lunedì 1 maggio 2017

RECCHIONI E IL FLOP SU DIABOLIK! CRONISTORIA DI UNA CONQUISTA NON RIUSCITA! IL SISTEMA PIRAMIDALE!!

Marcheselli ha di recente dichiarato che è stato Tito Faraci nel 2006 a presentare a lui e a Sergio Bonelli Roberto Recchioni. Se state pensando che è stato facile entrare in una casa editrice di livello, dovete considerare che avere gli amici giusti in un sistema come quello italiano, che è basato sulla segnalazione piuttosto che sulla selezione, è fondamentale. Tito Faraci, classe 1951, era già attivo da una decina d'anni nel mondo del fumetto ai massimi livelli. Nel 1995 aveva iniziato scrivendo storie per Topolino, nel 1998 giunse alla Astorina (la casa di Diabolik) e l'anno dopo, nel 1999, l'arrivo alla Bonelli esordendo nel 2001 sul numero 177 di Dylan Dog. A differenza di altri fumettisti, Faraci poteva contare sul fatto di essere uno scrittore vero, molto abile nel dare vita a testi efficaci e coinvolgenti. Oggi Tito Faraci si può considerare come lo scrittore italiano più bravo e prolifico, autore di punta di Topolino, Tex e Diabolik. Il vero gotha del fumetto italiano.
 

Non sappiamo in quali circostanze Recchioni ebbe a conoscere Faraci negli anni duemila. All'epoca, Recchioni lavorava all'Eura sotto l'ombra di Lorenzo Bartoli ed era sconosciuto ai più. John Doe viene infatti ritenuto più una cosa di Bartoli che di Recchioni. Faraci ha presentato Recchioni anche a Mario Gomboli, gran capo della Astorina? Il sospetto è forte. Se lo ha fatto significa che credeva in Recchioni come scrittore. Non presenti un amico a un pezzo grosso come Gomboli se non sei certo che ci sa fare. Sia come sia, nel 2005 Recchioni approdò alla Astorina con l'incarico di sceneggiatore nel team di autori di Diabolik! La notizia la diede lo stesso Recchioni sul forum di Comicus in un post del 17 ottobre 2005, alle ore 14.47: ho finito il mio primo Diabolik come sceneggiatore. Erano anni che l'Astorina non prendeva uno sceneggiatore nuovo. Ho avuto modo di lavorare con un amico com Diego e con un altro amico (che mi ha fatto da supervisore)...
 

...come Tito Faraci. La mia storia sarà disegnata da uno dei miei disegnatori favoriti. Adoro Diabolik. La mia collaborazione con Astorina proseguirà. Recchioni che adorava Diabolik?!!! Facciamo due conti. Siamo nell'ottobre 2005. Recchioni ha appena finito di sceneggiare un episodio di Diabolik, quindi il suo approdo all'Astorina deve essere avvenuto l'anno prima, nel 2004. Cita anche Diego Cajelli come amico. Dal sito del Diabolik Club apprendiamo che Cajelli è entrato in Astorina nel 2004 come soggettista. Nel 1998 insieme a Recchioni aveva fondato una casa editrice, la Factory, poi chiusa pochi anni dopo! Quindi, Recchioni e Cajelli si conoscevano da 7-8 anni. E' stato Cajelli a traghettare l'amico Recchioni nella Astorina? Sulla Factory torneremo in un prossimo pezzo e vi narreremo le vicende di Recchioni editore. Il flop della Factory è stato il punto più infelice della sua carriera. Ma in quel momento (ottobre 2005) Recchioni era raggiunte.

Era riuscito ad entrare in Astorina e lavorare su Diabolik, che all'epoca vendeva 110.000 copie (più di Dylan Dog di oggi). Il massimo per uno scrittore che voleva imporsi nel mondo del fumetto. Passare da un fumetto come John Doe, che vendeva 10-12.000 copie, ad uno di oltre centomila come Diabolik equivaleva ad un salto enorme. Recchioni amava Diabolik, almeno in quel momento. E si bullava sottolineando che erano anni che in Astorina non prendevano uno scrittore. Il che non era proprio vero. Il suo amico Cajelli era entrato l'anno prima di lui e qualche anno prima era toccato a Roberto Altariva. Recchioni non perse tempo e tentò di imporre il suo marchio, il modo di lavorare attuando una strategia di espansione. In un post successivo rivelò che aveva parlato di un crossover tra Diabolik e John Doe, ma che non se n'era fatto nulla. Chi conosce il mondo editoriale di Diabolik sa bene che uno sviluppo del genere è del tutto impensabile.

Lo era anche allora, ma Recchioni forse non conosceva bene il mondo di Diabolik e il modo di lavorare della casa editrice Astorina fondata da Angela Giussani nel 1961. Recchioni non dovette avere vita facile. La notizia del suo approdo alla Astorina rimbalzò anche sul forum di Diabolik. Si cita Scuola di Fumetto n. 39 del dicembre 2005 contenente una lunga intervista del Recchioni sul suo impegno sul re del Terrore. Passa qualche mese e nel marzo 2006 viene annunciato il titolo della sua prima storia: Dietro il sipario. Data di uscita: giugno 2006. Disegni di Zaniboni, soggetto di Cajelli e supervisione di Faraci. In un post del 23 aprile 2006 un utente del forum di Diabolik riporta alcune dichiarazioni di Recchioni sulla storia ricavate da un altro forum: su Diabolik si canta nel coro, mai come solista (o comunque non all'esordio). Mi spiego meglio: è diverso dalla roba che scrivo di solito. E' molto più disciplinato ma deve essere così. Diabolik è un...

...personaggio estremamente codificato e profondamente perfezionato con gli anni. Oltretutto questo è un numero della serie regolare e non un speciale o altro (dove è relativamente più facile fare cose "diverse"). Il mio lavoro è stato principalmente quello di capire queste meccaniche e appropriarmene ed è stato un lavoro che mi ha insegnato davvero tanto. Di personale"ho cercato di metterci il mio senso del ritmo e qualche dettaglio di contorno. E' ovvio che, ad esempio, il mio modo di scrivere i dialoghi su JD, mal si adatterebbe a Diabolik. Il tipico Recchioni e il suo modo di argomentare con espressioni forti come quella secondo cui Diabolik sarebbe un personaggio estremamente codificato e profondamente perfezionato! I soliti paroloni per dire che le storie di Diabolik sono realizzate secondo i canoni imposti da Angela Giussani negli anni sessanta-settanta. Già si percepiscono le prime difficoltà di lavoro in una casa come la Astorina.

Il suo modo di scrivere i dialoghi di John Doe non sarebbe adatto per Diabolik! O Recchioni era convinto di stravolgere il modo di lavorare in casa Astorina, che è lo stesso da 60 anni? Nei post successivi (siamo ad aprile 2006) Recchioni (che in quel momento ha avuto, grazie al suo amico Faraci, i primi contatti con la Bonelli per scrivere su Dylan Dog) annuncia di avere finito il secondo Diabolik. Altri segnali di disagio. Il Recchioni è uno che dove arriva vuole imporre novità, che ritiene in grado di migliorare il prodotto su cui lavora, ma alla Astorina questo tipo di approccio è inutile. Anzi, deleterio e può ritorcersi contro. Infatti dice Recchioni, rispondendo ad un utente che chiedeva di eventuali novità: su Diabolik si canta con il coro, di rado come voce solista e non al primo approccio. Alla Astorina non si può fare la rockstar come invece gli capita di fare oggi alla Bonelli. Un altro utente definì Dietro il sipario una storia tranquilla e prevedibile.

Fioccano i commenti negativi, come quelli con cui oggi molti fan criticano le storie di Dylan della gestione Recchioni: la storia non e' un granche'. Leggendo la prefazione del mese scorso, pensavo che Dk ed Eva avrebbero ricalcato le scene, ancora una volta dopo "Terrore a Teatro", con qualche escamotage per il fatto di non saper suonare uno strumento musicale. Altamente deluso. Nel contesto e' una storia che ho trovato molto ma molto insipida ed insignificante .Voto: no comment. Un altro fan scrive: storia decisamente insolita e, forse, un po' inverosimile, l'idea che i Nostri tentino un colpo senza avere tutte le informazioni necessarie e qualcosa in più, sopratutto che Diabolik tenti un colpo senza averlo potuto studiare nei minimi dettagli. Tuttavia, accettata questa incongruenza, la storia fila via via liscia. La seconda storia di Diabolik con testi di Recchioni dal titolo Contratto di morte uscì nel novembre 2006 su supervisione di Faraci.

Le ultime due storie di Recchioni sono state Patto al veleno del dicembre 2007 e In volo verso la morte del marzo 2008. Ma già sei mesi prima aveva annunciato la fine del suo rapporto con Astorina sul forum di Dylan Dog: No, Diabolik non rientra nei miei piani futuri (o io non rientro nei piani futuri dell'Astorina). Ne ho scritti 3: 2 pubblicati, uno da pubblicare. Ce ne sarebbe un quarto che però non credo che vedrà la luce nella forma da me scritta. In realtà ne aveva scritti ben quattro e la Astorina glieli pubblicò tutti. Ma cosa successe? Solo un anno e mezzo prima aveva detto che adorava Diabolik, si era vantato che la Astorina era da tempo che non prendeva un nuovo sceneggiatore e che il suo impegno su Diabolik sarebbe durato a lungo! Passa un anno e Recchioni ritorna su Diabolik per l'episodio dal titolo Dietro le sbarre dell'agosto 2009. E quella fu proprio l'ultima volta che si vide Recchioni su Diabolik. In tutto cinque avventure.

Non conosciamo i motivi della sua interruzione del rapporto con Astorina. Conoscendo il personaggio si può intuire che sia entrato in contrasto con l'editore per novità che voleva imporre e non gli sia stato concesso. In una intervista al quotidiano comunista Il Manifesto del novembre 2013 dichiara: sulla collana di Diabolik, non lo scrivo più perché non pensavo di essere adatto a farlo. Ho imparato molto sulle sue pagine e la mia scrittura si è ripulita grazie all’esercizio di disciplina che Diabolik impone, ma penso di aver appreso da lui tutto quello che potevo e non penso di poter arricchire il personaggio in nessuna maniera utile. Ma come, nel 2006 non diceva che la sua attività con Diabolik sarebbe durata a lungo? Adesso dice di non essere adatto a scrivere le sue storie e di non poterlo arricchire. Affermazioni che dette da Recchioni appaiono stupefacenti. Un Recchioni che ammette di non essere in grado di arricchire un personaggio?

A questo punto, alla luce delle critiche devastanti che ha ricevuto e continua a ricevere per la gestione di Dylan Dog, cosa gli fa pensare di essere invece adatto a questo ruolo? Nelle due storie più recenti che ha scritto, ossia Dylan Dog n. 341 e 361, abbiamo notato un uso abbondante di rituali e simbolismi massonico-satanici. Secondo alcuni è giusto così: Dylan Dog è un fumetto horror, ma finora non lo abbiamo visto sconfiggere alcun satanista. Recchioni è celebrato dai siti principali del fumetto come un grande autore, ma si tratta dei vari 5-6 siti asserviti al potere, i cui esponenti hanno solidi rapporti con il mondo dell'editoria. Recchioni viene considerato una sorta di esperto della comunicazione in rete, ma invece proprio dalla rete è nata una petizione pubblica che lo vuole fuori dal mondo bonelliano e finora ha raccolto oltre quattromila firme! Lo stesso Recchioni sembra incapace di interagire con i fan critici sui social senza attaccare.

In un recente intervento Sclavi lo ha definito in possesso di capacità manageriali e organizzative. Come? Recchioni è un manager? Può vantare una laurea in economia o un master di settore e allora da dove arriva questa attribuzione? Finora ha collezionato molti flop e pochi premi. Il suo John Doe ha chiuso i battenti da tempo (anche se il suo amico Michele Foschini capo della Bao glielo sta ristampando), Orfani chiuderà tra pochi mesi per basse vendite (Airoldi non ha voluto investire in un prodotto che non tirava più), il suo ciclo come curatore di Dylan Dog è arrivato alla fase finale. Nel 2019 o al massimo nel 2020 saluterà i suoi fan. Non ne siamo certi, ma il Recchioni farà di tutto per collocare al suo posto un suo fedelissimo. La Mondadori gli ha fatto un contratto per scrivere tre libri. Il primo già è uscito, ma non si sa nulla delle vendite e se fosse andato bene si sarebbe vantato del risultato. Nel frattempo si è dato molto da fare.

Due suoi amici, Cavenago e Accardi (entrambi hanno lavorato su John Doe) sono diventati i copertinisti dei due principali titoli dylaniati, l'inedito e il Maxi Old Boy. Un altro suo amico, Gualtieri, è divenuto il redattore capo alla Cosmo (di proprietà di Francesco Meo, antico collaboratore di Lupoi alla Star). Un altro suo amico, Ratigher, membro del gruppo Fratelli del Cielo (si tratta di un gruppo esoterico?) è divenuto artista di punta della Coconino, che ogni anno fa incetta di premi ai Micheluzzi. Ha convinto la Bonelli a fare un catalogo con Michele Foschini, capo della Bao. E l'elenco potrebbe continuare. Recchioni non ha ottenuto grandi risultati, ma è riuscito a porre il suo sodalizio alla punta della piramide che controlla buona parte del settore fumettistico in Italia. Al recente Comicon 2017 è stato magister ma nelle polemiche per i conflitti d'interesse. In Astorina ha fatto flop. Diabolik è fuori dalla sua portata e da quella dei suoi sodali.

In Astorina regge le fila il suo superiore diretto di grado, Tito Faraci. Stesso discorso per Tex, dove sempre il Faraci insieme a Boselli, costituisce una barriera insuperabile per Recchioni, che è riuscito ad inserirsi soltanto nel ganglio più debole del fumetto italiano, Dylan Dog, profittando di un momento di grave crisi della collana e di debolezza del titolare dei diritti, Sclavi, che da tempo se n'era allontanato. Recchioni ha realizzato in Dylan ciò che non era riuscito a realizzare in Tex e Diabolik e ci mettiamo anche la Disney, dove guarda caso ancora Faraci regna sovrano. Se volessimo rappresentare questo sistema come una piramide al vertice potremmo inserire Faraci come scrittore supremo di Tex, Diabolik e Topolino e solo al secondo livello Recchioni come sovrano di Dylan. Recchioni non ha mai attaccato o criticato Faraci. E' la logica inappuntabile di tutti i sistemi piramidali. E anche nel fumetto italiano avviene lo stesso. Al Plano. 

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