mercoledì 26 aprile 2017

CRISI DEL MERCATO: NUMERI, FLOP E ILLUSIONI! OVVERO IL MERCATO IN CRISI NELL'ERA DEI SOCIAL NETWORK!

Sono molto rari i casi in cui gli editori italiani di fumetti diffondono i dati di vendita. Questo è avvenuto solo in casi particolari e da un paio di anni a questa parte non avviene più. Trattasi di una anomalia italiana, i cui motivi li abbiamo spiegati qui. All'estero i dati sono pubblici. Qualche editore se ne frega delle assurde convenzioni italiote e cita cifre o almeno le citava. Stiamo parlando della Edizioni If di Gianni Bono, che pubblica ristampe di capolavori del fumetto italiano, in particolare quelli del mitico trio EsseGesse. Tra le fine del 2013 e l'inizio del 2014, If ha reso pubblici in dettaglio i dati di vendita di alcune loro serie. Sebbene di tre anni fa, permettono di capire la situazione di allora e il quadro generale tristissimo di oggi. Le vendite hanno seguitato a calare per tutti, Bonelli in primis.
 

Gianni Bono giustificò così le sue rivelazioni: l’ho detto più volte, la nostra struttura si regge sul lavoro di service che eseguiamo per grandi editori o istituzioni, l’area dedicata al fumetto è capitanata da me e composta da poche e cocciute persone che portano avanti una passione, siamo piccoli e poco visibili, tanto che ci potremmo definire di nicchia, anche perché, di fatto, produciamo solo ristampe. Quindi non abbiamo timore a comunicare i nostri piccoli numeri, di cui per certi versi siamo anche orgogliosi. Forse Bono in quel momento non lo immaginava, ma quelli che lui considerava piccoli numeri in realtà caratterizzavano l'offerta di altri editori, che proponevano cose inedite! Numeri che oggi sono più piccoli alla luce del calo costante ed entusiasmante delle vendite generali.
 
Allora la If iniziò a proporre la ristampa a colori delle avventure di Cico, l'amico tonto di Zagor. Il numero 1 vendette 8.100 copie! Il numero 2 vendette un po' meno, 6.500 copie. Bono: se confermati, questi dati sarebbero incoraggianti, una flessione del 20 % tra il primo e il secondo numero è fisiologica. L’importante è che il numero 3, come si suol dire, tenga botta. Cico esce ancora oggi e quindi riteniamo che le vendite abbiano tenuto botta. Il prezzo era di 4,90 euro. Tutto sommato buono, per edizioni a colori. Oggi il prezzo è di 5,50 euro. Il Piccolo Ranger se la passava meno bene con una media vendite di 2.500 copie. La serie esce ancora oggi e il prezzo è, come allora, di 6,90 euro. C'è anche Mister No, la famosa serie di Sergio Bonelli che oggi tutti vorrebbero vedere riproposta.
 
Se chi la piange si degnasse di farsi un giro sul sito della If scoprirebbe che Mister No ristampa esce ogni mese in edicola. Ogni numero contiene due storie e il prezzo è di 6,90 euro. Allora vendeva 2.400 copie. Non sappiamo oggi quanto vende perché Bono non ha parlato più di vendite, ma siccome il quadro generale è peggiorato, possiamo ipotizzare che la serie, come le altre ristampe, venda meno. E pensare che chi viene accusato di non avere fatto bene al personaggio con storie di scarso profilo contribuendo alla sua distruzione editoriale oggi ha fatto carriera! Blek Macigno girava su una media vendite pressoché analoga: 2.200 copie. La If ciò nonostante ha proposto tutte le storie e a dicembre riproporrà l'intera ristampa a colori di tutta la serie. Ne abbiamo ampiamente parlato qui.
 
Eccettuato il caso di Cico, esordiente in quel momento, tutte le altre collane denotavano una media oscillante tra 2.200 e 2.500 copie. Oggi sarà inferiore. Come se la passavano gli altri editori tra il 2013 e il 2014? Vediamo. L'Editoriale Aurea (ex-Eura) costituisce il bacino di riserva della Bonelli. I fumettisti oggi operanti in Bonelli hanno cominciato all'Aurea. Tra il 2013 e il 2014 l'editore romano varò un ambizioso progetto di espansione della sua offerta con nuovi progetti che culminarono in un grosso flop. Dopo una manciata di mesi, infatti, ritornò ai più sicuri lidi formati dai settimanali Skorpio e Lanciostory e le varie serie di Dago, che oggi oscilla intorno alle 7.000 copie. Quali flop? I nostri Arditi della Arkivarer Division si sono messi a lavoro e hanno scovato tutti i dati e le fonti in rete.
 
 Dal sito di Fumetto d'Autore apprendiamo che Alice Dark, miniserie di 8 numeri, concluse con una media di 2.000 copie. L'autore era Lorenzo Bartoli, quello che ha co-creato John Doe! Nel numero 43/2013 di Skorpio, Aurea affermò che i dati forniti da Bottero non erano veri, ma non rivelò quelli che secondo loro erano quelli reali. E allora che smentita è? E pensare che per If numeri come questi, cioè poco più di 2.000 copie, nello stesso periodo erano considerati piccoli. Nello stesso periodo Aurea lanciò una collana di cui oggi non si parla più ma che allora veniva considerata molto bene: Long Wei. Il soggetto era stato creato da Roberto Recchioni e come potete immaginare venne pompata ai massimi sui social. Ma si rivelò ugualmente subito un flop come la serie Alice Dark.
 
I testi erano realizzati da uno che oggi si vede ogni tanto su Diabolik. Da Fumetto d'Autore apprendiamo che il numero 1 vendette 4.000 copie (su una tiratura di 35.000 copie)! Scrisse Bottero: o ti conformi al PUA (Pensiero Unico Approvato) o sei uno che non riesce a interagire. Il PUA su Long Wei era che siccome l’idea l’aveva avuta Roberto Recchioni, lo disegnavano persone ultrafigose e le copertine erano troppo avanti come grafica e tutto quanto, sicuramente sarebbe stato un successo. Ancora Bottero: a parte le divagazioni, il punto è che Long Wei 1, dopo mesi di campagne di marketing virale, di plausi e lodi sperticate da parte dei lettori, di aspettative eccezionali, ha realizzato 4.000 copie di venduto, ponendosi a livello di Suore Ninja, e di altre piacevolezze del momento. La cosa...
 
...che forse avrebbe dovuto far riflettere però è che tutte le nuove serie/testate lanciate dall’Aurea nell’ultimo anno e mezzo sono state dei flop colossali. Tutte, nessuna esclusa. Perché Long Wei doveva essere diversa? Perché in rete se ne parla bene? Internet non sposta una copia che è una, lo vogliamo capire? Non conta nulla che sui blog o su FB ci siano 100.000 Mi Piace su uno sketch della copertina del fumetto X. NON significa che quei 100.000 compreranno il fumetto. Il pensiero di Bottero è chiaro: internet non è la vita reale. Se un autore ha 30.000 fan sui social, non significa che ci sono 30.000 persone disposte a comprare i suoi fumetti. Gli editori hanno appreso la lezione a caro prezzo. Aurea è ancora attiva con gli storici settimanali e Dago, ma oggi nessuno parla più di Long Wei.
 
Di Recchioni si parla ancora, ma al di là delle interviste e dei pezzi celebrativi che il fumettista romano linka sul suo profilo, è indubbio che Long Wei fu un flop catastrofico. Nello stesso periodo Recchioni divenne curatore di Dylan Dog e propose Orfani. In rete ne parlavano come la serie che avrebbe rivoluzionato il fumetto italiano. Dopo tre anni Orfani chiude per basse vendite (media di 17.500 copie), avendo l'editore preferito non vararne nuove stagioni. Orfani è stato un flop come lo fu Long Wei, anche se con proporzioni minori visto che quest'ultimo è stato proposto da una casa editrice più piccola della Bonelli. In quest'altro pezzo di Fumetto d'Autore si analizzano i motivi del flop di Long Wei e alla loro lettura vi rimandiamo. E chiudiamo questa breve carrellata con la Star Comics.
 
Nel 2013 l'editore perugino aveva proposto due titoli, che furono due flop: Suore Ninja e Davvero. Il primo fu opera di Davide La Rosa, che in alcune interviste ha assunto una posizione critica nei confronti della Chiesa Cattolica. Da un articolo di Fumetto d'Autore apprendiamo che Suore Ninja viaggiava su una media di 3.000 copie (tiratura di 30.000 copie). Se un fumetto vende il 10% della tiratura e il 90% della stessa va al macero è un flop. Davvero invece presentava un nome grosso: Paola Barbato. Era il periodo di Gualdoni curatore di Dylan Dog e per la Barbato e Recchioni, come ha confermato di recente Marcheselli, la vita era dura. Gualdoni preferiva puntare su altri per le storie di Dylan Dog. Davvero doveva essere una miniserie di sei numeri, di cui però uscirono solo quattro.
 
Il comunicato della Star Comics sulla chiusura: con immenso dispiacere comunichiamo ufficialmente che la miniserie italiana “Davvero” di Paola Barbato e Matteo Bussola conclude la sua avventura con Star Comics al volume quattro, uscito in edicola e fumetteria lo scorso Marzo. Le difficilissime condizioni del mercato e della distribuzione non hanno permesso a questo prodotto innovativo e di grande qualità di ricevere il successo che meritava. Davvero vendeva una media di 4.000 copie. Troppo poche per gli sforzi economici profusi dalla Star. Davvero era iniziato come un webcomic gratuito in rete. Le millemila download avevano indotto a credere alla Star che l'opera, in aggiunta al grosso nome dell'autrice, sarebbe stata un successo in edicola.La rete è una illusione. Al Plano.

1 commento:

  1. Infatti. La rete non è col mondo reale. Mettere un "mi piace" non costa niente. Comprare un fumetto in edicola costa. Innanzi tutto. La strategia di marketing di Recchioni non paga. Tant'è che io non ho mai trovato niente di buono in quello che ha scritto (a cominciare da uno dei peggiori fumetti che abbia mai comprato, David Murphy). E ho smesso di leggere Dylan quando è arrivato lui come curatore. Troppo rissoso, presuntuoso.

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