giovedì 3 agosto 2017

ORFANI CHIUDE! RECCHIONI DICE CHE ERA TUTTO PREVISTO COSI'. NOI VI SPIEGHIAMO PERCHE' NON E' COSI'!

Ci risiamo. La crisi avanza. Le vendite calano. E per giustificare le chiusure editori e autori esprimono in pubblico motivazioni che ci paiono più fantasiose che reali. Una di queste è: la serie chiude perché è arrivata alla sua fine naturale oppure la serie chiude perché la storia non aveva più nulla da dire ovvero ancora la serie chiude perché l'autore ha deciso di chiuderla! Perché sono motivazioni fantasiose? Semplice: nel mondo reale gli editori non chiudono le collane fino a quando vendono il tanto per ripagare gli investimenti fatti e generare un minimo di utili. In tale contesto la volontà degli autori è priva di rilievo. Il progetto viene avviato da editore e autore in comune accordo con questa base: si va avanti finché si vende. Se vediamo che le vendite calano, la testata sarà indirizzata verso una fine credibile dal punto di vista narrativo. Pochi giorni fa c'è stato l'annuncio che Rat-Man di Ortolani chiude a settembre 2017 con il numero 122. La notizia era stata data circa un anno fa e oggi è arrivata la conferma. Versione ufficiale: chiude perché l'autore ha dato una fine credibile alla serie non perché non vende più abbastanza. Noi non solo non ci crediamo ma riteniamo che questa spiegazione non possa essere sostenuta da un punto di vista logico per tacere del contesto editoriale in cui una iniziativa, come sopradetto, viene portata avanti di comune accordo tra editore e autore, fino a quando genera utili. E' anche possibile che l'autore dica stop. Ma è anche vero che scrivere o disegnare per il fumettista significa lavoro e chi mai rinuncerebbe ad una occasione di lavoro, specie oggi con una crisi che sta annientando il sistema? Qualche tempo fa è arrivato l'annuncio che Orfani di Roberto Recchioni si concluderà con la fine della sesta stagione. Motivo: chiude perché l'autore, cioè Recchioni, ha deciso così. Noi non ci crediamo e in questo articolo abbiamo espresso e spiegato i motivi per cui questa affermazione non può essere ritenuta logicamente apprezzabile. Noi riteniamo che Orfani chiuda perché non vende più quel tanto da giustificare l'investimento per continuare. Una massima che Recchioni conosce molto bene. Lui l'ha dichiarata qui, mentre noi abbiamo commentato tutta la vicenda qui.



Disse Roberto Recchioni: Come capire se un'operazione è andata bene? E' facile: se continua e se genera altro. Si riferiva alle varie ristampe di Dylan Dog, ma la massima può essere applicata a qualsiasi iniziativa editoriale. Nei commenti che vedete sopra, Recchioni a proposito di Orfani dice che si chiude perché la sua regola è che si continua fino a quando la storia ha qualcosa da dire! A quale di queste due regole dobbiamo attribuire la preminenza? E inoltre: quanto può valere una regola di questo tipo in un contesto di crisi grave del settore in cui azzeccare una serie che vende bene è una chimera? Su Orfani Recchioni dice: dovevano essere solo due stagioni. Ne sono uscite fuori sei! Ok, quindi la storia aveva ancora qualcosa da dire dopo la seconda o la verità è che fino a lì vendeva ancora per andare avanti? Siamo in possesso di dati per affermare che la seconda tesi è quella reale. Orfani n. 1 è uscito nell'ottobre 2013 e ha venduto 50.000 copie (tiratura di 120.000 copie). La fonte è Recchioni. Sei mesi dopo, nell'aprile 2014, le vendite erano calate a 29.000 copie. La fonte è Marcheselli (intervista a Fumettologica). In sei mesi, quindi, la collana aveva già perduto circa la metà dei lettori del primo numero. Poche settimane fa, Alessandro Bottero (sulla cui attendibilità non possono essere sollevati dubbi di sorta) ha dichiarato che le vendite di Orfani sono scese a 10.000 copie. Questa soglia oggi in Bonelli è quella di sicurezza. Se si scende a 10.000 copie si chiude. Adam Wild di Gianfranco Manfredi, ad esempio, è stato chiuso con il numero 26 perché le vendite erano crollate a 10.000 copie. Allora Orfani chiude perché con 10.000 copie l'editore ha ritenuto di non poter più investire in nuove stagioni. E se vi state chiedendo quanto peso ha un autore in questo tipo di decisioni editoriali, la risposta è meno di zero. L'autore viene pagato per avere fantasia e creare un qualcosa. E lo fa finché l'editore lo paga e gli dà fiducia. Recchioni viene dal flop come curatore di Dylan Dog (vendite calate di 34.000 copie durante la sua gestione). Naturale che l'editore inizi ad avere dubbi sulla sua capacità di fare vendite. Non crediamo che un patto come lui dice possa essere realistico, oggi soprattutto. Al Plano.

4 commenti:

  1. Salvate il soldato Recchioni (dal ridicolo)...

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  2. Secondo me, Recchioni è autore mediocre ma che sa vendersi benissimo come immagine.

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    1. Giusta osservazione e tanto di cappello a Recchioni in questo senso (detto seriamente e senza ironia), ma fa comunque leva su una debolezza congenita dell'attuale sistema fumetto italiano: farsi condizionare dal web (taroccato e incompetente) anche se dovrebbe ormai essere più che evidente che il web non influisce minimamente sulle vendite, il che va a vantaggio e merito dei lettori di comics che evidentemente sono più obiettivi e disincantati della media dei "critici" del fumetto, come in questo blog (unico nel suo genere) non ci stanchiamo di ripetere.

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  3. Voglio solo far notare un'incongruenza nel ragionamento di RR: non ha mai detto una parola sulle vendite di Orfani. Mai. Ha fatto la lista delle iniziative che sono nate in appoggio alla serie regolare, l'ha fatta molto spesso, come a dire se tanti ci investono è un successo. Ma mai una parola su quello che fa da base ad ogni operazione creativa o commerciale che sia: il vil denaro. Perché allora, ed ecco l'incongruenza, con appena un paio di numeri usciti in edicola magnifica i dati di vendita Delle storie di Sclavi in formato lusso? Oddio non da numeri ci mancherebbe ma dire che vanno da paura significa esporsi. O no? E allora visto che quei "mattarelli di Comix Archive" (cit.) Dicono un sacco di fregnacce perché non la dice lui una volta per tutte la verità? Ma non i conti. Non il dare e l'avere. Non le cifre fredde e anche abbastanza inutili se prese senza avere un quadro più ampio. Io vorrei che lui dicesse quali erano gli obiettivi che SBE si era posta all'inizio di questa avventura. Perché non dimentichiamo che è la prima tutta a colori. La prima divisa in stagioni (con Lukas che però è nato e morto in due anni). La prima per cui sono stati spesi soldi e mezzi in grande quantità per la promozione. E allora la vedo male che tutto questo viene montato dalla più grande casa editrice di fumetti d'Italia solo per produrre la storia finché l'autore non ha più niente da dire. Quali gli obiettivi? Avranno voluto attirare un nuovo pubblico? Se sì ci sono riusciti? Avranno voluto aprire la strada a un nuovo modo di approcciare al fumetto più crossmediale? Se sì ci sono riusciti? Il colore come è stato accolto?
    Io ho avuto un ristorante per diversi anni. Quando un cuoco di cui mi fidavo mi proponeva un piatto nuovo non dicevo mai di no ma poi studiavo. Vedevo se veniva ordinato e in che quantità. Chi lo ordinava (uomo donna bambini o un po' tutti) e come tornava il piatto in cucina ( vuoto o appena smangiucchiato) e con questo testavo i risultati della nuova proposta e decidevo se andare avanti o ritirare il piatto dal menù. Non ci credo che Bonelli non abbia testato i risultati del nuovo piatto proposto da RR. E non credo che se questi fossero lusinghieri il nostro non li annuncerebbe a tamburo battente. Giustamente aggiungo io perché essere orgoglioso del successo del proprio lavoro è indispensabile. E RR ha dimostrato in più di un'occasione che se c'è da bullarsi lui non si tira indietro. Non lo ha mai fatto. Mai. Ha detto mille volte che le serie dovevano essere o due o massimo 3 ne ha fatte 3 e mezzo più due spin off per fare volume e dice che ne ha fatte 6 e che quindi è indice che tutto è andato benissimo. E pretende che gli altri non ne parlino perché non possiedono i dati è perché parlare solo dei soldi non è utile. Cosa che non vale per gli albi extralusso di Sclavi ma solo con Orfani? Qui la legge ad personam è comica per quanto sfacciata.
    In molti pongono domande simili a quelle che sto facendo io qui e ora ma sono tante domande senza risposta che lasciano solo un dubbio: ma non è che il buon RR vuole semplicemente autoassolversi da un fallimento acclarato raccontando la storia come vuole lui facendosi coprire le chiappe da SBE che non ha nessun motivo di lamentarsi in pubblico del fallimento della serie cult ideata da colui che deve (dovrebbe) rilanciare Dyd? Quindi approfittando di una sorta di censura preventiva emetta veline autoritarie in cui racconta COME SONO ANDATE LE COSE VERAMENTE (SECONDO ME) PAROLA DI RR RENDIAMO GRAZIE. Come dire se la canta e se la suona e chi ci mette becco se la veda con le squadracce armate di like e manganello dei suoi follower. Corte dei miracoli che anche se il re è nudo continua a magnificarne l'eleganza e la bellezza delle vesti... Bah contenti loro.

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