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sabato 6 gennaio 2018

BONELLI: DATI DI VENDITA 2017 RIVELATI SU FB! LA REAZIONE SCOMPOSTA DI ADDETTI AI LAVORI E AUTORI!!!

Non è facile avere dati di vendita dei fumetti pubblicati in Italia. Da quando Mauro Marcheselli nel giugno 2014 dichiarò in una intervista a Fumettologica che la Bonelli accusava una forte perdita di lettori, dicendo: Per noi il mercato è in sofferenza ormai da tanti anni. Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. Ed è un fenomeno che riguarda tutte le nostre testate e non conosce soste, ogni volta che si parla di dati di vendita il panico serpeggia in tutti i meandri del fumettomondo! Come non capire questi fumettisti? Se le serie chiudono, loro si ritrovano senza lavoro. Poiché molti di loro sono sempre incollati a Facebook (si precipitano nelle discussioni in cui si parla dei loro lavori e spesso non accettano di buon grado le critiche dei lettori, danneggiando inconsapevolmente i loro datori di lavoro), è possibile cogliere dalle loro parole molto più di quanto essi vorrebbero celare. E così capita che nel gruppo Facebook di Sauro Pennacchioli, siano svelati dati di vendita delle collane della Bonelli. E' bene precisare che si tratta di dati ufficiosi (tranne quello di Tex, che è stato confermato da Mauro Boselli in questa discussione), ma rispecchiano il trend generale del calo continuo che affligge, come disse Marcheselli nel 2014, le serie dell'editore milanese. A riprova del fatto che questi dati (che potete leggere sotto nella tabella comparativa con i dati ufficiali del 2012 e del 2014) sono affidabili basta dare uno sguardo al bilancio della Bonelli: gli utili netti tra il 2014 e il 2016 sono calati del 79% (qui è inutile che vi stracciate le vesti, i dati di bilancio sono ufficiali e pubblici), passando dai tre milioni e mezzo di euro del 2014 ai 700mila euro del 2016. E questo è un fatto!
 

Il dato di Tex si può considerare ufficiale perché Boselli li ha confermati. Il bravo curatore di Tex dichiarò che era andato apposta a chiederli in direzione. Poi li ribadì nella discussione sul sito di Pennacchioli, Giornale Pop! Gli altri dati rispecchiano il calo che interessa il mercato in generale. Alcuni di questi dati sono terribili e quindi il terrore di alcuni autori intervenuti nelle relative discussioni su FB è giustificato. Il dato più negativo è quello di Martin Mystere, a proposito del quale Alfredo Castelli rivelò qualche settimana fa che la produzione di nuove storie era stata rallentata. In uno dei commenti, il Pennacchioli asserisce che nel giro di un anno potrebbe addirittura chiudere. Di Dylan Dog già sapevamo. 78.000 copie contro le 120.000 copie del 2013 (quando arrivò il Recchioni con la missione di fermare il calo dei lettori) indicano, in aggiunta al silenzio del curatore sui social a proposito della collana, che potrebbe essere stato già designato il suo successore (e il suo compito si annuncia complesso). Cattive notizie anche per Morgan Lost, per il quale infuriano ancora le polemiche per la riduzione di pagine e il cambio di formato (mal digerito dai fan bonelliani classici) e per Mercurio Loi. Se confermato il dato di 9.000 copie si può ritenere che la serie di Bilotta è stato un grosso flop. Nella classifica non c'è Orfani, perché in questo momento la serie è sospesa. Eppure la mente corre alle dichiarazioni di Recchioni del 2013. Affermò che per le prime due stagioni erano stati messi in preventivo 3 milioni di euro. Affermò che Orfani avrebbe recuperato i giovani lettori con vendite medie di 50mila copie. Dopo tre anni, Orfani vende 10.000 copie. Il futuro è nebuloso per il fumetto e all'orizzonte non si vede niente di nuovo. Al Plano.

16 commenti:

  1. E' il risultato di anni di "Nirvana", ovvero vivere nel mondo dei sogni del web (taroccato) dove tutti sono geni e non nella realtà del mercato. Lo abbiamo già detto in questo sito (unico) e lo ribadiremo ancora, perché il problema è proprio questo).

    D'altronde, l'altro (ex)gigante Topolino è ridotto a offrire abbonamenti a prezzi stracciati su Groupon. Digitate "Topolino" su Groupon e guardate. VU CUMPRÀ TOPOLINO? Il Topolino della rinascita e zeppo di geni, ovviamente (sempre nel Nirvana).

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  2. Si può avere un confronto con altre case editrici?

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    1. In un paio di occasioni abbiamo parlato dei dati delle altre case editrici, ma la serie più venduta non arrivava al 30% della serie Bonelli meno venduta. Bonelli ha in mano oltre il 70% di ciò che resta del mercato del fumetto in Italia.

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    2. Quindi mi pare evidente che è un problema di mercato, e non di Bonelli. Mi pare chiusa la questione.

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    3. Il mercato italiano e la Bonelli sono la stessa cosa. Bonelli è in crisi per le scelte sbagliate del passato e del presente. I fattori esterni hanno una rilevanza minimale. Oggi la Bonelli è solo Tex. Andare avanti con tante serie per le quali il mercato da edicola non esiste più è velleitario e implica un inutile dispendio di risorse. Segua l'esempio di Astorina e si dedichi ad un solo personaggio.

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    4. Sul serio? Il modello per la Bonelli è l'Astorina?

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  3. "Bonelli è in crisi per le scelte sbagliate del passato e del presente". Certo, può anche darsi che abbiano fatto scelte discutibili ma tutta l'editoria è in forte crisi. Tutta. Rizzoli è stata acquisita da Mondadori, tanto per dire. Date un'occhiata ai dati di vendita dei quotidiani e dei periodici e confrontateli con quelli del 2007: l'editore che va meglio ha perso il 50% dei lettori.

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    1. Esattamente. È impensabile continuare a fare queste analisi di settore guardando solo ai dati Bonelli (tra l'altro, ufficiosi), quando è un fenomeno che succede pure in Francia e in America. Parlare solo di scelte sbagliate senza guardare l'insieme generale è inutile, a meno che non si voglia solo attaccare sterilmente la Bonelli, e in quel caso, allora amen, non c'è dialogo e basta.

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    2. Pensa se il ceo della Apple o della Coca Cola di fronte a un calo delle vendite dicesse: "Che ci posso fare? E' la crisi del mercato." Verrebbe cacciato in due secondi al suono di: "E allora noi cosa ti paghiamo a fare?" Quindi, potremmo mettere il primo che passa per la strada alla direzione della Bonelli (o alla Apple) oppure a scrivere sceneggiature e non cambierebbe niente, ti pare? La flessione della Bonelli e di Topolino non ha eguali al mondo. Bonelli e Topolino hanno avuto un crollo progressivo, addirittura esponenziale (!) di anno in anno e qualunque libro di marketing ti spiegherà che questo è segno di cattiva gestione, ovvero prodotti non in linea con le esigenze del pubblico. Una crisi di settore porta a cali progressivi, ma graduali e contenuti, e non a crolli esponenziali. Di certo, all'estero, i responsabili di crolli anche più contenuti sarebbero stati allontanati e sostituiti da tempo, sia dirigenti che autori, mentre in Italia sono sempre lì ed è proprio questo che condanna SENZA APPELLO Bonelli e Panini.

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  4. Comunque si rigiri la frittata i fumetti non vendono, Bonelli o no. Ho un amico che gestisce un piccolo negozio di materiale usato, ma tiene in abbonamento per i clienti anche qualcosa di nuovo. Il grosso degli abbonamenti riguarda i manga, che secondo lui vendono. Però a un esame più attento risulta evidente che non arrivano a vendere quanto il meno venduto della Bonelli, la spia chiara è il prezzo di copertina spropositato e lo 0,00 delle vendite in edicola. E' il settore in generale in crisi, l'Astorina pubblica roba che solo i vecchi innamorati possono leggere, lo stesso vale per Alan Ford. I costi che sostengono questi due editori sono solo una piccola percentuale rispetto a quelli che sostiene la Bonelli, facile dire "facciano come l'Astorina". Indagate su quanto vende Diabolik o Alan Ford, quest'ultimo arriverà a malapena a 5000 copie, non è distribuito neppure in tutta Italia. Questo per dire che Bonelli ha una struttura organizzativa che gli altri sognano, che poi ci sia il calo delle vendite è evidente, ma è un problema generale.

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  5. Parlo di Dyd che è la testata che conosco meglio. Non credo si debba accusare Recchioni del flop, ci ha pure provato ma forse l’approccio era sbagliato, rilanciare le vendite moltiplicando le uscite (Color Fest come se piovesse per fare un esempio). Dylan era in caduta libera DA ANNI e questa smania del rilancio ha fatto tanto rumore per nulla. I lettori non li riprendi coi proclami, te li guadagni con le storie.
    Credo che ormai con Dyd (e pure altre testate bonelliane) cerchino di sfangarla con la varietà delle testate, non la quantità offerta più che con la qualità. Ma smettetela di farmi Fest, Oldboy, Special, Book, Superbook, Magazine ecc, e datemi storie decenti in collana regolare!
    L’Almanacco era annuale, il Magazine è biennale, a che scopo?
    Il Superbook Dyd aveva senso 12 anni fa, lo si attendeva, oggi quadrimestrale non ha alcun senso, ovvio che te lo lascio in edicola
    Parliamo di storie, quali sono i riferimenti degli autori di oggi? Sclavi ha sfornato forse più della metà delle sue sceneggiature dylaniate reinterpretando classici della letteratura horror e di fantascienza (l'ho scoperto poi negli anni, da lettore di genere) non per questo gli è mai stato dato del plagiatore, anzi osannato per aver saputo reinterpretare i classici. I vecchi riferimenti erano i migliori nomi della letteratura di genere (e anche del cinema) oggi chi sono? Ci ho messo ANNI a scoprire quali erano le storie cui si ispirava Sclavi, ciò non mi ha impedito di godermele.
    Oggi è tutto un citare un po' a casaccio. Matheson, Bradbury, Lovecraft, King, ci sono tonnellate di letteratura horror che non è stata minimamente intaccata e aspetta lì a braccia aperte per quegli autori che magari non hanno l’originalità per un racconto eccelso (e non la si chiede a tutti) ma almeno la volontà di scavare un po’ più in profondità! Perché se il prossimo albo con gli zombi e Dylan mi cita The Walking Dead, allora ditelo che mi guardo la serie invece di leggere Dylan!
    Poi c'è il discorso "nuove generazioni", magari meno affezionate al fumetto italiano, e stordite dalla pluriofferta di manga e supereroi americani, oltre che a un intrattenimento diverso in cui le serie tv dominano. Questo può incidere ma non ci credo fino in fondo perché la cosiddetta "cultura pop" di certi fenomeni televisivi, cinematografici e letterari tende a glorificare certi prodotti del passato, lo fanno coi fumetti, i film, la musica, i videogiochi. Magari in Italia siamo meno bravi a farlo. Il fatto è che le testate storiche perdono lettori un po' in modo fisiologico, un po' (anzi, tanto credo) per il calo qualitativo. Io parlo per la mia esperienza con Dyd.

    Non credo che il fumetto debba rapportarsi alle stesse logiche di vendita dei quotidiani. Le notizie le leggi su internet e su 30 canali tv, gli albi mensili dei fumetti no! Ed io sono ormai anni che guardo in edicola o al supermercato queste pile da 20 numeri di Dyd, e vedo che restano lì una settimana dopo l'altra.
    Una volta - a long time ago in a Galaxy far away - compravo Dyd ad occhi chiusi. Poi ho smesso di leggerlo e, da quando mi sto SFORZANDO di rileggerlo lo prendo in mano e lo sfoglio prudentemente, e ahimè tante volte rinuncio.
    Se io mi rendo conto da anni che non vendono (e da lettore ho i miei perché) allora perché devono continuare a stamparne così tanti?
    Insomma, Dylan è un bravo progressista che ama la natura, e i suoi autori presumiamo pure, ma o riducono l'offerta e lavorano sulla qualità, o non ci crediamo più che gli interessi tanto la natura, se vogliono mandare tanta carta al macero.

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  6. ho smesso dylan dog nel 2000 è diventato via via sempre più prevedibile.
    con l'arrivo di recchioni è peggiorato di 10 volte, tutta sta retorica buonista è diventata insostenibile.

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  7. Non é colpa della bonelli che non si vendano più fumetti. I fattori principali sono 2, il primo é che le preferenze dei consumatori sono cambiate, oggi piuttosto di leggere un fumetto magari ti guardi una serie su netflix e la seconda che é conseguenza della prima é che oramai con la digitalizzazione non ci sono più edicole e sergio bonelli continua a vendere cartaceo.

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  8. Credo che, semplicemente, il mondo sia cambiato. Una volta non c'era l'enorme quantità di possibilità di svago fruibile adesso. Il mio nipotino di otto anni gioca gratis sullo smartphone del padre con un Uomo Ragno semplicemente strepitoso. Penso che una volta se avevi idee, talento, un sistema distributivo valido, un'azienda "seria e competente" e un po' di fortuna sul mercato, poteva bastare. Oggi devi proprio scavare nelle vite delle persone e tirar fuori quell'ora necessaria a godersi un albo. E' la concorrenza, è il mercato (berk!), è la modernità (ri-berk!).

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