giovedì 1 giugno 2017

UN NUOVO ATTACCO DI RECCHIONI AD ALEX BOTTERO! VIETATO DIRE CHE I FUMETTI IN LIBRERIA NON VENDONO?

Mentre si avvicina la fine della sua parentesi come curatore di Dylan Dog (il suo contratto scade tra un anno o poco meno), Roberto Recchioni difende la sua linea di pensiero sulle potenzialità di vendita dei fumetti in libreria (poi vi spieghiamo perché!) e al contempo, come si vede nello screenshot qui sotto, attacca Alessandro Bottero. Il Recchioni si lamenta di un operatore del settore, di cui non fa il nome, secondo cui le vendite dei fumetti in libreria non vanno bene. E conclude dicendo, voglio dire, attenzione, che è un attimo scoprirsi Bottero. Chiaro il senso del suo pensiero: se dici cose inesatte, allora sei come il Bottero. Non è il primo attacco che Recchioni lancia ad Alessandro Bottero. Il conflitto è antico e ha una spiegazione facile da capire. Nel corso degli anni, il popolare ex-editor della Play Press, ha svelato i dati di vendita di molti fumetti, tra cui quelli di Recchioni o dei suoi amici. Numeri che, inizialmente venivano contestati in vivaci battibecchi in rete. Salvo spegnersi all'arrivo delle conferme ufficiali di quei numeri. Nessuno si curava di chiedere scusa al buon Alessandro Bottero.
 

La tesi di Recchioni è: i fumetti in libreria vendono bene. Ok, rispettiamo la sua opinione, perché di opinione si tratta. Se e quando Roberto Recchioni fornirà i numeri e dimostrerà che il venduto complessivo dei fumetti in libreria di una casa editrice vanno bene, allora gli diremo: era come dicevi tu. Fino ad allora, in questo post, leggiamo solo l'ennesimo attacco ad Alessandro Bottero, unico nome fatto da Recchioni che ha ammonito il misterioso operatore del settore: vedi che ci vuole poco ad essere come Bottero. Vogliamo tranquillizzare l'operatore misterioso: essere come Bottero è un complimento. Significa che sei una persona che dice la verità e non si uniforma al costume di un certo gruppetto di persone che stanno distruggendo il mondo del fumetto italiano, gonfiando in modo artificiale opere, personaggi ed editori destinati a rivelarsi dei flop. Ora se facessimo l'elenco delle serie che hanno visto Recchioni come autore, promotore o sostenitore che si sono rivelate un flop annoieremmo i nostri lettori. Quando uscì Orfani n. 1 Bottero sostenne che aveva venduto 49.000 copie.
 

Recchioni contestò. Disse che i dati forniti da Bottero non erano veri. Poche settimane dopo, invece, confermò quel dato in una pubblica intervista. Bottero ha rivelato altri dati, come quelli di Dylan Dog, che di recente è crollato a 86.000 copie. Quando Recchioni assunse l'incarico di curatore la collana girava sulle 120.000 copie! Botterò rivelò anche il flop di Long Wei scritto da Diego Cajelli su idea di Recchioni. Il numero 1 vendette 4.000 copie su una tiratura di 35.000 copie stampate! Scrisse il Bottero: o ti conformi al PUA (Pensiero Unico Approvato) o sei uno che non riesce a interagire. Il PUA su Long Wei era che siccome l’idea l’aveva avuta Recchioni, lo scriveva Diego Cajelli, lo disegnavano persone ultrafigose, e le copertine erano troppo avanti come grafica e tutto quanto, sicuramente sarebbe stato un successo. Poi Long Wei esce in edicola con una distribuzione di 35.000 copie, cifra rispettabile e nella media delle produzioni non Bonelli, e vende 4.000 copie del n. 1. 4.000 su 35.000 è un buon risultato? Un numero unico che vende 4.000 su 35.000 non è il massimo della vita. Flop.
 
 
Tutte le nuove serie/testate lanciate dall’Aurea nell’ultimo anno e mezzo sono state dei flop colossali. Tutte, nessuna esclusa. Perché Long Wei doveva essere diversa? Perché in rete se ne parlava bene? Signori, Internet non sposta una copia che è una, lo vogliamo capire? Perché Recchioni difende la tesi che in libreria i fumetti vendono? La risposta è semplice. Il suo amico Michele Foschini ha concluso, grazie ai suoi buoni uffici, un accordo con la Bonelli per fare un catalogo insieme per le librerie. Perché un gigante come Bonelli dovrebbe fare un accordo con una piccola casa editrice? Perché in libreria si vendono milioni di copie? In questa intervista rilasciata ai simpaticoni di Comicus, il Foschini risponde così alla domanda su come è nata la sinergia tra Bao e Bonelli: Come molte altre cose nel mondo del Fumetto italiano, è “colpa” di Roberto Recchioni. Due anni fa ci ha chiesto di portare in libreria Mater Morbi, il suo storico episodio di Dylan Dog, e da allora sono nate amicizie personali, una profonda e reciproca stima professionale, e la sensazione di avere punti di vista diversi...


...ma complementari, sul mercato. Collaborare con Sergio Bonelli Editore è sempre stato un piacere, non ricordo un solo momento di tensione o disaccordo, in questo ultimo biennio. E' stato quindi Recchioni a favorire l'accordo tra Foschini e la Bonelli. Foschini parla di Mater Morbi. Di recente, Bao ha dichiarato che di quella edizione Bao sono state vendute 12.000 copie di cui 10.000 firmate da lui. Non sono poche 12.000 copie? Su questi argomenti il Recchioni è stato intervistato nel 2015 da Michele Garofoli dello Spazio Bianco: Non è più facile pensare che forse, grazie a oltre venti anni di carriera passati a rubare con gli occhi tanti mestieri diversi e a creare una rete di collaborazioni, io sia oggi capace di mettere in piedi dei progetti che vadano al di là del semplice presentare una sceneggiatura a una casa editrice e sperare che la accettino? Prendiamo la collaborazione tra SBE e Bao, che ha portato prima alla ristampa in edizione di pregio di Mater Morbi e poi, visto il successo (oltre dodicimila copie vendute nel settore della libreria di varia) a Orfani (che prosegue la sua vita in volumi...


 
...anche con la seconda stagione) agli altri volumi di Dylan Dog e al futuro libro sulle storie di samurai. Pensate che sia stata la Bao a presentarsi alla porta della Bonelli, così, da un giorno all’altro? Non è più probabile che per molto tempo io e Michele Foschini ci siamo confrontati per dare forma a una progettualità che è piaciuta alla SBE? E che visto che è andata molto bene, forse questa cosa sia stata di ispirazione per la prossima entrata in prima persona della SBE nel settore delle librerie di varia e nelle fumetterie? No, più facile pensare che sia qualche trama oscura dietro. Più facile e più consolatorio. Se ci attenessimo alle mie incombenze in Bonelli, tutto quello che dovrei fare è state davanti a un computer e ogni tanto prendere un treno da Roma a Milano. In realtà, negli ultimi cinque anni, di treni ne ho presi molti e verso le direzioni più disparate. Mi sono seduto a tavoli di riunioni con realtà lontane dalla Bonelli, che poi alla Bonelli si sono avvicinate. E da queste connessioni sono nate e nasceranno cose. È il lavoro di un curatore di testata? No. È il lavoro di un produttore (nell’accezione...
 
 
...usata dal settore cinematografico), che è poi quello che penso di essere, prima ancora che un autore. Fortunatamente, le tensioni a cui accennavi saranno transitorie. Quello che sta accadendo è una normale evoluzione. E farà il suo corso naturale. Recchioni quindi afferma di avere conoscenze di aspetti che vanno al di là della realizzazione di una storia, ma almeno finora i suoi progetti per le case editrici non hanno dato grandi risultati. John Doe ha chiuso, Orfani chiuderà tra pochi mesi, il suo ciclo come curatore di Dylan Dog si avvia alla conclusione, le sue collaborazioni con Cosmo e Star hanno fruttato? Recchioni non svela numeri. Non dice quanto vendono le sue opere, ma è convinto che i fumetti in libreria vanno bene. E perché dovrebbe affermare il contrario se il suo amico Michele Foschini è a capo di una casa editrice che propone i fumetti della Bonelli in volumi nelle librerie? Perché se emergesse che i fumetti in libreria non vanno bene alla Bonelli comincerebbero a pensare che certe progettualità sono pura illusione. E Alessandro Bottero queste cose le dice da tempo. Al Plano.

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