martedì 3 ottobre 2017

DYLAN DOG N. 373: MEGA-RECENSIONE! STORIA MOLTO CONFUSIONARIA! NOI NON CI ABBIAMO CAPITO UN CAZZO

Da quando è cominciato il Rilancio di Dylan Dog (ma secondo noi, trattasi di sfascio) abbiamo letto molte storie di scarso contenuto, criticabili dal punto di vista politico a causa dei ripetuti messaggi socialisti diffusi, inconsistenti come tecnica narrativa, irrilevanti in fatto di caratterizzazioni dei personaggi, banali come trame, pregne di contenuti esoterici/satanici/massonici, ma questa è la prima volta che leggiamo una storia che non ha nulla di tutto questo. Una storia che al suo interno non ha proprio nulla. Nemmeno la storia. Nemmeno un barlume di trama. Una vaga traccia di qualche idea buttata qua e là. Niente. L'abbiamo letto alcune volte. Il risultato è stato sempre lo stesso. Niente. Non ci abbiamo capito un cazzo. Verso la fine abbiamo avuto l'impressione che lo scrittore (ennesimo esordiente a queste latitudini) volesse lanciare un messaggio contro l'indifferenza delle masse. Se lo ha fatto, a nostro giudizio, lo ha fatto male. Non vorremmo essere cattivi, ma questa storia ci è sembrata una trollata. Uno scherzo ai lettori? Un motivo in più per criticare il rilancio, le tante promesse non mantenute? Le grandi storie che non sono mai arrivate? Una storia che voleva lanciare il solito pistolotto comunista? Se è così, il tentativo è fallito in pieno. Non per i suoi contenuti (che non ci sono), ma perché non ci abbiamo capito un cazzo. Se c'era un pistolotto da qualche parte, sarà rimasto nel fodero di qualcuno. Come si scrive una storia, una qualsiasi storia? In primis, si costruisce una idea intorno alla quale tutto il resto sorge. Un soggetto, quindi. Una trama costituita da eventi in successione secondo un certo ordine. Una sceneggiatura che descriva situazioni, fatti, persone, soggetti, ecc. In questa storia non c'è nulla di tutto questo. Non sappiamo in che modo Recchioni, curatore della serie, abbiamo approvato questa storia e di quali criteri si è servito. L'unica cosa che sappiamo è che in queste pagine viene mostrato un enorme caos, in cui i personaggi si muovono come trottole impazzite, in cui poliziotti vengono fatti bersaglio senza un motivo apparente. Ad un certo punto, abbiamo pensato che lo scopo fosse quello di attaccare qualche politico, magari il primo ministro inglese. Niente. E così alla fine dell'albo ci siamo chiesti: e ora che cazzo scriviamo nella mega-recensione? Migliaia di persone aspettano lì fuori. Vogliono avere il nostro giudizio su questa storia. E noi non abbiamo un cazzo da dire. Ma siccome qualcosa dobbiamo scrivere, uno sforzo maggiore è quanto meno necessario per descrivere il caos che abbiamo letto. Se, da un lato, la storia non ha offerto nulla, dall'altro abbiamo notato una certa fibrillazione negli editoriali firmati dal curatore Recchioni.
 

Nel primo paragrafo Recchioni parla del rapporto tra Dylan Dog e i poliziotti e viene subito al punto: far rispettare la legge e lottare per la giustizia non è sempre la stessa cosa. Chiaro il messaggio: se la legge è contro la giustizia è giusto ribellarvisi? La storia, in tutto il suo caos, parla infatti di una rivolta. Ci ha colpito il modo in cui ha descritto gli autori di questa storia con termini che qui non possiamo ripetere. Magari il suo scopo era quello di essere ironico. La copertina di Cavenago è il solito gruppo di colori messi in bella mostra. Colori vivaci, con il solito occhio onnipresente, come si nota sotto il casco del poliziotto. Sul casco c'è il numero 407. Una veloce ricerca ha portato al messaggio 407 trasmesso a Don Stefano Gobbi, in cui si parla di Anticristo, marchio della Bestia e Drago rosso. E ora passiamo alla storia. Qui viene il difficile. Si apre con Dylan che parla con una ragazza. Ma non era cotto di quella islamica, tale Rania Rakim? Questa tizia è aggressiva e ribelle. Senza una apparente spiegazione lo scenario è quello di una sommossa nata dall'avversione dei cittadini di un quartiere per una discarica. I poliziotti in tenuta anti-sommossa intervengono. Il colmo si raggiunge a pagina 41 quando si legge sui poliziotti che avanzano: Trump, Trump, Trump, Trump! Dopo qualche pagina sostituito da Tump, Tump, Tump, Tump! La ragazza fa strani discorsi. Cerca di esortare Dylan Dog di uscire dalla maggioranza silenziosa, quella che non si oppone contro le ingiustizie, ecc. E così fanno anche altri suoi amici. In una scena si nota perfino un suo tentativo di colpire il poliziotto con un idrante! Ovvio il riferimento al caso Giuliani del G8 del 2001. Uno dei poliziotti è più grosso degli altri e sembra molto cattivo. E' lo stesso Recchioni che negli editoriali cita il film Maniac Cop del 1988, un film horror noto solo ai fan del genere. Alcune scene sono terribili. I poliziotti usano i manganelli per massacrare la gente. Il motivo non si capisce. Il caos regna infatti sovrano in tutte le pagine. Né si capisce il motivo per cui Dylan vada dietro questa ragazza di cui sembra essere invaghito. Alla fine nessuno saprà della sua esistenza. La storia finisce con un vago messaggio contro l'indifferenza. I disegni ci sono sembrati sufficienti. In alcuni tratti molto confusi, ma con buone anatomie e ottime espressioni. Buone anche le inquadrature e l'uso delle ombre. Ed è tutto. Non c'è altro, salvo che una molto vaga critica verso chi si disinteressa di quello che avviene nel mondo e perde tempo nelle cose futili. Dylan Dog, però, è una serie horror. In questa storia, come in altre, non lo abbiamo visto. Sclavi ha dichiarato di non leggere tutte le storie di Dylan. Magari non ha letto nemmeno questa. Al Plano.

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