domenica 28 maggio 2017

DYLAN DOG: E SE IL NUOVO CURATORE FOSSE MATTEO RENZI? L'IDEA STUZZICA IL GRANDE POPOLO DYLANIOTA

Recchioni sta vivendo la sua fase finale come curatore di Dylan Dog. Tra una manciata di mesi il suo rapporto con la casa editrice milanese finirà e si tireranno le somme della sua gestione caratterizzata da continue polemiche, controverse prese di posizioni, litigi pubblici con fan in rete e vendite della collana in calo. Il pubblico dylaniato si è stancato. Secondo noi, la responsabilità del flop è dello stesso Recchioni, che ha alimentato aspettative più grandi delle reali possibilità di incidere in maniera significativa sul personaggio sclaviano. Ci aspettavamo di più anche noi, lo ammettiamo. Recchioni ha chiamato su Dylan Dog coloro che avevano lavorato insieme a lui su John Doe dell'ex-Editoriale Eura, oggi Aurea, collocandoli su Dylan e Orfani: Uzzeo, Cavenago, Mammucari, Edrighi, Accardi, Torti, Monteleone, Masi, Gualtieri, ecc., sono suoi collaboratori che oggi formano lo Studio in Rosso, uno studio creativo formato da Recchioni un paio di anni fa a Roma. Di più non poteva fare. La Bonelli è come l'impero carolingio. Ogni feudo ha il suo signore supremo. Su Tex Willer c'è il duo Boselli-Faraci. Su Zagor c'è l'onnipotente Burattini. Su Julia c'è Berardi. Su Martin Mysteré c'è il decano Castelli, ecc. Su Dylan c'era un vuoto di potere fin da quando Sclavi ha mollato il personaggio ritirandosi nel suo eremo a Venegono (a incassare royalties). Recchioni vi si è insediato grazie a Tito Faraci, che lo aveva presentato a Marcheselli e a Sergio Bonelli nel 2006. Vuoi conquistare di Sclavi? Devi realizzare una storia che parla di malattie, sofferenze ed emarginazione. Ed ecco che arriva Mater Morbi. Marcheselli aveva fatto la stessa cosa Johnny Freak. E' stato Marcheselli a presentare Recchioni a T. Sclavi. A quel punto, il destino di Gualdoni, che nel frattempo era diventato curatore, era segnato. Non sappiamo se il bluff metaforico descritto da Bottero, che ha immaginato una terra alternativa, la Terra-1509, sia reale. Ma su Terra-1509 lo è! E così Recchioni è diventato il nuovo feudatario dylaniato portando con se la numerosa corte di vassalli, valvassori e valvassini.
 

Il feudalesimo è un sistema duro a morire. Pensate che in Europa è durato mille anni. Dall'800 d.c. al 1806! Alla Bonelli il sistema è tuttora vigente. Ma perché fermarsi al feudo dylaniato e non conquistare gli altri e trasformare i valvassini in nuovi feudatari? Basta scalzare i vetusti che occupano i seggi di comando. Per farlo però ti serve un esercito forte e per Pipino il Breve la strada si è fatta subito in salita. I feudatari hanno dalla loro parte il popolo, quei servitori della gleba legati in modo indissolubile alle vecchie dinamiche. Concepire uno Zagor senza Burattini è impensabile. Stesso discorso per un Tex Willer senza il Boselli o il suo successore designato Tito Faraci. E allora devi consolidare il tuo feudo con storie importanti, che portano nuovi lettori e incassi all'imperatore. Ed è qui che si è consumato il fallimento recchionyano. Il tuo esercito non si è dimostrato abbastanza forte e nello scontro aperto che i decani è stato sbaragliato. Dylan Dog ha continuato a perdere lettori. Tanti. 36.000 in circa 4 anni. Più o meno quelli persi nella gestione Gualdoni (40.000 in circa 4 anni). E così siamo arrivati alla fine di questa storia. Recchioni è a pochi mesi dalla scadenza del suo contratto. Ha dalla sua parte Sclavi, ma non basta. La Bonelli non è un ente di beneficenza. Campa sugli incassi come tutti gli altri editori. Se Dylan continua a perdere lettori bisogna cambiare strada prima che sia tardi. Far incazzare i servitori della gleba non è servito a nulla. Provocazioni, sberleffi, battute, ecc. Il feudo dylaniato si è indebolito e con esso il suo antico signore sclaviano, che non dispone più delle forze per tentare un nuovo metaforico bluff! Ti lamentavi di Gualdoni perché le vendite di Dylan erano crollate. E ora che il calo è continuato come la mettiamo? L'imperatore pretende risultati. Il popolo è stufo e vuole un nuovo feudatario. Chi sarà il successore di Recchioni? Ruju sembra il nome più accreditato. Recchioni si è già ricandidato. E pensare che nei giorni seguenti del Comicon 2017 aveva fatto pensare ad un ritiro dalle scene fumettistiche!
 
Era un nuovo metaforico bluff! Quasi, quasi non mi ritiro più e mi propongo a tempo indeterminato. Ci sono tante cose fighe da fare ancora. Parole gridate al partito social-popolare. Recchioni sceglie di resistere, resistere, resistere, come fece Borrelli prima di ammainare bandiera davanti a Silvio Berlusconi. E se il suo successore è stato già scelto? La corte trema. Il nuovo curatore porterà una corte differente. I nuovi vassalli, valvassorri e valvassini ansiosi di occupare gli scranni dei recchioniani. A tremare sono i copertinisti Cavenago e Accardi. Perché un nuovo curatore dovrebbe avvalersi di quelli del precedente se Recchioni ha alla fine detronizzato Stano che resisteva da anni? E tutti gli altri? La chiusura di Orfani ha ristretto la torta. Recchioni può garantire lo spazio che residua su Dylan Dog, senza scontentare la sua principale alleata Paola Barbato, la new entry Baraldi e l'architetto nero Ratigher. Nel frattempo, Recchioni non è stato con le mani in mano. Quando ha capito che con le sue forze non ce l'avrebbe fatta, ha richiamato in servizio Tiziano Sclavi! Pensava che il popolo sol per questo lo avrebbe amato e magari osannato come nei primissimi tempi di John Doe. Ma niente da fare. Le vendite hanno continuato a calare. La premiazione di Mater Dolorosa è stato uno specchietto per le allodole. Quante copie ha venduto il volume della Bao? Sappiamo che Foschini e lo stesso Recchioni non lo diranno mai. Messo alle strette da una critica sempre più feroce, contestato sui social, nei commenti su FB, tanto che nemmeno la vecchia tattica di definire hater i critici ha fatto la differenza, non gli è rimasto che tentare la carta disperata: Dario Argento! Come se costui fosse un veterano dei comics! Argento viene oggi considerato un grande regista per i suoi primi film, non per gli ultimi dove forse non ha potuto dire tutto quello che avrebbe voluto dire. Il popolo dylaniato è stanco. Ha capito tutto. Una idea noi ce l'abbiamo: vista la grande comicità (intesa come verve comics!), perché non offrire a Matteo Renzi la poltrona di curatore? Al Plano.

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