venerdì 11 agosto 2017

DYLAN DOG N. 370: MEGA-RECENSIONE! IL SOLITO MESSAGGIO PRO-ISLAM NEL CONTESTO DI UNA STORIA FIACCA

Dylan Dog, fino a prova contraria, dovrebbe essere una serie horror, dove il protagonista, un ex-poliziotto, indaga fenomeni legati al mondo del paranormale. Questo numero 370 offre questa prova contraria. Dove sono il paranormale, i mostri, i demoni, le streghe e i rituali? Potremmo chiederlo a Roberto Recchioni, curatore della collana dal settembre 2013, ma non otterremmo risposta, salvo quelle che fornisce sui social quando viene criticato per il suo lavoro e che non offre alcun contributo alla discussione. Posto che in questa storia di horror non ce n'è nemmeno una goccia, ci chiediamo se oltre a Recchioni ci sia qualcuno alla Bonelli che decide l'ultima parola prima di mandare in stampa i fumetti. Forse non c'è o magari Recchioni, tutto preso dalle discussioni sul suo profilo FB o dai suoi disegni che realizza con strumenti sudcoreani da quando è stato a Seul qualche settimana fa, non si è accorto che questa storia non ha alcun contenuto horror, ma costituisce un manifesto politico di un messaggio di colonizzazione islamica firmato da una scrittrice qui esordiente. Un messaggio che, da un lato, critica l'eccessivo accanimento contro gli islamici (e in questo ha ragione) e che dall'altro dipinge il mondo islamico come qualcosa di rassicurante, di cui non avere paura e contro cui tutto ciò che viene detto o rappresentato in pubblico è una esagerazione. Prima di questa storia non abbiamo mai sentito parlare di Gabriella Contu. La curiosità e la necessità di documentarci ci ha spinto a saperne di più sul suo conto. Per prima cosa abbiamo visto il suo profilo Facebook e i contenuti ci hanno suggerito una vicinanza all'area politica della sinistra tutta schierata oggi a favore del sistema dei banchieri UE, dell'Islam, delle unioni civili e in generale dell'anticlericale messaggio che il PD lancia ogni giorno. Cerchiamo note di biografia, ma non troviamo niente, nemmeno sul sito della Bonelli.


Ci rinunciamo. Volevamo capire sulla base di quali passi è arrivata a scrivere una storia di Dylan Dog. Recchioni su di lei non ci dice nulla, salvo che la vedremo in futuro su altre storie. Chi dice che i fumetti non c'entrano nulla con la politica sbaglia. Questo fumetto è la prova che la politica pervade tutto nell'industria del fumetto italiano e di sinistra in particolare. Questa storia permette di capire cosa succede quando la politica schiaccia una storia senza pietà. Iniziamo dalla copertina di Gigi Cavenago. L'immagine è quella di Dylan ripreso da sotto che vede un aereo schiantarsi contro il Big Ben. Il riferimento è all'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle di New York. L'immagine è quella ripresa da tante foto di persone che, viste da sotto, guardavano gli aerei schiantarsi contro i due palazzi. Il disegno è molto semplice, limitato all'essenziale, salvo che per il Big Ben, ben realizzato. Il titolo, Il Terrore, è evocativo. Dovrebbe attirare il lettore. Se mettiamo a confronto la cover con la storia ne traiamo l'idea che la prima è lo specchio delle paure dell'occidente e la seconda la realtà, almeno secondo quanto vorrebbe farci notare l'autrice della storia. E se la cover dicesse altro? Se il suo scopo fosse quello di mettere in guardia gli inglesi che vogliono lasciare l'UE? In una tavola del numero 361, Mater Dolorosa, Recchioni fece dire a John Ghost una acida battuta sul fatto che il Regno Unito volesse lasciare l'Unione. Lo stesso Recchioni ha in pubblico assunto una posizione contraria alla Brexit. Passiamo agli editoriali interni. Come detto, Recchioni non ci dice niente della Gabriella Contu. Non sappiamo nemmeno cosa ha scritto prima di approdare qui. Recchioni si limita all'essenziale. Due citazioni per sottolineare quanto sbagliano coloro che attaccano l'Islam e una pubblicità ad una ristampa di una storia di Dylan scritta dal suo amico ed ex-direttore editoriale della Bonelli, Mauro Marcheselli.

Che sta succedendo a Recchioni? Negli ultimi tempi sembra che abbia poco tempo da dedicare a Dylan Dog. Gli editoriali, una volta molto polemici e forieri di tante riflessioni, oggi sono poveri e si limitano a scarne affermazioni. Recchioni dice che fare il curatore gli impedisce di dedicarsi di più ai testi. Noi riteniamo che il problema della collana sia costituito dalla scarsa qualità degli scrittori le cui storie lui ha approvato. Come in questa storia. La Contu non ci è piaciuta. In queste pagine non ci sono mostri, demoni, streghe, paranormale, ecc. Lo stesso Dylan riveste un ruolo di secondo piano, calato in una serie di eventi senza una razionale introduzione. All'improvviso, senza un motivo, tutto piomba nel caos, alimentato dalla paura scatenata dagli stessi media. Se la Contu voleva lanciare un messaggio precisando che quello contro il mondo islamico è un grosso pregiudizio, secondo noi lo ha fatto nel modo sbagliato. Una storia dovrebbe essere costituita da tanti pezzi montati uno sull'altro in modo coerente, logico e razionale. Nulla di tutto ciò si vede in questo testo. Un altro aspetto ci preme indicare: com'è che da qualche tempo nelle storie di Dylan Dog si accentua la presenza musulmana? Avete presente il vecchio Dylan che si scopava una donna in ogni storia? Beh, quel Dylan non c'è più. Ora vuole scoparsi una sola donna, la poliziotta islamica Rania Rakim. La ama? No, perché nel numero 342, il Cuore degli Uomini, Recchioni, autore di quella storia, fece dire a Dylan che lui non ha mai amato le donne che si era fatto. Si trattava solo di sesso. Allora Dylan non ama Rania. Se fosse vero il contrario, Recchioni avrebbe smentito se stesso. Il fine è quello di dimostrare che tra occidentali e musulmani sono possibili le relazioni? E questo non è un modo di fare politica attraverso i fumetti? Non è un messaggio di integrazione? Tra l'altro, gli inglesi sono sempre stati feroci nazionalisti.

I disegni di Giampiero Casertano sono molto efficaci. Potenti nel tratto ed espressivi per il livello cataclismatico degli eventi narrati. Le espressioni dei volti sono quelle che colpiscono di più. Come le inquadrature, la cura dei particolari, gli scenari e il buon rispetto delle anatomie. In qualche punto, ricorda molto lo stile di Hirohiko Araki, quello di Jojo! Il lavoro dell'artista è l'unica cosa che si salva di questa storia, il cui protagonista è un ragazzo islamico, Ahmed, che deve partecipare ad una mostra scientifica per la quale prepara un suo macchinario speciale. Vorrebbe vincere il premio che gli permetterebbe di proseguire i suoi studi. Un professore, caduto vittima della psicosi da terrorismo, scambia quel macchinario per una bomba. In pochi minuti è il caos generale. Tutta Londra precipita nel panico. Ahmed, che ha perso gli occhiali, lui non si accorge di nulla. Ma siccome la fiera sta per iniziare, deve recarsi subito a St. James Park. In un clima irreale, polizia, forze speciali e perfino truppe corazzate si gettano al suo inseguimento! Il tutto in pochi minuti. Cosa vuole dimostrare l'autrice? Che il pericolo dell'Islam è fittizio e non reale ed è alimentato dalla psicosi dei cittadini? Se questo era lo scopo, c'erano altri modi più ordinati per farlo. Una storia più razionale, più approfondita, più caratterizzata, più logica ed armoniosa. Invece, ci è parsa una giustapposizione di emozioni e situazioni messi alla rinfusa. Dylan non capisce nulla. Si ritrova alla ricerca di Ahmed e alla fine lo trova alla fiera della scienza di Londra. L'invenzione del ragazzo non viene descritta, salvo che per la luce che abbaglia tutti. Dovrebbe essere la luce della ragione che prevale sulla follia alimentata dal pregiudizio? Volevamo trattenerci di più sulla trama, ma non c'è altro. Tiratina d'orecchi a Casertano. Nella storia i carri paiono un mix tra carri inglesi Challenger 2 e Merkava israeliani! Dimitri Temnov.

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