprile 2017

TEX N. 677! MEGA-RECENSIONE! SI CHIUDE SENZA UN VERO PERCHE' LA SAGA DEL VENDICATORE KENNETH BOWEN

Dopo il trittico di racconti, davvero poco esaltante del ritorno di Yama, la storia di Kenneth Bowen iniziata nel numero del mese scorso (il 676) scritta da un Tito Faraci in grande forma sembrava fare da preludio a grandi emozioni, quasi da sfidare i temi epici del trittico di avventure esaltanti dedicati alla figura di Ranald Mackenzie. E invece, il giocattolo (forse troppo bello) si è rotto. In modo inspiegabile. Cosa sia successo non lo sappiamo. Giacchè l'idea che si è formata in seno alla nostra mente dopo la lettura di questa storia di Tex è che qualcosa nella macchina inventiva di Faraci sia caduto in frantumi. Ottima la copertina di Claudio Villa, evocativa al punto giusto, con un disegno molto preciso nei dettagli, accattivante nelle ombreggiature, ma con una anatomia un po' approssimativa. La parte superiore del corpo di Tex sembra sproporzionata rispetto alla parte inferiore e ci sembra quasi di vedere qualche linea di pancetta! L'articolo editoriale di Frediani merita un piccolo approfondimento. Il contenuto è essenzialmente pubblicitario. Lo scopo è parlare bene di Tex Classic, la ristampa cronologica a colori delle storie di Tex realizzata usando i materiali della vecchia CSAC. Esordisce affermando che le storie di Tex Willer, in particolare le prime, non sono banali né prevedibili. Ha ragione. Erano altri tempi. Bei tempi. La destra catalizzava i valori che nei decenni successivi la sinistra massonica italiana cercherà di distruggere. Il processo di criminalizzazione della destra sarebbe cominciato verso la metà degli anni sessanta, ma in quel primo periodo Tex aveva tutto degli ideali della destra. Lo stesso Gian Luigi Bonelli aveva iniziato in quei valori rilevando la proprietà della rivista Audace (che negli anni avrebbe cambiato nome fino all'attuale Sergio Bonelli Editore) dal 1940 (qualche mese prima la rivista aveva rischiato di passare in proprietà alla Mondadori) e fino al 1944 (chiuse con il numero 467 del 10 febbraio di quell'anno). Frediani aggiunge che mentre noi cresciamo, quelle storie (cioè, le classic) sono lì ad aspettarci, come se restassero statiche nella loro grandezza. Ha ragione, ma le storie presentate nel Tex Classic non sono proprio quelle originali, bensì le avventure ritoccate, nei dialoghi soprattutto, negli anni successivi, quando nacque l'esigenza di rendere Tex meno di destra di quanto non lo fosse davvero. Quel senso di supremazismo misto ad arroganza sormontato da un tocco di giustizia che i comunisti non conoscono presi come sono dalla loro vigliaccheria intrinseca e dal desiderio sfrenato di odio verso tutto ciò che è libertà. Frediani non ammette nemmeno che Tex Classic non è una collana nuova, ma la prosecuzione della vecchia prima ristampa.
 

Tex Classic n. 1 è in realtà Tex Prima Ristampa n. 637! In Tex Dinamite, il cofanetto di legno concepito ad hoc per raccogliere l'iniziativa, troviamo anche una riproduzione della prima mitica striscia! Sarebbe stato tutto perfetto se avessero lasciato i dialoghi originali. Avrebbe permesso di capire chi è stato (perché oggi lo è di meno) Tex Willer. E veniamo alla storia. Come dicevamo sopra, qualcosa nel giocattolo narrativo concepito da Faraci nel numero precedente si è rotto. Kenneth Bowen aveva ucciso il padre di Tim per motivi non precisati per poi ribellarsi agli uomini di Hall, il suo boss, senza un motivo apparente. Sempre senza alcun motivo decide di fuggire con il piccolo Tim. Ci saremmo aspettati la scena della grande rivelazione. L'uomo che il bambino considera un eroe gli ha ucciso il padre. Da un momento all'altro avremmo assistito ad una scena in cui magari Kenneth sarebbe perito per proteggere Tim. Niente di tutto questo. Ma poi chi è Kenneth Bowen? Dai pochi flash, Faraci adombra l'immagine del pacifico pistolero che ad un certo punto si trasforma in un angelo vendicatore contro coloro che gli hanno massacrato la famiglia. Uno di questi è Hall? Dalla storia non si capisce. In tutto questo il ruolo di Tex e Carson è marginale. Ad un certo punto, capiscono che Bowen è uno dei buoni, ma non del tutto. Bowen ammette di essere stato sempre un assassino. Poi ha conosciuto Ellie. L'ha sposata e hanno concepito un figlio. Poi i cattivi li hanno attaccati. E' sopravvissuto solo Bowen, che è tornato ad essere quello che era in origine, un sicario al soldo di chi pagava meglio. Tex conosce un senso di giustizia superiore. Kenneth Bowen è un supremazista. Il suo senso dell'onore lo eleva sopra gli altri. E' un vendicatore, un vigilante. Uccide solo i cattivi. Tex è un uomo d'ordine. Applica la legge. Dovrebbe arrestare Kenneth Bowen, ma lo lascia libero. In quel momento, è anche giuria e giudice. Se lo può permettere. Lui è Tex Willer. La storia finisce così. Kenneth e Tim se ne vanno. D'ora in avanti, Kenneth sarà il nuovo padre di Tim, ma non rivelerà mai al piccolo il tremendo crimine consumato ai danni del padre. Nelle ultime due pagine Tex Willer regola i conti con il malvagio Richard Hall. Poche battute e il classico duello con le pistole. Hall cade sul campo. Quasi senza motivo. Perché Tex non lo ha semplicemente arrestato? Dalle sue parole si capisce che ha voluto vendicare i tremendi torti subiti da Kenneth. Afferma che vigilerà su loro due. Una storia che si chiude senza un perché. Senza una vera trama con un finale degno dell'ottimo primo capitolo del mese precedente. Si salvano invece i grandi disegni di Gianluca Acciarino, il migliore. Al Plano.

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