lunedì 12 giugno 2017

CRISI DEL FUMETTO: ORFANI CHIUDE E SALUTA I SUOI FAN! UNA RIFLESSIONE SUI SUOI MOTIVI E IL MERCATO!

Sul profilo Facebook di Roberto Recchioni si ritrova sovente la pubblicità di una sua opera recente: Orfani. Recente per così dire, poiché esce già da tre anni. Orfani ha esordito in edicola nell'ottobre 2013 con l'intenzione dichiarata di farne due stagioni di dodici episodi cadauna. Costo in preventivo: circa 3 milioni di euro! A dichiararlo fu lo stesso R. Recchioni in questa intervista. Non sappiamo se quei soldi furono spesi tutti o di quelli investiti quanti sono poi rientrati. Il primo numero di Orfani vendette circa 50.000 copie. Il primo numero. Recchioni ebbe a dichiarare in una intervista che con le vendite di Orfani avrebbe voluto riempire il San Paolo, che allora aveva una capienza di 60.000 posti. Obiettivo mancato, dunque. Nella stessa intervista, il suo amico Mauro Marcheselli (allora direttore editoriale della Bonelli) manifestò l'auspicio che la serie si assestasse sulle 50.000 copie o addirittura sulle 80.000 copie. Sogni di una mezza estate, se ci passate la battuta. Otto mesi dopo il sito Fumettologica rivelò che le vendite della serie Orfani erano scese a 29.000 copie. Il dato era ufficiale. L'autore del pezzo dichiarò di averlo avuto da Mauro Marcheselli e Davide Bonelli. I fatti vanno contestualizzati. Quando Orfani uscì alla fine del 2013 nessuna serie Bonelli (eccettuate Tex e Dylan Dog) vendeva oltre 40.000 copie. Era, dunque, immaginabile che una serie nuova scritta da un autore molto popolare sui social ma fino a quel momento poco attivo sul fronte bonelliano potesse arrivare a vendere 50.000 copie di media? Di Orfani sono state realizzate altre quattro stagioni, due di dodici episodi e due di tre. La collana è stata proposta anche in allegati ai quotidiani e in volumi editi dalla Bao di Michele Foschini, un altro amico di Recchioni (come si evince da pubbliche interviste). Fu per il tramite di Recchioni che la Bao iniziò la collaborazione con la Bonelli da cui è nato il catalogo in comune. Non sappiamo quante copie hanno venduto i volumi di Orfani by Bao. Riserbo assoluto. Abbiamo sentito voci e non sono buone. Siccome si tratta di voci, preferiamo non parlarne. Il dato più recente di Orfani lo ha fornito il grande Alessandro Bottero: 10.000 copie. Troppo poco per continuare ad andare avanti. E infatti Orfani chiude. Il dato di Bottero arriva pochi mesi dopo l'annuncio della chiusura della collana mensile da parte dello stesso Recchioni, come vedete dalla immagine.
 

Recchioni elenca i primati di Orfani, ma non menziona il dato delle vendite. Dice alla fine del post: Tra poco più di un anno sarà terminata, ma di soddisfazioni ce ne ha date. Le soddisfazioni sono quelle che elenca nel post. Soddisfazioni che riguardano Recchioni come autore e creatore di Orfani, non certo per la casa editrice, il cui obiettivo è vendere quante più copie possibili di un'opera e mandarla avanti finché vende. Altrimenti, chiude. E' la regola del mondo dell'editoria. Posto che le serie a fumetti prima o poi chiudono (anche Dylan Dog chiuderà un giorno), Orfani, secondo noi, è stato un grosso flop. Tra le molte dichiarazioni che Recchioni fece alla fine del 2013 su Orfani vi era quella per cui la serie avrebbe dovuto portare nuovi lettori alla Bonelli, pescando nel variegato mondo dei videogiochi. Un mondo che Recchioni conosce bene, visto che collabora con la piattaforma Multiplayer. Ma alla Bonelli la serie Orfani ha dato soddisfazioni e se si quali? Di recente una intervista del direttore editoriale Michele Masiero a proposito di Orfani parla di Risultato Raggiunto. Quale sarebbe questo risultato? Una serie che chiude per basse vendite quali risultati può portare ad una casa editrice? Si potrebbe affermare che Orfani, per un certo periodo, è andato bene e infatti dopo le prime due stagioni ne hanno programmate altre quattro. Però, se guardiamo i dati, Orfani dopo poco più di 8 mesi dalla uscita del primo numero, aveva perso circa la metà dei lettori, passando da 50.000 a 29.000 copie e oggi chiude a 10.000 copie. Un disastro, secondo noi. Siccome non siamo così ingenui, sappiamo che i vertici di una casa editrice non ammetteranno mai il flop in modo chiaro né attribuiranno colpe o responsabilità ai loro autori. Semmai i conti vengono regolati in privato e all'interno. Fuori deve apparire l'immagine di un progetto che, per il tempo in cui è stato proposto, ha dato risultati. Orfani ha dato soddisfazioni anche ai collaboratori di Recchioni, che con lui hanno lavorato su John Doe all'ex-Eura. Tutti o quasi hanno lavorato sulla serie Orfani e alcuni si sono insediati in Dylan Dog (i copertinisti Cavenago e Accardi sono ex-disegnatori di John Doe). Soddisfazioni a 360 gradi per il creatore R. Recchioni e per tutti coloro che hanno lavorato sulla collana, perché le soddisfazioni non sono finite. Tutto nasce dal contratto che la casa editrice sottopone a scrittore e artisti.
 





Due sono le fonti che permettono ad un fumettista di trarre reddito dalle opere da lui create: le royalties e le somme pagate dalle future ristampe. Le royalties sono percentuali sulle vendite, che in una certa misura l'editore garantisce per contratto al creatore. Non conosciamo se una siffatta clausola sia stata inserita nel contratto tra la Bonelli e il Recchioni per Orfani, ma siamo pronti a scommettere di si. Recchioni conosce il sistema e sa come tutelarsi con gli editori. La clausola prevede che se le vendite superano una certa soglia, concordata per contratto, il creatore percepisce una somma ulteriore a quella garantita dai diritti sulla pubblicazione. Se le vendite calano sotto quella data soglia, il creatore si deve accontentare di quello che l'editore paga per la pubblicazione dell'opera o di quello che gli arriva dalle pubblicazioni estere. L'altra fonte di guadagno da un'opera a fumetti è data quindi dai diritti di pubblicazione. La Bonelli paga non solo per la prima uscita, ma anche per le ristampe. Se un domani la Bonelli decidesse in futuro di ristampare Orfani, dovrà pagare una certa somma al creatore e ai singoli fumettisti impegnati sugli albi ristampati. Poi dipende dalle dimensioni. Una cosa è ristampare un numero di Tex che vende centinaia di migliaia di copie, altra è un'opera che vende molto, molto meno come Orfani per l'appunto. Recchioni potrebbe, però, portare Orfani presso un altro editore, ma in Italia oltre alla Bonelli non c'è nessuno in grado di garantire i medesimi guadagni. Nemmeno la Panini, che è sì un gigante, ma solo perché pubblica una montagna di materiale. Se ci soffermassimo sui dati di vendita delle singole testate, ci sarebbe da farsi qualche domanda. Questo spiega perché Recchioni pubblicizza molto Orfani e poco Dylan Dog sul suo profilo. Di Dylan Dog è solo il curatore. Viene pagato per curare la serie e per le storie che si autoapprova, non per altro. Inoltre, il mandato come curatore di Dylan Dog sta per finire e allora Recchioni si concentra sul fronte che gli garantisce di più: Orfani. E gli conviene farlo ora visto che con la conclusione della sesta stagione Orfani chiude come serie avente una periodicità mensile. In varie altre interviste, Roberto Recchioni ha precisato che Orfani proseguirà con speciali semestrali o annuali. Si prospettano, quindi, futuri incassi per lui e per i fumettisti che saranno operativi su siffatti volumi.


Nella discussione che abbiamo riportato, Recchioni smentisce che la serie Orfani sia stata conclusa per le basse vendite. Afferma che tale decisione era stata presa fin dall'inizio con un termine preciso. Il discorso non quadra. Ed è lo stesso Recchioni che offre argomenti contraddittori. Se esisteva un contratto per fare due stagione e una terza se le vendite delle prime due fossero state buone, alla luce dei dati pubblici in nostro possesso, possiamo concludere nel senso che tra il 2014 e il 2015 Orfani ha avuto vendite medie di 25-26.000 copie. Una soglia che per contratto sarà stata ritenuta sufficiente per continuare ad investire e produrre una terza stagione, come poi è avvenuto. Dopo la terza stagione qualcosa si sarà rotto. E' probabile che ci sia stato un sensibile calo delle vendite fino a circa 20-21.000 copie e che in Bonelli abbiano voluto muoversi in modo più cauto. La quarta stagione viene così rinviata e sostituita da due mini-stagioni di tre numeri ciascuna. Ed è forse questo l'errore commesso da Recchioni. Con le due mini-stagioni le vendite potrebbero essere crollate fino a scendere alle attuali 10.000 copie, chiudendo ogni possibilità di programmare nuove stagioni, oltre alla sesta (che poi si può ritenere la quarta effettiva, escludendo le due mini di tre numeri). Dalle dichiarazioni rese nei commenti sopra, Recchioni smentisce questa tesi. Ritiene che la chiusura di Orfani, che lui afferma non essere mai stato in perdita, non sia collegata con le vendite. Tesi non condivisibile per i motivi sopra esposti, nonché per la naturale ed ovvia considerazione secondo la quale perché un editore dovrebbe concludere una serie che gli garantisce utili? E' vero, come dice Recchioni, che ci sono stati contratti con termini precisi, ma cosa ha impedito di sottoscriverne altri per nuove stagioni di Orfani? Recchioni afferma che il riferimento al San Paolo era relativo solo al primo numero. Non è così. Marcheselli, co-intervistato nella stessa sede, auspicò che le vendite si stabilizzassero sopra le 50mila copie. Era quindi ovvio che i due non si riferissero solo al San Paolo per il primo numero. Il San Paolo ha circa 60.000 posti. Oltre ad Orfani, per questi motivi, Recchioni si è molto adoperato per Mater Dolorosa, ossia la sua storia di Dylan Dog n. 361! Ovvio: lì prenderà anche i soldi dei diritti di pubblicazione. E il futuro? E' in arrivo 4 Hoods a novembre! Edmund Freisler.

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