sabato 1 luglio 2017

DYLAN DOG: CRISI INFINITA! LE GRANDI STORIE? MACCHE'! ARRIVANO I GROUCHINI! A QUANDO IL DYLAN GAY?

Quando Roberto Recchioni è diventato curatore editoriale di Dylan Dog tutti si aspettavano delle grandi storie realizzate da grandi autori. La collana era in crisi, perdeva ogni anno una media di 8.000 lettori circa e l'indifferenza regnava sovrana dopo le due non felici gestioni di Marcheselli e Gualdoni. Recchioni è stato chiamato a invertire questa tendenza negativa. Fino a quel momento aveva scritto in otto anni 4 storie di Dylan Dog e in base a dichiarazioni recenti dello stesso Marcheselli con Gualdoni era arrivato ai ferri corti. L'arrivo di Recchioni non ha cambiato la situazione, che è rimasta difficile. Senza dilungarci in aspetti che abbiamo esaminato nei nostri articoli di questi anni (le vendite della collana sono scese di altre 34.000 copie, passando dalle 120.000 copie del 2013 alle attuali 86.000 copie), non sono mancate le polemiche per determinati contenuti nelle storie, per i litigi del curatore su social e forum, per le tante prese di posizioni controverse, per la svolta esoterico-massonica, per i costanti riferimenti al comunismo, alla propaganda per la Kasta (che è consistita nel sostenere tutto ciò che, direttamente o indirettamente, richiama il potere costituito dei banchieri UE e delle multinazionali, tra cui quelle produttrici di vaccini, ecc.), la scelta pro-Islam, pro-Immigrazione, ecc. Le grandi storie, però, non si sono viste. John Ghost, pompato in rete come il nuovo nemico di Dylan Dog, si è visto due volte in quattro anni e salvo 2-3 storie (scritte da Ruju, Ambrosimi e Sclavi) non abbiamo visto grandi autori. Resta ancora valida la regola secondo la quale il meglio che la Bonelli possiede come autori e disegnatori viene riservato per la serie di Tex Willer. Le promesse fatte dal curatore nel 2013 non sono state mantenute. Non ne siamo sicuri, ma abbiamo il vago sentore che le storie che in questo quadriennio sono state aspramente criticate, fossero di adattamenti di storie scartate o bocciate da Giovanni Gualdoni quando questi era curatore della serie. E che le storie che Gualdoni aveva approvato siano state dirottate sul Maxi Dylan Dog.
 

Le cose non sono quindi andate come i capi della Bonelli si aspettavano. Nel frattempo, Marcheselli è stato sostituito dall'ex-editor di vecchia data di Marco M. Lupoi, Michele Masiero, come direttore editoriale e a Davide Bonelli è stato affiancato, sempre di provenienza Panini, Simone Airoldi come direttore generale. Ma Recchioni è rimasto al suo posto. Per salvare Dylan Dog è stato richiamato Sclavi in veste di sceneggiatore e visto che le vendite continuavano a calare, nonostante gli sforzi promozionali profusi, è stato arruolato perfino Dario Argento! Tanti nomi, tanti proclami ma in rete i lettori hanno continuato a devastare la cura editoriale della collana con critiche feroci che sono sfociate nell'apertura di una PETIZIONE PUBBLICA, che chiede la rimozione di R. Recchioni dal suo incarico di curatore. Finora hanno firmato 5748 persone. In assenza di grandi storie e grandi nomi, si è puntato tutto su cover speciali ed altre trovate tipiche della Marvel in America. Oltre a ristampe di ogni tipo per sanare le perdite causate dal calo delle vendite della serie regolare. In questi giorni sono stati fatti diversi annunci sulle prossime iniziative dylaniate tutte all'insegna dello sfruttamento del brand Dylan Dog, ma nulla che faccia pensare a storie sconvolgenti o comunque di qualità. Se non fosse per lo scarso livello culturale dei lettori di Dylan Dog, molti capirebbero l'estrema vacuità di certi proclami. Gride di giubilo verso copertine con chiari riferimenti esoterici rendono edotti di una realtà in cui il lettore, del tutto sprovveduto, non si rende nemmeno conto del declino del suo mito. Si parla di dodici albi autoconclusivi dedicati a Groucho realizzati da fumettisti sconosciuti ai grandi livelli, che fanno capire come ormai quello che conta è far arrivare in edicola qualcosa che abbia la scritta Dylan o Sclavi sopra. Alla Bonelli non hanno ancora capito che i lettori hanno mollato la collana proprio per scelte di questo tipo. Scelte che hanno decretato il flop della Marvel e che ora la Bonelli pedissequamente e fedelmente ricalca. Kristoffer Barmen.

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