martedì 25 aprile 2017

ROBERTO RECCHIONI: DOPO LE POLEMICHE DEL COMICON '17 ANNUNCIA UN PERIODO SABBATICO! SARA' RITIRO?

Di primo acchito sembra che il post di Recchioni preluda ad un suo ritiro o ad una rarefazione di impegni con editori vari e incontri pubblici. Sempre di primo acchito può sembrare che Recchioni, dopo una intensa attività di autore, voglia prendersi un momento di pausa. Insomma, un periodo sabbatico, come si dice in gergo. Ma noi non ci crediamo. E quindi qual è il senso di questo strano post? Facciamo due conti. Recchioni parla di 23 anni di attività. Ora ha 43 anni. Meno 23 significa che ha iniziato a 20 anni. Eppure nella sua biografia pubblicata sul remake del numero 1 di Dylan Dog si parla di appena una decina di anni dal 2006 in poi. Gli anni significativi. Il salto di qualità lo ha realizzato quando passò alla Editoriale Aurea segnalandosi a livello nazionale. Marcheselli ha rivelato pochi giorni fa che fu Tito Faraci a presentarlo a lui e Sergio Bonelli nel 2006 e pensiamo noi anche alla Astorina nello stesso anno (ove Faraci era ed è attivo autore di testi per Diabolik). Dei 23 anni a cui allude, quelli significativi sono, secondo noi, non più di 10-12. Adesso dichiara di volersi prendere un periodo sabbatico.
 

Una dichiarazione come questa, per essere compresa nella sua essenza, deve essere contestualizzata nel personaggio di cui trattasi, onde evitare di giungere a conclusioni errate o fuorvianti. Perché ora Recchioni si vuole prendere un periodo sabbatico e soprattutto si tratta di una scelta volontaria dettata dal desiderio di riposarsi o di una scelta imposta da un settore che non è più disposto ad accettarlo? Recchioni era già noto per il suo controverso approccio comunicativo già prima di approdare in Bonelli grazie ad un blog e poi ai social network. Il blog aveva come sottotitolo la provocatoria espressione Perché per i bulli non tifa mai nessuno. Il rapporto con il pubblico non è mai stato facile. Ai tempi della Aurea erano frequenti le polemiche sui contenuti e i riferimenti esoterici nelle storie di John Doe, un personaggio creato con Lorenzo Bartoli. Ad un certo punto, venne adombrata l'ipotesi che Roberto Recchioni fosse membro della Massoneria e che grazie a questi appoggi era riuscito ad entrare nel mondo del fumetto. Recchioni smentì l'accusa di essere un massone in un articolo ironico del suo blog.


Il titolo era Mi hanno fatto cavaliere della uallera d'oro. Il rapporto con il pubblico è stato controverso. Amato dai fan, odiato da chi non riusciva a sopportare il suo modo di porsi e di comunicare. Poco incline verso le critiche e con una tendenza a spostare l'accento della discussione sul lato personale. Per cui la sua fama di esperto di comunicazione di nuove tecnologie ci è sembrata lontana da una realtà in cui erano spesso i litigi con i lettori, con toni accesi, a fare notizia. Anche i rapporti con i suoi colleghi e gli addetti ai lavori non sono stati facili. Tutto si è ingigantito quando Recchioni, mercé l'intesa professionale e amicale con Sclavi, ha iniziato a muovere i primi passi nella Bonelli nel 2006 fino a diventare curatore nel settembre 2013. Marcheselli ha raccontato che il suo rapporto con Giovanni Gualdoni, curatore di Dylan Dog tra il gennaio 2010 e l'agosto 2013, era difficile. Marcheselli ha anche rivelato del profondo legame d'amicizia con Tiziano Sclavi, creatore di Dylan Dog. Le dichiarazioni complete di Marcheselli le trovate in questo pezzo, in cui abbiamo trattato diffusamente dell'argomento.

All'epoca, come ha confermato Marcheselli, non solo Recchioni, ma anche Paola Barbato erano state posti ai margini del mondo dylaniato. Quando è diventato curatore di Dylan il fronte contro di lui ha assunto proporzioni così vaste che forse nemmeno lui avrebbe immaginato. La grande maggioranza dei fan ha detto no alle modifiche imposte al personaggio di Dylan Dog. A nulla è servito chiarire che le modifiche erano volute da Sclavi. Recchioni si è difeso sostenendo che il suo ruolo era quello di esecutore delle direttive del creatore. Niente da fare. Tutti si sono scagliati contro di lui e fatta eccezione per un piccolo gruppo di siti che hanno sostenuto i suoi sforzi, tutto il resto del settore gli ha militato contro senza pietà. Gli altri suoi colleghi non sono stati da meno, tanto che, secondo noi, Recchioni abbia avuto grandi difficoltà nella gestione di una attività resa difficile dalla crisi del settore e delle vendite di Dylan in costante calo. L'ambito che è riuscito a scavarsi in Bonelli non è andato oltre la cura di Dylan Dog, per cui ha scritto 4 storie in tre anni e la serie Orfani, che chiuderà tra pochi mesi.

Un altro aspetto peculiare di Recchioni riguarda il fatto di avere proposto negli ambiti in cui si è inserito un ristretto gruppo di fedelissimi, tra scrittori e artisti. Così all'Aurea e ora in Bonelli e su altri editori, come Star, Cosmo e Bao, con cui ha rapporti vari di collaborazione. Chi ieri lavorava su John Doe oggi lavora in Orfani o su Dylan Dog. Tutto questo gli ha sostanzialmente impedito di ottenere di più. Tanto che dal 2013 ad oggi l'attività di Recchioni, come quantità, non si è mossa oltre i progetti che ora, come si legge nei commenti del suo post, ha dichiarato di voler completare. Per cui è probabile che questo periodo sabbatico che lui intende prendersi sia la conseguenza di una mancanza di nuovi progetti su cui lavorare. Un periodo sabbatico forzato, quindi. I suoi fedelissimi tremano. Se si ferma Recchioni, cosa sarà di noi? Rispondendo nei commenti, Recchioni ha precisato che finirà l'attività di cura editoriale di Dylan Dog presumibilmente fino all'uscita di altre storie da lui scritte, che si vedranno il prossimo anno e fino alla scadenza del suo contratto, che secondo alcuni avverrebbe nel 2020.

Oltre alla mancanza di progetti nuovi (quelli attuali e che ora ha dichiarato di voler completare risalgono agli anni precedenti), a determinare il forzato riposo di Recchioni potrebbe essere un motivo di rigetto del settore nei suoi confronti. Un caso recente è avvenuto al Napoli Comicon 2017 di questi giorni. Un articolo di Fumetto d'Autore ha citato un contrasto tra Recchioni e Luca Boschi, che per 15 anni è stato direttore artistico della manifestazione. Contrasto che ha indotto Boschi a dimettersi. Lo screenshot del post di cui sopra è emblematico. Recchioni respinge le accuse e attacca i direttori artistici che non fanno il suo nome. Nemmeno lui, però, ha fatto i nomi degli altri! Nei commenti sotto il suo post il Recchioni ha precisato che alle fiere da ora in poi sarà meno presente! Questo dipende dai problemi che ha incontrato al Comicon? Ciò che Recchioni non capisce è che il settore del fumetto è composto da equilibri, alcuni dei quali molto delicati. Rompere gli schemi può rivelarsi un boomerang. Editori-lettori-fiere. Se il giocattolo si rompe scatta il rigetto e si è fuori. A volte in modo molto rapido.

Val la pena accennare ad un altro motivo che potrebbe avere generato la decisione di Recchioni di ritirarsi o di far sentire in modo meno ingombrante la sua presenza nel mondo del fumetto. A gennaio è stata aperta una petizione in rete contro di lui per chiederne la rimozione dalla Bonelli. Finora hanno firmato in 4.043 persone! Recchioni viene definito esperto di comunicazione nella rete, di ottimo venditore del prodotto fumetto, ma allora come si spiega il fatto che più di quattromila persone lo vogliono fuori dal mondo del fumetto? 4.043 può essere un numero piccolo ma nei termini di eco sulla rete costituisce un numero enorme. Com'è riuscito Recchioni a generare tanta avversione? Finora non era mai stata aperta una petizione pubblica contro un fumettista. Un organizzatore di fiere o un editore inizierà a pensare che invitare Recchioni o affidargli un progetto potrebbe essere controproducente. Di qui la possibile rarefazione di nuovi progetti o inviti per colui che viene definito la rockstar del fumetto italiano, ma questo titolo apparteneva al grande fumettista Andrea Pazienza. Al Plano.

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