lunedì 24 luglio 2017

DYLAN DOG: UN MESSAGGIO DELLA COLONIZZAZIONE ISLAMICA VERSO L'OCCIDENTE? IMPLICAZIONE ESOTERICA

Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto attacchi dai siti social di Dylan Dog a dimostrazione del fatto che le nostre recensioni non sono gradite, ma anziché accoglierle con spirito critico, secondo la peggiore tradizione massimalista di sinistra la reazione di questi delinquenti (meglio individuarli con l'etichetta che si meritano) è consistita nello scrivere post invitando altri a gettare fango sul nostro sito. La cosa non ci tocca minimamente, anzi accresce la nostra visibilità e dimostra che le nostre critiche, tese ad evidenziare contenuti e messaggi politici nelle storie a fumetti, hanno colpito nel segno. Se tali pezzi hanno dato vita a reazioni così veementi significa che avevamo ragione. Nelle storie abbiamo scorto contenuti politici consistiti in messaggi anticlericali o contrari ad un ordine etico di stampa nazionalista e conservatore. Per avere una idea dettagliata basta leggere il numero 339 e il recentissimo numero 369, vale a dire uno dei primi ed uno degli ultimi della gestione Recchioni. E' grazie a noi oggi si ritorna a parlare nei gruppi social di argomenti come Destra e sinistra, svelando quello che ci è parso un piano preciso: prima anestetizzare il dibattito su certi argomenti per poi inserire nelle opere di intrattenimento messaggi chiari. Ed è un caso che i due nuovi personaggi introdotti in Dylan Dog, cioè Rania e Carpenter, siano rispettivamente di origine musulmani e neri? In una epoca storica in cui il sindaco di Londra è musulmano potrebbe starci, direte voi. Ma non è così. Il sindaco di Londra può essere anche malese per quello che ci riguarda, ma sta di fatto che nelle storie si vede spesso Rania con il velo durante azioni di servizio. Che significa questo? Molto semplice: si cerca di lanciare un messaggio in cui è normale avere, nelle relazioni quotidiane, persone di origine islamica che si vestono con abbigliamenti della loro sottocultura. E fin qui ci siamo. Se uno è islamico ha il diritto di portare il velo, giusto? Ok, ma se questo fosse il primo passo di una colonizzazione culturale? Gli islamici hanno la loro cultura e la loro religione e i recenti fatti dell'Isis dimostrano che il pericolo del ricorso alla violenza per l'affermazione delle loro idee è sempre in agguato. Ecco perché non è ammissibile Rania in Dylan. E gli autori stanno facendo anche di più. Rania si è presa una cotta per Dylan e lui non vede l'ora di scoparsela. Già perché (andiamo a memoria), Dylan non ha mai scopato con una musulmana, giusto? E Carpenter, che rischia di passare come il cazzone della situazione? Dylan si scopa Rania. A lui non gli sta bene. Se la vorrebbe fare lui! Che messaggio abbiamo da questo? Due tipi, uno bianco e uno nero, vogliono scopare una musulmana di facili costumi.
 

Rania di facili costumi? Si, perché secondo voi una islamica si comporta davvero così nella vita reale? Nello Yemen, per quello che fa una come Rania, si rischia la lapidazione. Non è quello il modello di musulmana vero, ma forse vi è interesse a presentare in un fumetto un modello non troppo minaccioso e lontano dal modo di intendere degli inglesi. Il lettore percepisce il seguente messaggio: ok, ha il velo, ma è una gnocca e anche scopabile. Poiché il livello culturale medio dei lettori italiani è molto basso, per non dire inesistente, tutto ciò passa senza problemi. Fan che credono davvero che una islamica agisca così nelle relazioni quotidiane e che gridano al capolavoro per una tavola realizzata con tavolette grafiche con appositi programmi in pochi minuti. L'ignoranza gioca a favore di un altro elemento che, secondo noi, dovrebbe essere preso in seria considerazione. L'integrazione culturale. Le persone di culture diverse possono vivere in modo pacifico e con mutuo rispetto. Questo avviene nel mondo della fantasia. Gli attentati terroristici di questi ultimissimi anni dimostrano che l'integrazione non è possibile. I responsabili di questi attacchi non sono islamici immigrati, ma soggetti integrati in occidente. Vere e proprie cellule dormienti pronte ad attivarsi a segnali convenuti. Molti potrebbero essere frutto dei programmi di controllo mentale che i servizi segreti di alcuni Paesi gestiscono. Cosa c'entra tutto questo con Dylan Dog? Il lettore vuole leggere storie horror che segnano, che fanno riflettere. Ma c'è chi ritiene che in Dylan Dog i mostri siano una metafora. Che i veri mostri sono gli uomini e non i demoni. E qui andiamo su un altro elemento grave. Il satanismo. Sclavi è ateo? Se non crede in esseri soprannaturali fatti di materia spirituale (angeli e demoni sono composti così), allora cosa racconta ai lettori? Non lo sappiamo. Recchioni dice che Sclavi approva tutti i contenuti. Sclavi dice il contrario. Dice che comanda Recchioni. Allora chi è la mente dietro i riferimenti esoterici in Dylan Dog? La punta di diamante di questo fenomeno si è raggiunta con Dylan Dog n. 341, il famoso numero di esordio di John Ghost del gennaio 2015. Una storia in cui i riferimenti al satanismo si sprecano. In uno di essi si nota perfino Alan Moore, il cui corpo viene fatto a pezzi in uno di questi macabri riti. Il fenomeno si ripete nel numero 361, albo sempre scritto da Recchioni, il famoso Mater Dolorosa. Anche qui i riferimenti al satanismo sono evidenti. Sclavi ha approvato davvero tutto questo? Come si concilia ciò con la sua visione secondo cui i mostri, quelli veri, sono quelli dentro le persone? O dobbiamo concludere che il Dylan di oggi serve un altro scopo? Al Plano.

3 commenti:

  1. dal primo numero Dylan Dog è stato criticato per qualsiasi cosa: troppo violento, troppo sesso, troppo inquietante, troppo di parte (alternativamente una o l' altra, fa lo stesso), troppi riferimenti alla religione, al satanismo (ve ne siete accorti ora? si vede che non lo avete mai letto), alla stregoneria, al soprannaturale, al sadismo...... adesso mancava l' islamismo , così siamo al completo....... La verità è che Dylan Dog è probabilmente il miglior fumetto italiano mai pubblicato, e così ognuno ci vede quello che vuole: quelli che lo amano lo amano incondizionatamente, quelli che lo odiano cercano una giustificazione plausibile per odiare un fumetto che ha fatto divertire e riflettere ormai un paio di generazioni. Come anche le altre queste critiche passeranno senza lasciare la minima traccia sull' opera.

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    1. Quindi secondo questa "logica" qualsiasi cosa appaia in un volume che abbia il marchio "Dylan Dog" è incriticabile.

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  2. Complimenti per la finezza dell'articolo e l'uso pulito della lingua...

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