martedì 18 luglio 2017

ARRIVA IL MEGA-CROSSOVER TRA DYLAN DOG E DAMPYR! IL POPOLO ITALIOTA SI CHIEDE: COS'E' UN CROSSOVER?

Il crossover tra Dylan Dog e Dampyr, annunciato molti mesi fa dalla Bonelli, ha lasciato interdetti i lettori italioti. Un crossover è cosa comune per il fruitore di fumetti americani, i cosiddetti comic book. Il fruitore di fumetti italiani, i cosiddetti Bonelli (dal nome della casa editrice) ignora il concetto di crossover. Sicché la domanda che è campeggiata nei gruppi e nei forum bonelliani è stata: cosa cazzo è un crossover? Basta andare su internet e scoprire che un crossover è una storia che si dipana su più albi. Inizia su un numero di una certa collana, si sviluppa sul numero di un'altra collana o di un personaggio e si conclude lì o su un altro albo ancora di un altro personaggio! E' una moda tipica dei fumetti Usa. Gli americani la utilizzano per spillare più soldi ai lettori e vendere più copie. Il fine è quello di legare ad una serie conosciuta, nell'arco temporale di un mese o di una manciata di mesi, una o più serie meno conosciute. I lettori della serie più nota saranno costretti a comprare gli albi della serie meno nota. L'editore spera così di far guadagnare alla serie meno nota e meno venduta nuovi lettori! La moda è sconosciuta agli italiani, che sono abituati in altro modo. Comprano un albo che è stampato sulla carta riciclata di bassa qualità, quasi sempre gialla o già ingiallita in edicola (se non si compra subito la copia), che ospita una storia autoconclusiva. Finisce lì. Il tempo di leggerlo e buttarlo via. Metà dei fruitori dei fumetti italiani fanno così. L'altra metà li colleziona e riempie la casa di una massa enorme di carta giallina. Per un lettore italiota comprare un albo per leggere una storia che finirà su un albo di un'altra serie è qualcosa di innovativo. La Bonelli, che da anni sta varando politiche di americanizzazione sfrenata, ha lanciato il suo primo crossover. E lo ha fatto legando nella storia un suo personaggio famoso, cioè Dylan Dog, ad un personaggi molto meno famoso, cioè Dampyr.
 

Sono entrambe serie horror, per quanto Dampyr sia molto più horror di Dylan Dog. Il curatore di Dampyr è Mauro Boselli, che è il migliore autore di fumetti in Italia. Il curatore di Dylan Dog è Roberto Recchioni e da quando è diventato curatore della collana secondo circostanze controverse (ne abbiamo parlato qui), è stato un diluvio continuo di critiche. I lettori lo accusano di avere trasformato Dylan Dog in un fumetto comunista, anticlericale, pro-UE, pro-Kasta, pro-Islam e con accentuati contenuti esoterici e satanici. Entrambe le testate sono in difficoltà. Dylan Dog ha perso 34.000 lettori negli ultimi 4 anni (passando da 120.000 a 86.000 copie). Dampyr lo scorso anno vendeva 20.000 copie. Non abbiamo dati aggiornati, ma è ragionevole pensare che abbia perso un altro paio di migliaia di lettori. Alla Bonelli sperano con questa operazione di salvare Dampyr. Se ciò avvenisse, saremmo felici, se non altro per rispetto verso M. Boselli, che riteniamo il migliore autore di fumetti in Italia. Boselli è il curatore di Tex Willer, il migliore fumetto italiano. L'unico che può ancora essere considerato di Destra! Il lettore italiota (termine con cui ci riferiamo soprattutto ai lettori di Dylan Dog) è uno sprovveduto nella misura in cui ignora il significato della parola crossover e anche se l'editore ha fatto una massiccia campagna in questo senso, l'idea di comprare un altro fumetto per sapere come va a finire la storia sta provocando irritazione. Alla domanda: per sapere come finisce questa storia di Dylan Dog comprerai il numero di Dampyr? La risposta che è possibile desumere dalle forti proteste dei fan: manco per il cazzo! I disagi maggiori deriveranno ai lettori di Dampyr, che scopriranno con amarezza, fin dalla prima pagina che la storia prosegue da una storia di Dylan Dog! Alla Bonelli sperano che gli 86.000 lettori di Dylan Dog comperino il numero di Dampyr! Secondo noi, assolutamente no!
 
Secondo noi avranno una delusione cocente. Posto che le storie di Dylan Dog sono una continua delusione, è possibile che pochi decideranno, se non per mere ragioni di collezionismo, di comprare anche il numero di Dampyr. Il lettore italiota al massimo colleziona una o al massimo due o tre serie, ma non compra tutto come avviene per il lettore di comic book. Perché la Bonelli sta lanciando queste strategie americane? Dal marzo 2010 la Bonelli ha affidato alla Panini Comics, ormai sua ex-concorrente diretta, la gestione dei suoi diritti all'estero! Ma come, direte voi, la Bonelli si fa gestire all'estero da una concorrente??? Che cazzo sta succedendo??? Ok, ma in Italia sono dei concorrenti, giusto? Sbagliato! Bonelli e Panini sono case editrici che collaborano tra loro. Commentando l'ingresso in Bonelli come co-direttore generale di Simone Airoldi dalla Panini, sul sito della Bonelli comparve un comunicato in cui si diceva che i due editori continuano la loro collaborazione! Ok, ma cosa c'entra questo con la americanizzazione della Bonelli? La Panini gestisce, per conto della Disney, i diritti Marvel nei mercati esteri. Il rapporto tra Panini e Disney è stretto. Formalmente sono aziende autonome. Sostanzialmente, sono una cosa sola. Risultato: la Bonelli è oggi un editore le cui strategie sono, diciamo, influenzate in maniera preponderante da un editore americano, la Disney per il tramite della Panini. Il bello deve ancora venire. Da qualche anno, infatti, la Bonelli non propone più fumetti in b/n, bensì a colori. Le storie sono molto meno impegnate e adatte per un pubblico di ragazzini. Il formato non è più il classico 16x21, ma il 17x23 (in questo senso, i lettori di Morgan Lost hanno avuto una amara sorpresa!). Un processo che può essere condotto senza problemi. I lettori italiani sono ignoranti. Hanno una cultura minimale. E a parte pochi che protestano la grande massa non ci fa caso.
 
Possono fare questo su collane in decadenza come Dylan Dog e Dampyr. Domani lo faranno su Nathan Never e Martin Mysteré, ma non lo potranno mai fare con Tex. Tex è la Bonelli. Se la Bonelli tocca Tex e lo americanizza sarebbe la fine. Tex vende quanto tutte le altre serie Bonelli messe insieme, eccettuato Dylan. Dylan può chiudere e pochi sentiranno la sua mancanza, salvo i più accanati fan sclavioti. Tex resterà così. I suoi lettori sono anzianotti. Non accetteranno mai che il loro beniamino scada al livello di un comic book. Con molta astuzia la Bonelli ha lanciato una ristampa a colori da edicola di Tex. La stampa è buona così come i colori, vivi. Potrebbero migliorare gli editoriali. Il prossimo crossover sarà quello tra Tex Willer e Zagor? La Bonelli ha necessità anche di svecchiare il suo parco autori. Eccettuati gli intoccabili Boselli, Faraci, Ruju e Ambrosini, tutti gli altri potrebbero essere sostituiti da autori giovani. L'ordine nuovo che arriverà dalla americanizzazione non è compatibile con il vecchio e il vecchio modo di fare fumetti. Riteniamo che nel nuovo ordine italiano del fumetto non ci sia più spazio per fumetti come Julia, Nathan Never, Martin Mysteré e Dylan Dog. E il futuro sarà costellato da mini o maxiserie di 6 o 12 numeri, tutte a colori, formato 17x23 e a 64 pagine. Forse perfino spillati. Tutto giusto, se la Bonelli lo avesse fatto 25-30 anni fa! Bonelli si converte all'americano quando l'americano in Italia ha fallito e non ha più mercato. L'Uomo Ragno nel 1994 vendeva 30.000 copie. Oggi a stento arriva a 5.000 copie ed è la serie di supereroi più venduta. A cosa porterà tutto ciò? Nella prospettiva dei vertici editoriali tutto ciò ha un senso. Sono però convinti di far bene così. Quelli che oggi sono i vertici delle case editrici, 20-30 anni fa erano fanzinari. Ne capivano di fumetto, ma di come si gestisce una impresa e di come funziona un mercato? Non la stessa cosa. Al Plano.

2 commenti:

  1. Mi capita spesso di non concordare sulle vostre chiusure, anche quando seguo con interesse il pezzo (chissene, voi direte, ma visto che vi seguo e che lasciate lo spazio per i commenti... :D)
    Nello specifico, non capisco la demonizzazione dei "fanzinari". Non importa quello che si è fatto 20-30 anni fa, ma quello che si è diventati nel mentre. A 18 anni collaboravo a una fanzine di cinema (tecnicamente una prozine, ma vabbe'...)... poi mi sono laureato e sono diventato un professionista... quindi? il problema non sono i fanzinari che diventano professionisti, ma i professionisti che muoiono fanzinari!
    Secondo punto: un appassionato intelligente (che in un mondo normale dovrebbe essere quello che poi fa il "salto") conosce anche la storia dei mercati. la storia del fumetto è una storia di cicli, talvolta ricorrenti, e di stagioni, ciascuna con un proprio perché, spesso materia di analisi proprio sulle fanzine. Uno dei problemi in ambito editoriale e promozionale è proprio la mentalità dei nuovi "esperti di mercato", costruiti a tavolino da nuovi corsi universitari affermatisi in tempi più o meno recenti con la mentalità delle proiezioni semestrali (spesso parallele ali loro contratti, va anche detto), anche quando sarebbero necessari piani quinquennali. chissene se tra due anni le mie scelte di oggi contribuiranno a fare crollare tutto, l'importante è che intasco il bonus a fine semestre e un precedente per vendermi meglio al prossimo boss! yeeeeh!
    Per fare un esempio pratico (un po' datato, lo ammetto), non sono certo gli autori ex fanzinari a chiedere che gli X-Men si impantanino tutti gli anni per sei mesi su dodici in un crossover-evento, né sono stati gli autori di New Warriors e Ghost Rider a chiedere che le loro testate si ritrovassero indebolite dal loro forzato inserimento in un proprio microuniverso di testate!
    Oggi, per certi incarichi, chi sa presentare un grafico (elaborato su dati del passato, che potrebbero non essere replicabili) conta più di chi sa selezionare il materiale da pubblicare o da distribuire, o anticipare un trend. Ma selezionare certo personale richiede a sua volta una sensibilità e un'esperienza, che i nuovi proprietari, spesso entrati in un certo "giro" solo per investimento (o eredità), non possiedono.
    Questo, per me, è il vero Male.
    Un saluto.

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    Risposte
    1. Il problema nasce quando editori ignoranti del settore (in Italia, nel settore del fumetto, lo sono quasi tutti) affidano responsabilità aziendali ad una mandria di fanzinari, che fatta eccezione per le vicende dei loro personaggi, della vita non sanno più nulla e ignorano come funziona una azienda vera.

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